Solfato di magnesio: proprietà, controindicazioni e posologia del sale inglese.

Il solfato di magnesio, noto anche come sale inglese o Epsom salt (dalla cittadina britannica in cui è stato isolato), è noto principalmente per le sue proprietà lassative. In realtà, questo sale si è rivelato essere un farmaco fondamentale in casi d’emergenza ospedaliera. Scopriamo di cosa si tratta!

Solfato di magnesio: proprietà, controindicazioni e posologia del sale inglese

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Proprietà e benefici
  3. Uso cosmetico
  4. Controindicazioni
  5. Approfondimenti

Cos’è il solfato di magnesio?

Dal punto di vista chimico, il solfato di magnesio è il sale di magnesio dell’acido solforico. Si presenta come una polvere bianca, inodore e dal sapore amaro. Il reticolo cristallino di questo composto è in grado di “intrappolare” l’acqua al suo interno e da ciò ne consegue che il sale esiste in forma idrata.

Dal momento che ciascuna mole di solfato di magnesio è associata a sette moli d’acqua, si parla di solfato di magnesio eptaidrato.

Il solfato di magnesio si può reperire in farmacia ripartito in bustine, contenenti 30g di sale per uso orale, e fiale da 10mL, destinate all’uso parenterale e contenenti 1, 2 o 2,5g di farmaco.

Proprietà, indicazioni e posologia del sale inglese.

Le proprietà di questo sale fanno sì che esso trovi impiego in diverse condizioni ma, come vedremo più avanti, pochissime tra esse possono essere trattate in ambiente domestico. Vediamole in dettaglio!

Uso del sale inglese in caso di stipsi.

Il solfato di magnesio può essere utilizzato nel trattamento della stipsi occasionale, ove per stipsi s’intende una condizione caratterizzata da un numero di evacuazioni inferiore alle tre settimanali, emissione difficoltosa di feci dure e sensazione di incompleto svuotamento dell’intestino.

Il razionale d’impiego di questo sale come lassativo (o purgante, a seconda della dose assunta) si basa sulla sua capacità di aumentare la velocità di transito intestinale e di ammorbidire il bolo fecale, facilitandone l’evacuazione.

In particolare, si pensa che alla base di tali effetti vi sia un duplice meccanismo d’azione:

  • In seguito a somministrazione orale, solo il 7% del solfato di magnesio viene assorbito; la quota rimasta nel lume intestinale richiama acqua per osmosi, con conseguente ammorbidimento del bolo fecale. Ricordiamo che l’osmosi è un processo che consiste nel passaggio dell’acqua, attraverso una membrana ad essa permeabile, da un compartimento a minor concentrazione ad uno a maggior concentrazione di soluti che non sono in grado di attraversare la membrana stessa, nel nostro caso il solfato di magnesio.

  • Sembra, inoltre, che il farmaco sia in grado di stimolare il rilascio di colecistochinina da parte del duodeno. La colecistochinina è un ormone in grado di aumentare le secrezioni e la peristalsi (ossia, la motilità) dell’intestino, con conseguente ammorbidimento del bolo fecale e aumento della velocità di transito.

A tale scopo si solubilizzano 5-15g di sale inglese in 200-250mL d’acqua: gli effetti iniziano a farsi sentire dopo 6-8 ore in caso di basse dosi, dopo 3 ore in caso di alte dosi. In ogni caso, si sconsiglia l’uso per più di 3-4 giorni consecutivi,

Solfato di magnesio e terapia d’urgenza dell’asma.

L’asma è una malattia cronica infiammatoria che si manifesta in episodi acuti, solitamente mattutini, caratterizzati da dispnea (ossia difficoltà respiratorie), tosse, sibili e senso di costrizione toracica. Gli attacchi insorgono come conseguenza di un’aumentata sensibilità dei bronchi a stimoli di vario tipo (come allergeni, sforzi più o meno intensi e freddo) che ne provocano la costrizione, rendendo difficoltoso il passaggio dell’aria.

Il razionale d’impiego del solfato di magnesio nelle emergenze asmatiche si basa sulla capacità di migliorare la pervietà delle vie aeree quando associato all’ossigeno, ai broncodilatatori e ai corticosteroidi.

In particolare, una metanalisi del gruppo Cochrane ha mostrato l’efficacia e la sicurezza del sale inglese nel trattamento degli episodi acuti d’asma.

Sono stati presi in esame 14 studi clinici (per un totale di 2313 pazienti) dai quali è emerso che l’infusione endovenosa del solfato di magnesio (in associazione all’ossigeno, ai broncodilatatori e ai corticosteroidi):

  1. ha migliorato la funzionalità respiratoria del pazienti,

  2. ha ridotto del 7% il rischio di ricovero ospedaliero in modo significativo rispetto al controllo.

Uso del solfato di magnesio in cardiologia.

Il solfato di magnesio trova impiego anche nel trattamento di alcune forme di aritmie, in particolare le torsioni di punta.

Le torsioni di punta sono aritmie ventricolari maligne che, se non trattate in tempo, possono progredire a fibrillazione ventricolare e provocare la morte per arresto cardiaco. Più precisamente si tratta di una tachiaritmia, ovvero un’aritmia caratterizzata da un ritmo cardiaco molto rapido che, in questi casi, può raggiungere i 200-250 battiti al minuto.

Il razionale d’impiego si basa sulla capacità del solfato di magnesio di ridurre la velocità di conduzione degli impulsi cardiaci e quindi normalizzare il ritmo cardiaco.

Il trattamento prevede:

  1. L’infusione endovenosa (in 1’-2’) del contenuto di una fiala da 1g o 2g di solfato di magnesio (opportunamente diluito in fisiologica);

  2. L’infusione endovenosa, della durata di un’ora, di una dose identica alla precedente.

Terapia della gestosi con solfato di magnesio.

Il solfato di magnesio si è dimostrato un farmaco fondamentale nel trattamento della preeclampsia, anche nota come gestosi.

La preeclampsia è una condizione che si sviluppa nel 5% delle donne tra la ventesima settimana di gestazione e la prima settimana post-partum. E’ caratterizzata da:

  • Ipertensione, con valori superiori ai 140/90 mm di mercurio;

  • Edema del volto e delle mani;

  • Albuminuria, ovvero la presenza di albumina (la principale proteina di trasporto plasmatica) nelle urine.

Se non trattata in tempo, la preeclampsia può evolvere ad eclampsia (1 caso ogni 200), una condizione caratterizzata da crisi epilettiche e coma.

In un lavoro di Ueda et al. (2015), la somministrazione di solfato di magnesio - a donne colpite da preeclampsia severa - non solo ha migliorato il quadro clinico ma ha anche prolungato la gestazione (e ridotto così il ricorso al cesareo).

Lo schema di trattamento della preeclampsia è quello utilizzato in uno studio clinico della durata di due anni, il Magpie trial (2006):

  • Infusione endovenosa del contenuto di due fiale (4g totali di solfato di magnesio) diluito in 80mL di fisiologica. La procedura dev’essere condotta in modo che duri circa 20’-30’ (velocità d’infusione pari a 300mL/ora).

  • Infusione endovenosa del contenuto di 10 fiale (20g totali) diluito in 400mL di fisiologica (velocità pari a 25mL/ora).

Onde evitare il sovradosaggio farmacologico (che può portare all’arresto cardio-respiratorio) occorre monitorare la paziente. In particolare, si valutano:

  • La presenza dei riflessi rotulei. Se i riflessi sono assenti occorre sospendere l’infusione e somministrare un dosaggio urgente di solfato di magnesio; l’infusione verrà ripresa solo con la ricomparsa dei riflessi.

  • L’escrezione di urine. In caso di oliguria (escrezione inferiore a 100mL di urina in 4 ore) ridurre la velocità d’infusione a 12mL/ora fino al termine della condizione.

  • La frequenza respiratoria. Se la frequenza è inferiore ai 12-16 atti respiratori al minuto si somministra una soluzione al 10% di calcio gluconato per via endovenosa, si applica la mascherina per l’ossigeno e si allerta l’anestesista per l’assistenza respiratoria d’urgenza.

Sale inglese e trattamento degli avvelenamenti.

Sebbene vi siano ancora pochi studi al riguardo, il sale inglese può essere utilizzato in caso di avvelenamento dovuto all’ingestione di idrocarburi volatili o di farmaci incorporati in compresse gastroresistenti. Il razionale d’impiego si basa sul fatto che il sale, essendo in grado di aumentare la velocità di transito intestinale, riduca l’assorbimento della sostanza nociva. Può essere utilizzato:

  • In monoterapia, alla dose di 30g (via orale);

  • In associazione al carbone vegetale, alla dose di 250mg/kg, sempre per via orale.

Un lavoro di Clara et al. (2015) riporta il caso di un uomo di 62 anni che ha tentato il suicidio ingerendo radici di Aconitum napellus e Veratrum album (per i quali non esiste un vero e proprio antidoto). Il solfato di magnesio, somministrato ad alte dosi, è stato in grado di contrastare gli effetti cardio e neurotossici indotti dall’aconitina, un alcaloide contenuto nell’A. napellus. La terapia col sale inglese è stata tentata a seguito di studi in vitro e studi eseguiti sull’animale da laboratorio.

Cosmesi:uso esterno del sale inglese.

Finora abbiamo visto le indicazioni del solfato di magnesio per via interna (orale e parenterale). Ma ora vediamo in che modo può esserci utile per uso esterno!

  • Il sale inglese può essere utilizzato per effettuare uno scrub con lo scopo di rimuovere le cellule morte e ammorbidire le zone cutanee più ruvide, come gomiti e talloni. Può essere utilizzato una volta alla settimana, meglio se mescolato al latte detergente o all’olio d’oliva!

  • L’Epsom salt può altresì essere utilizzato per effettuare dei bagni rilassanti o dei pediluvi per lenire il dolore ai piedi. 

Approfondisci come fare un pediluvio rilassante

Nel primo caso, si solubilizzano due tazze di sale nell’acqua calda del bagno, nel secondo caso una tazza in una bacinella d’acqua calda.

  • Il solfato di magnesio può essere utilizzato per la rimozione dei punti neri:

    • Si prepara una miscela costituita da una tazza d’acqua bollente, 3 gocce di tintura di iodio e un cucchiaino di sale inglese.

    • Si mescola la miscela fino a renderla tiepida e la si applica con un batuffolo di cotone sui punti neri.

    • Si fa agire tutta la notte e, al mattino, si procede con la rimozione dei tanto odiati comedoni!

Effetti avversi e controindicazioni.

Il sale inglese è un farmaco naturale e semplice da reperire ma tutto ciò non deve indurci a credere che sia innocuo: se utilizzato in modo errato può avere effetti molto gravi che possono culminare nella morte del paziente. Tali effetti possono essere dovuti al sovradosaggio, all’interazione incrociata con altri farmaci o, ancora, alla presenza di malattie il cui quadro clinico può essere peggiorato dalla sua assunzione.

Iniziamo col vedere gli effetti avversi più comuni. Tra questi abbiamo:

  • Crampi addominali e danni alla mucosa intestinale, qualora venga usato come purgante oltre le dosi e i limiti indicati;

  • Quando somministrato per via parenterale:

    • Aumento della sete e della sudorazione;

    • Nausea e vomito;

    • Sintomi vasomotori, quali le vampate, e ipotensione. Entrambi i sintomi sono dovuti alla capacità del farmaco di rilassare la muscolatura dei vasi.

    • Sedazione e basso tono dell’umore, dovuti all’azione deprimente sul sistema nervoso;

    • Astenia, ossìa debolezza muscolare, per la capacità del farmaco di rilassare la muscolatura scheletrica.

Per quanto riguarda le reazioni più gravi (sempre correlate all’uso parenterale), tra queste abbiamo:

  • Oliguria, ovvero una riduzione dell’emissione di urine, che può sfociare in una vera e propria insufficienza renale;

  • Coma;

  • Arresto cardio-respiratorio.

L’uso del solfato di magnesio è controindicato nei seguenti casi:

  • Durante l’allattamento e nei bambini al di sotto dei 6 anni, in quanto non vi sono studi che ne attestino la sicurezza;

  • Pazienti affetti da insufficienza renale poiché, come abbiamo visto, tende a ridurre la produzione e l’emissione di urina;

  • Pazienti affetti da litiasi biliare in quanto, attivando il rilascio di colecistochinina, stimola indirettamente la contrazione delle vie biliari che risulta essere dolorosa per la presenza dei calcoli;

  • Pazienti con una frequenza respiratoria inferiore ai 16 atti respiratori al minuto;

  • Pazienti cardiopatici in quanto, come abbiamo visto, il solfato di magnesio è in grado di condizionare la conduzione degli impulsi cardiaci.

  • Uso dei seguenti farmaci, per via del potenziamento o della riduzione degli effetti provocati dal solfato di magnesio:

    • Farmaci attivi su cuore e vasi, come glicosidi cardioattivi, calcio antagonisti, antipertensivi;

    • Farmaci attivi sul sistema nervoso, come antipsicotici, antidepressivi, barbiturici;

    • Farmaci attivi sulla placca meuromuscolare, come i derivati del curaro;

    • Antibiotici appartenenti alla classe degli aminoglicosidi;

    • Diuretici, antiacidi, corticosteroidi e antidolorifici.

Supervisione: Maria Grazia Cariello Collaboratori:Dott.sa Jessica Zanza (Farmacista)

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