Residuo fisso nelle acque minerali: cos'è, e perchè fa male

Consulente Scientifico:
Dottoressa Valentina Coviello
(Specialista in biologia e nutrizione)

Cos'è il residuo fisso nelle acque minerali? Un valore elevato fa male? Approfondimenti e confronto tra le acque sul mercato. Impariamo a leggere le etichette delle bottiglie d'acqua minerale in modo da scegliere consapevolmente quale bere.

    Indice Articolo:
  1. Cosa indica?
  2. Quando fa male?
  3. E' meglio un residuo alto o basso?
  4. Valori delle principali marche di acque

Cosa indica il residuo fisso nelle acque minerali?

Per residuo fisso di un’acqua si intende la quantità di minerali in essa disciolta. E' un valore che distingue le varie tipologie di acqua quantizzato e definito portando ad ebollizione l’acqua di diversi tipi (100°C) con successiva essiccazione alla temperatura di 180 °C.

In particolare in base al valore del residuo fisso le acque vengono classificate in:

E’ vero che fa male? E perchè?

E’ importante tuttavia, non solo capire cos’è il residuo e come interpretare i valori sulle etichette, ma anche capire se il residuo fa male, e perchè?

In realtà la risposta a questa domanda dovrebbe essere no, o almeno non sempre! Il residuo fisso, infatti, non è nocivo in assoluto, gli eventuali effetti collaterali possono manifestarsi nel caso in cui si esageri con le quantità.I sali in eccesso tendono a depositarsi nei tessuti richiamando acqua e ad accumularsi a livello renale.

Ecco perchè, come in tutte le cose, il segreto sta nella moderazione e nello scegliere una tipologia di acqua che risponda alle effettive esigenze dell’organismo.

Qual’ è il limite massimo per l’acqua potabile?

Il residuo fisso limite per un’acqua potabile deve essere non superiore a 1,5g per litro.

Meglio un residuo fisso alto o basso? Scegliere l’acqua in base a stile e fase di vita.

Come già detto sopra è importante ricordare che non esiste un’acqua buona in assoluto, piuttosto esiste l’acqua più indicata per un determinato bisogno o stile di vita.

Per esempio, le acque oligominerali, povere di sodio, sono indicate per chi soffre di ipertensione insieme, però, ad una drastica riduzione di questo ione dalla dieta.

Contro la cellulite, è utile scegliere un’acqua oligominerale con residuo fisso basso (al disotto di 200mg/l), per eliminare il sodio in eccesso che richiama acqua nei tessuti provocando ritenzione idrica .

L’acqua minimamente mineralizzata è invece adatta all’alimentazione neonatale, poiché altamente digeribile. Per la diluizione del latte in formula fin dai primissimi giorni possono essere utilizzate acque con residuo fisso al disotto di 50 mg/l. E’ indicata anche durante gli attacchi di gotta per diluire ed eliminare l’acido urico in eccesso.

Le acque mediamente mineralizzate sono indicate per gli sportivi che necessitano di reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione. In particolare, quelle ricche di calcio, sono utili per la crescita e il mantenimento di denti e struttura ossea: quindi per prevenire l’ osteoporosi, o nell’alimentazione infantile.

Le acque ricche di minerali, infine, possono essere di vario tipo a seconda dello ione più presente e sono indicate solo in particolari condizioni:

Acqua minerale ed acqua naturale: le differenze.

Spesso utilizziamo il termine naturale riferito all’acqua come sinonimo di oligominerale, ma non è così. “Acqua naturale, non vuol dire “acqua oligominerale.

Si definisce minerale un’acqua che viene imbottigliata direttamente alla sorgente, naturale se non subisce modifiche come l’aggiunta di anidride carbonica o clorazione e filtrazione.

L'acqua, infatti, viene filtrata per essere liberata da contaminanti solidi, e successivamente viene clorata per disinfettarla da eventuali patogeni.

L’acqua minerale in particolare può essere: naturale con minore o maggiore residuo fisso, oligominerale, ricca di minerali, o effervescente.

Il valore del residuo fisso delle principali marche di acque minerali a confronto.

Il valore di residuo fisso distingue i vari tipi di acque, ma variazioni qualitative (che dipendono cioè da quale tipo di ione è più presente), oltre che quantitative, degli ioni, differenzia i diversi tipi di acqua minerale. Ma quale scegliere? osserviamo le differenze tra le principali marche di acqua minerale presenti sul mercato:

I parametri correlati del residuo fisso.

Per interpretare al meglio le etichette e fare acquisti realmente consapevoli può essere utile sapere cosa indicano gli altri parametri che dipendono dal valore di residuo fisso, e descritti sull’etichetta dell’acqua, come la conducibilità elettrica, il ph, la durezza:

La conducibilità elettrica di un’acqua dipende dal residuo fisso, ossia dalla concentrazione di ioni in essa disciolti. Più sali minerali sono presenti più l’acqua sarà in grado di condurre cariche negative.

Il ph, invece dipende dalla presenza di bicarbonati: se più concentrati determinano una tendenza alcalina (limite massimo 9,5), quando meno presenti determinano un’acqua più acida (limite minimo 6,5).

La durezza dell’acqua è un dato correlato al residuo fisso, ma più specifico: esso si riferisce alla quantità di calcio e magnesio nell’acqua. Un’acqua è definita dura quando contiene maggiore quantità di questi ioni, mentre si definiscono dolci, le acque che ne sono carenti.

Puoi approfondire il le proprietà ed il fabbisogno dei diversi sali minerali per l'organismo.

In genere un’acqua dura, è un’acqua mediamente mineralizzata o calcica. Non fa male ma va assunta con moderazione magari in alternanza con acqua oligominerale.

 

Quale acqua è maggiormente consigliata nel caso di calcoli renali?

Un caso a parte costituisce la calcolosi renale: in genere in tale situazione viene consigliata acqua oligominerale, in misura di 1,5 - 2,5 litri al giorno, per evitare il deposito di ulteriori sali di calcio.

In presenza di calcoli renali è importante bere  almeno due litri di acqua per aumentare il volume di urina e sciogliere eventuali aggregati, una volta passata la fase acuta delle coliche, quando cioè, il calcolo attraversa il rene verso l’uretra provocando dolore.

In questa fase è più utile procedere con terapia opportuna atta a rilassare la muscolatura e rallentare il flusso di urina, introducendo meno liquidi, per permettere un’espulsione efficace e meno dolorosa possibile.

Informazioni Sugli Autori: Dottoressa Valentina Coviello (Biologa)

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