Rimozione tatuaggi: costi, risultati, rischi e tecniche (laser, creme, dermoabrasione…).

E’ possibile rimuovere un tatuaggio? Quali sono le tecniche più efficaci? Si possono avere risultati soddisfacenti ? Ed a che prezzo? Analizziamo i possibili rischi e gli effetti delle moderne tecniche (laser, creme dermoabrasione, ecc..) per eliminare i tatuaggi dalla pelle.

Rimozione tatuaggi: costi, risultati, rischi e tecniche (laser, creme, dermoabrasione…)

    Indice Articolo:

  1. Tecniche
    1. Escissione chirurgica
    2. Dermoabrasione
    3. Peeling chimico
    4. Rejuvi tattoo removal
    5. Laser CO2
    6. Laser Nd-Yag
    7. Elettrodermografia
    8. Elettrosalatura
    9. Rimozione dei tatuaggi all’hennè
  2. Costi e risultati
  3. Rischi e controindicazioni
  4. Approfondimenti

Principali tecniche di rimozione dei tatuaggi: classificazione e caratteristiche.

Con la diffusione dei tatuaggi, da quelli ornamentali a quelli correttivi, si è assistito ad un aumento di coloro i quali ricorrono allo specialista per la rimozione degli stessi. Le tecniche utilizzate a tale scopo, sono numerose e vengono scelte solo dopo un’attenta valutazione del dermatologo o del medico estetico. Un criterio molto comune classifica tali tecniche in base al principio sfruttato. In particolare, si distinguono:

  • Metodi meccanici, si tratta di veri e propri interventi chirurgici, tra i quali annoveriamo l’escissione e la dermoabrasione.

  • Metodi chimici, così detti in quanto sfruttano l’azione caustica di composti a carattere acido (TCA) o alcalino (Rejuvi tattoo removal).

  • Metodi fisici, che si basano sull’impiego di radiazioni o correnti elettriche.

  • Metodi misti, tra i quali abbiamo l’elettrosalatura.

Detto questo, passiamo in rassegna i vari trattamenti!

Escissione chirurgica: trattamento del derma.

Nota anche come “exeresi”, consiste nell’asportazione chirurgica del derma, lo strato ove si accumulano i pigmenti e nella successiva sutura dei lembi cutanei. La tecnica viene condotta in anestesia locale, e richiede l’applicazione di una pomata antibiotica nei giorni successivi all’intervento.

Pro

Indicata per i piccoli tatuaggi, che possono essere rimossi in un’unica seduta.

Contro:

  • Non è adatta per tatuaggi estesi.

  • Lascia cicatrici.

Dermoabrasione meccanica.

La tecnica consiste nella rimozione degli strati cutanei superficiali attraverso l’uso del dermoabrasore.

Il dermoabrasore è un apparecchio dotato di frese rotanti in grado di raschiare la cute, con una profondità che dipende dalla pressione esercitata sul manipolo stesso.

Approfondisci come viene effettuata la dermoabrasione.

La dermoabrasione può essere associata al curettage: la pelle viene ulteriormente raschiata con la curetta, una spatola chirurgica dotata di un lato tagliente ed uno smussato, in modo da rimuovere i pigmenti localizzati in profondità.

Il trattamento è adatto per aree molto estese e viene condotto in anestesia (locale o generale, a seconda dell’estensione del tatuaggio); anche in questo caso, è fondamentale pulire costantemente l’area trattata e applicare delle pomate antibiotiche, in modo da ridurre l’insorgenza d’infezioni.

Pro

Può essere utilizzata per rimuovere tatuaggi molto estesi e profondi.

Contro

  • Lascia cicatrici.

  • Decorso post-operatorio complicato, in quanto è richiesta la pulizia accurata della ferita e l’eventuale applicazione di un sostituto cutaneo (un materiale che protegga la cute lesa ma, allo stesso tempo, non ostacoli la traspirazione).

Peeling chimico degli strati cutanei.

In alcuni casi è possibile ricorrere all’acido tricloroacetico (TCA), un acido carbossilico in grado di raggiungere gli strati cutanei più profondi. Il razionale d’impiego si basa sulla capacità di:

  • Ridurre l’adesione delle cellule epidermiche ed esfoliare, quindi, gli strati cutanei più superficiali.

  • Raggiungere il derma, ove innesca un processo infiammatorio che attiva e richiama i macrofagi, cellule che inglobano i pigmenti e ne facilitano l’eliminazione attraverso il circolo linfatico. Questo è un fatto molto importante, se si pensa che il tatuaggio permane come conseguenza dell’incapacità del sistema immunitario (di cui i macrofagi fanno parte) di eliminare i pigmenti inoculati.

Puoi approfondire i benefici del peeling chimico.

Il TCA viene utilizzato in concentrazioni comprese tra il 10% e il 50%, in relazione alla profondità del tatuaggio: viene applicato sulla cute (sottoforma di pasta o soluzione), lasciato in posa per 1’- 4’ e rimosso con acqua.

Pro

Può essere utilizzato per eliminare i tatuaggi estetico-correttivi, come il trucco semipermanente delle sopracciglia.

Contro

  • Tecnica dolorosa.

  • Tempi di ripresa non immediati.

Trattamento con Rejuvi tattoo removal.

Si tratta di un prodotto pubblicizzato per la rimozione dei tatuaggi di vario tipo, da quelli ornamentali a quelli correttivi. Esso consiste in una miscela di vari composti (ossidi di zinco, magnesio e calcio, acido salicilico, trietanolammina e alcol isopropilico), ai quali si attribuisce la capacità di degradare i pigmenti.

Il prodotto viene dapprima iniettato sottocute e, successivamente, applicato come una crema per 6-8 giorni. Dopo 10-20 giorni si formeranno delle croste, destinate a staccarsi.

Purtroppo, non esistono evidenze scientifiche che supportino l’efficacia di Rejuvi tattoo removal; al contrario, sono state documentate reazioni avverse molto gravi in seguito al suo impiego:

  • Eritema e formazione di cicatrici ipertrofiche (in rilievo), non risolvibili col cortisone.

  • Ulcera cutanea, come conseguenza dell’ustione chimica provocata dagli alcali contenuti, che ha reso necessaria l’asportazione chirurgica del tessuto e l’innesto cutaneo.

Radiazioni infrarosse: laser a CO2.

Si tratta di un laser ablativo, così detto in quanto provoca l’asportazione degli strati cutanei colpiti. In particolare, questa tecnica si avvale dell’uso di radiazioni infrarosse (9.400-10.600nm) che, assorbite dall’acqua contenuta, surriscaldano il tessuto e ne provocano la vaporizzazione.

L’impiego del laser ad emissione continua permette di raggiungere il derma reticolare, facilitando l’eliminazione dei tatuaggi più profondi.

Pro

Permette di rimuovere tatuaggi con estensione e profondità variabili.

Contro

  • Lascia cicatrici.

  • Decorso post-operatorio complicato, simile a quello conseguente alla dermoabrasione.

Laser Neodymium-Yag Q-switched (Nd-Yag).

L’Nd-Yag rappresenta il trattamento elettivo per la rimozione dei tatuaggi, avendo un ottimo rapporto rischio/beneficio: esso, infatti, è abbastanza sicuro e consente di ottenere dei buoni risultati. La tecnica sfrutta il fenomeno della fototermolisi selettiva: le radiazioni emesse dall’apparecchio vengono assorbite dai pigmenti del tatuaggio, i quali si frammentano (fototermolisi) e possono essere inglobati con più facilità dai macrofagi, che vengono allontanati attraverso la circolazione linfatica. La brevità degli impulsi, dell’ordine dei nano e picosecondi, fa in modo che i tessuti circostanti non vengano danneggiati e quindi, non si formino cicatrici.

I macchinari di ultima generazione, quali Spectra VRM IIITM e Cynosure revliteTM, consentono di selezionare fino a quattro lunghezze d’onda in base ai pigmenti da rimuovere:

  • 532nm per rosso, arancione e viola.

  • 585nm per l’azzurro.

  • 650nm per verde e giallo.

  • 1064nm per nero, marrone e blu scuro.

La singola seduta ha una durata molto variabile in genere, un tatuaggio delle dimensioni di 4cm, viene trattato in 10’.

Pro

  • Non è doloroso. Pazienti molto sensibili possono applicare una pomata anestetica mezz’ora prima della seduta.

  • Quelli di ultima generazione agiscono anche sui pigmenti difficili da rimuovere, quali verde e giallo.

  • Può essere effettuato in tutto il corpo.

  • Non lascia cicatrici.

Contro

  • Richiede numerose sedute, le quali non assicurano la completa rimozione. Nell’area trattata, infatti, può persistere un’ombra (temporanea o permanente) definita “fantasma del tatuaggio”.

  • Non può essere utilizzato per rimuovere tatuaggi contenenti ossidi di zinco e titanio, come il trucco semipermanente per le labbra, in quanto ne provocherebbe l’annerimento.

Elettrodermografia.

E’ una tecnica recente che prevede l’uso dell’elettrodermografo: uno strumento in grado di emettere correnti ad alta frequenza, le quali frammentano i pigmenti facilitandone l’eliminazione. Viene utilizzato dai tatuatori per schiarire un tatuaggio indesiderato, in modo da facilitarne la copertura (cover-up).

Elettrosalatura.

In questo metodo di rimozione misto, si fa uso di corrente elettrica e del sale da cucina.

Avviene in due fasi:

  • Diatermocoagulazione, che rimuove gli strati cutanei superficiali attraverso il calore generato da correnti elettriche ad alta frequenza (1 Watt per tatuaggi piccoli, 14-20 Watt per tatuaggi grandi). La tecnica si avvale dell’uso di un elettrobisturi diatermocoagulatore, il quale si compone di: un generatore di corrente, un elettrodo attivo ed uno passivo.

La corrente prodotta dal generatore, fuoriesce attraverso l’elettrodo attivo ed esplica una duplice azione:

  • Incide la cute.

  • La cauterizza, in modo da arrestarne il sanguinamento.

Svolto il suo compito, attraversa il corpo del paziente e giunge nell’elettrodo neutro (una piastra posta in prossimità dell’area trattata), che la convoglia al sistema di dispersione a terra.

  • Salabrasione, che prevede l’uso di una pasta ottenuta miscelando del sale con soluzione fisiologica. Dopo il trattamento di elettrocoagulazione, la pasta viene massaggiata per un minuto e lasciata in posa per 15’-60’, coperta da una garza, in relazione allo spessore della cute e alla sua vascolarizzazione; quindi, si rimuove il sale con acqua, si disinfetta e si applica una garza non aderente.

Generalmente sono necessarie 2-7 sedute, distanziate tra loro di tre mesi.

Pro

Rimuove i tatuaggi professionali, i cui pigmenti si localizzano in profondità.

Contro

  • Può lasciare cicatrici.

  • Può ustionare la cute, qualora la corrente segua un percorso diverso da quello descritto (generatore, elettrodo positivo, zona tatuata, elettrodo neutro). Ciò può essere dovuto a diversi fattori, tra cui la presenza di sudore oppure il contatto della pelle con superfici metalliche.

 Rimozione dei tatuaggi all’henné.

L’henné è un pigmento naturale ottenuto dalla Lawsonia inermis, un arbusto diffuso in India, Nord America e Nord Africa. Benché siano temporanei, i tatuaggi all’henné possono non sparire del tutto, lasciando antiestetici residui sulla pelle.

Come comportarsi in questi casi? Molto semplice: è sufficiente mettersi a mollo in acqua calda e sfregare la cute con gel esfoliante e spugna da bagno.

Quali sono i risultati ed i costi di queste tecniche di rimozione?

Nonostante le tecniche disponibili siano veramente numerose, il metodo di rimozione più utilizzato è sicuramente il laser Nd-Yag, in quanto:

  • Non è invasivo.

  • E’ praticamente indolore.

  • Solitamente non lascia cicatrici al posto del tatuaggio.

  • Consente tempi di ripresa più rapidi rispetto alle tecniche ablative (escissione, dermoabrasione, laser a CO2 ed elettrosalatura).

Gli altri metodi vengono utilizzati qualora il laser Nd-Yag abbia fallito o sia controindicato, ad esempio per tatuaggi cosmetici a base di ossidi di zinco e titanio.

 Ma da cosa dipende il buon esito del trattamento?

Rispondere alla domanda non è affatto semplice, in quanto occorre considerare le caratteristiche del tatuaggio, ovvero:

  • Estensione e profondità: i tatuaggi professionali, ovvero quelli effettuati da personale qualificato, sono più resistenti rispetto a quelli amatoriali, in quanto i pigmenti raggiungono gli strati cutanei più profondi.

  • Età: col passare degli anni, anche i tatuaggi permanenti tendono a scolorirsi e si rimuovono più facilmente.

  • Pigmenti utilizzati:

    • I pigmenti scuri, quali nero e blu, vengono rimossi più facilmente rispetto agli altri.

    • I tatuaggi monocromatici richiedono meno sedute rispetto a quelli policromatici. In quest’ultimo caso, infatti, occorre lavorare con diverse lunghezze d’onda, in modo da agire su tutti i pigmenti.

In linea generale, occorrono:

  • 2 - 4 sedute per i tatuaggi amatoriali.

  • 8 - 12 sedute per i tatuaggi professionali.

E’ fondamentale che trascorra almeno un mese, tra una seduta e l’altra, per consentire alla cute di riprendersi.

Esaminiamo i costi per le diverse rimozioni.

  • Nd-Yag: il prezzo varia dai 50-70€ (per tatuaggi piccoli e monocromatici) ai 250-300€ (per tatuaggi grandi e policromatici).

  • Escissione chirurgica: 200€.

  • Dermoabrasione meccanica: 200-300€.

  • Peeling chimico: 130-150€.

  • Laser a CO2 : 150-450€.

Reazioni avverse e controindicazioni alla rimozione dei tatuaggi.

Esattamente come altri trattamenti estetici, la rimozione dei tatuaggi non è certo priva di effetti indesiderati.

Alcuni di essi, quali: fastidio, bruciore, eritemi, bollicine e croste, sono del tutto normali e tendono a risolversi nel giro di poco tempo; altri, invece, sono legati all’utilizzo di particolari tecniche o all’adozione di comportamenti scorretti da parte del paziente. Vediamo di cosa si tratta:

  • Cicatrici: rappresentano l’esito della riparazione di un danno riguardante il derma (soprattutto quello profondo), e si presentano come masse di tessuto fibrotico piane, rilevate o infossate. Il rischio che si formino è molto alto per le tecniche ablative (escissione, dermoabrasione, laser a CO2 ed elettrosalatura) e nel caso di tatuaggi professionali, soprattutto quando localizzati nelle zone in cui la cute è più sottile (viso, genitali, petto, area di flessione degli arti, dorso di mani e piedi).

  • Discromie: si tratta di alterazioni della pigmentazione cutanea, che possono presentarsi sottoforma di iperpigmentazioni (macchie brune) o ipopigmentazioni (macchie chiare). Il rischio che si manifestino è particolarmente alto:

    • Nelle persone con pelle scura, in quanto le tecniche ablative e gli acidi possono scolorirla.

    • Se ci si espone direttamente alla luce, prima o dopo il trattamento e non si utilizzano filtri solari adeguati. Ciò è dovuto al fatto che le tecniche tendono ad assottigliare la cute, rendendola più sensibile alle radiazioni.

    • Se si assumono farmaci fotosensibilizzanti, quali gli anticoncezionali orali, alcuni antibiotici e i retinoidi.

  • Infezioni: quali piodermiti (infezioni cutanee sostenute da strepto- e stafilococchi) ed herpes. Le prime si manifestano qualora la cute non venga pulita e trattata con l’antibiotico, mentre le seconde si presentano in persone predisposte.

  • Ustioni: che possono manifestarsi durante la diatermocoagulazione (qualora la corrente segua un percorso alternativo) o in seguito all’uso di prodotti per il “fai da te” (kit per la rimozione chimica del tatuaggio).

  • Reazioni allergiche: al peeling chimico.

Detto ciò, in quali casi è sconsigliato il ricorso a tali tecniche? Vediamo le controindicazioni:

  • Alterazioni della cicatrizzazione, in questo caso, tutte le tecniche discusse favoriscono la formazione dei cheloidi, masse abnormi di tessuto cicatriziale.

  • Patologie cutanee in atto, quali infezioni e dermatiti.

  • Infezioni herpetiche recidivanti, soprattutto per quanto riguarda il laser e il peeling chimico. Qualora il medico reputasse opportuno l’impiego di tali tecniche, il paziente dovrà effettuare una terapia antivirale prima della seduta.

  • Lesioni della cute ed interventi chirurgici recenti.

  • Terapia con farmaci fotosensibilizzanti, gli anticoncezionali orali dovrebbero essere sospesi almeno un mese prima del trattamento, mentre per i retinoidi sono richiesti almeno dodici mesi.

  • Pazienti nei quali le radiazioni possono provocare allergie, (fotoallergie) o dermatiti (fotodermatiti).

  • Pelle scura, in tal caso sono controindicati:

    • La dermoabrasione chirurgica e il peeling chimico, in quanto aumentano il rischio di ipopigmentazione.

    • Il laser Nd-yag, qualora si debbano rimuovere pigmenti scuri. Le radiazioni, infatti, potrebbero essere assorbite dalla melanina cutanea e provocare ustioni.

  • Alterazioni della coagulazione, in quanto le tecniche ablative potrebbero provocare emorragie o trombosi. In caso di terapia con acido acetilsalicilico (un farmaco antiaggregante), si dovrebbe sospendere la terapia almeno due settimane prima della seduta.

  • Gravidanza, per l’imprevedibilità degli effetti sul feto.

Le informazioni riportate non sostituiscono il rapporto medico-paziente. Prima di prendere qualsiasi iniziativa, rivolgetevi sempre allo specialista.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Jessica Zanza ( Farmacista) - Dott.sa Roberta de Martino

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