Margarina: fa male? Composizione e tipi (vegetale, non idrogenata, ecc...)

La margarina è stata a lungo considerata un sano surrogato del burro, ma oggi si tende a pensarla diversamente. Perché? Qual è la composizione di questo prodotto? Cerchiamo di conoscerne i vari tipi (vegetale, non idrogenata ecc.), per scoprire se davvero fa male alla salute come molti sostengono!

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche
    1. Composizione
    2. Valori nutrizionali
  2. Processo di produzione
  3. Confronto margarina/burro
  4. Grassi Trans
  5. Normativa
  6. Consigli
  7. Ricetta

Cos'è la margarina?

 Chi non conosce la margarina, presente insieme a tanti altri prodotti nel banco frigo di ogni supermercato? Chimicamente, essa viene definita come un’emulsione di acqua in una sostanza grassa. Il termine emulsione è inteso come una “miscela forzata” di due sostanze, acqua e olio in questo caso, che naturalmente non si miscelerebbero. Inoltre, a seconda della densità, la margarina può essere venduta in panetti, solida, in vaschette, semisolida/spalmabile, o in spray, liquida.

Considerata fino a poco tempo fa un prodotto naturalmente vegetale e quindi più sano rispetto al burro, di cui è un surrogato, oggi la margarina è spesso oggetto di polemiche, poiché vari esperti di nutrizione arrivano a sconsigliarne del tutto il consumo. Tuttavia, riteniamo che non sia corretto generalizzare, dal momento che ne esistono diversi tipi, alcuni dannosi per la nostra salute e altri meno. Ad ogni modo, è certo che le proprietà nutrizionali dei singoli ingredienti non coincidono con quelle del prodotto finito, perché queste vengono alterate dai processi chimici che subiscono.

Ma cominciamo proprio dalla base della preparazione, cioè gli ingredienti di cui è fatta la margarina. Li conosci?

Composizione e tipi di questa emulsione.

Per capire meglio le caratteristiche della margarina, passiamo quindi ad analizzare i singoli ingredienti che la compongono:

  1. L’acqua è presente almeno al 2%, come fase dispersa, sotto forma di goccioline della dimensione di alcuni μm (micrometri: 10-6 metri).

  2. La fase disperdente consiste almeno nell’80% del prodotto e, nella maggior parte delle margarine attualmente in commercio, è composta da grassi di origine vegetale, ovvero gli oli che possono essere di semi di mais, di girasole, di lino, di arachide, di colza, di soia e olio d’oliva e di cocco. I tipi di oli utilizzati possono essere uno solo (almeno al 97%) per la margarina monoseme (di soia, di cocco, di mais…) o più per quella poliseme.

  3. La restante percentuale degli ingredienti viene suddivisa in coloranti, come il carotene; emulsionanti, come la lecitina, che servono a diminuire l’incompatibilità a miscelarsi dei due fluidi; antimicrobici, antiossidanti e conservanti.

  4. Altri componenti minoritari possono essere il sale (non usato in Italia), aromi, additivi (vitamine A ed E) ed anche siero del latte (non in tutti i tipi).

Per completare il quadro, aggiungiamo anche che esistono margarine, definite oleomargarine, ricavate per 2/3 da grassi animali (diversi dal burro) e 1/3 da oli vegetali, utilizzate soltanto a livello alimentare industriale.

Infine, possiamo trovare in commercio margarine definite biologiche, anche se parliamo sempre di un prodotto che subisce diversi processi e aggiunte artificiali. Alcune di queste vengono prodotte a partire dagli oli di palma e cocco, gli unici grassi vegetali saturi e quindi già di per sé più solidi. In ogni caso, tutti gli oli vegetali subiscono almeno dei processi di raffinazione, spesso ad alte temperature, prima di essere messi sul mercato. Attenzione, quindi, a fidarsi troppo della dicitura “bio” quando si tratta di margarina!

Adesso, però, diamo un po’ i numeri! Vuoi conoscere i valori nutrizionali di questo prodotto?

Valori nutrizionali.

Diciamo subito che la margarina, essendo un grasso, non può decisamente considerarsi un alimento dietetico! Anzi, 100 grammi di prodotto al 100% vegetale recano un apporto energetico di ben 760 kcal!

Prendendo sempre come riferimento la stessa quantità e la stessa tipologia di margarina, vediamo che essa è composta dai seguenti nutrienti:

La margarina non contiene colesterolo, mentre circa il 23% dei suoi grassi sono saturi, quelli da evitare in quanto ritenuti responsabili di molte patologie cardiovascolari.

Invece, se passiamo ad analizzare l’oleomargarina, che come già detto è usata nelle industrie alimentari, scopriremo che questa è sempre composta per l’84% da lipidi e per lo 0,4% da zuccheri, ma contiene lo 0,7% di proteine e lo 0,05% di colesterolo. Per giunta, nella margarina industriale non vengono aggiunti né sali minerali né vitamine. Tutti dati, questi, che è bene conoscere per poter fare la spesa e alimentarsi più consapevolmente, non ti pare?

Nel prossimo approfondimento, invece, ci occupiamo di un argomento molto importante, le intolleranze alimentari e gli eventuali rischi legati al consumo di margarina!

Attenzione a questo alimento se sei intollerante a glutine o lattosio!

Sempre più persone, al giorno d’oggi, sono affette da intolleranze alimentari e per loro, quando arriva il momento di mangiare, è davvero complicato scegliere gli alimenti giusti da portare in tavola! Come si pone la margarina in tale discorso?Per quanto riguarda i celiaci, ad esempio, questa emulsione è considerata un alimento rischioso perché, anche se di per sé non dovrebbe essere fonte di glutine, potrebbe venire a contatto, durante la produzione, con sostanze che lo contengono, contaminandosi. Ecco perché, purtroppo, la sola composizione del prodotto non può essere una garanzia sufficiente per coloro che soffrono di celiachia!Altro disturbo, altre insidie! Per chi è intollerante al lattosio, esistono delle margarine che ne sono completamente prive, basta leggere bene le etichette oppure, ancora meglio, chiedere informazioni direttamente al produttore circa gli ingredienti.

Pertanto il nostro consiglio è di essere prudente e non dare nulla per scontato senza prima documentarsi bene!

È vero che nella margarina il processo di produzione fa la differenza?

Come abbiamo già detto in precedenza, non è sufficiente conoscere tutti gli ingredienti della margarina per valutarne in modo efficace la nocività. Ma allora perché, dal dopoguerra fino agli anni ‘90, le vendite di questo grasso solido non hanno fatto che aumentare, superando quelle del burro, grazie alle campagne pubblicitarie che vantavano un alimento sano, in quanto ipocolesterolemizzante e contenente vitamine?

Queste propagande prendevano adito dalle scoperte di alcuni ricercatori sui benefici degli acidi grassi polinsaturi. Gli studi si erano, però, basati sull’esame della materia prima utilizzata per produrre la margarina, senza analizzare il prodotto finito, dopo che aveva cioè subito i processi chimici che modificano del tutto le proprietà degli ingredienti iniziali.

Infatti, già nel 1903, si scoprì quanto fosse facile e poco dispendioso trasformare un grasso liquido in solido tramite il processo dell’idrogenazione industriale, che cambia completamente le caratteristiche fisiche, chimiche e nutrizionali degli ingredienti.

La margarina, quindi, da ormai molti anni viene pubblicizzata e venduta come un prodotto naturalmente vegetale, leggero e salutare, ma per farne una valutazione completa dovremmo considerare molti altri aspetti! In questo caso, dunque, non basta leggere l’etichetta per scegliere bene!

Nel prossimo approfondimento, invece, facciamo un po’ di storia. In che occasione è stata inventata la margarina?

Come e quando è nato questo prodotto.

La nascita di questo alimento è da ricondursi a Napoleone III, il quale nel 1869 incentivò, con un concorso, l’invenzione di un sostituto del burro che fosse più economico e meno deperibile, in modo che si potesse adoperare in marina.

Il prodotto vincitore, predecessore di quella che sarebbe stata chiamata in futuro margarina, fu un’emulsione di latte acido e grassi di origine animale, realizzata per cristallizzazione frazionata, ovvero selezionando solo i grassi saturi della materia prima, per ottenere un alimento più solido e consistente.

In seguito, la produzione di margarina fu incrementata in concomitanza con la colonizzazione dei paesi tropicali, che ha favorito l’importazione di oli ricavati da frutti esotici, come cocco e palma, i quali sono appunto dei grassi vegetali saturi.

Il fatto che la margarina sia economica, facile da conservare (anche per lunghi periodi) e che gli oli vegetali non abbiano mai visto periodi di scarseggiamento, sono ulteriori motivazioni alla vasta diffusione che essa ha avuto sia a livello domestico che industriale.

Ora che abbiamo appreso l’origine storica della margarina, perché non scopriamo che cosa provoca il suo consumo a livello nutrizionale Facciamo il punto nel paragrafo successivo!

La margarina è più sana del burro? Si fa presto a dire “vegetale”!

 Dopo aver appreso da cosa è composta la margarina, andiamo ad esaminare quali sono le conseguenze nutrizionali del suo consumo.

Sotto i riflettori vanno collocati, ovviamente, i grassi, la cui presenza nella nostra dieta andrebbe assolutamente ridotta (30% massimo dell’apporto calorico giornaliero), ancora di più quello dei grassi saturi (10% massimo). Questi ultimi, infatti, sono meno digeribili degli insaturi perché più difficili da scomporre, pertanto è molto probabile che rimangano in circolo e partecipino, come spiegheremo, alla formazione di accumuli lipidici nelle arterie, sotto forma di LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo.

Approfondisci quali sono i grassi saturi e perchè fanno male.

Il burro, in particolare, è da sempre bandito dalle tavole di chi predilige una dieta equilibrata, proprio a causa dell’alto contenuto di grassi saturi (circa 50%) e dell’apporto di colesterolo (250 mg su 100 g di prodotto, ossia lo 0,25%).

E la margarina? Gran parte del suo successo è legato alla sua derivazione vegetale e quindi al fatto che dovrebbe contenere grassi insaturi, più salutari e più facili da metabolizzare rispetto a quelli saturi. Ma, come abbiamo già accennato, i grassi vegetali vengono sottoposti al processo di idrogenazione, che li trasforma in grassi insaturi (o meglio, polinsaturi), ma nocivi per il nostro organismo!

Detto ciò, aggiungiamo che il temutissimo burro apporta 2 kcal in meno rispetto alla margarina, 758 kcal per 100 grammi, e contiene anche più sali minerali e vitamine!

Lo avresti mai detto?

Come gli acidi grassi influiscono sul colesterolo.

A questo punto, forse, avrai capito che i grassi non sono tutti uguali e non fanno male allo stesso modo! Anzi, i diversi tipi di acidi grassi introdotti con la dieta influenzano diversamente il metabolismo del colesterolo e dei lipidi nel nostro organismo, che viene valutato tramite le concentrazioni ematiche di LDL e HDL (il colesterolo buono).

Gli acidi grassi monoinsaturi (come olio d’oliva e di colza, mandorle, nocciole, ecc.) e polinsaturi (oli vegetali crudi, esclusi quelli di cocco e di palma, grasso del pesce, ecc.), se sostituiti ad altri grassi, fanno diminuire la concentrazione ematica di LDL, quindi, pur essendo lipidi, non hanno un effetto così deleterio sulla dieta e sui livelli di colesterolo nel sangue. Insomma, i grassi insaturi non sono realmente dei nemici della salute, a patto di non esagerare!

I grassi saturi (grassi animali, esclusi quelli del pesce, latticini, uova, burro, ecc.), invece, fanno aumentare la concentrazione delle LDL e per questo si consiglia di consumarne in quantità ridotta per non incorrere in obesità, patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e tutto ciò che è legato alla Sindrome Metabolica (una condizione clinica molto delicata e caratterizzata da vari fattori di rischio).

Oltre a questi citati, però, esiste un’altra tipologia di grassi ancora più nocivi per la salute! Quali sono?

I TFA della margarina, una terza classe di grassi alimentari.

Poiché la margarina viene utilizzata come ingrediente di molti prodotti da forno e dolciari, anche se hai deciso di non usarla, spesso può capitarti di ingerirla inconsapevolmente, insieme alla grande quantità di grassi idrogenati che contiene. Ecco perché ogni consumatore dovrebbe considerare le modifiche chimiche e le conseguenze nutrizionali che le lavorazioni industriali degli oli vegetali comportano! Abbiamo il diritto di sapere cosa mangiamo e cosa rischiamo, non sei d’accordo?

Le industrie alimentari convertono, con il processo di idrogenazione, grossissime quantità di oli vegetali in margarina, passando da una materia prima liquida ad un prodotto solido, o semi-solido, con un più alto punto di fusione. E come avviene precisamente tutto ciò?

Questa variazione fisica non è altro che la manifestazione tangibile di un cambiamento chimico. Infatti, con l’idrogenazione si effettua uno “spostamento di posizione” (con alti valori di pressione e temperatura) degli atomi di idrogeno (H) che vengono aggiunti lì dove sono presenti dei doppi legami carbonio-carbonio (C=C) nelle catene carboniose degli acidi grassi insaturi degli oli vegetali. Il tutto si realizza in camere pressurizzate con idrogeno gassoso (H2) e nichel come catalizzatore.

Questo, apparentemente semplice, spostamento, in realtà fa cambiare la conformazione della molecola, che da isomero cis diventa isomero trans, la terza classe di grassi alimentari!

Per questo motivo i grassi idrogenati, contenuti nella margarina, vengono anche chiamati grassi trans o TFA (Trans Fatty Acids = Acidi Grassi Trans). I due isomeri (cis e trans) di uno stesso acido grasso hanno la stessa composizione in atomi, ma una struttura tridimensionale diversa. Vediamo insieme in cosa consistono tali differenze nel prossimo approfondimento!

Puoi approfondire gli effetti sulla salute dei grassi idrogenati.

Struttura dei grassi saturi, insaturi cis ed insaturi trans.

Nel paragrafo precedente abbiamo visto che i doppi legami tra gli atomi di carbonio della catena carboniosa caratterizzano gli acidi grassi insaturi e fanno sì che si possano distinguere da quelli saturi (presenti nel burro e nel grasso animale).

Questi ultimi, difatti, possiedono una struttura molto lineare perché hanno solo legami carbonio-carbonio monovalenti (C-C), per questo si compattano molto stretti tra loro, a formare dei grassi solidi a temperatura ambiente. Gli acidi grassi insaturi, invece, presentano uno (monoinsaturi) o più (polinsaturi) doppi legami C=C, e, in corrispondenza di ognuno di questi, una curvatura della catena carboniosa.

I trigliceridi insaturi, poiché composti da acidi grassi non lineari ma curvi, si assemblano meno compattamente, dando luogo a fluidi come appunto gli oli vegetali, liquidi a temperatura ambiente. Nella catena carboniosa di un acido grasso insaturo, ogni atomo di carbonio, unito ad un altro da un legame bivalente C=C, lega un altro carbonio (C) e un atomo di idrogeno (H). In base a come si dispongono questi atomi di Idrogeno, l’uno rispetto all’altro, si potrà distinguere tra l’isomero cis o trans dell’acido grasso.

Nello specifico, l’isomero cis presenta gli idrogeni, legati ai carboni del doppio legame, posizionati sullo stesso piano tridimensionale; mentre gli idrogeni dell’isomero trans si trovano posizionati su piani opposti.

Strutturalmente, il legame trans mostra una piegatura della catena carboniosa molto ridotta, rispetto a quella presente in corrispondenza del doppio legame cis. Infatti, la molecola di un acido grasso trans è lineare e compattabile quasi quanto quella di un acido grasso saturo, per questo forma una sostanza solida o quasi. 

Perché i grassi trans della margarina fanno tanto male?

I grassi trans, sebbene insaturi, vengono riconosciuti e metabolizzati dal nostro organismo come grassi saturi, ma hanno un effetto ancora più nocivo!

Da diversi studi, condotti dal 1990 ad oggi, si è visto che questi non solo fanno aumentare la concentrazione ematica delle LDL (come i grassi saturi) ma anche diminuire quella delle HDL, classificandosi così come i peggiori nemici della nostra salute cardiovascolare.

Pertanto, anche se sulle confezioni delle margarine contenenti grassi idrogenati trovi scritto a caratteri cubitali “non contiene colesterolo”, l’alimento è da considerarsi comunque altamente colesterolemizzante. Infatti, sui livelli ematici di colesterolo, non influisce soltanto la quota introdotta con l’alimentazione (colesterolo esogeno), ma in presenza di una dieta ricca di trigliceridi difficilmente digeribili (presenti nei grassi saturi e trans), ne viene prodotta un’altra percentuale dal nostro organismo (colesterolo endogeno) per poter veicolare, sotto forma di LDL, i lipidi nel circolo sanguigno!

Inoltre, il consumo di grassi trans ha anche altre ripercussioni sul nostro organismo:

Proprio per tutti questi motivi, nel 2002, l’Accademia Americana delle Scienze ha stabilito per i grassi trans un introito massimo giornaliero pari a zero, perché essi non comportino danni, anche a lungo termine, alla salute.

Da ciò ne deriva che, assumendo margarina, ci illudiamo di introdurre dei grassi vegetali, quindi buoni perché polinsaturi, ma in realtà stiamo ingerendo il grasso più deleterio in assoluto sotto tutti i punti di vista!

TFA “naturali” vs “artificiali”.

Da quanto è stato detto finora, potresti facilmente pensare che esistano solo TFA artificiali, ma è la verità? Non proprio, come ora ti spiegheremo.

È vero che quasi tutti gli acidi grassi insaturi si trovano in natura come isomeri cis, ma, per esempio, durante la digestione dei ruminanti si vengono a formare degli isomeri trans. Quindi, nei prodotti derivati dai ruminanti (carni bovine e ovine, latte, burro), ma anche nel latte umano, è possibile trovare grassi trans in una percentuale minore del 10%.

I grassi trans naturali sono simili, ma diversi da quelli artificiali: hanno, infatti, lo stesso numero di carboni, ma è differente la posizione dei doppi legami, così come differiscono anche per la loro composizione.

Sembra, poi, che i grassi trans naturali non abbiano sul nostro organismo lo stesso effetto negativo di quelli artificiali, anche se gli scienziati non sono ancora in grado di argomentare efficacemente queste differenze. Le opinioni, però, sono orientate decisamente in tal senso ed è giusto saperlo!

Dopo aver abbondantemente analizzato la margarina a livello scientifico, passiamo a trattare il lato giuridico. Cosa è stato fatto, o dovrà essere fatto, in Italia e all’estero da parte delle istituzioni per limitare i rischi dei cittadini? Vediamolo insieme.

Quali normative sulla margarina sono adottate all’estero?

 Nonostante i TFA siano presenti in quasi tutti i prodotti da forno, dolciari, merendine, biscotti, snack, creme spalmabili, caramelle, eccetera, è molto difficile scovarli e ancora di più evitarli, a causa della mancanza di una chiara legislazione sull’indicazione della presenza di grassi trans. Per prima cosa, come si comportano gli Stati esteri rispetto a tale problema?

Attualmente, in molti Paesi non esiste nessuna normativa che regolamenti le diciture sulle etichette ed i contenuti percentuali dei grassi trans degli alimenti. Infatti, la loro presenza può celarsi anche sotto le generiche diciture “oli vegetali” o “grassi vegetali” o “margarina” o “olio di semi di...”, senza alcuna distinzione e regolamentazione. Assurdo, vero?

Altri Paesi, invece, sarebbero da prendere d’esempio, come Canada, Stati Uniti e Australia che rispettivamente già dal 2003, 2006 e 2007 hanno imposto l’indicazione obbligatoria sulle etichette delle quantità di TFA contenute negli alimenti. Ancora meglio hanno fatto gli Stati di New York, California, Danimarca, Austria, Svizzera, Islanda e Svezia che, non senza difficoltà, hanno imposto un limite massimo in percentuale (5 o 2%) di TFA contenuti negli alimenti, sia commercializzati direttamente che serviti in ristoranti e fast food.

Scopriamo adesso, nel prossimo paragrafo, come si esprime a tal proposito la legislazione italiana!

Leggi in vigore in Italia su questo discusso alimento.

Innanzitutto, per la legge italiana la margarina non deve superare l’1% di acidità e il 2% di umidità né contenere tracce di catalizzatore (nichel), di idrocarburi minerali e di grassi del latte.

Per quanto riguarda le denominazioni ufficiali, viene approvata quella di “margarina leggera a ridotto apporto di grassi” per i prodotti che abbiano un contenuto in grassi del 60-62%, anziché dell' 80%, e quella di “margarina leggera a basso tenore di grassi” o “dietetica” o “light”, per quantità di grassi comprese tra il 40 e il 42%.

Oltre a ciò, nelle tabelle nutrizionali della margarina, come di tutti gli altri alimenti, deve essere sempre specificata la quantità di grassi presente nel prodotto, a volte suddivisa in saturi ed insaturi, ma quasi mai viene indicata quella dei grassi trans, che invece costituisce un dato importantissimo, come abbiamo visto. Una grave mancanza, questa, da imputare sicuramente a leggi confuse e poco aggiornate, che non impongono l’obbligo di riportare sulle confezioni dei prodotti un’informazione fondamentale per la nostra salute. Diciamo pure che non è questo il caso in cui:

Il quadro che si è delineato, dal punto di vista legislativo, è davvero sconfortante. Ma quali sono le cause di questa situazione? Proviamo a tirare le somme.

Dopo aver capito ciò che si cela sotto il nome "margarina", forse ti sarà difficile fare la spesa senza avere il dubbio di non decifrare bene le etichette, se tieni all’alimentazione e, di conseguenza, alla tua salute!

Non sarebbe più opportuno che fosse il governo a tutelarci con delle normative dirette ai produttori, per darci una maggiore serenità nel consumo degli alimenti ed una prospettiva di vita migliore, per noi e per i nostri figli? Ovviamente, si tratta di una domanda retorica!

Purtroppo, infatti, c’è un interesse economico molto forte da parte di industriali, ristoratori e produttori, che si giovano di notevoli risparmi e facilitazioni nelle lavorazioni con l’utilizzo di ingredienti contenenti grassi idrogenati, ragion per cui conviene a molti che la situazione, a livello legislativo, resti così com’è!

In realtà, considerando che le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte nell’Unione Europea, con quasi 2 milioni di vittime l’anno, e che le cure ad esse dedicate comportano una spesa pubblica annuale di 169 miliardi di euro, quanto e quanti ne gioveremmo se si attuassero delle normative contro gli alimenti che più e più volte sono stati condannati come cause confermate al peggioramento di queste stesse patologie?

Anche in questo caso la risposta appare superflua! Speriamo che le autorità competenti, usando un po’ di buonsenso, arrivino presto alle medesime conclusioni.

Senza idrogenati è meglio? Classifica dei grassi più dannosi.

 Provi un po’ di confusione dopo tutte queste informazioni? Non preoccuparti, è normale! Per rimediare ti forniamo qualche consiglio!

Vista la mancanza di iniziative da parte dello Stato, gIi stessi produttori di margarina stanno cercando di attuare degli accorgimenti per ottenere prodotti più sani, per esempio sostituendo il processo di idrogenazione con quello di transesterificazione, che permette di ricombinare la posizione degli acidi grassi nei vari trigliceridi, realizzando margarine dietetiche prive, o quasi, di acidi grassi trans.

La margarina a basso tenore di grassi, non contenente idrogenati, ha un apporto calorico di 540 kcal per 100 g di prodotto, ma dobbiamo sempre considerare la quantità non indifferente dei grassi saturi, presenti nel 22,3 % di prodotto.

Non lasciarti ingannare, quindi, da quel che vorrebbero farci credere, perché in una margarina a basso tenore di grassi, rispetto ad una normale, diminuiscono solo i valori dei grassi monoinsaturi e polinsaturi mentre la quantità dei saturi è pressoché identica. Certamente, in questo caso, parliamo di un prodotto meno calorico ma non proprio naturale e leggero: è pur sempre un grasso da cucina! Perciò ti suggeriamo di cercare sempre sulle etichette la rassicurante scritta “non contiene grassi idrogenati”, soprattuto nello scompartimento di merendine, biscotti, prodotti da forno e dolci vari, perché la sua assenza, in questa tipologia di alimenti, è già indice della presenza di TFA!

Tuttavia, c’è da dire che anche il burro non è il massimo per chi vuole seguire una dieta equilibrata. Dunque, se proprio non puoi evitare di usare sporadicamente un grasso solido per le tue ricette, ti consigliamo di scegliere tra la margarina senza grassi idrogenati a ridotto contenuto di grassi, con la consapevolezza di stare consumando un prodotto non naturale, oppure di prediligere la genuinità del più “antico” burro, sapendo però di introdurre non pochi grassi saturi.

Per aiutarti a sciogliere i tuoi dubbi alimentari ti proponiamo un elenco, in ordine di insalubrità, dei grassi alimentari, dal più al meno dannoso:

Alimento

Grassi

saturi

Grassi

monoinsaturi

Grassi

polinsaturi

Valutazione

Margarina

26,43%

36,78%

17,64%

Burro

48,78%

23,72%

2,75%

Margarina non idrogenata a basso tenore di grassi (60%)

22,3%

26,4%

11,1%

Olio di semi di mais

14,96%

30,66%

50,43%

Olio di semi di soia

14,02%

22,76%

58,96%

Olio di semi di girasole

11,24%

33,37%

50,22%

Olio di oliva

16,16%

74,45%

4,84%

Olio extra vergine

di oliva

4,46%

72,95%

7,52%

*di questi non ci è dato sapere quanti siano TFA.

Come preparare la margarina in casa?

 Infine, abbiamo pensato anche a chi non vuole proprio rinunciare ai grassi solidi in cucina, pur escludendo quelli commercializzati perché troppo nocivi.

Se è questo il tuo caso e la buona volontà non ti manca, ti consigliamo di preparare con le tue stesse mani, davvero naturalmente, una margarina fatta in casa! Come? La procedura è molto semplice: miscela in un frullatore un composto ottenuto con il 70% di olio di semi di girasole oppure di oliva, il 20% di acqua e il 10% di lecitina di soia. Frulla finché non ottieni un impasto piuttosto denso e conservalo in freezer per renderlo più solido. Voilà, la margarina fai da te è pronta!

E con questa ricetta molto particolare, l’articolo si conclude.

Ci auguriamo che i nostri consigli ti siano utili! Almeno, ne siamo certi, ora sai molto meglio come difenderti dalle tante insidie nascoste nell’apparentemente innocua margarina, vero?

Supervisione: Maria Grazia Cariello Collaboratori: Dott.ssa Serena Chiaramonte biologa - Dott.sa Luigia Torrusio