Resistenza agli antibiotici: cosa fare? Sintomi, cause e meccanismo

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Consulente Scientifico:
Dottoressa Jessica Zanza
(Specialista in farmacia)

Cos’è la resistenza agli antibiotici? E in che modo si può contrastare? Nell’articolo faremo una disamina delle caratteristiche, delle cause e delle modalità di sviluppo di questo fenomeno, nonché delle misure volte a limitarne l’espansione.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
    1. Naturale
    2. Acquisita
    3. Fenotipica
  3. Meccanismo
    1. Meccanismo antibiotici
  4. Cause
  5. Cosa fare?
    1. Ricerca

Cos’è la resistenza agli antibiotici?

La resistenza agli antibiotici viene definita come la capacità, di un determinato ceppo batterico, di moltiplicarsi in presenza dell’antibiotico, nonostante l’uso di massime concentrazioni terapeutiche nocive per la maggior parte dei ceppi. Si tratta di un fenomeno naturale, che fa parte dell’evoluzione dei batteri: nelle colonie, infatti, ci sono sempre degli organismi di per sé resistenti e, l’uso di tali farmaci, soprattutto quando scorretto, non fa altro che accelerarne lo sviluppo.

La resistenza agli antibiotici, purtroppo, è in costante aumento, come riportato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), in un rapporto del gennaio 2017. La situazione non è delle più rosee: pensate che dal 2012 al 2015, in trenta paesi europei, è stato riscontrato un aumento della resistenza di:

L’OMS, invece, ha pubblicato un rapporto sui ceppi più resistenti a livello globale.

I germi sono stati classificati in tre gruppi:

Tipologie di antibiotico resistenza.

Attualmente, si conoscono tre tipologie di resistenza:

Naturale o intrinseca.

Tutti i ceppi di una data specie sono insensibili, di per sé, ad uno o più antibiotici, in quanto impermeabili ai farmaci o privi dei bersagli sui quali agiscono;

Acquisita o estrinseca.

Questo tipo di resistenza viene scatenata dall’esposizione del patogeno all'antibiotico e può verificarsi in due modi: o il farmaco uccide i batteri sensibili, lasciando però in vita quelli intrinsecamente resistenti che, moltiplicandosi, trasferiscono la loro resistenza alla progenie, dando origine ad una colonia insensibile all’antibiotico; o l’esposizione ripetuta al farmaco aumenta la probabilità che avvengano modificazioni genetiche tra i batteri sensibili, attraverso le quali acquisiscono la resistenza;

Le modificazioni genetiche, in particolare, possono essere:

Fenotipica.

È la variazione temporanea della sensibilità agli antibiotici, che si manifesta in situazioni particolari. L’esempio più comune è rappresentato dai batteri sporigeni, che in condizioni ostili entrano in uno stato dormiente (la spora), divenendo così resistenti ai farmaci e ad altri agenti ambientali; una volta ripristinate le condizioni favorevoli, le spore germinano e le cellule in fase vegetativa tornano suscettibili ai farmaci.

Ma come si sviluppa la resistenza? I meccanismi generali e specifici.

La resistenza, sia essa naturale, acquisita o fenotipica, può manifestarsi in svariati modi che, per una questione di ordine e semplicità, raggrupperemo in tre categorie:

Mancato raggiungimento del bersaglio. Una condizione necessaria, affinché l’antibiotico sia efficace, è che raggiunga il bersaglio, localizzato in superficie o all’interno dei batteri. Alcune forme di resistenza impediscono all’antibiotico di raggiungere i bersagli intracellulari, poiché ne bloccano l’ingresso o ne attivano l’efflusso. Ciò può avvenire attraverso:

Inattivazione del farmaco o mancata attivazione. Affinché sia efficace, l’antibiotico deve raggiungere il bersaglio nella sua forma attiva. Alcuni ceppi sono in grado di produrre, di per sé o dopo aver subito modificazioni genetiche, degli enzimi che:

Alterazione o sostituzione del bersaglio. Il farmaco, giunto in forma attiva in corrispondenza del bersaglio, vi si lega e ne altera la funzionalità. Le mutazioni e lo scambio di materiale genetico possono alterare o sostituire il bersaglio, con conseguente perdita di affinità per l’antibiotico e annullamento dell’efficacia.

Meccanismi di resistenza alle singole categorie di antibiotici.

β-lattamici (penicilline e cefalosporine): inibiscono la sintesi della parete cellulare (un involucro che conferisce forma e rigidità alla cellula), legandosi a delle proteine fondamentali per il processo (PBP).

La resistenza si manifesta attraverso:

Glicopeptidi: inibiscono la sintesi della parete cellulare. I ceppi acquisiscono la capacità di sostituire il bersaglio (dimero D-alanina-D-alanina) con il dimero D-alanina-D-lattato, bloccando quindi l’assemblaggio del peptidoglicano (il principale costituente della parete).

Aminoglicosidi: inibiscono la sintesi delle proteine batteriche. La resistenza si può instaurare attraverso:

Macrolidi: inibiscono la sintesi delle proteine batteriche. La resistenza è dovuta alla produzione dell’adenina-metilasi, un enzima che altera i ribosomi, riducendo quindi l’affinità per i macrolidi. Meccanismo che interessa soprattutto gli stafilococchi.

Tetracicline: inibiscono la sintesi delle proteine batteriche. La resistenza a questi antibiotici è sicuramente la più comune, e si manifesta soprattutto attraverso l’espressione della TET, una proteina che espelle il farmaco. Più raramente si manifesta un ridotto ingresso dell’antibiotico e l’alterazione del bersaglio.

Cloramfenicolo: inibisce la sintesi delle proteine batteriche. La resistenza può svilupparsi attraverso:

Chinoloni: inibiscono la sintesi di RNA e DNA legandosi all’enzima topoisomerasi. Ceppi batterici, quali S. pneumoniae e N. gonorrhoeae, producono topoisomerasi anomale, che presentano un’affinità minore per questi antibiotici. Meccanismi meno diffusi sono un aumento dell’efflusso ed una riduzione della permeabilità ai chinoloni.

Antimetaboliti: inibiscono la sintesi dell’acido tetraidrofolico (fondamentale per la sintesi di RNA e DNA) per inibizione degli enzimi diidropteroato sintetasi (DPS) e diidrofolato reduttasi (DHFR). La resistenza è diffusa soprattutto tra le Enterobacteriaceae, e consiste nella produzione di enzimi con una ridotta affinità per i farmaci.

Cause dell’antibiotico-resistenza (abuso ed utilizzo scorretto).

Ma quali sono i fattori che accelerano la comparsa dell’antibiotico-resistenza?

Come combattere la resistenza agli antibiotici?

È molto importante conoscere e arginare l’antibiotico-resistenza: essa, infatti, può rendere inefficace gli antibiotici, comportando un aumento della spesa sanitaria (in quanto sono necessari ricoveri più lunghi e trattamenti con farmaci più costosi) e del tasso di mortalità dovuto alle complicanze.

I dati pubblicati dall’ECDC e dall’OMS, riguardanti lo sviluppo e la diffusione di nuove resistenze, lasciano presagire uno scenario a dir poco agghiacciante: di questo passo infatti, in un futuro neanche troppo lontano, i batteri saranno resistenti a tutti gli antibiotici e si tornerà a morire per infezioni oggi trattabili. Che fare, quindi, per arginare il problema?

Qui di seguito riportiamo alcuni consigli utili, rivolti ai pazienti e non solo, per contrastare questo fenomeno:

La ricerca.

Per arginare il crescente fenomeno della resistenza agli antibiotici la scienza è alla ricerca di nuovi farmaci antimicrobici.

Secondo i dati della Divisione resistenza antimicrobica dell’OMS, oggi vi sono circa 60 prodotti in fase di sviluppo. Di essi, però solo pochi servono a colpire patogeni particolarmente nocivi. Dal 2017 sono stati approvati solo otto nuovi antibiotici ed un nuovo farmaco per la tubercolosi, (pretomanid).

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Dottoressa Jessica Zanza
(Specialista in farmacia)

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