Vitamina k: a cosa serve, alimenti ricchi e rischi da carenza

La vitamina K è una vitamina liposolubile presente in molti alimenti. Ma a cosa serve? Quali sono le proprietà benefiche per l’organismo? E quali i rischi cui si può andare incontro in caso di carenza o assunzione eccessiva? Conosciamola meglio.

    Indice Articolo:
  1. Cos'è
  2. A cosa serve?
  3. Gli alimenti che la contengono
  4. Rischi di eccesso o carenza

Che cos’è la vitamina K?

La vitamina K è una vitamina liposolubile, composta da un gruppo metilico (un atomo di carbonio e tre di idrogeno) e dal naftochinone, un composto organico derivante dalla naftalina.

In base alle differenti funzioni, alla diversa natura e alla diversa origine, le vitamine K sono suddivise in tre gruppi:

Ma addentriamoci ora tra le funzioni specifiche della vitamina K per scoprire nel dettaglio per cosa è utilizzata.

A cosa servono le vitamine K1, K2 e K3?

Vediamo, dunque, quali proprietà hanno le vitamine K e a cosa servono.

Curiosità: la vitamina K3 contro il veleno per topi.

Una curiosità: pare che la vitamina K3 sia un eccellente antidoto al veleno per topi. Se il nostro gatto ha ingerito per sbaglio questo genere di sostanza, questa speciale vitamina arresterà il processo di avvelenamento!

Alimenti ricchi di K1.

Ora che conosciamo i benefici della vitamina K, cerchiamo di capire che alimenti ricchi di K1 mangiare per inserirla correttamente nella nostra dieta.

La vitamina K1 è, infatti, presente in cibi di origine vegetale, come la lattuga verde, la rucola, i broccoli, i cavoli, la verza, gli spinaci, le cime di rapa, il radicchio rosso, i piselli, la salvia, il prezzemolo, il basilico essicato, la malva e, in minima parte, nel latte di soia.

Compare anche nelle carni rosse (per lo più nel fegato), nel pesce (in particolare nel tonno sott’olio) e nell’uovo fritto.

Tra i farinacei, è contenuta nei cracker e tra i legumi, nelle lenticchie, nei semi di zucca e nella soia. Inoltre, è molto presente in condimenti come l’olio di soia, la margarina, il peperoncino e la maionese. Infine, possiamo trovare vitamina K anche in bevande come il The a foglie verdi e scure. Latticini, cereali e frutta ne contengono, invece, generalmente quantità minori; fanno eccezione i kiwi, i lamponi e le more.

Approfondisci gli alimenti e le specifiche vitamine per una dieta corretta col giusto apporto di ogni tipo di vitamina.

Controindicazioni ed effetti collaterali: dipendono da sovradosaggio o carenza.

Ora che conosciamo gli alimenti dove la vitamina K è maggiormente contenuta, preoccupiamoci delle giuste dosi, onde evitare eventuali controindicazioni causate da sovradosaggio.

La quantità giornaliera consigliata di vitamina K1 è di 100 g, inseriti in una dieta equilibrata; come si vede, si tratta di una dose morigerata (lo stesso vale per la K3), per evitare un’eccessiva coagulazione del sangue che non fluirebbe più bene all’intero dell’organismo. Il rischio è senz’altro maggiore nei pazienti emofiliaci e con quanti, soffrendo di patologie attinenti, facendo già uso di farmaci coagulanti, potrebbero accentuare la percentuale di rischio. L’assunzione di farmaci a base di vitamina K, va, inoltre, evitata da quanti sono affetti da favismo per evitare fenomeni di emolisi con conseguente anemia acuta.

Un eccesso di produzione di vitamina K2 può, invece, essere causa di eczemi e acne.

Andrà comunque tenuto presente che una scarsa presenza di vitamine K1 e K2 può determinare disfunzioni gastrointestinali, il rischio di malattie epatiche e una scarsa secrezione della bile.

La vitamina K nei bambini e nelle donne in gravidanza.

Nelle prime due settimane di vita, il bambino può essere affetto da una particolare sindrome nota come “emorragia precoce del neonato da deficienza di vitamina K”. Questa particolare patologia è dovuta al fatto che i tessuti non sono ancora del tutto formati e alla scarsa presenza di coagulante nell’organismo. Si manifesta per lo più in casi di allattamento materno, quando la madre non ha le giuste dosi di vitamina K. Vista la sua importanza per l’organismo, si dovrà, pertanto, provvedere a reintegrarla, ma con particolare attenzione alle modalità di somministrazione; è stato, infatti, dimostrato che l’iniezione intramuscolare di vitamina K è strettamente correlata, nei bambini che le sono stati sottoposti, a casi di cancro e leucemia. È, pertanto, preferibile la somministrazione orale.

Nelle donne in gravidanza, un eccesso di vitamina K1, K2 e K3 può portare problemi di radicali liberi e danni di tipo ematico. È, però, allo stesso tempo, importante che ne acquisiscano il giusto dosaggio, per evitare al nascituro patologie come l’ittero, o particolari danni a livello ematico, come l’anemia emolitica, dovuta alla rottura della membrana dei globuli rossi.

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