Residuo fisso nelle acque minerali: cos'è, e perchè fa male.

Cos'è il residuo fisso nelle acque minerali? Un valore elevato fa male? Approfondimenti e confronto tra le acque sul mercato. Impariamo a leggere le etichette delle bottiglie d'acqua minerale in modo da scegliere consapevolmente quale bere.

Residuo fisso nelle acque minerali: cos'è, e perchè fa male

    Indice Articolo:

  1. Cosa indica?
  2. Quando fa male?
  3. E' meglio un residuo alto o basso?
  4. Valori delle principali marche di acque
  5. Approfondimenti

Cosa indica il residuo fisso nelle acque minerali?

Per residuo fisso di un’acqua si intende la quantità di minerali in essa disciolta. E' un valore che distingue le varie tipologie di acqua quantizzato e definito portando ad ebollizione l’acqua di diversi tipi (100°C) con successiva essiccazione alla temperatura di 180 °C.

In particolare in base al valore del residuo fisso le acque vengono classificate in:

  • Acque minimamente mineralizzate, con residuo fisso minore a 50mg/l, indicate per un’alimentazione neonatale, in quanto, essendo povere di sali minerali, sono altamente digeribili.
  • Acque oligominerali, con residuo fisso compreso tra 50 e 500 mg/l, che dissetano e garantiscono un apporto di minerali moderato. In particolare, in assenza di specifiche patologie o di particolari condizioni, l’oligominerale è tra le acque più consigliate in quanto  i sali minerali vengono assunti già abbondantemente con un’alimentazione varia.
  • Acque medio minerali con residuo fisso tra 501 e 1500 mg/l, che sono le più indicate in condizioni in cui l’organismo ne è carente, (senilità, sport,...ecc).
  • Le acque ricche di minerali, consigliate in casi più specifici e che vanno assunte comunque, per periodi non troppo prolungati nel tempo e in quantità limitate.

E’ vero che fa male? E perchè?

E’ importante tuttavia, non solo capire cos’è il residuo e come interpretare i valori sulle etichette, ma anche capire se il residuo fa male, e perchè?

In realtà la risposta a questa domanda dovrebbe essere no, o almeno non sempre! Il residuo fisso, infatti, non è nocivo in assoluto, gli eventuali effetti collaterali possono manifestarsi nel caso in cui si esageri con le quantità.I sali in eccesso tendono a depositarsi nei tessuti richiamando acqua e ad accumularsi a livello renale.

Ecco perchè, come in tutte le cose, il segreto sta nella moderazione e nello scegliere una tipologia di acqua che risponda alle effettive esigenze dell’organismo.

Qual’ è il limite massimo per l’acqua potabile?

Il residuo fisso limite per un’acqua potabile deve essere non superiore a 1,5g per litro.

Meglio un residuo fisso alto o basso? Scegliere l’acqua in base a stile e fase di vita.

Come già detto sopra è importante ricordare che non esiste un’acqua buona in assoluto, piuttosto esiste l’acqua più indicata per un determinato bisogno o stile di vita.

Per esempio, le acque oligominerali, povere di sodio, sono indicate per chi soffre di ipertensione insieme, però, ad una drastica riduzione di questo ione dalla dieta.

Contro la cellulite, è utile scegliere un’acqua oligominerale con residuo fisso basso (al disotto di 200mg/l), per eliminare il sodio in eccesso che richiama acqua nei tessuti provocando ritenzione idrica .

L’acqua minimamente mineralizzata è invece adatta all’alimentazione neonatale, poiché altamente digeribile. Per la diluizione del latte in formula fin dai primissimi giorni possono essere utilizzate acque con residuo fisso al disotto di 50 mg/l. E’ indicata anche durante gli attacchi di gotta per diluire ed eliminare l’acido urico in eccesso.

Le acque mediamente mineralizzate sono indicate per gli sportivi che necessitano di reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione. In particolare, quelle ricche di calcio, sono utili per la crescita e il mantenimento di denti e struttura ossea: quindi per prevenire l’ osteoporosi, o nell’alimentazione infantile.

Le acque ricche di minerali, infine, possono essere di vario tipo a seconda dello ione più presente e sono indicate solo in particolari condizioni:

Tabella limiti  consentiti di minerali nelle acque minerali

  • le acque ferrose, con prevalenza di ferro, sono utili  in caso di anemia ma sconsigliate in presenza di patologie gastriche.
  • Le acque solforose sono indicate per combattere la stipsi e per patologie ostruttive dei dotti biliari, poichè lo zolfo aumenta le secrezioni dell’apparato gastroenterico e la peristalsi.
  • L’acqua fluorata è indicata per chi soffre di carie o altre patologie dentinali.
  • L’acqua bicarbonato - calcica è  utile per combattere l’acidità gastrica perchè funge da tampone essendo più alcalina.

Acqua minerale ed acqua naturale: le differenze.

Spesso utilizziamo il termine naturale riferito all’acqua come sinonimo di oligominerale, ma non è così. “Acqua naturale, non vuol dire “acqua oligominerale.

Si definisce minerale un’acqua che viene imbottigliata direttamente alla sorgente, naturale se non subisce modifiche come l’aggiunta di anidride carbonica o clorazione e filtrazione.

L'acqua, infatti, viene filtrata per essere liberata da contaminanti solidi, e successivamente viene clorata per disinfettarla da eventuali patogeni.

L’acqua minerale in particolare può essere: naturale con minore o maggiore residuo fisso, oligominerale, ricca di minerali, o effervescente.

Il valore del residuo fisso delle principali marche di acque minerali a confronto.

Residuo fisso delle principali marche di acqua minerale

Il valore di residuo fisso distingue i vari tipi di acque, ma variazioni qualitative (che dipendono cioè da quale tipo di ione è più presente), oltre che quantitative, degli ioni, differenzia i diversi tipi di acqua minerale. Ma quale scegliere? osserviamo le differenze tra le principali marche di acqua minerale presenti sul mercato:

  • Acqua Sant’anna, presenta un residuo fisso pari a 23,1 mg/l, quella della sorgente Vinadio, e di  23,8 quella della  sorgente Rebruant. Quest’acqua si classifica tra le acque minimamente mineralizzate e poverissima di sodio (0,0001%) ed è indicata per un’alimentazione neonatale fin dai primi mesi.
  • Acqua Santa Croce, ha un residuo fisso a 180°C di 170,4 che la colloca tra le oligominerali “accettabili”: Povera di sodio (0,95 mg),  è indicata in condizioni normali e nelle diete iposodiche, mentre più alta è la quantità di calcio (48 mg/l).
  • Acqua Panna, un’acqua oligominerale con residuo fisso paria 141 mg/l, è più ricca di bicarbonati e con valori abbastanza elevati di sodio (6.5mg/l), di potassio (9mg/l) e di calcio (30mg/l).
  • Acqua Vera, oligominerale da 160 mg/l di residuo fisso. Possiede una quantità di calcio pari a 36mg/l, basse quantità di sodio (2,1 mg/l) e di potassio (0,5mg/l), ed è indicata  in condizioni normali (ma non per neonati).
  • Acqua Uliveto, un’acqua mediamente mineralizzata con residuo fisso di 762 mg/l, ricca di bicarbonati, è utile per favorire la funzionalità gastrica, in quanto i sali a contatto con i succhi gastrici si dissociano e fungono da tampone contro l’acidità dello stomaco. E’ indicata inoltre anche per gli sportivi che necessitano del ripristino del bilancio idrosalino dopo l’esercizio fisico.
  • Acqua Ferrarelle, che si distingue per essere naturalmente effervescente, ossia che presenta alla sorgente una piccola quantità di anidride carbonica, è un’acqua mediamente mineralizzata con residuo fisso pari a 1280 mg/l. E' ricca di calcio (365 mg/l) ma anche di magnesio e potassio, utile per chi fa sport e necessità di reintegrare i sali minerali persi con il sudore.
  • Acqua Levissima, oligominerale (residuo fisso 80,5 mg/l), con bassa quantità di sodio (1,9), è una delle più diuretiche, proprio per il basso apporto di sali e di bicarbonati.
  • Acqua Fiuggi, anch’essa oligominerale (residuo fisso = 122 mg/l), ma con quantità non molto basse di sodio 6,4mg/l e bicarbonati, possiede una modesta quantità di anidride carbonica alla sorgente.
  • Acqua Lete, mediamente mineralizzata, con residuo fisso di 915 mg/l e con una bassa quantità di sodio accompagnata da un livello elevato di anidride carbonica (1890-200 mg/l), è un'acqua che facilita la digestione perché aumenta l’acidità gastrica. E’ sconsigliata a chi soffre di gastriti, ulcere e reflusso gastro-esofageo.
  • Acqua Brio blu, con residuo fisso pari a 176 mg/l, viene definita oligominerale ma la presenza di una modesta quantità di anidride carbonica la rende leggermente frizzante. E’ adatta soprattutto al consumo durante i pasti.
  • Acqua Boario, possiede un residuo fisso pari a 605 ed è quindi è un’acqua mediamente mineralizzata. Il carattere distintivo di quest’acqua è che, essendo di origine termale, ha un elevato contenuto di solfati (245mg/l).
  • Acqua Brita, caratterizzata dalla presenza di una caraffa che filtra l’acqua di rubinetto senza modificare la qualità dell’acqua, ma dimezzandone il residuo fisso. Il contenuto in sali minerali varia in base agli acquedotti delle nostre città ma sarà sicuramente basso.
  • Acqua Sangemini, con un residuo fisso di circa 988 mg/l che la classifica come un’acqua mediamente mineralizzata, è adatta anche nell’alimentazione infantile e neonatale perchè povera di sostanze inquinanti. E'ricca di calcio (333 mg/l), per cui è utile per favorire la crescita ossea nei bambini, o per reintegrare le perdite fisiologiche di calcio tipiche delle senescenza.
  • Acqua Sanpellegrino, che si caratterizza per un residuo fisso bassissimo (1,1mg/l), è un’acqua solfata (cioè contiene zolfo sotto forma di solfati), e risulta terapeutica in caso di stipsi e di patologie ostruttive biliari.
  • Acqua Vitasnella, un’acqua oligominerale ma con un residuo fisso non tanto basso (390mg/l), è poverissima di sodio (2mg/l), e ricca di carbonati e di calcio (70mg/l) per cui è adatta nelle diete iposodiche.

I parametri correlati del residuo fisso.

Per interpretare al meglio le etichette e fare acquisti realmente consapevoli può essere utile sapere cosa indicano gli altri parametri che dipendono dal valore di residuo fisso, e descritti sull’etichetta dell’acqua, come la conducibilità elettrica, il ph, la durezza:

La conducibilità elettrica di un’acqua dipende dal residuo fisso, ossia dalla concentrazione di ioni in essa disciolti. Più sali minerali sono presenti più l’acqua sarà in grado di condurre cariche negative.

Il ph, invece dipende dalla presenza di bicarbonati: se più concentrati determinano una tendenza alcalina (limite massimo 9,5), quando meno presenti determinano un’acqua più acida (limite minimo 6,5).

La durezza dell’acqua è un dato correlato al residuo fisso, ma più specifico: esso si riferisce alla quantità di calcio e magnesio nell’acqua. Un’acqua è definita dura quando contiene maggiore quantità di questi ioni, mentre si definiscono dolci, le acque che ne sono carenti.

Puoi approfondire il le proprietà ed il fabbisogno dei diversi sali minerali per l'organismo.

In genere un’acqua dura, è un’acqua mediamente mineralizzata o calcica. Non fa male ma va assunta con moderazione magari in alternanza con acqua oligominerale.

 

Quale acqua è maggiormente consigliata nel caso di calcoli renali?

Un caso a parte costituisce la calcolosi renale: in genere in tale situazione viene consigliata acqua oligominerale, in misura di 1,5 - 2,5 litri al giorno, per evitare il deposito di ulteriori sali di calcio.

In presenza di calcoli renali è importante bere  almeno due litri di acqua per aumentare il volume di urina e sciogliere eventuali aggregati, una volta passata la fase acuta delle coliche, quando cioè, il calcolo attraversa il rene verso l’uretra provocando dolore.

In questa fase è più utile procedere con terapia opportuna atta a rilassare la muscolatura e rallentare il flusso di urina, introducendo meno liquidi, per permettere un’espulsione efficace e meno dolorosa possibile.

Supervisione: Collaboratori: Dott.ssa Valentina Coviello (Biologa) - Dott.sa Iolanda Piccirillo

COMMENTI


INDICE
Condividi su Facebook
"Residuo fisso nelle acque minerali: cos'è, e perchè fa male"

X

Ti è piaciuto questo articolo?

Seguici su Facebook per riceverne ancora!

Sono già un fan di Benessere360, non mostrare più questo box.

CARICANDO...