Scarlattina in gravidanza.

Perchè e pericolosa la scarlattina in gravidanza? Quali sono i rischi per il feto e cosa fare quando una donna incinta viene a contatto con il batterio responsabile? Esaminiamo i sintomi e se esistono rischi di malformazione per il nascituro e scopriamo anche come è curare la malattia o prevenire il contagio.

Scarlattina in gravidanza

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Contagio
  3. Sintomi
  4. Diagnosi
  5. Terapia
  6. Rischi
  7. Prevenzione
  8. Approfondimenti

La scarlattina in gravidanza.

Cerchiamo di capire perchè la scarlattina è particolarmente temuta dalle donne in gravidanza. Questa patologia, conosciuta anche con il nome di seconda malattia, è una delle malattie esantematiche tipiche dell’infanzia. Al contrario delle altre (varicella, morbillo, etc..) che sono provocate da un agente virale, la scarlattina è causata da un batterio, lo streptococco B emolitico di gruppo A.

Un po' di informazioni sulla scarlattina:

  • E’ causata da un agente batterico, lo streptococco B emolitico di gruppo A

  • Ne esistono vari ceppi, per cui una prima infezione non garantisce l’immunità permanente

  • E’ una malattia infettiva, ma non grave

  • I soggetti più colpiti sono nel range di età tra i 3 e i 12 anni

  • Sono possibili infezioni anche negli adulti

  • Il contagio avviene per contatto con le goccioline di saliva del soggetto infetto

  • Il soggetto è contagioso da 24-48 ore prima della comparsa dei sintomi e per tutto il decorso della malattia

  • La prognosi è buona e il soggetto guarisce entro una settimana - 10 giorni dalla prima somministrazione degli antibiotici specifici

  • Non esiste un vaccino

Come abbiamo visto, dunque, la scarlattina può essere contratta anche dagli adulti e anche più volte. Ma cosa succede se viene contratta in gravidanza?

Rassicuriamo le mamme: pur essendo una malattia esantematica, non c’è un rischio molto alto di contagio del feto in utero, per cui la malattia di norma non causa problemi alla gravidanza.

Ma andiamo con ordine e vediamo prima di tutto come può contagiarsi una donna in gravidanza e quali sono i sintomi.

Come avviene il contagio in caso di scarlattina?

Come gran parte delle malattie esantematiche, il picco del contagio si ha tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

La fonte di contagio è la via aerea e il soggetto infetto risulta contagioso anche 48 ore prima della comparsa dei sintomi.

Per cui una donna gravida, per poter essere a rischio di infezione, deve far attenzione a:

  • starnuti

  • colpi di tosse

  • liquidi nasali

  • saliva

Inoltre il batterio riesce a sopravvivere a lungo fuori dal corpo umano, per cui tutto ciò che viene maneggiato dal soggetto infetto deve essere tenuto lontano dalla futura mamma, come ad esempio:

  • piatti

  • bicchieri

  • posate

  • indumenti

  • asciugamani

  • termometri

  • e tutto ciò che può essere veicolo di infezione

I sintomi della malattia durante la gravidanza.

Se il contagio, però, è ugualmente avvenuto, la malattia segue tre fasi, anche nel caso in cui la persona infetta sia una donna incita.

La prima fase è di incubazione e può durare per 48- 72 ore, durante il quale la mamma non sa ancora di essere stata contagiata e può risultare una fonte di contagio per altre mamme.

Trascorso questo periodo, appare gradualmente la sintomatologia tipica che porta poi alla diagnosi di scarlattina:

  • febbre alta

  • brividi

  • cefalea

  • mal di gola

  • gonfiore delle tonsille con la formazione di una patina biancastra

  • lingua cosiddetta “ a fragola”, prima biancastra con una serie di macchie rosse (a fragola bianca), che successivamente diventa rossastra (a fragola rossa), scarlatta appunto, da cui deriva il nome della malattia

  • gonfiore dei linfonodi della regione del collo

  • dopo due giorni circa, comparsa dell’esantema su tutto il corpo: piccole macchie rosse, non in rilievo, che possono formare macchie più grandi, compaiono prima dalle regioni dell’inguine e dell’ascella per poi estendersi a tutto il resto del corpo ad eccezione di tre zone: mento, bocca e naso.

l’esantema dura massimo sei giorni, tempo dopo il quale tende a scomparire e lascia una leggera desquamazione della pelle.

Esiste poi una forma lieve di scarlattina, che non ha tutti questi sintomi e anche l’esantema appare poco diffuso. Questa sottoforma della malattia prende il nome di “quarta malattia”.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi di scarlattina, in generale e anche in gravidanza, viene fatta attraverso l’anamnesi e la visita del medico, che analizzando tutti i sintomi, in particolare quelli specifici, come la lingua a fragola, fanno diagnosi di scarlattina in modo abbastanza semplice.

E’ importante però che la gravida contatti anche il medico che sta seguendo la gravidanza per comunicargli l’avvenuto contagio.

Altre tecniche possono essere utilizzate per fare diagnosi di infezione da scarlattina, esse sono:

  • tampone oro faringeo, con un piccolo tampone si preleva un po’ di materiale dalla bocca e dalla gola; la sua analisi ci potrà dire se è presente il batterio (utile in caso di forme non conclamate)

  • TAS, titolo antistreptolisinico su sangue, che aumenta progressivamente nelle settimane successive all’infezione

  • aumento dei linfociti, specie neutrofili o eosinofili e della proteina C reattiva, valutato tramite un normale prelievo di sangue

  • test di Shultz-Carlton, si inietta sotto una delle macchie dell’esantema un po’ di siero specifico per la malattia. Se dopo un giorno quella macchia scompare, vuol dire che il soggetto è affetto da scarlattina

Se si riscontra il contagio in una gravida, è importante aggiungere eventualmente agli esami anche un tampone vaginale, per valutare/escludere la presenza dell’infezione a livello vaginale.

Nel caso in cui l’infezione avvenga in prossimità del parto, a giudizio del pediatra, si può praticare al neonato un tampone orofaringeo e un prelievo di sangue per valutare il TAS ed escludere l’infezione neonatale.

Terapia: le cure per la scarlattina in gravidanza.

Un tempo la scarlattina aveva un alto tasso di mortalità. Ora invece, con l’avvento della nuova medicina, le terapie sono efficaci, permettono una risoluzione rapida e senza alcun rischio, limitando e riducendo pressocchè a zero i rischi connessi alla malattia (malattia reumatica, glomerulonefrite, meningomeningite).

La terapia consiste nella somministrazione di antibiotici che in questo caso sono altamente efficaci. Già 48 ore dopo aver cominciato la cura, il soggetto non è più infettivo. L’uso dell’antibiotico però ha come contro il fatto di non permettere al fisico di sviluppare anticorpi contro la malattia e quindi potrebbe essere più probabile una reinfezione, se il soggetto viene a contatto con un altro ceppo del batterio.

Ovviamente in gravidanza non è possibile assumere alcuni antibiotici, per cui in questo caso la molecola di scelta sarà l’ampicillina, con un dosaggio che in genere è 1 grammo per 3 volte al giorno, per 3 giorni. E’ sempre bene però parlarne con il proprio medico ed evitare di assumere farmaci senza una prescrizione precisa.

Approfondisci i rischi dei farmaci in gravidanza.

Altri consigli per una corretta guarigione sono:

  • riposo

  • un ambiente caldo e umido aiuta ad alleviare il mal di gola

  • bere molto

  • alimentazione leggera

  • antipiretico adatto in gravidanza per abbassare la febbre (paracetamolo)

  • tenersi lontano da altre gravide o bambini per non diffondere l’infezione

Rischi della scarlattina in gravidanza.

Le infezioni da scarlattina in gravidanza non sono molto diffuse e gravi.

Infatti, grazie allo screening per lo streptococco B emolitico che tutte le gravide fanno verso il termine della gravidanza (tampone vaginale e rettale), è stato possibile constatare che c’è una buona percentuale di donne che risultano immuni al batterio (25 %).

Per quanto concerne i rischi, dobbiamo fare una piccola differenza, rispetto all’epoca gestazionale in cui viene contratta.

Al contrario di altre malattie esantematiche, infatti, se una donna gravida contrae la scarlattina nel primo trimestre di gravidanza, raramente può arrivare al feto causando malformazioni. Inoltre, se i sintomi vengono riconosciuti in tempo e se la terapia comincia subito, i rischi si abbassano ulteriormente, fino ad azzerarsi in quanto gli antibiotici sono assolutamente efficaci ad arginare il batterio.

Se invece la malattia viene contratta nelle settimane successive o resta nel tratto vaginale, può risalire fino a giungere alle membrane amniocoriali.

Proprio per questo, è importante fare un tampone vaginale se viene accertato il contagio, in quanto l’infezione può causare problemi alla prosecuzione della gravidanza e anche al neonato.

Questi rischi, sebbene bassi proprio perché gli antibiotici hanno un’ottima capacità di debellare l’infezione, sono:

  • aborto, se il prodotto del concepimento è raggiunto dall’infezione può non sopravvivere

  • corionamnionite, ossia infezione delle membrane amniocoriali che proteggono il feto

  • rottura prematura delle membrane, l’infezione può danneggiare le membrane e causarne la rottura prematura rispetto alla data presunta del parto

  • parto pretermine, se le membrane sono infette e si rompono possono portare all’avvio del travaglio e quindi a un parto prima del termine

se l’infezione non viene riconosciuta e trattata prima del parto, il nascituro rischia di venire a contatto con lo streptococco e ha un rischio aumentato di sviluppare:

  • meningite streptococcica, la forma più grave e pericolosa di meningite del neonato

  • letargia

  • irritabilità

  • ipotermia o ipertermia

  • bradicardia o tachicardia

Nel caso si riscontri l’infezione prima di partorire, il taglio cesareo di elezione non riduce il rischio di infezione, quindi è bene studiare la strategia adatta con il proprio medico di fiducia per abbassare il rischio di infezione neonatale.

Prevenzione: per non contrarre questa patologia in gravidanza.

Non essendo disponibile un vaccino per la scarlattina, non esiste una forma di prevenzione totale e sicura.

L’unica vera prevenzione è basata sull’adottare una serie di comportamenti atti ad evitare l’infezione, e più precisamente:

  • non frequentare luoghi dove hanno soggiornato persone colpite dall’infezione

  • evitare di maneggiare gli stessi oggetti di persone infettate

  • lavare bene le mani con acqua e sapone dopo aver soggiornato in ambienti a rischio

  • evitare ambienti a rischio nei periodi di maggiore diffusione delle malattie esantematiche (asili, mense, scuole)

  • nel caso di donne gravide con figli in età infantile, è sempre bene far evitare al piccolo il contatto con altri amichetti malati, in quanto questa è una via diretta per portare l’infezione tra le mura di casa

  • è necessario prestare maggiore attenzione se la donna si trova a contatto per lavoro con bimbi o adulti malati (es. infermiera, maestra, puericultrice, ecc.)

  • riferire sempre al proprio medico se si sospetta un contatto con un bimbo o un adulto colpito dalla malattia

  • riferire sempre al proprio medico se compaiono delle macchiette rosse accompagnate da febbre alta che possono insospettire la futura mamma anche se non si ha la certezza di un avvenuto contagio.

Supervisione: Maria Grazia Cariello Collaboratori: Dott.sa Laura Lombardo (Laurea in ostetricia)

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