Ansia da separazione negli adulti e nei bambini: sintomi, cause e cure

Consulente Scientifico:
Dottoressa Enza Perilli
(Specialista in psicologia e medicine naturali)

Come si manifesta l’ansia da separazione nei bambini? E negli adulti? Scopriamo i sintomi del disturbo ed i possibili rimedi, capiamo insieme come riconoscere se ci troviamo di fronte ad una situazione passeggera o ad un quadro clinico più complesso, ma soprattutto cerchiamo di comprendere qual è l’approccio corretto per evitarne l’insorgenza.

    Indice Articolo:
  1. Cos’è?
  2. Sintomi nel bambino e negli adulti
  3. Le cause
  4. Test
  5. Rimedi pratici
  6. Cure

Il Disturbo da Ansia da Separazione (D. A. S.): come ne parlano i manuali diagnostici?

Nei manuali psicodiagnostici, come il DSM-IV, superata una certa soglia ed entro una certa età, l'ansia da separazione viene considerata un disturbo. L'età d'esordio del disturbo d'ansia da distacco è generalmente l'infanzia, anche se può fare la sua prima comparsa anche in età adolescenziale, tanto che alcuni manuali specialistici lo considerano diagnosticabile fino ai 18 anni. Questo significa che non si può avere un disturbo d'ansia da separazione da adulti? Non è proprio così, come vi spieghiamo in questo articolo.

Ansia da separazione e attaccamento, le due facce di una stessa medaglia.

Con la parola “attaccamento” gli esperti fanno generalmente riferimento all’immagine del bambino che si dispera quando il genitore va via. In realtà, l’ansia da separazione è un fenomeno che non riguarda solo il mondo dell’infanzia. L’attaccamento, infatti, qualsiasi sia l’età in cui questo si verifica, può generare apprensione ed angoscia nel momento in cui ci si trovi davanti ad un’assenza imprevista. 

Vedere insieme la teoria dell'attaccamento, inaugurata da J. Bowlby e a cui fa riferimento la Psicologia dello sviluppo, ci aiuta nella comprensione del disturbo di ansia da separazione (quale che sia il suo momento d’insorgenza nella nostra vita!), dato che i due fenomeni non possono essere considerati divisi. Potremmo definire il disturbo di ansia e l’attaccamento come  aspetti complementari di un unico problema (ecco perché parliamo di facce di una stessa medaglia) che insorge in particolari condizioni.  Secondo la scuola di pensiero di Bowlby, infatti, l’ansia del distacco da una persona si manifesta non in base ad un’età definita, ma solo se con questa si é stabilito un particolare legame antecedente, quello di cui parla, appunto, la Psicologia infantile.

Angoscia da abbandono: capriccio inconsolabile o pianto patologico?

Seguiamo anche noi l’esempio del rapporto bambino-genitore, presente in tutti i manuali di Psicologia dell’evoluzione, e vediamo come l’ansia da abbandono e l'attaccamento siano strettamente collegati fin dai primi mesi di vita.

Il neonato, nonostante la lunga gestazione, non differenzia gli adulti che gli prestano le cure di cui necessita. Proprio per questo motivo, egli non potrebbe essere angosciato dal distacco di queste figure nel caso esse venissero rimpiazzate da altre, ma gli basterebbe essere nutrito e soddisfatto nei suoi bisogni primari.  

Ma cosa succede non appena si stabilisce un legame consapevole tra genitore e bambino?

La risposta è sotto gli occhi di tutte le mamme e i papà: inizia l’età dei capricci, dei pianti e delle urla, perché il bambino comincia ad avvertire la mancanza dell'adulto quando questo va via.

Il riconoscimento dell'adulto di riferimento avviene abbastanza precocemente, quindi già a partire dai 6 - 8 mesi il bimbo manifesta paura dell'estraneo, cioè ha reazioni particolari di disagio se viene lasciato solo con persone a lui sconosciute. Quando questo accade vuol dire che il bambino non solo riconosce perfettamente i volti familiari da quelli nuovi, ma ha anche sviluppato un attaccamento alle figure familiari (infatti, al ritorno del genitore, il bambino tollera la presenza dell'estraneo perché si sente al sicuro). 

Anche se ci sono dati discordanti circa la prima manifestazione dell'ansia da separazione (esistono molte variazioni inter-individuali), possiamo dire che questa si manifesta a partire dal momento in cui si é stabilito un legame di attaccamento con la figura di riferimento del bambino.

Curiosità.

Secondo la Psicologia dello sviluppo, quando il bambino non mostra più interesse per il classico gioco del "cucù" egli ci dice che, grazie alle esperienze fatte, ha acquisito la "permanenza dell'oggetto" (quindi sa perfettamente che se la mamma va via dal suo campo visivo non vuol dire che non esiste più o che è sparita per sempre... ormai sa benissimo che tornerà!). Il concetto di permanenza viene totalmente acquisito intorno agli 8 mesi, età entro cui - se si è stabilito un legame sicuro con i genitori - il bambino si fida della madre e del padre e percepisce il loro amore, quindi non ne teme il distacco.

Come facciamo a capire se il bambino ha elaborato il distacco dai genitori quando questi non sono presenti? 

Se manifesta reazioni non eccessive (come piagnucolare per poco o non farlo affatto), vuol dire che egli considera la figura di riferimento una "base sicura" da cui partire per esplorare il mondo e a cui può fare ritorno dopo aver conosciuto cose nuove, convinto di ritrovarla lì ad aspettarlo. 

Se, invece, il bambino soffre in modo eccessivo ed inconsolabile, questo vuol dire che nei primi mesi di vita non si é stabilito un buon legame di attaccamento: è per questo motivo che egli si dispera quando la mamma va via, proprio perché teme che non farà ritorno. 

Possiamo quindi affermare che un legame solido fra genitore e bambino ridurrà al minimo le possibilità che questo viva con agitazione il distacco fra i due, mentre un attaccamento insicuro sarà più frequentemente collegato alle manifestazioni dell'ansia da separazione.

I sintomi della paura del distacco nei bambini.

A certe età è normale e fisiologico che il bambino pianga e tema che il distacco dalla mamma e dal papà possa essere definitivo e irreversibile. Quello che bisogna fare è prestare attenzione ad una reazione eccessiva, spropositata e duratura in caso di lontananza del bambino dalle figure familiari, perché tali atteggiamenti potrebbero essere i sintomi di un disturbo da ansia da separazione. Diamo un’occhiata ai segnali che un genitore attento non dovrebbe sottovalutare.

Quando gli adolescenti “non spiccano il volo”: la preoccupazione dell’allontanamento in adolescenza.

L’ansia da separazione può comparire anche in adolescenza poiché i ragazzi si devono preparare psicologicamente e fisicamente alla separazione dai genitori in quanto figure dispensatrici di cure e attenzioni.

La tendenza a non manifestare palesemente i sintomi e a non verbalizzare le angosce rispetto alle figure di attaccamento è tipicamente adolescenziale, perciò la sintomatologia dell'ansia da separazione non ha molto in comune con l'infanzia, eccetto che per incubi, problemi del sonno e sintomi neurovegetativi (tremori, palpitazioni, nausea, ecc.) che si presentano al pensiero del distacco, ad esempio, prima di una gita o di una notte fuori casa.

L'adolescenza è l'età della ribellione alle regole degli adulti, quella in cui si abbandona il “nido” familiare per volare con le proprie ali. Questo processo comporta il distacco dalle figure genitoriali legato ad un naturale bisogno di esplorare, crescere, scoprire il mondo in modo autonomo, al bisogno di seguire nuovi modelli di riferimento, di conformarsi alle mode del momento e di stringere legami con i pari.

Nonostante ciò, non è raro che proprio in adolescenza si manifestino sintomi d'ansia da distacco. Spesso questi sintomi sono dovuti ad un'eccessiva ambivalenza tra il bisogno e la paura di diventare autonomi che può generare conflitti inconsci che sfociano in un reale disturbo.

Il timore dell’abbandono da adulti e la sua origine nell’infanzia.

Se é vero che solitamente il disturbo da ansia di separazione esordisce in età infantile, esso può manifestarsi a tutte le età. Negli adulti che da piccoli hanno sofferto di disturbi d'ansia da separazione è possibile che tale sintomatologia si ripresenti negli anni successivi. Quindi è frequente che adulti ansiosi siano stati bambini con un disturbo da ansia da separazione e, viceversa, che bambini con disturbo d'ansia da separazione diventino adulti ansiosi. In genere i soggetti ansiosi fin da piccoli manifesteranno disturbi d'ansia da adulti, anche se la forma e l'oggetto delle preoccupazioni può cambiare. Si può avere ansia da separazione coniugale, con il partner come oggetto, ma spesso si hanno ansie immotivate per i genitori anziani o soli a casa e angosce nei periodi di distacco da questi, quasi a replicare lo stato ansioso dell’età infantile.

Ansia ed angoscia di separazione, i sentimenti che non hanno (apparentemente) un perché.

Dopo aver compreso i meccanismi che sottintendono alla generazione del disturbo d’ansia è necessario porsi una domanda precisa: "da cosa temiamo di essere abbandonati o allontanati? Qual è l’oggetto della nostra ansia di separazione?" Lo abbiamo già detto, si tratta di angoscia di perdita nei confronti di genitori o di persone da cui si teme il distacco, ma l'oggetto dell'ansia da separazione non necessariamente coincide con la causa apparente di tale sintomo, anzi, spesso questa è solo un sostituto, una metafora.

L'angoscia si può definire un affetto “senza nome” che non si riesce a tenere sotto controllo, poiché questo ci arriva alla coscienza in modo chiaro, anche se non riusciamo a definirne la causa. Non si sa cosa ci angoscia, ma sappiamo benissimo che siamo angosciati: il meccanismo alla base dell'ansia da separazione è che l'affetto si stacca dal suo nome. Il significante originariamente legato all'angoscia si slega da questa e si rifugia nell'inconscio. L'ansia da separazione è l'affetto che si registra a livello di coscienza, il nome da dare a questa ansia, cioè ciò che la spiegherebbe davvero ma che viene rimosso e relegato nell'inconscio. Per pacificare il soggetto é quindi necessario arrivare a trovare i significanti rimossi che potrebbero ridare all'angoscia il suo nome.

Le cause del D.A.S.: i motivi spiegati dalla psicanalisi.

Spesso si parla di angoscia da separazione, intendendo la medesima situazione clinica dell’ansia (i due termini sono spesso usati come sinonimi e provengono dal latino "angere", cioé stringere, soffocare). Ma a cosa serve l'ansia e perché si manifesta?

Il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, considera che l'ansia e l'angoscia funzionano allo stesso modo della paura: segnalano un pericolo e ci permettono di metterci in salvo. Ansia e paura sono quindi sinonimi? Assolutamente no, e ora vediamo il perché.

C'è una differenza di fondo che permette di distinguere la paura dall'ansia (o angoscia): la paura indica la presenza di un pericolo o di una minaccia tangibili, esterni. La fonte della paura si trova fuori e la reazione a tale minaccia è, spesso, la fuga. L'angoscia, invece, indica la presenza di un pericolo interno al soggetto, non ben definito ma altrettanto spaventoso. La reazione di fuga, in questo caso, é inutile... non si può fuggire da se stessi!

Se l’ansia é causata dalla sensazione di un pericolo interno ed è una reazione di difesa nei confronti di quest'ultimo si può rivelare positiva e utile.

Approfondisci la funzione dell'ansia naturale con cui il nostro organismo reagisce ad un evento ritenuto pericoloso.

Ma è proprio quando questa funzione di segnale fallisce che il soggetto si trova faccia a faccia con ciò che lo terrorizza, quindi con le proprie pulsioni più profonde e spaventose. È in questi casi che si manifesta l'ansia nella sua forma sintomatica e paralizzante, provocando uno stato di blocco totale, una sensazione di soffocamento. Ci si sente messi con le spalle al muro da un pericolo che  è troppo vicino, dovunque ed in nessun luogo allo stesso tempo.

Nel caso specifico dell'ansia da separazione, il pericolo è interno e sconosciuto, ma si manifesta con la paura di perdere per sempre qualcosa / qualcuno. Alla base c'è il contatto diretto con l'angoscia di morte, di fine, di abbandono, di perdita irrimediabile. Questa angoscia abbandonica viene canalizzata tutta verso le figure che danno amore e sicurezza fino a portare alla manifestazione di veri e propri attacchi di panico (i cui sintomi principali sono tachicardia, palpitazioni, sudorazione e la sensazione di pericolo e morte imminente in assenza di circostanze ragionevolmente pericolose). Alla base di ogni disturbo d'ansia si trova la medesima angoscia di morte, che può prendere varie forme e può focalizzarsi su oggetti diversi tra loro.

Un test specifico misura l'agitazione dei più piccoli: genitori, attenzione!

Un genitore conosce il proprio figlio, ed è per questo motivo che non deve confondere le manifestazioni di ansia con i banali capricci: se si tratta di ansia vera e propria nulla riuscirà a calmare il bambino, mentre se si tratta di un capriccio sarà sufficiente distrarlo con giocattoli o promesse per lui molto interessanti!

Dal momento che si tratta di un affetto che può diventare invalidante, l'ansia richiede una terapia se diventa eccessiva. Ma chi stabilisce quando è necessario chiedere il parere di uno specialista?

Spesso sono i genitori, esasperati, a chiedere aiuto ad un esperto. Le scenate dei figli che non vogliono dormire da soli, che non vogliono entrare in aula per restare con la mamma o che svegliano tutti di notte a causa degli incubi, sono i motivi che fanno capire ad un genitore che c'é qualcosa che non va. In questo casi cosa fare? Se il sintomo è di grossa portata é bene parlarne al pediatra che, se necessario, invierà il bambino ad uno specialista (psicologi dell'età evolutiva, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta). In genere, gli psicologi dell’età evolutiva fanno la diagnosi di D. A. S. a seguito di una valutazione tramite test specifici che misurano l’ansia. Se invece il sintomo è gestibile e non eccessivamente invalidante si può provare a rimediare seguendo dei semplici accorgimenti quotidiani. Scopriamo quali!

Rimedi pratici per affrontare lievi ansie da separazione nei bambini.

Non allarmarsi: come ogni affetto, l'ansia si "contagia" facilmente. Se il bambino é ansioso e ci lasciamo contagiare dalla sua ansia alimentiamo un circolo vizioso in cui ansia-genera-ansia. Cercare di restare sereni é un buon inizio per risolvere questo problema, anche perché spesso si tratta solo di una fase transitoria della sana crescita relazionale del bambino. Solo se manterremo la calma potremo calmarlo e rasserenarlo.

Aumentare coccole e attenzioni durante la giornata: siate presenti affettivamente non solo quando si manifesta l'ansia, altrimenti questo potrebbe diventare un modo per richiedere attenzioni. Il bambino deve sentire che ci siete e lo amate sempre, non solo quando piange o si dispera.

Offrire al bambino un "oggetto transazionale": bisogna procurarsi un oggetto a lui caro (ad esempio un peluche, una coperta, il ciucciotto) che nei momenti di separazione può aiutarlo a sostituire la presenza della figura che va via e a rassicurarlo in sua assenza.

Routine e rituali precisi: vanno introdotti dei “rituali” che possano aiutare il bambino a rendere prevedibile l'avvicinarsi del momento del distacco, di modo che l’evento venga vissuto in modo meno spaventoso e che il bambino possa prepararsi emotivamente ad esso. Un esempio di routine potrebbe essere: lavarsi, poi mettere il pigiama, poi bere la camomilla, poi lavarsi i dentini, poi leggere la fiaba preferita, poi il bacio della buona notte, poi spegnere la luce e poi dormire. In questo modo il bambino ha la possibilità di fare una serie di associazioni tra eventi che si ripetono sempre allo stesso modo e questa ripetitività lo rassicurerà e renderà prevedibile quello che accadrà in seguito a ciascuna azione. Si tratta semplicemente di introdurre un'abitudine che ha una funzione rassicurante nella vita del piccolo.

I Fiori di Bach: la natura sembra dare un aiuto ai genitori che si trovano a gestire i lievi sintomi da ansia di separazione dei loro figli. In questi casi si può chiedere un parere ad un omeopata di fiducia, che saprà consigliare al meglio anche le mamme e i papà più apprensivi.

Relax e nuove amicizie: i rimedi per gli adulti che fanno fatica ad essere autonomi.

I Fiori di Bach: come per i bambini, anche per gli adulti il loro impiego può essere proficuo.

Cercare di rendersi autonomi: bisogna sforzarsi di essere indipendenti il più possibile dalla persona da cui non si riesce ad effettuare il distacco.

Yoga e lunghe passeggiate all’aria aperta : discipline come lo yoga o altre tecniche di rilassamento possono distendere corpo e mente rivelandosi utili per placare l’ansia.

Interessi ed amicizie: coltivare nuove relazioni e passioni ci distrae e ci circonda di persone nuove e stimolanti, così che la separazione dall’altro risulta più semplice da attuare.

Cura e terapia dell’angoscia da abbandono: cosa fare se il disturbo è un caso clinico.

Come si cura l'ansia da separazione e quale trattamento è opportuno seguire?

Sicuramente i rimedi farmacologici e le terapie cognitivo-comportamentali possono apportare un giovamento in termini di cessazione dei sintomi d'ansia, anche se non risultano essere efficaci in termini di risoluzione delle cause che scatenano tali sintomi.

Psicoterapie orientate in senso psicodinamico riescono ad agire sulle cause dell'ansia e a supportare in un percorso volto ad affrontare i conflitti profondi che danno origine ai sintomi d'ansia. Attraverso la pratica della parola e l'ascolto giusto, si riceve un supporto adeguato ad elaborare conflitti irrisolti e particolari dinamiche inconsce. L'ansia da separazione é un affetto che vaga in circolo in maniera incontrollata e svincolata dai significanti che la possano identificare;  l'approccio psicodinamico funziona bene con i soggetti ansiosi poiché lavora sul tentativo di riagganciare l'affetto e la parola, cioè l'angoscia e il significante che la rappresenta. Tramite questa terapia si possono aiutare bambini, adolescenti e adulti, sostenendoli in un percorso di scoperta e di ricostruzione dei loro rapporti con ciò che li angoscia e crea le varie forme d'ansia, tra cui quella da separazione.

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