Tecniche di meditazione

Tutte le principali tecniche di meditazione analizzate nei loro aspetti fondamentali con consigli pratici per il loro utilizzo sono illustrati per poter conoscere tale argomento e trarne i massimi benefici. Ogni religione, ogni credo ed ogni filosofia di vita accoglie, riconosce e pratica la meditazione se pur in maniera differente. Questa particolare usanza esiste da sempre ma solo negli ultimi anni sta diventando oggetto d’interesse comune. Chiaramente non tutti abbracciano, se pur fedeli ad un credo, questa pratica.

Cos'è la meditazione?

La meditazione è un esercizio molto difficile perché va “contro” tutto quello a cui siamo portati a fare in ogni istante della nostra vita, sia volontariamente che involontariamente. Sto parlando del pensare. La pratica meditativa s’incentra sull’osservare la mente in assenza di pensieri. Per entrare in uno stato meditativo è indispensabile la concentrazione. A seconda della filosofia o credo che si abbraccia, la concentrazione sarà indirizzata in maniera differente. La meditazione ha come scopo ultimo, il raggiungimento di una consapevolezza interiore profonda.

Analizzeremo nello specifico le principali tecniche di meditazione associate alle varie tradizioni culturali.

Tecniche di Meditazione buddista.

Non tutti sanno che esistono due filoni di tradizione buddista principali. Il più conosciuto è il Buddismo Tibetano; di non meno diffusione ed importanza è il Buddismo giapponese. Nella meditazione, come nei principi base del filone filosofico stesso, ci sono degli elementi comuni. La meditazione Buddista viene esercitata per arrivare all’illuminazione (Buddità / sviluppo mentale). Consigli da seguire per la riuscita di una buona meditazione buddista:

Esistono varie tecniche di meditazione Buddista:

La meditazione Samatha: tecniche per la pratica.

L’osservanza del respiro è il mezzo imprescindibile mediante il quale cominciare ad entrare in risonanza con la propria parte profonda. Attraverso la concentrazione riservata al nostro respiro, cominceremo ad addentrarci in una fase meditativa. La nostra attenzione dovrà essere riservata al percorso che fà il respiro partendo dal nostro naso e attraversando tutto il corpo. Incentrando la mente solo sul respiro, riusciamo a liberarci dai pensieri e dalle negatività, assicurandoci così calma e pace interiore.

La meditazione Vipassana.

La meditazione Vipassana non prevede solamente una tecnica meditativa circoscritta nello spazio e nel tempo ma ha come principio fondante quello di praticare in ogni momento della giornata.

Per comprendere meglio queste tecniche, è opportuno specificare che la Vipassana verte sul concetto di osservanza di sè per giungere ad una totale coscienza del proprio corpo, alla purificazione della mente e dei nostri Chakra (centri energetici). L’ auto osservazione giornaliera, ci porterà a lavorare sui nostri limiti e sui sentimenti negativi, come per esempio la collera.

Questa particolare forma di meditazione comprende dunque:

I Mantra: centri energetici come mezzo meditativo.

Tutto il mondo orientale annette alla meditazione e alla preghiera dei mantra che ci aiutano ad entrare in uno stadio interiore profondo e in alcuni casi come nel buddismo e nell’induismo, ci permettono di entrare in connessione con le energie dell’universo.

Mantra: cosa sono e come utilizzarli.

L’utilizzo del mantra (parola di origine sanscrita) come tecnica meditativa, è stata introdotta dalle culture orientali.

Con l’espressione Mantra, ci riferiamo ad una parola corta (sillabe o anche brevi frasi), riconosciuta come potente e di carattere spirituale. La ripetizione sonora di questa parola, ha l’abilità di cambiare la nostra coscienza. Non si tratta di arti occulte ma semplicemente di una questione vibrazionale di cui sono dotate le parole.

Quando utilizziamo un mantra, ci accingiamo a richiamare le energie superiori che ogni tradizione identifica con un nome diverso. Possiamo riferirci a Dio, all’universo, alle divinità indiane e così via. Con il mantra dunque chiediamo di entrare in contatto con la presenza del “Divino”.

Mantra: esempi concreti.

Esistono una quantità infinita di mantra diversi secondo la tradizione d’appartenenza. Vediamone insieme alcuni esempi.

Uno dei mantra più conosciuti:

OM (Amen in cristiano). Si tratta di un mantra impersonale, ossia non richiama in sè la natura divina; per renderlo efficace c’è bisogno di affiancare alla sillaba un mantra personale o far riferimento a figure che ci hanno ispirato.

Uno dei mantra più importanti ed utilizzati nelle tecniche meditative dai Buddisti:

Om mani padme hum mantra della compassione che fa riferimento a quello che nascondiamo nel loto del nostro cuore. L’immagine del fiore di loto è ricorrente nella tradizione buddista. Oltre ad essere il simbolo delle purezza ed armonia cosmica, come abbiamo già visto, è dotato di moltissimi significati. Unico nel suo genere, questo fiore sopravvive anche nel fango senza che la sua bellezza venga intaccata. Questa sua caratteristica lo rende metafora nella vita terrena.

Om navah shivay è uno dei Mantra indiani con i quali, durante la meditazione si richiama la divinità Shiva.

Esempio di mantra Shanti: Oṁ shāntiḥ shāntiḥ shāntiḥ Oṁ che letteralmente significa Om pace, pace, pace Om.

Tecniche meditazione zen.

La meditazione Zen è una tecnica particolare di meditazione Buddista che racchiude le quattro tradizioni delle scuole buddiste zen. Vede le sue origini in India. A differenza del buddismo tradizionale, lo zen non basa i suoi fondamenti sugli scritti ma è una tecnica volta all’abrogazione di ogni filosofia, tradizione o dogma. Lo zen viene considerato come l’essenza originaria della meditazione perché và direttamente alla fonte del nostro spirito. La tecnica che il buddismo zen utilizza per meditare, oltre alla concentrazione che bisogna avere sul respiro e sulla postura, è concentrata sull’utilizzo dei Koan. I Koan sono delle parole o brevi frasi che logicamente non hanno un senso completo. Quest’enunciato viene dato dal maestro all’allievo per aiutarlo nella meditazione e per fargli capire che non è la logicità che ci conduce alla via della soluzione ma bensì la conoscenza di sè.

Meditazione cristiana.

Il cristianesimo tradizionale, intende come meditazione la preghiera che può essere effettuata in un luogo sacro (chiesa) oppure in privato.

Tuttavia è possibile avvalersi di una forma meditativa più “profonda” e che implichi un impegno differente.

Meditazione profonda: tecniche.

La meditazione cristiana (preghiera) utilizza gli stessi principi base delle altre meditazioni (da seduti, rilassandosi, concentrandosi) ma porta a rimanere vigili e non nell’entrare in stadi di coscienza superiore.

Come tecnica principale, viene utilizzata la ripetizione di un mantra (se ne possono utilizzare diversi) come per esempio la parola "maranàtha" che significa “Vieni signore”. Durante la ripetizione del “Vieni Signore”, la nostra mente abituata al pensiero, verrà immersa in immagini e riflessioni sulle quali non dobbiamo soffermarci. Centralizziamo la nostra attenzione solo sull’ascolto di noi stessi mentre ripetiamo il mantra e lasciamo scivolare via i pensieri. Questo ci aiuterà a sgombrare la mente. La meditazione cristiana di questa tipologia, oggi come oggi viene praticata principalmente in Romania e sul monte Athos. Attraverso la meditazione profonda, il cristiano, come diceva San Giovanni della croce, entra in contatto con se stesso e raggiunge la Grazia, l’Infinito, il Signore. I principi sui quali si basano preghiera e meditazione cristiana, sono pressochè gli stessi ma messi in pratica in modalità differenti.

I Chakra nella meditazione.

Anche la parola “Chakra” deve le sue origini alle tradizioni indiane. Termine sanscrito che letteralmente significa “ruota”, viene utilizzato per indicare il “plesso”. Per spiegare meglio cosa significhi, possiamo ricondurre il suo senso al significato “centri di forza”. Secondo le filosofie orientali, i Chakra sono dei punti del corpo dove vengono concentrate le energie vitali. Questi luoghi energetici sono generalmente associati agli organi del nostro corpo. Uno squilibrio energetico del Chakra dunque causerebbe squilibri anche all’organo corrispondente. Oltre alla cristalloterapia e ad altre pratiche olistiche specifiche, l’energia dei Chakra può essere purificata e/o incrementata attraverso la meditazione. Si tratta di concentrarsi e rilassarsi, con le tecniche esposte in precedenza, e di visualizzare l’energia all’ interno del Chakra che si vuole prendere in considerazione. Bisogna visualizzare l’organo corrispettivo al Chakra immerso in un vortice di luce colorata. Ogni Chakra è dotato di colore proprio e durante la meditazione sarà importante visualizzarlo con il colore che lo determina.

I sette Chakra.

I Chakra o punti energetici, sono sette. Vediamoli nel dettaglio.

Meditazione trascendentale.

La meditazione trascendentale non fa capo a nessuna religione o filosofia di vita. Questa tecnica, applica in maniera pratica le tradizioni di conoscenza della Scienza Vedica. Si tratta di una pratica mentale che serve per sviluppare le nostre capacità creative, per contrastare stress ed ansia, per aumentare la nostra consapevolezza, per sviluppare le facoltà intellettive e così via. Come altre tipologie meditative, anche la trascendentale si avvale dell’utilizzo dei mantra. Attraverso la ripetizione di questo suono, siamo portati ad un livello di consapevolezza in assenza di pensieri. Questo stato viene chiamato “trascendenza”. Mantenendo la concentrazione sul respiro e sul mantra, secondo la meditazione trascendentale, entriamo in unione con il divino.

Livello scientifico: benefici. Studi scientifici hanno avvalorato l’efficienza della pratica trascendentale, individuando i reali giovamenti portati all’uomo.

Entrando in uno stato di trascendenza, gli studiosi hanno accertato una reale diminuzione dell’ansia e dello stress. Anche psicologi e neurologi ne riconoscono l’efficacia.

Yoga e yoga kundalini.

Lo yoga è una scienza di carattere soggettivo che non fa riferimento a nessun credo. Il suo scopo è quello di arrivare alla propria consapevolezza interiore entrando in risonanza con le leggi dell’universo. Per questa pratica, non c’è scissione tra la materia e lo spirito; tutto è unione. Per mettere in atto le tecniche di meditazione Yoga, bisogna essere disciplinati psico-fisicamente.

Quando si inizia a meditare, generalmente seduti a terra con le gambe incrociate, bisogna esercitarsi sul pensiero. Ogni riflessione o idea che ci viene in mente dobbiamo bloccarla.

Importante, come in tutte le meditazioni, è il respiro. Durante questa fase, per contribuire a rilassarci, possiamo utilizzare mentalmente un suono. La parola hong so ci aiuterà ad ogni inspirazione ed espirazione.

Successivamente dobbiamo rimanere in ascolto di noi stessi mantenendo la consapevolezza.

 Yoga Kundalini e Osho.

La meditazione kundalini è diversa da tutte le altre sotto il profilo della stasi. E’ una pratica attiva che si serve di:

Osho (professore di filosofia e maestro spirituale indiano) ha creato questa tecnica di meditazione dinamica che permette di liberarci da tutto lo stress accumulato durante la giornata. Unisce la pratica fisica alla respirazione servendosi comunque del principio di “non pensiero” comune alle altre meditazioni.

Per la kundalini, la consapevolezza di sè arriva attraverso l’esperienza pratica.

Meditazione regressiva.

L’essere umano utilizza solo una parte delle facoltà mentali di cui è corredato. Tramite la meditazione guidata alla regressione, possiamo entrare in contatto con il nostro “passato”, sfruttando le piene capacità mentali delle quali siamo dotati. Grazie all’unione tra le tecniche di meditazione orientali e le scoperte scientifiche sulle onde cerebrali, la “regressione” ha sviluppato le sue metodologie d’azione. La meditazione guidata avviene attraverso l’ipnosi regressiva. Per riuscire nell’intento di immergersi nelle proprie vite passate o semplicemente per rivivere un frangente del nostro trascorso più recente, è fondamentale entrare in uno stato di trance (rilassamento profondo). La trance in cui entriamo viene indotta dal terapeuta attraverso l’ipnosi.

Meditazione Reiki.

Prima di entrare nelle caratteristiche della meditazione Reiki, è opportuno spiegare cosa si intende con questo termine. Coloro i quali utilizzano il Reiki, lo definiscono un arte spirituale che ha come fine ultimo quello della guarigione della mente e del corpo.

La guarigione dell’altro, avviene attraverso l’imposizione delle mani sulla parte del corpo che si ritiene malata. Attraverso una preparazione, che avviene in tre livelli, l’individuo che adopera il Reiki, per ottenere risultati benefici, attingerà dall’ energia dell’universo.

Ad oggi, anche il Reiki riconosce l’importanza dei Chakra, si muoverà quindi ad aprire questi centri energetici (attraverso l’imposizione delle mani) per arrivare ad un totale benessere del corpo e della mente.

La meditazione nel mondo del Reiki non fa riferimento a nessuna fonte religiosa. L’iniziato, attraverso la meditazione arriva ad un livello di coscienza profondo e và ad attivare la propria energia (prana), entrando in contatto con l’energia dell’universo.

Non ci sono regole particolari sulle tecniche di meditazione praticate dagli iniziati al Reiki. Il respiro, la concentrazione, l’osservanza di sè e l’assenza di pensiero per arrivare alla coscienza, sono gli elementi fondamentali per meditare. Possiamo servirci dell’utilizzo di musica New Age e candele per agevolarci allo stato meditativo.

Meditazione Huna.

Fondata sui sette principi dello sciamanesimo Huna, questa tecnica meditativa si concentra sulle fonti d’energia. La connessione tra l’energia interna e l’energia cosmica, ci porta ad innalzare le nostre vibrazioni vitali e di conseguenza a vivere bene e in armonia con noi stessi e il mondo. Possiamo meditare in maniera classica per la nostra serenità, scegliendo un luogo ed un orario da destinare alla pratica. Secondo questa tradizione Hawaiana però, il nostro benessere psico-fisico si può raggiungere attraverso l’osservanza, in ogni momento della giornata, dei sette principi.

I benefici della meditazione.

Ogni essere umano è unico e come tale vive e sente ogni cosa a proprio modo. Anche i benefici della meditazione verranno accolti in modi differenti. Quello che accomunerà i “praticanti” sarà comunque un giovamento psico-fisico notevole. Oltre ai risvolti spirituali, di cui abbiamo ampiamente parlato, la meditazione è stata insignita dagli studiosi del merito di essere un mezzo importante anche nella terapia.

Entrando nel concreto, basti pensare che le tecniche meditative vengono utilizzate (insieme alla psicoanalisi) anche in molti centri di recupero per tossico dipendenti. Grazie agli esercizi di respirazione e al senso di rilassatezza che ci induce a provare la meditazione, la mente di questi ragazzi viene sollevata, almeno in quel momento, dal pensiero della droga. Attraverso il lavoro di “coscienza” che avviene tramite la pratica, i dipendenti da droga possono cominciare a lavorare anche sulle proprie potenzialità individuali.

Famosi sono anche i benefici che la meditazione apporta a persone che soffrono di ansia acuta, stress e depressione. Aumentano i pensieri positivi e attraverso la respirazione si ottiene maggior rilassatezza e serenità. Alcuni studi condotti di recente hanno dimostrato che praticare la meditazione con regolarità, provoca un innalzamento delle difese immunitarie. Miglioramento delle condizioni cardiache e minor affaticamento del cuore grazie alla regolarizzazione dei battiti tramite la respirazione.

Keith Wallace, uno fisiologo statunitense, attraverso i suoi studi, dimostrò che la meditazione abbassa l’età biologica delle persone che la praticano.