Digiuno terapeutico.

Il digiuno terapeutico è una pratica che viene adottata per purificare l’organismo dalle scorie e ritrovare la vitalità. Anche se in linea di principio può essere condivisibile l’idea di voler limitare almeno per un periodo il consumo di sostanze nocive per l’ organismo, soprattutto in una società, stiamo parlando naturalmente dell’occidente industrializzato, in cui gran parte delle patologie derivano proprio da problemi legati alla sovra alimentazione come l’obesità, le patologie cardiovascolari ecc… non si può certo affermare che il digiuno sia la soluzione migliore.

Questa pratica deriva dalle tradizioni delle discipline orientali, a cui poi si sono aggiunti studi e ricerche che hanno dimostrato che l’uomo può sopravvivere in uno stato di totale assenza di cibo per circa 24 giorni, purchè naturalmente venga mantenuta costante l’idratazione. Sulla base di queste teorie si sono sviluppati molti centri che propongono digiuni terapeutici di diversa durata sostenendo che l’astinenza dal cibo possa avere grandi benefici per l’organismo; secondo questa teoria infatti il non impegnare il corpo nel lavoro di metabolizzazione di nuove sostanze porterebbe l’organismo a concentrare tutte le sue energie nell’eliminazione di scorie e tossine il che contribuirebbe ad apportare una nuova forza e vitalità a tutti gli organi interni all’epidermide, ecc..

Naturalmente chi decanta le lodi del digiuno terapeutico non sottolinea mai il fatto che, soprattutto nei primi giorni di pratica, si può essere colti da giramenti di testa, apatia, debolezza muscolare, irritabilità ecc.. A questo proposito va subito chiarito che il digiuno terapeutico, anche se intrapreso per brevi periodi, non può mai essere improvvisato, è necessario infatti essere informati e guidati sia nella fase precedente che in quella di riavvicinamento al cibo.

Di norma infatti circa una settimana prima dell’inizio del digiuno si deve seguire una dieta vegetariana o crudista, e lo stesso vale anche per i giorni dopo il digiuno, il riavvicinamento al cibo solido deve essere infatti molto graduale tenendo sotto stretto controllo gli impulsi famelici conseguenti al digiuno.

Non volendo entrare nel merito della teoria secondo cui il digiuno è fonte di energia e vitalità, le reazioni psicologiche infatti sono strettamente personali, basti pensare che anche chi soffre di anoressia trae la sua forza proprio dall’astinenza di cibo, e rispettando chiunque segua questa pratica per motiv religiosi o spirituali, si può senza dubbio sconsigliare il digiuno come pratica dimagrante.

Sebbene infatti sia inevitabile che durante il periodo di digiuno si verifichi una perdita di peso corporeo, va detto che il digiuno attiva nell’organismo meccanismi, simili ad esempio a quelli provocati dalla dieta chetogenica, che a lungo andare possono essere nocivi sia per la salute che per la forma fisica. Il digiuno infatti provoca un cannibalismo dell’organismo che è costretto a distruggere i muscoli per trovare le fonti proteiche di cui necessita, il peso che si perde quindi è rappresentato da massa magra, ovvero la parte buona dell’organismo fondamentale per mantenere salute e forma fisica. Ecco perché, a meno che non vi siano ragioni valide e profonde, è sempre meglio seguire una dieta depurativa, per disintossicarsi dalle tossine, evitando di sottoporre l’organismo al forte stress del digiuno terapeutico.


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Digiuno terapeutico

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