Problemi di memoria.

A chi non è mai capitato di vedere una persona di cui si riconosce il viso ma di cui non si ricorda assolutamente il nome? Questo è il più tipico degli esempi dei problemi di memoria. A volte può trattarsi di episodi occasionali, dovuti magari ad un periodo molto stressante; se però tendono a ripetersi forse sarebbe meglio consultare un medico, meglio se specialista, quindi un neurologo. Di seguito vengono riportate informazioni sui più frequenti problemi di memoria e sulle possibili soluzioni per aiutare ad identificarli e capire come affrontarli.

Problemi di memoria

    Indice Articolo:

  1. Amnesia: caratteristiche
  2. Cause dei problemi di memoria
    1. Amnesie regredibili
    2. Amnesie patologiche
    3. Problemi di memoria e fasi di vita
    4. Nei bambini: i disturbi dell’apprendimento
    5. Nei giovani: stress e studio
    6. Negli anziani
    7. In gravidanza
    8. In menopausa
  3. Come si cura la memoria
  4. Prevenzione
  5. Approfondimenti

Perdita di memoria: a breve ed a lungo termine.

La memoria, cioè l’immagazzinamento da parte del nostro cervello di informazioni provenienti dal mondo che ci circonda, è una delle attività più affascinanti che esso possa compiere. Responsabili della memoria sono i neuroni, che hanno il compito di “trattenere” queste informazioni e rielaborarle ogni volta che ce n’è bisogno. Tuttavia, il nostro cervello è una macchina perfetta, ma se posto a stimoli eccessivi si può inceppare.

Ecco quindi che nascono i problemi: disturbi dell’attenzione, difficoltà di concentrazione, ma soprattutto, tra i più diffusi, la perdita della memoria, altrimenti detta amnesia: di essa ci occupiamo nei paragrafi che seguono.

In base ai ricordi che vengono persi con l’amnesia, essa può essere di tre tipi.

Retrograda: se il soggetto colpito non ricorda nulla di ciò che è accaduto prima della perdita di memoria, ma ricorda benissimo tutto ciò che è accaduto dopo;si ha dunque una lesione della memoria a lungo termine;

Anterograda: se il soggetto colpito non riesce a immagazzinare nuove informazioni, ma ha mantenuto invece intatti tutti i ricordi dei tempi precedenti all’evento traumatico; si ha dunque una lesione della memoria a breve termine;

Globale: il soggetto colpito presenta entrambe le forme di amnesia, retrograda e anterograda.

In base invece alla causa dell’amnesia, cioè all’evento che la causa, e a come il nostro cervello reagisce, le amnesie possono essere di tre tipi.

Transitorie: sono le amnesie che colpiscono in seguito ad un avvenimento traumatico, e che regrediscono spontaneamente quando il trauma viene superato; colpiscono all’improvviso, cosicché tutto ad un tratto non ci si ricordi più perché ci troviamo in un determinato posto, come ci siamo arrivati, e come tornare a casa. L’unica cosa che si ricordano sono le informazioni personali, quindi nome, cognome ecc. Dopo un lasso di tempo di qualche ora la situazione torna alla normalità, e dell’amnesia non vi è più nessuna traccia.

Stabili: sono le amnesie che colpiscono in seguito ad un avvenimento traumatico ma che non regrediscono spontaneamente.

Progressive: sono le amnesie che colpiscono in seguito a processi degenerativi del sistema nervoso, riconducibili a malattie vere e proprie oppure al semplice avanzare dell’età.

Cause dei problemi di memoria.

Le cause delle amnesie possono essere tra le più svariate. Sicuramente in tutti i tipi di amnesia vi è una degenerazione dei neuroni addetti alla conservazione delle informazioni, tuttavia bisogna distinguere i casi in cui l’amnesia può regredire e l’amnesia che invece quando colpisce non lascia più, anzi può andare solo a peggiorare.

Amnesie regredibili.

La perdita di memoria può essere condizione temporanea, e quindi regredibile nel momento in cui regredisce la causa che la provoca: ansia, stress. o depressione sono le cause principali, ma anche alcune patologie possono provocare un’amnesia che regredisce quando viene curata la causa.

Amnesia da ansia o stress: lo stress, si sa, è il peggiore nemico del nostro organismo. I modi in cui può influire su di noi, ma soprattutto sul nostro sistema nervoso, sono moltissimi, e l’amnesia è uno di questi. in un periodo in cui si è particolarmente stressati è come se il nostro cervello lavorasse così tanto da “entrare in sciopero” a un certo punto, facendoci perdere la memoria sia a lungo che a breve termine; infatti le amnesie da stress sono in genere globali, ma per fortuna transitorie, quindi regrediscono dopo un lasso di tempo che varia di persona in persona. Chi ne viene colpito si spaventa molto, magari fa una corsa al Pronto Soccorso, ed effettua tutti gli esami del caso per poi sentirsi diagnosticare solo un eccessivo livello di stress. E’ come se il nostro cervello abbia mandato un SOS, e abbia voluto farci prendere un bello spavento per farci capire che forse è giunto il momento di staccare la spina; la cosa migliore che possiamo fare è, ovviamente, seguire il suo suggerimento.

Depressione: l’amnesia può essere conseguenza della depressione, il cosiddetto “male di vivere”. In realtà all’inizio non sempre si tende a collegare l’amnesia alla depressione; può capitare che un soggetto depresso sia colpito da una breve amnesia e lo consideri un ulteriore motivo di sconforto, non sapendo che invece in questi casi è quasi usuale che il cervello faccia i capricci. Già, perché in questi casi non si tratta di una vera e propria perdita di memoria, ma di una difficoltà nel ricordare, nell’estrarre episodi specifici dal nostro passato; è come se ci si rifiutasse di farlo. Infatti si può ricordare il giorno successivo quello che il giorno precedente non si ricordava assolutamente, e soprattutto, cosa importante, una volta guariti dalla depressione si riacquisteranno tutti quei ricordi che si credevano perduti.

Post- anestesia: l’anestesia è la somministrazione di un sedativo indotto ad un paziente che deve subire un intervento chirurgico, per non fargli sentire il dolore mentre i chirurghi lavorano sul suo corpo. L’amnesia può essere conseguenza dell’anestesia, ma solo dell’anestesia totale, cioè l’anestesia con cui il paziente viene completamente “addormentato”, in quanto appunto si ha un coinvolgimento del cervello, che perde completamente conoscenza per un tot di ore. Quando l’effetto dell’anestesia svanisce, passerà anche l’amnesia, che comunque sarà sempre rimasta circoscritta agli eventi che riguardano l’intervento, quindi non si può parlare di amnesie anterograde né retrograde, ma semplici amnesie transitorie quindi del tutto reversibili.

Al risveglio: può capitare che l’amnesia colpisca dopo un sonno lungo e riposante interrotto improvvisamente, per cui ci si ritrova nel letto senza sapere che giorno è e cosa si debba fare in quella giornata, oppure in altri casi si arriva a dimenticare persino dove ci si trova e a non riconoscere la propria casa. In genere si tratta di amnesie che spariscono da sole, così poco importanti dal punto di vista neurologico da non essere nemmeno annoverate tra i veri e propri tipi di amnesia, in quanto sono totalmente reversibili e hanno una durata breve e circoscritta.

Tiroide: anche una ghiandola endocrina come la tiroide può essere responsabile dell’amnesia, in maniera più o meno grave. Nei casi più gravi disfunzioni della tiroide come l’ipotiroidismo possono portare alla demenza vera e propria, soprattutto nei soggetti più anziani; nella maggior parte dei casi però si tratta di situazioni reversibili, in quanto regrediscono subito quando, attraverso una specifica terapia, la tiroide ritorna a funzionare perfettamente.

Epilessia: l’amnesia può essere anche conseguenza dell’epilessia. Le crisi epilettiche si manifestano con la perdita di coscienza, il soggetto colpito può essere colpito da spasmi muscolari ma non è assolutamente cosciente di quanto sta accadendo. Quindi è normale che, terminata la crisi, non ricorderà nulla di quanto è accaduto negli ultimi minuti. Si tratta comunque di un’amnesia transitoria, che non comporta ulteriori problemi né conseguenze gravi, ma è legata alla crisi in sé e quindi totalmente reversibile dopo la sua fine.

Amnesie patologiche, non regredibili.

I problemi di memoria dovuti alle seguenti patologie sono purtroppo irreversibili, in quanto conseguenza di gravi malattie degenerative che provocano severi danni ai neuroni e che col tempo peggiorano.

Schizofrenia: l’amnesia è solo una delle tante conseguenze delle gravi malattie degenerative, e la schizofrenia non fa eccezione. Spesso i soggetti malati di schizofrenia perdono la memoria a breve e a lungo termine, e in questo caso si tratta di demenza vera e propria in quanto il soggetto colpito può arrivare a perdere completamente la memoria per rifugiarsi in un mondo tutto suo senza ricordi, quindi senza la possibile distinzione della sua vita in passato, presente e futuro.

Morbo di Parkinson: anche il morbo di Parkinson è una malattia degenerativa che va a ledere i neuroni, e quindi va a privare il soggetto colpito di tutte quelle attività di cui essi sono responsabili, in primis la memoria. Le amnesie sono quindi una delle tante conseguenze del morbo di Parkinson, anzi molte volte sono proprio il sintomo principale che permette di diagnosticare la malattia, in quanto tra i primi a insorgere, insieme ai tremori. La perdita di memoria nel Parkinson è graduale, e si manifesta in forme più gravi nei soggetti più anziani, ma comunque sin dalla sua comparsa è difficile che regredisca, per andare invece sempre più a peggiorare.

Alzheimer: l’Alzheimer è la malattia della memoria per eccellenza, è il grande spauracchio di chi soffre di amnesia; nel caso in cui si abbia una piccola perdita di memoria, subito si pensa a questa terribile malattia credendo che stia colpendo anche noi. In realtà non è così, come abbiamo già visto l’amnesia è nella maggior parte dei casi transitoria, e l’Alzheimer è solo l’ultima spiaggia nella diagnosi di malattie degenerative. Quello che è certo è che nel caso la malattia sia diagnosticata, si tratta di una condizione irreversibile, che può essere curata attraverso dei palliativi ma che farà il suo corso fino a distruggere completamente la persona, facendole perdere la propria identità.

Problemi di memoria e fasi di vita.

Di solito i problemi di memoria si associano all’avanzare dell’età, si pensa che il nostro cervello stia invecchiando quindi è normale che inizi a fare i capricci. In realtà non è così, perché i disturbi della memoria possono colpire a prescindere dall’età, tant’e vero che possono arrivare a colpire anche i bambini e i giovani. Inoltre è possibile che i disturbi della memoria si presentino in particolari momenti della nostra vita: oltre ai periodi di stress, come abbiamo già visto, i periodi più a rischio sono quelli della gravidanza o della menopausa per le donne.

Nei bambini: i disturbi dell’apprendimento.

I problemi di memoria legati ai primi anni di vita dei bambini spesso vengono diagnosticati attraverso il processo di apprendimento, e quindi a scuola. Sin dalla scuola materna si può capire se un bambino ha problemi di memoria, analizzando come risponde agli stimoli proposti dalle maestre: se non riesce a rimanere al livello dei suoi compagni, è possibile che abbia qualche disturbo. In genere si tratta di problemi non allarmanti, che con una cura appropriata possono scomparire man mano che il bimbo cresce; l’unica soluzione però per trovare tale cura è la diagnosi. I problemi della memoria nei bambini riguardano perlopiù la mancata capacità di immagazzinare le informazioni nel cervello, e quindi di ripescarle nel momento opportuno; problemi della memoria a breve termine, che impediscono di lavorare su informazioni appena immagazzinate nel cervello; problemi nella memorizzazione di liste di elementi, di cui spesso i bambini ricordano quelli più irrilevanti piuttosto che quelli necessari al processo di apprendimento. Nei casi più gravi, il bambino non riesce ad acquisire il meccanismo del linguaggio, per cui può avere problemi anche a parlare, disturbo che richiede l’immediato intervento del supporto di un logopedista.

Nei giovani: stress e studio.

I giovani, soprattutto gli adolescenti, sono tra coloro che meno di tutti gli altri dovrebbero essere colpiti da crisi di perdita di memoria, in quanto nell’adolescenza il cervello è nella piena fase del suo sviluppo. Di solito infatti i problemi dell’apprendimento si manifestano nell’età infantile, e quelli relativi a malattie degenerative in età adulta. Gli unici problemi di memoria che si possono trovare a dover affrontare i giovani sono quindi perlopiù quelli legati a forti carichi di studio e di stress di esami, facilmente gestibili con blande terapie e riposo.

Diverso invece è il caso in cui il meccanismo di immagazzinamento dei dati, ed il cervello in genere subiscano dei dati a causa dall’abuso di alcool o di sostanze stupefacenti che possono danneggiare seriamente i neuroni. Nelle nuove generazioni che iniziano in età precoce a bere alcoolici e usare sostanze eccitanti è frequente che i ragazzi inizino sin dalla giovane età a perdere di attenzione e lucidità. Nel caso in cui invece non ci sia una causa di questo tipo alla base dei problemi di memoria, forse sarebbe meglio indagare nella psiche del ragazzo, perché a questa età non è infrequente che si manifestino le conseguenze di traumi subiti nell’infanzia, facilmente risolvibili inseguito ad un’appropriata terapia psicologica.

Problemi di memoria negli anziani.

La perdita di memoria negli anziani è forse la meno preoccupante, in genere si attribuisce la colpa delle amnesie all’avanzare dell’età e non ci si fa caso più di tanto, imparando a conviverci. Ma perché privarsi di un cervello ancora attivo e funzionante, che permetta di svolgere le nostre usuali attività quotidiane anche quando si è più anziani? I rimedi per curare i disturbi della memoria ci sono, e sono attuabili dai giovani tanto quanto dagli anziani; approfondiremo il discorso qualche paragrafo più avanti.

In gravidanza.

Per quanto riguarda i problemi di memoria in gravidanza, ci sono due correnti di pensiero opposte. Se degli studi condotti da scienziati inglesi sembrano confermare la connessione tra dolce attesa e amnesie, altri studi non condividono quest’opinione, e attribuiscono la perdita di memoria in gravidanza al forte stress a cui le future mamme sono sottoposte. In ogni caso non è importante capire il perché, ma comunque è sufficiente sapere che appena sarà nato il bebè la situazione tornerà alla normalità, in quanto l’organismo si ristabilizzerà e quindi non ci saranno danni permanenti al cervello.

La memoria in menopausa.

Sebbene le donne in menopausa lamentino molto più spesso delle altre problemi alla memoria, degli studi condotti su questo argomento hanno dato dei risultati sorprendenti, dimostrando come in questa particolare fase della vita della donna la memoria, anziché diminuire, aumenti. Semplice suggestione quindi? Per la maggior parte dei casi sì, visto che degli episodi di amnesia in menopausa possono avvenire, ma perlopiù nei primi due anni, inoltre sono facilmente curabili con le soluzioni più consone a ciascuna persona, e non sono assolutamente allarmanti.

Come si cura la memoria.

Le cure per i problemi di memoria variano in base al problema lamentato dal soggetto colpito, e raramente sono generalizzabili ma hanno bisogno di essere pensate singolarmente in relazione ad ogni singola persona.

Nel caso in cui la perdita di memoria appaia sempre più frequentemente ma non vi siano cause gravi alla base, come traumi o malattie, spesso è sufficiente fare una cura a base di fosforo o magnesio, i due minerali che si ritengono principalmente responsabili della memoria.

Il fosforo dovrebbe essere assunto in una dose massima di 800mg al giorno, e lo si trova soprattutto nel pesce, ma anche nella carne, nelle verdure nel latte e nei legumi.

Il magnesio invece dovrebbe essere assunto in una dose massima di 400mg al giorno, e lo si trova soprattutto in cibi come frutta secca, cacao in polvere, riso e cerali vari.

Nel caso in cui la perdita di memoria sia dovuta ad un evento traumatico, magari subito in giovanissima età o nell’infanzia, l’unico modo per risolvere definitivamente il problema è la terapia psicologica, condotta da uno psicologo o da uno psichiatra. Spesso in questi casi la perdita della memoria è dovuta al tentativo inconscio di rimuovere l’evento, e solo sviscerandolo attraverso delle specifiche tecniche psicologiche si riuscirà a superarlo. Ci vorrà un po’ di tempo, non sarà una guarigione immediata, ma a lungo andare si vedranno i risultati.

Nel caso in cui i problemi relativi alla memoria dipendano da una malattia vera e propria che riguarda il sistema nervoso, è ovvio che l’unico modo per risolverli consiste nell’assunzione di farmaci. Tuttavia bisognerebbe lasciare questa soluzione come ultima spiaggia, quando proprio non se ne può più fare a meno, e soprattutto mai affidarsi ai consigli che si leggono su internet, o al passaparola! Bisogna sempre consultare il medico, che saprà indicare per ciascun caso i farmaci più adeguati, basandosi sulla storia clinica del paziente e sulla sua tollerabilità a determinati farmaci piuttosto che ad altri.

Prevenzione per i problemi di memoria.

Onde evitare di incappare in fastidiosi problemi con la memoria, se non nelle malattie vere e proprie, descritte nel paragrafo precedente, si possono seguire dei piccoli accorgimenti per mantenere il nostro cervello in uno stato sempre attivo e quindi migliorare la memoria.

Dieta: Mantenere uno stile di vita sano, niente fumo, niente alcool, alimentazione corretta, quindi ricca in proteine e, nello specifico, grassi omega 3;

Attività: Esercitarsi quanto più possibile in un’attività fisica che impegni mente e corpo, ad esempio ottimo in tal senso è il pilates, che rilassa i muscoli e contemporaneamente lo spirito; d’altronde lo avevano già capito anche gli antichi romani: mens sana in corpore sano!

Allenare il cervello: Esercitare il cervello quanto più possibile per evitare che si atrofizzi: sudoku, cruciverba, giochi linguistici, sono ottimi per risolvere i problemi di memoria. Oggi in edicola si possono trovare anche dei giornali o comunque raccolte specifiche per l’allenamento della mente, con giochi che vanno a stimolare le diverse aree della corteccia cerebrale, inclusa quella dedicata alla memoria.

Controlli: Effettuare dei periodici check-up che verifichino lo stato di salute del nostro cervello recandosi presso medici specialisti, soprattutto neurologi; un’alternativa potrebbe essere quella di cercare ogni anno il giorno o la settimana interamente dedicati al cervello e alla memoria, in quanto in queste occasioni spesso gli specialisti offrono a chiunque voglia delle consulenze gratuite.

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