Antibiotici naturali: quali sono? Alimenti, piante e preparati

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Consulente Scientifico:
Dottoressa Jessica Zanza
(Specialista in farmacia)

Quello degli antibiotici naturali è un gruppo di sostanze piuttosto eterogeneo che ritroviamo soprattutto nel regno vegetale. Scopriamo quali sono gli alimenti e le piante officinali che li contengono e in che modo possiamo utilizzarli per preservare la nostra salute.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche
    1. A cosa servono?
  2. Tipologie
  3. Alimenti
    1. Aglio
    2. Cipolla
    3. Pompelmo
    4. Zenzero
    5. Cannella
    6. Curcuma
    7. Rafano
    8. Salvia
    9. Timo
    10. Rosmarino
  4. Piante officinali
    1. Aloe vera
    2. Camomilla
    3. Calendula
    4. Uva ursina
    5. Verga d'oro
    6. Ortica
    7. Mirra
    8. Propoli
  5. Come si assumono?
  6. Benefici
    1. Pelle
    2. Bocca
    3. Affezioni respiratorie
    4. Infezioni urinarie
    5. Intestino
  7. Antibiotici naturali in gravidanza

Antibiotici naturali: cosa sono?

Gli antibiotici naturali sono molecole - soprattutto di origine vegetale - in grado di uccidere o inibire la proliferazione dei batteri patogeni, senza però intaccare la flora batterica buona.

Gli antibiotici, infatti, sono farmaci derivati, interamente o parzialmente, da determinate microrganismi utilizzati per il trattamento delle infezioni micotiche e batteriche. Essi possono essere di origine naturale o di sintesi.

Gli antibiotici di sintesi vengono prodotti in laboratorio, mentre quelli naturali sono quelli derivanti dagli alimenti e delle piante officinali, ma in realtà, gli antibiotici di origine naturale possono derivare anche da funghi, batteri e animali.

Il primo antibiotico naturale, la Penicillina, venne scoperto da Fleming partendo da un fungo che era in grado di inibire lo sviluppo dei batteri. Alla sostanza prodotta da Fleming sono state poi apportate molte modifiche fino ad arrivare a molti prodotti adatti alle più svariate esigenze.

Queste sostanze sono quindi considerate antibiotici semi sintetici in quanto si parte da una sostanza naturale per arrivare ad una modificata nella sua struttura chimica.

A cosa servono?

Gli antibiotici naturali sono rimedi che possono essere d’aiuto, da soli o in associazione ai farmaci di sintesi, in diverse situazioni. Tra queste annoveriamo:

Quali sono antibiotici naturali? Tipologie.

I rimedi che possono aiutarci a fronteggiare l’attacco da parte dei batteri patogeni (e non solo) sono numerosissimi:

Possiamo suddividere i rimedi antibiotici in due categorie principali: quella degli alimenti e quella delle piante officinali, da cui possiamo ottenere diversi preparati.

Tra gli alimenti annoveriamo:

Tra le piante officinali più utilizzate vi sono:

Alimenti con proprietà antibiotiche.

In questa categoria rientrano prevalentemente ingredienti utilizzati come spezie, le cui proprietà antibiotiche sono conosciute fin dai tempi antichi e sono ampiamente documentate in letteratura scientifica. Vediamoli nel dettaglio!

Aglio (Allium sativum).

L’aglio è una pianta erbacea, appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae, originaria dell’Asia centrale. La parte dell’aglio in cui si concentrano i principi attivi (ossia la droga) è rappresentata dai bulbi, utilizzati sia per insaporire le pietanze, sia a scopo medicamentoso.

I composti attivi dell’aglio - responsabili delle proprietà antibiotiche - sono composti solforati derivanti dall'aminoacido cisteina; possiamo dividerli in due gruppi:

Oltre a ciò, il fitocomplesso include anche composti non solforati che sono comunque importanti per le proprietà terapeutiche. In particolare, l’enzima allinasi è fondamentale per la conversione dell’alliina in allicina, il vero principio antibiotico (Borlinghaus et al., 2014). L’allicina sembrerebbe esplicare le sue proprietà antibiotiche inibendo gli enzimi dei patogeni (tra cui ureasi e proteasi) e la sintesi della placca batterica (Ankri and Mirelman, 1999; Shetty et al., 2013; Ranjbar-Omid et al., 2015).

La ricerca:

Gli estratti di aglio si sono mostrati attivi nei confronti di diversi ceppi batterici, tra cui: E. coli, S. aureus, S. flexneri, S. pneumoniae, P. mirabilis, L. monocytogenes, S. typhimurium, S. typhi, S. sonnei e S. epidermidis (Gu et al., 2012; Gemerew et al., 2015; Mnayer et al., 2014; Wu et al., 2015).

Effetti avversi dell’aglio.

Il consumo di aglio (sia in quanto tale, sia sottoforma di estratti) non è certamente scevro da reazioni avverse. Tra queste abbiamo:

Il consumo di aglio è controindicato nei seguenti casi:

Cipolla (Allium cepa).

Anche nel caso della cipolla, una pianta erbacea delle Amaryllidaceae, la droga è rappresentata dal bulbo edule che possiede un fitocomplesso molto simile a quello dell’aglio e può essere d’aiuto nel trattamento di infezioni respiratorie, urinarie e intestinali.

I principi attivi responsabili delle proprietà antibiotiche sono i composti solforati, tra cui abbiamo i derivati metilici e propilici della cisteina solfossido.

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La ricerca:

Anche in questo caso, le proprietà antibiotiche sono state messe in evidenza da diversi studi. In particolare:

Reazioni avverse e controindicazioni.

Gli effetti avversi e le controindicazioni sono simili a quelli dell’aglio; inoltre, sono state segnalate interazioni col litio (ne ridurrebbe l’assorbimento intestinale), un farmaco utilizzato in psichiatria nel trattamento del disturbo bipolare.

Pompelmo (Citrus paradisi)

Il pompelmo è il frutto edule di un albero sempreverde - che porta il suo stesso nome - appartenente alla famiglia delle Rutaceae.

Le proprietà antibiotiche del pompelmo ( a livello orale, digerente e urinario) sono dovute a principi attivi che possiamo ritrovare nella polpa e nei semi (ricchi in polifenoli).

In particolare, il succo di questo frutto (ricco in naringina e naringenina, due polifenoli) è stato in grado di

La ricerca:

Tali azioni sembrano riconducibili alla naringenina, sebbene il meccanismo non sia stato ancora chiarito, e si verificano in presenza di un pH intorno a 3,5 (Yin et al., 2012).

Per quanto riguarda i semi:

Ma il pompelmo possiede controindicazioni?

Ebbene si! A causa del contenuto in naringina, il pompelmo non può essere assunto se si è in cura con diversi farmaci, tra cui: antiaritmici, antibiotici, antistaminici, ansiolitici, statine (farmaci per il colesterolo alto), antitumorali, antiepilettici, farmaci per la disfunzione erettile, corticosteroidi e calcio-antagonisti (utilizzati per patologie cardiovascolari).

Il motivo risiede nel fatto che la naringina è un potente inibitore del CYP3A4 intestinale, un enzima deputato al metabolismo di molti farmaci. L’inibizione del CYP3A4 determina un accumulo dei farmaci sopracitati, con conseguente raggiungimento di concentrazioni che provocano la comparsa di effetti tossici.

Zenzero (Zingiber officinalis).

Lo zenzero è una pianta erbacea della famiglia delle Zingiberaceae, originaria dell’estremo Oriente. Il rizoma carnoso ed essiccato, utilizzato per la preparazione di pietanze, ha dimostrato di avere numerose proprietà benefiche tra le quali abbiamo, per l’appunto, quelle antibiotiche (esplicate nelle vie digerenti e respiratorie).

Tali proprietà sono ascrivibili soprattutto alla presenza di composti noti come gingeroli e shogaoli (Semwal et al., 2015).

La ricerca:

In particolare:

Ma vediamo le controindicazioni e i possibili effetti collaterali!

Il consumo eccessivo di zenzero è associato a pirosi gastrica (il cosiddetto “bruciore di stomaco) a causa delle proprietà irritanti sulla mucosa.

Lo zenzero è controindicato nei seguenti casi:

Cannella (Cinnamomum verum)

La cannella è una spezia estratta dalla corteccia essiccata di un albero sempreverde originario dello Sri Lanka (ex Ceylon).

Dalla distillazione in corrente di vapore dei giovani rami e delle foglie si ottiene un olio essenziale dotato di proprietà antibiotiche (a livello di cute, cavo orale e tratto digerente) e antiprotozoarie.

L’olio essenziale di cannella è costituito da trans-cinnamaldeide (72,81%), alcool benzilico (12,5%) ed eugenolo (6,57%).

La ricerca:

I dati a disposizione sulla cannella riguardano principalmente l’olio essenziale. In particolare:

Effetti avversi e controindicazioni.

Come tanti altri rimedi, purtroppo anche la cannella possiede effetti avversi, alcuni dei quali molto gravi. In particolare:

L’assunzione di cannella è inoltre controindicata nei seguenti casi:

Curcuma (C. longa e C. xanthorryza).

Si tratta di piante erbacee originarie dell’Asia meridionale, soprattutto dell’India, appartenenti alla stessa famiglia dello zenzero (le Zingiberaceae). Analogamente allo zenzero, la droga della curcuma è rappresentata dal rizoma, che viene sottoposto a processi di bollitura (30’-45’), essiccamento e polverizzazione, attraverso i quali si ottiene una delle spezie più utilizzate nella cucina asiatica, e utile nel trattamento delle infezioni orali e del tubo digerente.

Le attività biologiche della curcuma, non solo antibiotiche, sono attribuibili ad una classe di composti polifenolici noti come curcuminoidi, dei quali la curcumina (o diferuloilmetano) rappresenta il composto più attivo, e all’olio essenziale.

La ricerca:

Le proprietà antibiotiche di questa spezia sono ampiamente documentate e raccolte in una review di Moghadartousi et al. (2014).

Sembrerebbe che tali effetti siano imputabili al contenuto in curcuminoidi. In particolare:

Effetti avversi e controindicazioni.

Ma vediamo in quali situazioni non può essere utilizzata la curcuma:

Rafano (Armoracia rusticana).

Il rafano (famiglia delle Cruciferae) è una pianta erbacea originaria dell’Asia e dell’Europa orientale, di cui si utilizza il rizoma (ricco in glicosidi solforati) a scopo alimentare e medicamentoso (ad esso vengono attribuite proprietà antibiotiche esplicate nel cavo orale, nell’intestino e nella cute). In seguito ad incisione del rizoma, il glicoside sinigrina viene convertito dall'enzima mirosinasi in isotiocianato di allile, un composto solforato dotato di proprietà antibiotiche (Kawakashi and Namiki, 1969; Kojima et al., 1973; Chin and Lindsat, 1993; Shahidi, 1994; Masuda et al., 1996).

La ricerca:

Da un lavoro di Ho-Won et al. (2013) sono emerse le proprietà antibiotiche del rafano. I suoi isotiocianati sono risultati attivi verso:

...e le controindicazioni!

Il consumo di rafano è controindicato in caso di:

Salvia (Salvia officinalis).

La salvia è una pianta erbacea diffusa nel bacino del Mediterraneo, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, di cui si utilizzano le foglie a scopo alimentare e officinale (disinfezione della cute, del cavo orale e del tratto digerente).

Le foglie contengono un mix di composti che contribuiscono alle proprietà antibiotiche di questa spezia, tra cui annoveriamo:

La ricerca:

Ma cosa può comportare l’uso improprio della salvia?

Timo (Thymus vulgaris).

Il timo è una pianta erbacea perenne a portamento arbustivo, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae ed originaria dell’Europa e dell’Africa. La droga è rappresentata dalle sommità fiorite essiccate.

Ma passiamo alle proprietà di questa spezia!

Le proprietà antibiotiche del timo, utili soprattutto nelle infezioni intestinali, orali e respiratorie, sono dovute principalmente alla sua essenza, sebbene anche i triterpeni e le saponine contribuiscono alla sua efficacia.

La ricerca:

Si pensa che le maggiori proprietà antibiotiche siano associate al chemiotipo a timolo (Boruga et al., 2014; Mancini et al., 2015), che contiene dal 30% al 70% di questo composto. Altri componenti importanti sono carvacrolo (3-15%), p-cimolo e terpinene.

In particolare, sembrerebbe attivo verso diversi ceppi (anche resistenti) di E. coli, Staphylococcus spp, Enterococcus spp, Pseudomonas spp (Sienkiewicz et al., 2011) e su H. pylori (Tabak et al., 1996).

Effetti avversi e controindicazioni.

Gli effetti avversi generalmente insorgono quando non si rispettano le dosi consigliate e sono dovute all'olio essenziale, più precisamente a timolo e carvacrolo. Tra i più comuni abbiamo: disturbi gastrici, come nausea e vomito, e cefalea.

Se assunto in dosi eccessive, può portare ad una vera e propria intossicazione caratterizzata da:

L’uso in gravidanza, durante l’allattamento e nell'infanzia deve avvenire sotto stretto controllo medico.

Rosmarino (Rosmarinus officinalis).

Il rosmarino è un arbusto sempreverde, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae e diffuso nelle regioni mediterranee. La droga è rappresentata dalle foglie, ampiamente utilizzate come spezia e come antisettico intestinale e orale.

Le proprietà antibiotiche del rosmarino sono attribuibili al fitocomplesso in toto, sebbene l’olio essenziale sembri essere il componente più attivo. Si tratta di una miscela di 1,8-cineolo (15-30%), canfora (15-25%), α-pinene (25%) e borneolo (libero ed esterificato).

La ricerca:

Dagli studi, che necessitano di ulteriori approfondimenti, è emerso che:

Controindicazioni ed effetti avversi.

Esattamente come accade col timo, il consumo eccessivo di rosmarino può portare a reazioni avverse anche molto severe. Si possono infatti verificare:

L’uso è pertanto controindicato nei seguenti casi:

Piante officinali ad azione antibiotica.

Per completare il nostro quadro sugli antibiotici naturali non ci rimane che occuparci di alcune tra le più utilizzate piante officinali.

Aloe vera (Aloe barbadensis)

L’aloe è una pianta succulenta (famiglia delle Xanthorrhoeaceae) originaria del continente africano. Dalle foglie di questa pianta si ottiene un gel che, privato dei principi antrachinonici, è ampiamente utilizzato come antisettico (di cute e mucose), immunostimolante, antinfiammatorio e cicatrizzante (A.M.Bianchi, Fitoterapia).

Grazie al contenuto in acemannano, un polisaccaride, l’aloe possiede attività antibiotiche rivolte verso diversi ceppi batterici.

La ricerca:

Ma il gel di aloe è sicuro?

L’uso esterno del gel di aloe è reputato sicuro, sebbene siano stati osservati alcuni casi di dermatite da contatto o prurito, risultati comunque reversibili (Capasso-Grandolini-Izzo, Fitoterapia: impiego razionale delle droghe vegetali).

L’uso in gravidanza è consentito, sebbene sia sempre buona norma consultare il medico prima dell’impiego.

Camomilla (Matricaria recutita).

La camomilla (famiglia delle Asteraceae o Compositae) è una pianta erbacea diffusa in Europa e Asia, sebbene oggi si usino solo le varietà coltivate. La droga è rappresentata dalle infiorescenze essiccate (i “capolini”), utili in caso di infezioni orali, cutanee e oculari.

Le proprietà antibiotiche sono dovute all’olio essenziale, in particolare all’α-bisabololo (E. Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali) che è risultato attivo soprattutto verso i batteri Gram-positivi.

La ricerca:

Effetti avversi e controindicazioni.

La camomilla è generalmente ben tollerata. In passato, si sono verificati alcuni casi di allergia dovuta alla contaminazione con camomilla fetida, contenente antecotulide (Hansen et al., 1984).

E’ controindicata l’assunzione in caso di allergie note alle Asteraceae (la famiglia cui appartiene la camomilla).

Calendula (Calendula officinalis).

La calendula è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae, diffusa in Europa, Asia e Africa. Analogamente alla camomilla, la droga della calendula è rappresentata dai capolini essiccati, utilizzati nel trattamento di infezioni a carico di cute e mucose.

I capolini contengono un olio essenziale, ricco in monoterpeni e sesquiterpeni, responsabile delle proprietà antibatteriche versus S. aureus e S. β-emolitico (E. Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali).

La ricerca:

Le proprietà antibatteriche degli estratti sono state evidenziate in diversi studi clinici. In particolare:

Controindicazioni ed effetti avversi.

L’uso esterno della calendula dovrebbe avvenire lontano dall’esposizione solare, in quanto i sesquiterpeni possono sensibilizzare la pelle alle radiazioni solari e portare ad arrossamenti cutanei o alla comparsa di antiestetiche macchie scure.

L’uso della calendula è inoltre controindicato in caso di allergie note alle Asteraceae (la famiglia di appartenenza della calendula).

Uva ursina (Arctostaphylos uva ursi).

L’uva ursina è una pianta erbacea rampicante (famiglia delle Ericaceae) diffusa nell’emisfero settentrionale. La droga è rappresentata dalle foglie, inodori e dal sapore amaro, che vengono utilizzate come antibiotico naturale in caso di infezioni delle vie urinarie, come cistiti (le infezioni acute o croniche della vescica) associate anche ad ingrossamento della prostata o all’uso di cateteri, e uretriti (infiammazioni dell’uretra).

Il principale responsabile delle proprietà antibatteriche di questa pianta è l’arbutina (Frohne 1970-1977; Beaux et al., 1999), un eteroside fenolico (presente intorno al 5-12%) la cui azione viene potenziata dai tannini (15-20%), dal piceoside (o idrossiacetofenone) e dai flavonoidi (che aiutano ad espellere l’urina carica di batteri).

Quando assunta per via orale, l’arbutina giunge nell’intestino dove viene metabolizzata dalla flora batterica. Si ottiene così un composto fenolico (l’idrochinone) che, dopo esser stato assorbito dalla mucosa intestinale, giunge nel fegato dove viene coniugato con acido glucuronico. Il coniugato giunge quindi in vescica dove (forse per via del pH basico o per opera degli stessi patogeni) viene riconvertito in idrochinone, il vero principio antibatterico.

La ricerca:

L’uva ursina ha effetti avversi? Quando non usarla?

Le reazioni avverse di quest’erba si manifestano a causa dell’irritazione gastrica provocata dai tannini, quando utilizzata per periodi prolungati. Tra le manifestazioni più frequenti abbiamo nausea e vomito.

Si consiglia, pertanto, di utilizzarla per 2-3 settimane e di non superare i 5 cicli all'anno (qualora si soffra di infezioni recidivanti).

L’assunzione è controindicata in caso di:

Verga d’oro (Solidago virgaurea).

La verga d’oro è una pianta erbacea tipica delle regioni montuose ed incolte, appartenente alla famiglia delle Asteraceae. La droga è rappresentata dalle sommità fiorite ed essiccate, utilizzate nel trattamento complementare delle infezioni urinarie.

Il fitocomplesso della verga d’oro è costituito da una miscela di composti che contribuiscono agli effetti benefici, tra cui ricordiamo: diterpeni del clerodano, flavonoidi e glucosidi (leiocarposide e virgaureoside A).

... e sue controindicazioni.

L’assunzione di prodotti a base di quest’erba è controindicata nei seguenti casi:

Ortica (Urtica dioica).

L’ortica è una pianta erbacea che cresce nei terreni incolti, appartenente alla famiglia delle Urticaceae e diffusa in Europa e Asia. Oltre ad essere apprezzate in cucina, le foglie d’ortica sono utilizzate anche in cosmesi e nel trattamento delle infezioni urinarie e cutanee.

Il fitocomplesso include una miscela di composti, tra cui:

Ma passiamo alle proprietà! Gli studi.

Le foglie d’ortica hanno mostrato proprietà antibatteriche in diversi studi (Gulcin et al., 2004; Hadizadeh et al., 2009; Modarresi - Chamardemi, 2012, Stanciuc et al., 2012), sebbene non sia stato ancora individuato il principale responsabile di tali azioni.

In uno studio di Salehzadeh et al. (2014), un estratto alcoolico di ortica si è mostrato attivo su 16 ferite infette da MRSA.

Controindicazioni dell’ortica.

I prodotti a base di ortica sono controindicati in caso di:

Mirra (Commiphora myrra).

La mirra (famiglia delle Burseraceae) è un arbusto originario del continente africano da cui si ricava - per incisione della corteccia - un oleo-gommo-resina impiegata principalmente nelle affezioni del cavo orofaringeo (gengiviti, stomatiti, afte, tonsilliti).

L’oleo-gommo-resina è un essudato costituito da tre componenti: un olio essenziale (ricco in furanosesquiterpeni), una gomma (contenente xilosio, arabinosio e galattosio) e una resina (ricca in acido commiforico e commiferina).

Gli studi: proprietà della mirra.

Dolara et al. (2000) hanno messo in evidenza le proprietà antibatteriche della droga (versus E. coli, S. aureus e P. aeruginosa), dovute ai sesquiterpeni.

Effetti collaterali e controindicazioni.

E’ consigliabile utilizzare la mirra solo per uso esterno, a causa dei pochi dati relativi alla sicurezza della resina.

L’uso della mirra può provocare reazioni allergiche, pertanto è controindicato in caso di allergie note ai suoi componenti.

L’antibiotico naturale delle api: la propoli.

La propoli è una sostanza ottenuta dall'elaborazione delle resine vegetali con il secreto delle ghiandole salivari delle api, che la utilizzano per disinfettare la camera dell’ape regina e le cellette destinate alle larve. Le caratteristiche organolettiche (colore, odore e sapore) e la composizione del fitocomplesso variano in base alla provenienza della resina (solitamente viene prelevata dalle conifere, come il pino e l’abete).

Di particolare interesse sono le proprietà antibiotiche di questa sostanza, che sono state documentate in diversi lavori (Grange et al., 1993; Carbajal Mejia, 2014; Nina et al., 2015). Tali azioni sono dovute principalmente a:

In particolare, sembrerebbe che l’azione antibatterica - batteriostatica o battericida a seconda della concentrazione (Focht et al., 1993; Serra et al., 1995) - si esplichi attraverso vari meccanismi, tra cui:

Alla luce di quanto esposto, per cosa possiamo usare la propoli?

La propoli può aiutare a prevenire e contrastare diverse condizioni, tra cui:

Controindicazioni ed effetti collaterali.

Purtroppo, anche la propoli non è priva di reazioni avverse e controindicazioni. In particolare:

Come si assumono gli antibiotici naturali?

L’assunzione di questi antibiotici naturali può avvenire in diverse forme, dipendenti dalla natura del rimedio e dal tessuto bersaglio. Così, i rimedi che abbiamo classificato come alimenti potranno essere ingeriti come tali, mentre quelli che abbiamo classificato come rimedi non alimentari (le varie piante officinali) devono essere assunte sottoforma di estratto. In particolare, possiamo utilizzarli sottoforma di:

Benefici degli antibiotici naturali.

Come abbiamo già anticipato, alimenti e piante officinali possono fornire un valido aiuto nella prevenzione e nel trattamento di infezioni molto comuni e possiamo assumerli per via topica, inalatoria e orale.

Alleviano molte affezioni cutanee.

Sono diverse le condizioni che richiedono l’uso (preventivo e terapeutico) di questi rimedi, tra queste abbiamo: infezioni della cute, in particolare le infezioni da P. acnes, un batterio responsabile di alcune forme di acne, punture d’insetto o lesioni cutanee (come ferite, ulcere, piaghe e ustioni) a rischio d’infezione o già infette (non gravi).

Come fare un antibiotico naturale:

Infuso di calendula.

Si versano 200 ml di acqua bollente su 4 g di fiori essiccati, si lascia in infusione per 5’-10’ e si filtra. Si effettuano degli impacchi con delle garze sterili imbevute dell’infuso.

Maschera purificante all'Aloe.

Qui di seguito riportiamo la ricetta per preparare una maschera purificante a base di aloe. Vediamo cosa ci occorre:

Miscelare gli ingredienti, applicare sul viso e lasciare in posa per 30’; quindi, rimuovere con acqua tiepida.

Decotto di camomilla.

Aggiungere 10 g di capolini essiccati a 200 ml di acqua fredda e portare all’ebollizione; quindi far bollire per 1’-2’, lasciare in infusione il tutto per 5’ e filtrare.

Disinfettano e riducono le infiammazioni della bocca e della gola.

Le condizioni stomatologiche che possono beneficiare dell’uso di antimicrobici naturali sono differenti: gengiviti, parodontiti, ascessi dentari, postumi post-operatori, afte e mal di gola.

Come fare l’antibiotico naturale:

Miele alla Propoli.

In caso di faringite, l’infiammazione della mucosa faringea nota come “mal di gola”, possiamo ingerire il miele alla propoli.

Si miscela un cucchiaino di miele a scelta (purché non cristallizzato) con qualche goccia di estratto fluido di propoli e lo si ingerisce. Il miele, grazie alla sua viscosità, aderisce alla mucosa e permette alla propoli di agire.

Miele alla curcuma.

Un rimedio semplicissimo consiste nel miscelare 1 cucchiaio di curcuma in polvere con 100 g di miele, da ingerire come tale o da solubilizzare in bevande calde. Si consiglia l’assunzione di:

In alternativa, si può preparare un composto miscelando 120 g di miele, 2 cucchiai di zenzero in polvere, 2 cucchiaini di curcuma in polvere, il succo di un limone e un pizzico di pepe nero. Sciogliere un cucchiaino nelle bevande calde.

l’infuso di rosmarino.

Si prepara aggiungendo 200 ml di acqua bollente a circa 3 g di foglioline essiccate. Si lascia in infusione per 5’-10’, si filtra e si lascia raffreddare.

Decotto di salvia.

La preparazione è molto semplice, basta far bollire 3 g di foglioline essiccate in 20 ml d’acqua, per 2’-3’, e lasciarle in infusione per 5’-10’. Filtrare e lasciar raffreddare.

Alleviano le infezioni respiratorie.

I rimedi utilizzati per il trattamento di affezioni respiratorie, quali sinusiti e bronchiti, possono essere somministrati per via inalatoria (è il caso degli oli essenziali) oppure per via orale. Vediamone alcuni tra i più importanti:

Come fare l’antibiotico naturale:

Sciroppo alla cipolla:

Unire una cipolla sminuzzata a 125 mL di acqua fredda e 3 cucchiai di miele, portare all’ebollizione e filtrare. Volendo si possono addizionare anche un cucchiaino di timo (per aumentare l’effetto mucolitico) o di rafano (per decongestionare le vie respiratorie). Assumere 1 cucchiaio di sciroppo, 3 volte/die.

Per preparare la tintura vinosa: far macerare 50 g di cipolla sminuzzata in 1L di vino bianco per 14 giorni; filtrare e spremere i residui di cipolla. Assumere 2 bicchierini di tintura al giorno.

N.B. La tintura dev’essere conservata al riparo dalla luce e dal calore.

Decotto di zenzero.

Viene ottenuto facendo bollire mezzo rizoma di zenzero in un pentolino d’acqua per 5’. Filtrare, aggiungere succo di limone e dolcificare a piacere (meglio se con miele).

Sono diuretici e utili per le infezioni urinarie.

Questa categoria include erbe, da utilizzare in monoterapia o in associazione, ad azione antibatterica e diuretica. Vediamole:

Prevengono o contrastano i disturbi intestinali.

Ii rimedi utili per prevenire e contrastare le infezioni intestinali, il cui sintomo caratteristico è la diarrea, spesso associata a crampi addominali sono:

Come fare l’antibiotico naturale:

Tintura madre di aglio.

Tritare 400 g di aglio (privato del rivestimento esterno) e porlo a macerare in 250 ml di acquavite, grappa o vodka, per due settimane al buio. Filtrare e lasciar riposare per un’altra settimana.

Latte di curcuma.

Per la sua preparazione ci occorrono:

  1. Porre la curcuma, il pepe e l’acqua in una pentola e riscaldare alla fiamma fino ad ottenere un composto pastoso, che può essere conservato in frigo per circa un mese;
  2. Miscelare 1/2 cucchiaino di pasta alla curcuma con l’olio di mandorle e con il latte.
  3. Mescolare il tutto alla fiamma, fino ad ottenere una miscela densa.
  4. Dolcificare con miele a piacere.

I contenuti riportati sono solo a titolo informativo e non intendono sostituirsi in alcun modo al parere del medico. Prima di prendere qualsiasi iniziativa, rivolgetevi sempre al vostro specialista della salute.

Antibiotici naturali in gravidanza.

Durante la gravidanza si possono contrarre delle infezioni soprattutto del tratto urinario e delle vie respiratorie.

Come è noto, l’uso di farmaci in gravidanza va fatto con molta attenzione perchè può determinare rischi per il feto. Molti antibiotici riescono ad attraversare la placenta con possibili conseguenze sul feto. L’amoxicillina e l’ampicillina sono considerati gli antibiotici di prima scelta.

Anche gli antibiotici naturali sia derivanti da alimenti che da piante officinali, vanno, però, assunti con cautela e solo dietro consiglio del ginecologo, perchè come abbiamo visto, anche queste sostanze possono essere controindicate ed avere effetti collaterali.

Ad esempio:

Inoltre molti principi attivi non sono supportati da studi clinici e quindi vanno evitati in gravidanza perchè non vi sono certezze.

In assenza di indicazioni contrarie, sarà quindi il medico ad indicare l’antibiotico naturale o di sintesi più adatto per contrastare i fastidi tipici della gravidanza.

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Dottoressa Jessica Zanza
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