Rischi del cellulare: sintomi ed effetti delle onde elettromagnetiche.

Ci sono dei rischi correlati all’utilizzo del cellulare? Davvero le onde elettromagnetiche possono far male alla salute? Approfondiamo tutti gli aspetti e scopriamo gli accorgimenti da adottare per proteggere noi e i nostri bambini da eventuali danni!

Rischi del cellulare: sintomi ed effetti delle onde elettromagnetiche

    Indice Articolo:

  1. Quali sono?
  2. Sintomi
  3. Come prevenirli?
  4. Approfondimenti

Il cellulare nuoce alla salute? I rischi correlati all’uso.

Non vi è alcun dubbio che il cellulare sia tra le invenzioni che più ci hanno cambiato la vita. Ciò che invece crea ancora dibattito, soprattutto tra gli studiosi, è la sicurezza di questo dispositivo, che è finito sul banco degli imputati perché accusato di arrecare danni alla salute. Secondo alcuni autori, infatti, le onde elettromagnetiche emesse dal cellulare, sarebbero in grado di penetrare nell’organismo e alterare la funzionalità del sistema nervoso e riproduttivo.

Ma quali onde elettromagnetiche?

I cellulari emettono onde ad alta frequenza, esattamente come radio, tv e forni a microonde, che consentono la comunicazione tra un telefonino e l’altro. I dispositivi più recenti, cioè quelli UMTS e LTE, operano nella banda di frequenza compresa tra 1.800 e 2.600MHz, risultando pertanto più sicuri rispetto a quelli di vecchia generazione (operanti nella banda 450-900MHz). Ricordiamo, infatti, che, all’aumentare della frequenza, si riduce la capacità delle radiazioni di attraversare la cute e raggiungere i tessuti più profondi.

Non solo le onde ma anche il dispositivo in sé, soprattutto nel caso degli smartphone, può incidere sullo stato di salute, generando una vera e propria dipendenza, e sulla sicurezza pubblica, aumentando il rischio di incidenti stradali e non.

Detto questo, non ci rimane che approfondire i danni, presunti o reali, associati all’uso del cellulare.

Cellulare e tumori: un caso controverso.

Iniziamo subito dalla questione più dibattuta: il cellulare è cancerogeno? Le evidenze disponibili sembrano deporre contro questa ipotesi, come evidenziato da Interphone: il più importante studio epidemiologico mai effettuato, coordinato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC). Lo studio, che ha coinvolto ben 13 paesi inclusa l’Italia, ha valutato lo sviluppo dei tumori negli adulti, in relazione all’uso del cellulare.

Per la precisione, Interphone si è concentrato sui tumori intracranici, per i quali esiste il timore che possano originarsi dai tessuti più esposti alle radiazioni.

Tra le neoplasie studiate vi sono:

  • il meningioma, un tumore benigno delle meningi (un sistema di membrane che riveste e protegge encefalo e midollo spinale), che si sviluppa in 5-6 casi / 100.000;
  • il glioma, un tumore maligno della glia (un tessuto che nutre e sostiene i neuroni), che si sviluppa in 5-6 casi / 100.000;
  • il neuroma acustico, un tumore benigno che colpisce la guaina di rivestimento del nervo acustico, e che si verifica in poche decine di casi per milione di abitanti all’anno.

Da questa indagine è emerso che:

  • chi usa il cellulare non presenta un rischio maggiore rispetto a chi non lo usa;
  • il rischio non aumenta in base agli anni di utilizzo (fino a 10-13 anni), né in base alle chiamate totali effettuate o alle ore totali d’uso;
  • in meno del 10% dei casi si è riscontrato un lieve aumento del rischio di glioma, ma si trattava comunque di soggetti che passavano moltissimo tempo al cellulare. Stando a questo dato, si potrebbe pensare che il rischio di sviluppare tumore aumenti col maggiore utilizzo, proprio come fanno i cancerogeni noti: dallo studio, tuttavia, è emerso che questo incremento era più evidente in coloro che usavano il cellulare da tempi recenti (1-4 anni), rispetto a chi lo usava da più tempo (dai 5 anni in poi). Dal momento che manca una correlazione dose-risposta, probabilmente a causa di limiti metodologici, non è quindi possibile stabilire con certezza se il rischio aumenti col tempo di esposizione.

L’associazione causa-effetto non è stata riscontrata nemmeno nei bambini, come emerso dallo studio CEFALO, che ha coinvolto Svezia, Norvegia, Danimarca e Svizzera.

Il rischio di tumore, quindi, è completamente da escludere?

Sarebbe bello poter rispondere in modo affermativo, ma così non è. Innanzitutto perché abbiamo a che fare con tumori rari che, per questa loro caratteristica, sono difficili da studiare.

In questi casi, infatti, gli studi epidemiologici adottano il cosiddetto schema caso-controllo, che consiste nell’identificare tutti i casi della malattia in un particolare territorio, nell’estrazione di un campione random, e nel valutare se esistono differenze di esposizione tra il campione prelevato ed il resto della popolazione. Questi studi, purtroppo, sono particolarmente suscettibili di errore, pertanto, è necessaria la progettazione in parallelo di studi che ne valutino l’entità, e i cui risultati devono essere integrati con quelli dello studio principale.

In secondo luogo, perché non vi sono abbastanza dati riguardanti l’esposizione nell’infanzia e nell’adolescenza, e per periodi superiori ai 15 anni.

Considerando i risultati e i limiti dei vari studi, Interphone incluso quindi, le onde elettromagnetiche ad alta frequenza vengono classificate come possibilmente cancerogene per gli esseri umani (Gruppo 2B) e, col promemoria 193/2011, l’OMS raccomanda di proseguire la sorveglianza epidemiologica dei tumori suddetti.

Gli smartphone possono compromettere la fertilità maschile?

Si pensa che le onde ad alta frequenza possano causare infertilità nell’uomo, come discusso in una revisione di studi pubblicata su Reproduction. Houston e colleghi (2016), infatti, hanno esaminato i dati provenienti da 27 studi clinici, nei quali è stata valutata l’associazione causale tra onde ad alta frequenza e riduzione della fertilità. 21 di questi studi hanno evidenziato effetti negativi sull’apparato riproduttivo maschile, in particolare sui testicoli (più suscettibili alle radiazioni rispetto ad altri organi).

Tra gli effetti riscontrati vi sono:
  • una riduzione della motilità degli spermatozoi, osservata in 11 dei 15 studi valutanti questo parametro;
  • un’aumentata produzione dei radicali liberi, osservata in 7 studi su 7, e il danno al DNA indotto dalle radiazioni in 4 studi su 5.

Questi dati, naturalmente, sono lungi dall’essere conclusivi, ed ulteriori indagini sono richieste per confermare questi sospetti.

I danni psicologici: abuso e dipendenza!

Passiamo ora ad una piaga dei nostri giorni: l’abuso e la dipendenza dal cellulare, che colpiscono prevalentemente gli adolescenti e i giovani adulti. Ancora non si sa, di preciso, se questi disturbi del comportamento siano dovuti al telefono in sé oppure ai contenuti e alle applicazioni offerte (di grossa mole per quanto riguarda gli smartphone); sta di fatto che in questi ultimi anni si è assistito non solo ad un aumento dell’insonnia tra i giovani, ma anche alla nascita di nuove forme d’ansia, come riportato in una revisione di De-Sola Gutierrez e colleghi (2016).

In particolare, tra le nuove ansie sociali abbiamo:
  • la Nomophobia (No-Mobile-Phobia), ovvero la paura di rimanere senza il cellulare;
  • la FOMO (Fear of Missing Out), cioè la paura di essere tagliati fuori, magari vedendo le foto sui social dei propri contatti;
  • Textaphrenia e Ringxiety, rispettivamente la sensazione di aver ricevuto un messaggio o una chiamata, e che ci porta a controllare il telefono in continuazione;
  • Textiety, cioè la paura di ricevere messaggi e di dover rispondere immediatamente.

Secondo gli autori della revisione, il rischio di abuso sarebbe correlato a tre fattori principali:

  • età. Il rischio è più alto negli adolescenti, quindi nella fascia compresa tra i 13 e i 19 anni, e tende a ridursi oltre i 20. Il motivo della maggior suscettibilità è da ricercare nello scarso autocontrollo, oltre che nell’uso precoce del cellulare nei nati tra il 1980 e il 2000;
  • Sesso. Il rischio è maggiore nel sesso femminile, che tende ad usare il telefono sia per socializzare, sia per contrastare il malumore; il sesso maschile, tuttavia, lo usa in situazioni più rischiose come la guida;
  • Personalità. Diversi studi evidenziano la correlazione tra personalità e rischio di abuso: in linea generale, l’abuso è associato a personalità estroverse (che tendono ad inviare moltissimi SMS) e nevrotiche (che cercano conforto e sicurezza attraverso i social).

Ma ora veniamo al dunque: cosa comporta l’abuso?

I sintomi possono manifestarsi a livello fisico e psichico, sia per l’esposizione alle onde elettromagnetiche, sia per l’uso in sé del cellulare. Vediamoli in dettaglio!

Sintomi fisici

Come si può immaginare, si tratta dei sintomi causati dai gesti stereotipati e dallo sguardo puntato sullo schermo. Tra i più comuni abbiamo:

  • rigidità e dolori muscolari;
  • dolore e debolezza al pollice, che possono evolvere in tenosinovite di De Quervain (un’infiammazione cronica che coinvolge i tendini del poliice) nei casi più gravi;
  • sofferenza oculare, che si manifesta con affaticamento della vista, visione offuscata, secchezza, arrossamento ed irritazione degli occhi;
  • prurito e mal di testa (Chiu et al., 2014).

Disturbi del sonno e del tono dell’umore.

Ebbene sì, l’uso eccessivo del cellulare può provocare insonnia, ansia, depressione e deficit cognitivi, con un meccanismo che coinvolge:

  • le onde elettromagnetiche (Chiu et al., 2014), che pare riducano la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, e serotonina, l’ormone del buonumore (dal quale, peraltro, viene prodotta la melatonina);
  • i social network (ai quali si può accedere con gli smartphone) che, come già anticipato, sono causa di nuove ansie sociali e depressione (Chiu et al., 2014);
  • il telefono in sé o i vari contenuti ed applicazioni, che ne invogliano l’uso fino a tarda notte. Oltre a provocare sonnolenza diurna, questo fatto espone i soggetti a stress, ansia, depressione e deficit cognitivi (calo dell’attenzione, della concentrazione e della memoria). Durante il sonno, infatti, il cervello elabora le informazioni pervenutegli durante la giornata, tenendo per sé quelle importanti e scartando quelle superflue: una carenza di sonno quindi, a lungo andare, può causare dei problemi nei processi di ricezione ed elaborazione delle informazioni, provocando i deficit suddetti e compromettendo le attività di studio/lavoro (Mohammadbeigi et al., 2016).
Uno studio che ha coinvolto 380 studenti universitari (età media 21,8 anni; 69,1% donne) ha stimato la prevalenza dell’abuso al 10,7%, e quella di scarsa qualità del sonno al 61,7% (Mohammadbeigi et al., 2016).

Disturbi del comportamento e dipendenza

Come riportato da De-Sola Gutierrez e colleghi (2016), il cellulare favorisce disturbi comportamentali, che possono assumere le caratteristiche di una vera e propria dipendenza.

Si possono riscontrare, infatti:

  • l’uso in situazioni pericolose (come la guida) o poco consone (scuola/posto di lavoro), con scontri sociali o familiari;
  • la perdita d’interesse per persone ed altre attività;
  • la difficoltà di autocontrollo;
  • malessere psicofisico e problemi sociali/familiari/lavorativi;
  • l’uso nonostante il malessere e i problemi vari;
  • l’uso volto a trarne soddisfazione e relax o a contrastare la disforia, cioè le alterazioni patologiche dell’umore;
  • le forme di ansia sociale viste in precedenza;
  • craving, cioè il desiderio incontenibile di usare il cellulare.

Conseguenze indirette dell’uso scorretto del cellulare.

In questo gruppo, rientrano i rischi corsi qualora il cellulare venga utilizzato in situazioni pericolose. Vediamo quali!

  • Guida. Utilizzare il cellulare alla guida aumenta il rischio di incidenti stradali, indipendentemente dal fatto che si usino gli auricolari o il vivavoce. Sembra, infatti, che le onde emesse dal dispositivo rallentino i riflessi più di quanto faccia l’alcool (Strayer et al., 2006). Non solo chi è alla guida, ma anche chi si sposta a piedi può causare incidenti per lo stesso motivo.
  • Strutture sanitarie. L’uso dei cellulari è generalmente vietato quando si entra in ospedale o in particolari reparti, poiché le onde elettromagnetiche possono interferire con il funzionamento di alcune apparecchiature mediche. Anche i portatori di pacemaker dovrebbero tenere il cellulare a distanza minima, in modo da ridurre il rischio di interferenza.
  • Viaggi in aereo. Benché il rischio sia veramente minimo, i campi emessi dal telefonino possono interferire con la funzionalità del computer di bordo; per tali motivi, è raccomandato lo spegnimento del cellulare durante il viaggio.

I rischi associati all’uso del cellulare, dunque, sono tra i più disparati. Ma è possibile ridurne l’entità? Lo scopriremo nel paragrafo successivo!

Come prevenire eventuali danni?

Concludiamo in bellezza con un elenco di comportamenti pratici, suggeriti dal Ministero della Salute, volti a minimizzare i rischi relativi all’uso del cellulare.

  • Prediligete i messaggi di testo e telefonate solo in caso di necessità, in zone ad alta ricezione del segnale e con alta copertura di rete, in modo da limitare l’assorbimento delle onde. Ricordiamo, infatti, che l’assorbimento si riduce all’aumentare del segnale e della copertura, poiché il telefono opera alla potenza minima.
  • Quando siete alla guida evitate di parlare al telefono, a meno che non sia strettamente necessario; in tal caso, usate il vivavoce o gli auricolari. La stessa cosa valga per i pedoni.
  • Diffidate dai dispositivi che promettono di ridurre l’esposizione alle onde ad alta frequenza: studi dimostrano, infatti, che non sono in grado di farlo.
  • Insegnate ai bambini che il cellulare non è un gioco, ma un mezzo di comunicazione da usare solo in caso di necessità; ricordiamo che, usarlo sin da piccoli, significa esporsi in maggior misura ai campi elettromagnetici da adulti.
  • Tenete spento il cellulare in aereo e in ospedale, in modo da prevenire possibili interferenze.
  • Attenzione, infine, ai portatori di pacemaker, che dovrebbero tenerlo a distanza di sicurezza, ed usarlo solo in caso di estrema necessità.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Jessica Zanza (Farmacista)

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