Rimedi naturali per dimagrire: prodotti efficaci per perdere peso velocemente.

Si può dimagrire velocemente in modo naturale senza ricorrere ai medicinali? Ebbene si, esistono diversi prodotti e strategie che possono favorire il dimagrimento. Partiamo, quindi, alla scoperta dei rimedi naturali più efficaci nella lotta ai chili di troppo e nel mantenimento del peso ideale!

Rimedi naturali per dimagrire: prodotti efficaci per perdere peso velocemente

    Indice Articolo:

  1. Quali sono?
  2. Alimentazione
    1. Esempi di dieta
  3. Piante medicinali
    1. Droghe diuretiche
  4. Attività fisica
  5. Approfondimenti

In che modo, la natura, può aiutarci a dimagrire?

I rimedi dimagranti naturali sono costituiti da un insieme di strategie volte a contrastare il sovrappeso e l’obesità, senza dover ricorrere necessariamente a medicinali o particolari interventi. Essi includono:

  • l’adozione di una dieta sana ed equilibrata, che ci consenta di dimagrire pur mantenendoci in salute e vitali durante la giornata;
  • una buona attività fisica, fondamentale sia per ridurre i chili in eccesso, sia per mantenere i risultati ottenuti;
  • piante ed estratti medicinali, che potenziano i benefici derivanti dalla correzione dello stile di vita personale.

Fin qui sembra tutto scontato, ma attenzione se già sapeste tutto non vi trovereste a leggere un articolo sulla perdita di peso perchè non ne avreste bisogno!

Quindi diciamo subito che se stavate cercando prodotti che vi facilitino il percorso li troverete al capitolo 3, ma non disdegnate di leggere anche il primo paragrafo, per quanto possa sembrarvi banale se avete problemi di peso vuol dire che non sapete tutto su una corretta alimentazione, e badate bene non ci sono prodotti che miracolosi che possono farvi dimagrire se non correggete le abitudini errate, anzi spesso basta solo questo per iniziare un percorso di perdita di peso veloce e sano, per cui dedicate qualche minuto anche alla lettura degli altri punti!

Il prodotto naturale più efficace per per perdere peso? Il cibo!

La correzione delle abitudini alimentari, accompagnata da una grande forza di volontà (sembra scontato, ma non lo è), rappresenta il primo passo per raggiungere il nostro peso ideale. Contrariamente a quanto pensano i più, non solo la quantità degli alimenti, ma anche la qualità e le associazioni degli stessi, dovrebbero essere rivalutate; inoltre, andrebbero riviste anche alcune abitudini personali, per esempio, i ritmi con i quali si mangia e i posti nei quali avviene il pasto.

Benché ogni persona rappresenti un caso a sé, esistono dei consigli di carattere generale che possono andar bene per tutti. Di cosa si tratta? Lo vediamo subito:

  • innanzitutto, è d’obbligo evitare le diete drastiche, ad esempio quelle che prevedono il digiuno o l’eliminazione completa dei carboidrati. Esse, infatti, portano alla chetosi: una condizione stressante per l’organismo, che può avere forti ripercussioni sullo stato di salute generale.

Ma cos’è, precisamente, la chetosi?

Essa non è altro che l’accumulo di particolari sostanze, definite corpi chetonici, sintetizzate nel fegato per sopperire alla carenza di glucosio (conseguente, appunto, al digiuno prolungato o all’eliminazione degli stessi carboidrati dalla dieta). Poiché, i corpi chetonici, vengono sintetizzati a partire dai grassi e dalle proteine muscolari, una chetosi prolungata comporta:

  • una perdita repentina ma temporanea dell’adipe;
  • la perdita di massa magra, ovvero i muscoli, con conseguente riduzione della forza fisica e del metabolismo corporeo. La carenza di glucosio, infatti, viene percepita dall’ipotalamo, la cui attivazione determina (seppur in modo indiretto) il rilascio di cortisolo: un ormone che stimola la mobilitazione degli aminoacidi muscolari, affinché vengano utilizzati per la sintesi del glucosio stesso;
  • il rallentamento del metabolismo lipidico e l’aumento ponderale, una volta che si sospende la dieta. Con la perdita di massa muscolare, infatti, si riduce anche la quantità totale dei mitocondri, gli organuli cellulari nei quali vengono bruciati i grassi. Con la perdita di massa magra, quindi, si ha il rallentamento del metabolismo lipidico, e il conseguente ripristino delle scorte adipose;
  • un abbassamento del pH plasmatico (acidosi), dovuto all’accumulo dei corpi chetonici nel sangue, che porta all’invecchiamento precoce dei tessuti;
  • la steatosi epatica, meglio conosciuta come “fegato grasso”, dovuta all’accumulo di lipidi nel fegato (dove vengono, appunto, sintetizzati i corpi chetonici);
  • una riduzione degli ormoni tiroidei circolanti (in particolare il T3), che porta ad un abbassamento della temperatura corporea e alla costante sensazione di freddo.

Puoi approfondire le caratteristiche dei corpi chetonici.

  • Dovremmo, inoltre, suddividere l’apporto calorico giornaliero in cinque pasti (colazione, spuntino di metà mattina, pranzo, merenda e cena), in modo da non caricare troppo quelli principali e non metter su massa grassa. Le abbuffate, infatti, portano ad un repentino incremento della glicemia e del rilascio di insulina, l’ormone che regola la captazione e l’utilizzo del glucosio da parte dei tessuti; di conseguenza, il glucosio in eccesso viene convertito in acidi grassi, che vengono immagazzinati (sottoforma di trigliceridi) nel tessuto adiposo.
  • E’ buona norma assumere il 65% delle calorie giornaliere nella prima parte della giornata (colazione, spuntino di metà mattina e pranzo), per ridurre al minimo la sintesi endogena di colesterolo, che raggiunge l’apice alle due di notte.
  • Gli esperti consigliano di assumere l’80% delle calorie da fonti vegetali (frutta, verdura, legumi, cereali e derivati) e il 20% di calorie da fonti animali (carni, uova, latticini e pesce), in modo da fare il pieno di fibre, vitamine e antiossidanti, e ridurre l’assunzione di sale, grassi saturi e colesterolo, rappresentanti un rischio per la salute di cuore e vasi.
  • Si dovrebbe limitare il consumo di sale (massimo 5g/die) che, oltre a stimolare l’appetito, riduce l’assorbimento intestinale del calcio (di conseguenza, la densità ossea) e porta ad un incremento della ritenzione idrica, della pressione arteriosa e del rischio cardiovascolare. Potreste sostituirlo con limone, aceto di vino o di mele, il cui sapore acido ne riduce il desiderio.

Approfondisci perchè il sale fa male alla salute.

  • Prestate attenzione all’indice glicemico degli alimenti: in particolare, prediligete quelli con un indice medio-basso (inferiore a 56), che controllano la glicemia e il conseguente accumulo di grassi, e limitate quelli con un indice alto (> 70). Diciamo si, quindi, a: frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pasta e pane integrale; riduciamo al minimo, invece, i prodotti raffinati e da forno, le bibite gassate e i dolciumi di vario tipo.
L’indice glicemico esprime la capacità - di una porzione di alimento, contenente 50g di carboidrati - d’incrementare la glicemia rispetto al glucosio o al pane bianco (ai quali viene attribuito un indice pari a 100). All’aumentare di questo parametro, quindi, aumenteranno i valori di glicemia post-prandiale e, di conseguenza, la possibilità che il glucosio in eccesso venga convertito in grassi.
  • Consumate alimenti ricchi di fibre, indispensabili per regolare le attività intestinali e per aumentare il senso di sazietà. Le troviamo nella frutta, nella verdura, nei cereali integrali e nei legumi. I nutrizionisti consigliano di assumere almeno 30g di fibra al giorno, di cui almeno 10g del tipo solubile: quest’ultima, infatti, è in grado di formare un gel che rallenta lo svuotamento dello stomaco, aumentando il senso di sazietà, e riduce l’assorbimento intestinale del glucosio, del colesterolo e degli acidi grassi, con effetti positivi sul peso corporeo (Slavin, 2005).
Inserite l’orzo, l’avena e la segale, nella vostra alimentazione, in quanto sono ricchi di fibre solubili (β-glucani) che possono aiutarvi a perdere peso e controllare i valori ematici di colesterolo e glucosio.

Gli alimenti che fanno bene al metabolismo.

  • Fate il pieno di modulatori genici, un insieme di molecole naturali in grado di influire sull’appetito e sul metabolismo lipidico, modulando l’espressione di particolari sequenze del DNA. Come riportato da Mohamed et al. (2016), questi composti riducono la massa grassa, in quanto:
    • inibiscono l’adipogenesi, ovvero la maturazione delle cellule adipose;
    • attivano l’apoptosi, ovvero la morte degli adipociti esistenti;
    • stimolano la lipolisi, ossia la mobilitazione degli acidi grassi dal tessuto adiposo;
    • riducono la lipogenesi, ovvero la sintesi dei lipidi di deposito a partire dagli acidi grassi;
    • infine, grazie al gusto amaro, riducono l’appetito e l’apporto calorico.
Iniziate il pasto principale con della verdura amara, come radicchio, indivia, ravanelli o rucola, in modo da smorzare l’appetito.

Nella tabella successiva, riportiamo le classi più importanti di questi modulatori, le loro funzioni e gli alimenti in cui possiamo trovarli.

Polifenoli: si tratta di molecole che, oltre a regolare il peso corporeo, posseggono spiccate proprietà antiossidanti. Il gruppo comprende:
  • acidi fenolici, come l’acido caffeico, l’acido clorogenico e l’acido ferulico. Li ritroviamo nella frutta, nella soia e nel caffè, e sono in grado di ridurre i lipidi ematici.
  • Stilbeni, tra i quali spicca il resveratrolo, abbondante nella buccia e nei semi d’uva, nonché nel vino rosso. Il resveratrolo riduce i lipidi ematici e ne previene l’ossidazione; inoltre, stimola la lipolisi e l’apoptosi cellulare, e riduce la lipogenesi, l’accumulo di grasso nei cuscinetti e la proliferazione degli adipociti.
  • Curcuminoidi, un insieme di pigmenti (curcumina, demetossicurcumina e bisdemetossicurcumina) che conferiscono il tipico colore giallo alla curcuma, al curry e alla mostarda. I curcuminoidi inducono la morte degli adipociti e ne inibiscono la maturazione; inoltre, riducono la lipogenesi e la sintesi di nuovi vasi sanguigni (fondamentali per garantire la sopravvivenza delle cellule adipose).
  • Lignani, come il matairesinolo e il lariciresinolo, presenti in frutta, legumi e cereali integrali. Una volta ingeriti, i lignani vengono convertiti in enterolattoni ed enterodioli, molecole in grado di prevenire il sovrappeso e l’obesità.
  • Flavonoidi, tra i quali ricordiamo le catechine del thè verde (di cui parleremo più avanti) e gli isoflavoni della soia (genisteina e daidzeina). Questi ultimi sono particolarmente utili nelle donne in menopausa, grazie agli effetti positivi su colesterolemia e densità ossea, alterate dalla carenza di ormoni femminili (A.M. Bianchi - Fitoterapia).
Capsaicina. Si tratta di un alcaloide contenuto nei peperoncini, in grado di ridurre l’infiammazione adiposa e stimolare la termogenesi (azione “brucia grassi”).
Composti terpenici: sono in grado di prevenire l’ossidazione dei lipidi e l’infiammazione dei tessuti.Tra questi, annoveriamo:
  • carotenoidi, come il β-carotene (diffuso nei vegetali di colore giallo-arancio) e il licopene (abbondante nei pomodori);
  • sesquiterpeni, come l’acido abscissico, contenuto nella frutta e nella verdura.
Composti solforati. Parliamo dei principi attivi contenuti nell’aglio e nella cipolla (cisteina solfossidi), in grado di ridurre i lipidi ematici e il numero di adipociti.
Acidi grassi omega-3. Si tratta dell’EPA e del DHA, abbondanti nel pesce azzurro, e dell’acido-α-linolenico, contenuto nella frutta secca e in diversi oli vegetali. Gli omega-3 sono in grado di ridurre i lipidi ematici, l’infiammazione e il rischio di patologie cardiovascolari.
  • Evitate gli alcolici, eccezion fatta per mezzo bicchiere di vino rosso durante i pasti. Quest’ultimo, infatti, contiene il resveratrolo: una molecola biologica che favorisce la perdita di peso, modulando il metabolismo lipidico e la sopravvivenza delle cellule adipose.
  • Bevete molta acqua durante il giorno, almeno un litro e mezzo, benché il fabbisogno possa aumentare con l’esercizio fisico. L’acqua, infatti:
    • facilita la digestione, poiché gli enzimi intestinali lavorano in ambiente acquoso;
    • contribuisce, insieme alle fibre, alla regolarità dell’intestino;
    • facilita l’escrezione di scorie metaboliche, per via urinaria ed intestinale;
    • apporta sali minerali, che tendiamo a perdere con la sudorazione e l’attività fisica;
    • infine, mantiene la pelle turgida ed elastica, prevenendo la formazione delle smagliature (spesso provocate da repentine variazioni del peso corporeo).
  • Masticate con calma e per bene i cibi, in modo da evitare fenomeni di aerofagia (l’accumulo di aria nello stomaco) e facilitare la digestione dei principi nutritivi.
  • Evitate l’uso di smartphone, TV o PC, durante il pasto, rappresentanti una fonte di distrazione.

Esempi di dieta.

Detto questo, come dovremmo organizzare i nostri pasti per rimetterci in forma?

Il dottor Pier Luigi Rossi, specialista in Scienza della Alimentazione, afferma che esistono due tipologie di pasti:

  • quelli proteici (nei quali si ha una predominanza delle proteine sui carboidrati)
  • quelli glucidici (dove i carboidrati predominano sulle proteine),

entrambi molto validi, in quanto non ci fanno mancare i principi nutritivi di cui abbiamo bisogno per mantenerci in buono stato fisico. Vediamo alcuni esempi!

Colazione.
Proteica:
  • una bevanda calda, come il tè verde senza zucchero;
  • un alimento proteico, ad esempio il prosciutto crudo (40g per l’uomo, 30g per la donna);
  • un alimento glucidico, ad esempio il pane integrale di segale (40g per l’uomo, 30g per la donna);
  • frutta secca, come le mandorle (4 per l’uomo, 3 per la donna). 

Glucidica:

  • una bevanda calda, come il thè verde senza zucchero;
  • un alimento glucidico, come il muesli (30g per l’uomo, 20g per la donna);
  • un alimento proteico, come un vasetto di yogurt intero.
  • frutta secca, come le nocciole (5 per l’uomo, 4 per la donna). 
Spuntino di metà mattina.
Potreste consumare una bevanda calda (come il thè verde o il caffè non zuccherato) e una macedonia di frutta.
Pranzo.

Proteico:

  • come antipasto, una porzione libera d’insalata mista;
  • un alimento proteico, ad esempio la spigola al cartoccio (200g per l’uomo, 170g per la donna);
  • una porzione libera di passato di verdure;
  • un alimento glucidico, ad esempio del pane integrale di segale (60g per l’uomo, 40g per la donna). 

Glucidico:

  • come antipasto, una porzione libera d’insalata mista;
  • un piatto unico, che contenga sia glucidi che proteine, ad esempio la pasta integrale con zucchine e gamberetti (80g di pasta per l’uomo, 60g per la donna);
  • una porzione libera di verdure cotte al vapore.
Merenda pomeridiana.
Potreste bere una bevanda calda (come il thè verde o una tisana), accompagnata da un centrifugato di frutta.
Cena.

Proteica:

  • come antipasto, una porzione libera d’insalata mista;
  • un alimento proteico, come del petto di pollo alla griglia (140g per l’uomo, 120g per la donna);
  • una porzione di minestrone;
  • del pane integrale di segale (60g per l’uomo, 40g per la donna).

 Glucidica:

  • come antipasto, una porzione libera d’insalata mista;
  • un piatto unico, che contenga glucidi e proteine, come la zuppa di legumi;
  • una porzione libera di verdure cotte al vapore.

Condimenti.

Durante i pasti principali, è consentito l’uso di olio extravergine d’oliva (massimo 20g per l’uomo e 15g per la donna), eventualmente associato ad aceto, limone ed erbe aromatiche, in modo da ridurre la quantità di sale (rigorosamente iodato, per garantire la salute della tiroide).

Le ricette fai da te contro il sovrappeso.

Qui di seguito riportiamo alcune ricette sfiziose, veloci e semplici da preparare, che possono aiutarci a combattere i chili di troppo! Vediamole subito:

  • pesto di rucola. Questa salsa, ottima per condire la pasta, viene preparata con: ricotta (100g), latte (due cucchiai), rucola e pepe nero quanto basta (ricchi, rispettivamente, in polifenoli e piperina, che riducono l’appetito e aiutano a bruciare i grassi). Miscelate la ricotta e il latte in una terrina, aggiungete la rucola sminuzzata e una spolverata di pepe nero, e amalgamate il tutto. Un cucchiaio raso di pesto apporta 40Kcal.
  • Sugo fresco al pomodoro. Anch’esso è ottimo con la pasta, e apporta delle sostanze utili per favorire la perdita di peso (licopene, composti solforati, capsaicina e acido oleico). Fate rosolare l’aglio e il peperoncino in un filo d’olio extravergine d’oliva, quindi, aggiungete i pomodori freschi (la varietà che preferite) e un pizzico di sale iodato; fate cuocere per qualche minuto e, a cottura ultimata, aggiungete il basilico; a questo punto, non vi rimane che frullare il tutto. Un cucchiaio raso di sugo apporta 50Kcal.
  • Centrifugati e spuntini vegetali. Ottimi per spezzare la fame durante la mattina o il pomeriggio, possono essere preparati con diversi tipi di frutta e verdura. Tra le varie alternative, vi proponiamo:
    • il centrifugato alla cannella. Prepararlo è molto semplice: frullate tre mele insieme alla cannella in polvere (1-3g);
    • la macedonia. Tagliate due kiwi, una carota, due coste di sedano e aggiungete il cardamomo.

Prodotti naturali: erbe e sostanze per la riduzione ed il controllo del peso.

Eccoci giunti a quello che per molti di voi rappresenterà il punto chiave di questo viaggio: come dimagrire più velocemente, se non utilizzando la fitoterapia in associazione alle strategie precedenti? Studi dimostrano, infatti, che l’uso di droghe vegetali - nell’ambito di una dieta sana ed equilibrata, accompagnata dall’esercizio fisico - può facilitare la perdita di massa grassa ed aiutare a mantenere tali effetti.

In che modo? In realtà, le piante officinali sono in grado di agire su più fronti, in particolare:

  • modulano il metabolismo lipidico, attraverso la mobilitazione degli acidi grassi dal tessuto adiposo (lipolisi), la combustione degli stessi all’interno dei mitocondri (termogenesi) e il ridotto assorbimento intestinale;
  • sopprimono l’appetito, sia attraverso meccanismi meccanici (distensione delle pareti gastriche), sia modulando la trasmissione della serotonina (un neurotrasmettitore che regola l’umore e l’appetito);
  • modulano l’assorbimento degli zuccheri, influendo in maniera indiretta sul metabolismo lipidico (ricordiamo, infatti, che il glucosio in eccesso viene immagazzinato nell’adipe sottoforma di trigliceridi);
  • drenano i liquidi in eccesso e promuovono la diuresi, effetti molto utili qualora il sovrappeso sia associato a ritenzione idrica e cellulite.

Ma vediamole nel dettaglio!

Garcinia cambogia (Clusiaceae)

La garcinia (altresì nota come tamarindo del Malabar) è un albero originario dell’Indonesia, ma ampiamente diffuso in tutto il sud-est asiatico; in particolare, le popolazioni dell’India utilizzano la sua scorza per insaporire i piatti a base di pesce.

La droga, ovvero la parte della pianta farmacologicamente attiva, è rappresentata proprio dalla scorza (definita, tecnicamente, epicarpo), il cui componente attivo è un acido organico - l’acido-α-idrossicitrico (AHA) - contenuto in concentrazioni che variano dal 20% al 30%.

L’impiego della garcinia, nelle diete dimagranti, si basa sulla sua capacità d’interferire col metabolismo lipidico. L’AHA, infatti, grazie alla somiglianza strutturale con l’acido citrico, si sostituisce ad esso ed inibisce l’ATP-citrato liasi: un enzima coinvolto nella sintesi dei lipidi, che catalizza la scissione dell’acido citrico in acido ossalico e acetil coenzima A (acetil CoA), quest’ultimo utilizzato per costruire la catena degli acidi grassi (Semwal et al., 2015).

L’inibizione dell’ATP-citrato liasi, e la conseguente riduzione dell’acetil CoA cellulare, è alla base dei presunti effetti antiobesità della garcinia; infatti, come riportato da Chuah et al. (2014) e Semwal et al. (2015):

  • il calo nella produzione di acidi grassi previene la sintesi e l’accumulo di trigliceridi nelle cellule adipose (effetto antilipogenico);
  • la ridotta concentrazione di acetil CoA stimola, indirettamente, la β-ossidazione lipidica (la scomposizione degli acidi grassi in acetil CoA), attraverso l’attivazione della carnitina acil transferasi (un enzima coinvolto nel processo). Anche in questo caso, dunque, si previene la sintesi e l’accumulo dei trigliceridi nell’adipe;
  • a causa della ridotta sintesi lipidica, i carboidrati introdotti con la dieta vengono destinati alla sintesi del glicogeno (la riserva energetica di muscoli e fegato). L’aumento del glicogeno epatico, quindi, viene percepito dal cervello, che risponde aumentando i livelli della serotonina: un neurotrasmettitore che aumenta il tono dell’umore e riduce l’appetito; la garcinia, dunque, possiede un effetto anoressizzante che, secondo alcuni autori, coinvolgerebbe anche una ridotta captazione neuronale di questo mediatore (Ohia et al., 2002) - che gli consentirebbe di stimolare più a lungo i suoi recettori - e un aumento dell’espressione di questi ultimi (Roy et al., 2004).

Da una metanalasi di Onakpoya et al. (2011), valutante l’efficacia e la sicurezza degli estratti, è emerso che questi possono generare una perdita di peso a breve termine; l’entità degli effetti, tuttavia, non è statisticamente significativa quando si considerano gli studi clinici rigorosi (Randomized Clinical Trials). La rilevanza clinica della garcinia, quindi, è ancora oggetto di discussione.

Effetti avversi e controindicazioni.

Gli estratti di garcinia sono reputati sicuri, benché possano manifestarsi: nausea, mal di testa, sintomi gastrointestinali e delle alte vie respiratorie (Onakpoya et al., 2011).

L’assunzione è controindicata:

  • in gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia, in quanto non vi sono studi che ne attestino la sicurezza;
  • nei pazienti diabetici, in quanto l’AHA può influire sul metabolismo degli zuccheri;
  • nei pazienti che soffrono di demenza o morbo di Alzheimer, in quanto si pensa che possa peggiorarne i sintomi.

Posologia e modalità d’assunzione.

Questo rimedio viene assunto sottoforma di estratto secco, titolato al 50% di AHA. Si consiglia l’assunzione di 140mg di estratto, 2-4 volte/die, prima dei pasti.

Qualora il sovrappeso sia associato ad ansia e depressione lieve, potreste assumere la garcinia con la melissa e l’iperico, erbe che alleviano la tensione nervosa e aumentano il tono dell’umore.

Citrus aurantium (Rutaceae)

L’arancio amaro è un albero sempreverde originario della Cina, e ampiamente diffuso nelle regioni mediterranee, principalmente Spagna e Italia, dalla cui scorza si ricava un olio essenziale impiegato in cosmesi e in campo alimentare.

Approfondisci le caratteristiche dell'arancio amaro.

La droga è rappresentata dall’epicarpo del frutto immaturo, contenente la sinefrina: una miscela di alcaloidi in grado di attivare la lipolisi (ovvero la scomposizione dei lipidi di deposito in acidi grassi) e la termogenesi (la produzione di calore conseguente alla combustione degli stessi acidi grassi).

La sinefrina, infatti, è un analogo strutturale delle catecolamine: mediatori endogeni che stimolano la lipolisi e la termogenesi, attraverso i recettori β3 del tessuto adiposo. Grazie a questa somiglianza, quindi, la sinefrina è in grado di attivare i β3, favorendo la riduzione dei cuscinetti adiposi e del peso corporeo (Haaz et al., 2006; Stohs et al., 2011).

L’arancio amaro funziona nelle cure dimagranti?

In una review di Stohs et al. (2012), sono stati analizzati più di venti studi clinici, coinvolgenti circa trecentosessanta pazienti obesi o in sovrappeso, nei quali veniva testata l’efficacia dimagrante degli estratti, da soli o in associazione. Gli autori della review hanno concluso che - l’arancio amaro - stimola veramente il metabolismo basale, portando a modeste perdite di peso quando assunto da sei a dodici settimane; mancano, tuttavia, studi che ne dimostrino l’efficacia a lungo termine.

Effetti avversi e controindicazioni.

Nella review precedente, non sono stati evidenziati effetti avversi particolari; ciò nonostante, l’arancio amaro è controindicato:

  • in gravidanza, durante l’allattamento e nei bambini al di sotto dei dodici anni, per mancanza di studi attestanti la sicurezza;
  • nei pazienti ipertesi e cardiopatici, in quanto la sinefrina stimola i recettori per le catecolamine, localizzati nei vasi sanguigni e nel cuore, aumentando la pressione e la frequenza cardiaca;
  • nei pazienti con disfunzioni della tiroide, poiché la sinefrina - stimolando il metabolismo basale - potrebbe interferire con i farmaci assunti dal paziente.

Posologia e modalità d’assunzione.

L’arancio amaro viene utilizzato sottoforma di estratto secco, titolato al 4% di sinefrina. La dose consigliata è di 150mg di estratto, 2 volte/die, prima dei pasti principali.

Nella lotta al sovrappeso, l’arancio amaro può essere associato a: papaia, dalle proprietà drenanti e digestive; chitosano, che riduce l’assorbimento dei grassi; nopal, che aumenta il senso di sazietà e regola l’assorbimento intestinale dei principi nutritivi.

Fucus vesiculosus (Fucaceae)

Il Fucus è un’alga bruna che cresce lungo le coste dei mari freddi e temperati, soprattutto il canale della Manica, di cui si utilizza il tallo essiccato (il “corpo” dell’alga). Quest’ultimo deve le sue proprietà allo iodio (0,05-0,2%), ai polifenoli e ai polisaccaridi (acido alginico, fucoidano e laminarina).

Approfondisci i benefici del fucus.

Grazie al suo fitocomplesso, il Fucus sembra in grado di ridurre il peso corporeo:
  • stimolando la lipolisi e la termogenesi. Lo iodio contenuto, infatti, viene utilizzato per sintetizzare gli ormoni tiroidei, che sensibilizzano il tessuto adiposo all’azione delle catecolamine, i mediatori attivanti tali processi (Sravani et al., 2015); inoltre, anche il fucoidano sembra possedere proprietà lipolitiche, in quanto attiva la lipasi ormone-sensibile (HPL), un enzima che scompone i trigliceridi del tessuto adiposo;
  • riducendo l’accumulo dei trigliceridi negli adipociti. Il fucoidano, infatti, inibisce la captazione del glucosio in eccesso da parte di queste cellule, che lo convertirebbero in trigliceridi (Park et al., 2011);
  • riducendo la digestione e l’assorbimento intestinale dei lipidi. Tali effetti sono dovuti sia agli alginati, che rivestono i lipidi rendendoli inaccessibili agli enzimi (le lipasi pancreatiche), sia ai polifenoli, che modulano l’espressione dei geni coinvolti nel metabolismo lipidico (Chater et al., 2016);
  • inducendo sazietà e stimolando la peristalsi intestinale. Gli alginati in esso contenuti, infatti, formano un gel che rallenta lo svuotamento gastrico e favorisce l’escrezione dei lipidi non digeriti (A.M. Bianchi, Fitoterapia).

I dati presenti in letteratura, purtroppo, provengono prevalentemente da studi preclinici (condotti su colture cellulari e cavie animali), pertanto, non possono essere considerati predittivi degli effetti sull’uomo. L’efficacia clinica del Fucus, quindi, rimane da chiarire.

Effetti avversi e controindicazioni.

Benché l’efficacia sia ancora messa in discussione, altrettanto non si può dire dei rischi associati all’impiego del Fucus.

Quest’alga, infatti, a causa del contenuto di iodio e degli effetti sulla tiroide, può provocare:

  • tireotossicosi, ovvero un’intossicazione da ormoni tiroidei, quando utilizzata per lunghi periodi e a dosaggi elevati. I sintomi sono dovuti ad un potenziamento delle catecolamine, e includono: tachicardia, ipertensione, insonnia, agitazione e aumento della sudorazione;
  • irritabilità e allergie, nei soggetti predisposti.

L’impiego è, pertanto, controindicato nei seguenti casi:

  • disfunzioni della tiroide e loro terapia, per le possibili interazioni farmacologiche;
  • depressione maggiore, disturbo bipolare e psicosi, perché potrebbe interferire con i farmaci assunti. Arbalzar and Llorca (2011), infatti, hanno riportato la comparsa di tireotossicosi, in una paziente che ha assunto il fucus insieme al litio (un farmaco utilizzato nella terapia del disturbo bipolare);
  • allergie note al fucus;
  • cardiopatia ed ipertensione, per gli effetti stimolanti a carico di cuore e vasi;
  • gravidanza, allattamento ed infanzia, per la mancanza di dati attestanti la sicurezza.

Posologia e modalità d’assunzione.

Anche il Fucus viene assunto sottoforma di estratto secco, con un titolo di iodio non superiore allo 0,05% (ricordiamo che, per gli adulti, la dose di quest’ultimo non dovrebbe superare i 120μg al giorno). Si effettuano cicli di due mesi, durante i quali si assumono 250mg di estratto, 1-2 volte/die, prima dei pasti principali; inoltre, si dovrebbe fare una pausa di almeno un mese, tra un ciclo di terapia e l’altro.

In caso di sovrappeso, associato a cellulite e ritenzione idrica, potrebbe essere utile assumere il fucus insieme all’ananas, dotata di proprietà drenanti e antinfiammatorie.

Coleus forskohlii (Lamiaceae)

Il Coleus è una pianta perenne originaria dell’India, benché sia diffusa un po’ il tutto il sud-est asiatico, la cui droga è rappresentata dalla radice tuberizzata, di colore bruno-dorato. La radice è ricca in terpenoidi, tra i quali spicca la forskolina, in grado di stimolare la secrezione di ormoni tiroidei e la lipolisi (Hays et al., 1985; Moger et al., 1987; Kavitha et al., 2009).

Anche in questo caso, purtroppo, vi sono poche evidenze riguardanti l’efficacia clinica; tra i pochi studi disponibili, quello condotto da Henderson et al. (2005) evidenzia che Forslean® (un integratore a base di Coleus) non promuove la perdita di peso corporeo, benché possa prevenire l’aumento ponderale nelle donne di mezz’età.

Effetti avversi e controindicazioni.

Per gli effetti sulla funzione tiroidea, i rischi associati all’uso del Coleus sono i medesimi dell’alga bruna.

Posologia e modalità d’assunzione.

La radice viene assunta, prima dei pasti, sottoforma di estratto secco titolato al 10% in forskolina. Si consiglia di non assumere più di 1,4g/die di estratto.

Per contrastare gli inestetismi della cellulite associati al sovrappeso, potreste assumere il Coleus insieme all’ananas e alla pilosella, che facilitano l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

Camellia sinensis (Teaceae)

La pianta del thè è un arbusto sempreverde originario della Cina e coltivato in vari paesi orientali. La droga è rappresentata dalle giovani foglie, che vengono sottoposte ad una lavorazione differente a seconda della varietà desiderata. In particolare, quella di maggior interesse è il thè verde, che viene ottenuto dalle foglie arrotolate ed essiccate, senza che queste vengano sottoposte a fermentazione.

Approfobndisci i benefici del te verde.

La fermentazione, infatti, oltre a causare un cambiamento delle caratteristiche organolettiche (colore, profumo e sapore), provoca la perdita di importanti principi attivi: i polifenoli.

Le proprietà benefiche della droga risultano da una sinergia di effetti tra i polifenoli (presenti dal 10 al 20%) e le metilxantine. I polifenoli del thè verde, in particolare, appartengono alla classe delle catechine, la più importante delle quali è l’epigallocatechin-3-gallato (EGCG); tra le metilxantine, invece, appartenenti alla classe degli alcaloidi, spicca la caffeina (presente dallo 0,9 al 5%).

La presenza di questi particolari componenti fa si che - il thè verde - riduca il peso corporeo, modulando il metabolismo di lipidi e carboidrati. Vediamo in che modo.

Ruolo delle catechine. Essendo dei polifenoli, le catechine sono in grado di modulare l’espressione dei geni coinvolti nel metabolismo. Come riportato da Sharangi (2009), infatti:

  • a livello dell’intestino, riducono la digestione e l’assorbimento dei lipidi alimentari (inibendo gli enzimi lipasi pancreatica e fosfolipasi) e l’assorbimento del glucosio (inibendo il trasportatore intestinale GLUT-1);
  • a livello del fegato, inibiscono la sintesi degli acidi grassi e ne promuovono l’ossidazione; inoltre, aumentano la captazione del glucosio e il conseguente immagazzinamento sottoforma di glicogeno;
  • nel tessuto adiposo, riducono la captazione del glucosio in eccesso, con conseguente riduzione della sintesi di acidi grassi e trigliceridi.

Ruolo delle metilxantine. Inibendo i recettori purinergici A1, le metilxantine (caffeina e teofillina) attivano il rilascio di catecolamine a livello del tessuto adiposo e, di conseguenza, la lipolisi; oltre a ciò, sembrano in grado di inibire l’enzima fosfodiesterasi, che pone termine agli effetti generati dalle catecolamine (Trost and Schwabe, 1981; Westerterp-Plantenga et al., 2005).

Il thè verde può essere considerato un prezioso alleato nella lotta al sovrappeso, e la sua efficacia clinica è stata dimostrata sia a breve che a lungo termine.

In particolare:
  • Nagao et al. (2007) hanno studiato gli effetti dimagranti del thè verde in persone obese. Lo studio, condotto in doppio cieco, ha coinvolto duecentosettanta giapponesi con un indice di massa corporea compreso tra 24 e 30 Kg/m2, e un girovita compreso tra 80 e 94cm. Si trattava, quindi, di pazienti obesi con un grande accumulo di grasso viscerale, quello associato ad un maggior rischio per la salute. I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi:
    • quello trattato con thè verde arricchito in polifenoli (583mg di catechine);
    • quello trattato con il normale thè verde (96mg di catechine), utilizzato come controllo.

I volontari hanno consumato la bevanda tutti i giorni, per dodici settimane, senza cambiare dieta e stile di vita. Al termine dello studio, la bevanda arricchita in catechine ha ridotto, in modo significativo rispetto al controllo: peso corporeo, massa grassa, indice di massa corporea, circonferenza della vita e dei fianchi, grasso viscerale e sottocutaneo, nonché la pressione massima e il colesterolo LDL; il tutto, senza provocare effetti indesiderati.

  • Da uno studio di metanalisi, sembra che il consumo a lungo termine del thè verde sia in grado di mantenere gli effetti ottenuti (Hursel et al., 2009).

Effetti avversi e controindicazioni.

Il thè verde è ben tollerato, benché l’abuso possa provocare una sindrome, nota come “teismo”, caratterizzata da: perdita di peso, insonnia e perdita dell’appetito.

L’uso in gravidanza e durante l’allattamento è consentito, purché avvenga sotto stretto controllo medico; inoltre, si sconsiglia l’assunzione in caso d’insonnia e nell’infanzia, per via delle proprietà stimolanti.

Posologia e modalità d’assunzione.

Questo fitoterapico può essere assunto sottoforma di:

  • infuso, preparato a partire dalle foglie essiccate. Aggiungete 150mL d’acqua bollente a 2-3g di droga, lasciate in infusione per 5’, e bevetene una o due tazze al giorno;
  • estratto secco, titolato al 5-10% di caffeina. Si assumono 180-200mg di estratto, una o due volte al giorno.
Se siete in sovrappeso e avete problemi di circolazione, potreste associarlo alla pilosella e alla vite rossa.

Ilex paraguariensis (Aquifoliaceae)

Il matè (altresì noto come thè del Paraguay) è un albero sempreverde che cresce nelle regioni subtropicali dell’America latina. Le foglie essiccate vengono utilizzate dalle popolazioni locali per preparare un infuso, dalle proprietà stimolanti, bevuto con la “bombilla” (una particolare cannuccia in metallo).

Anche in fitoterapia si utilizzano le foglie essiccate, contenenti un fitocomplesso che ricorda quello del thè verde: infatti, nel matè ritroviamo le metilxantine (caffeina e teobromina) e i polifenoli (catechine, acidi fenolici e flavonoidi), in grado di ridurre il grasso ed il peso corporeo, attivando la combustione dei lipidi e inibendo la maturazione delle cellule adipose (Gambero e Ribeiro, 2015).

Tali effetti sono dovuti sia alle metilxantine (che, come abbiamo visto, aumentano la lipolisi e la termogenesi, poiché potenziano la trasmissione delle catecolamine), sia ai polifenoli, in grado di modulare l’espressione genica. Essi, infatti:
  • riducono l’espressione del PPAR-γ2, un gene espresso nel tessuto adiposo, fondamentale per la maturazione degli adipociti;
  • aumentano l’espressione dei geni che attivano l’ossidazione degli acidi grassi (ADIPOR1) e la termogenesi (PGC1-α e UCP-1);
  • riducono l’espressione di geni proinfiammatori, come NF-kB, contrastando l’infiammazione cronica dei tessuti associata al sovrappeso e all’obesità.

I dati sull’efficacia clinica del matè sono molto promettenti, benché siano necessari degli studi con campioni più estesi di volontari.

Kim et al. (2015) hanno condotto uno studio randomizzato, in doppio-cieco, coinvolgente trenta volontari obesi (indice di massa corporea tra 25 e 35Kg/m2, e rapporto vita/fianchi maggiore di 0,90 per gli uomini e 0,85 per le donne). L’assunzione di 3g/die di matè, per dodici settimane, ha ridotto - in modo significativo rispetto al placebo - la massa grassa, la percentuale di grasso corporeo e il rapporto vita/fianchi (ricordiamo che quest’ultimo parametro è molto predittivo di rischio cardiovascolare). Gli autori ipotizzano che tali effetti siano ascrivibili soprattutto all’acido clorogenico, un acido fenolico che era presente in concentrazione pari a 35mg per ogni grammo di estratto.

Effetti avversi e controindicazioni.

Se assunto alle dosi consigliate, il matè è un rimedio abbastanza sicuro; in ogni caso, essendo una droga xantinica, può provocare effetti indesiderati simili a quelli del thè, e possiede le sue stesse controindicazioni.

Posologia e modalità d’assunzione.

Il matè viene assunto sottoforma di infuso, preparato aggiungendo 100mL di acqua bollente ad un cucchiaino di foglie essiccate, e lasciando in infusione per circa 5’; bere una tazza, 1-3 volte/die.

Se siete in sovrappeso e avete sempre fame, potreste associare il matè al glucomannano, che aumenta il senso di sazietà.

Chitosano.

Il chitosano è una fibra derivante dalla chitina, ottenuta dall’esoscheletro dei crostacei. Più precisamente, il chitosano è costituito da lunghe catene di D-glucosamina ed N-acetilglucosamina, in grado di complessare i grassi e ridurne l’assorbimento.

Approfondisci i benefici del chitosano.

Nel tratto digerente, infatti, queste catene assumono una carica positiva, in grado di interagire con gli acidi grassi (dotati di carica negativa); di conseguenza, si formano dei complessi che ne impediscono l’assorbimento, aumentandone l’escrezione fecale (Walsh et al., 2013).

Oltre a ciò, alcuni autori ipotizzano che il chitosano sia in grado di ridurre l’espressione dei geni coinvolti nell’adipogenesi, ovvero la maturazione delle cellule adipose (Cho et al., 2008).

Benché, Kaats et al. (2006), abbiano mostrato come l’assunzione di chitosano possa ridurre il peso corporeo e la massa grassa, diversi altri studi (come quello di Mhurchu et al., 2004), evidenziano come queste differenze non siano poi così significative rispetto al placebo. Pertanto, l’efficacia del chitosano nelle cure dimagranti, è considerata di scarsa importanza.

Effetti avversi e controindicazioni.

Il chitosano non presenta effetti avversi particolari. E’, tuttavia, controindicato:

  • in gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia, per la mancanza di dati attestanti la sicurezza;
  • in caso di allergie note ai crostacei.

Inoltre, occorre prestare attenzione quando si assumono farmaci e vitamine lipofili (affini ai grassi), in quanto l’assunzione concomitante potrebbe ridurne l’assorbimento.

Posologia e modalità d’assunzione.

Si consiglia l’assunzione di 2g/die di chitosano, con abbondante acqua, mezz’ora prima dei pasti.

In caso di fame nervosa, potreste associare il chitosano al glucomannano, in modo da ridurre l’assorbimento di lipidi e carboidrati, e al matè, per bruciare i grassi in eccesso.

Opuntia ficus indica (Cactaceae)

Il nopal, meglio conosciuto come fico d’India, è un cactus originario del Messico che cresce spontaneamente nelle regioni del Mediterraneo. Dai cladodi (le così dette “pale”), si estraggono delle fibre, il cui contenuto si aggira intorno al 40-50%.

Queste fibre, costituite da una frazione solubile (pectine, gomme e mucillagini) ed una insolubile (cellulosa ed emicellulosa), vengono utilizzate in ambito dietetico per le proprietà sazianti, ipoglicemizzanti, ipolipidemizzanti e lassative.

Secondo l’ipotesi più accreditata, infatti, la componente solubile è in grado aumentare la viscosità del contenuto gastrico (inducendo sazietà) e di ridurre l’assorbimento intestinale del glucosio e degli acidi grassi (grazie ad un effetto barriera); inoltre, la fibra totale stimola la peristalsi dell’intestino, favorendo l’eliminazione dei nutrienti non assorbiti e delle scorie metaboliche (Chong et al., 2014).

Le potenzialità dimagranti del nopal emergono da alcuni studi clinici, sebbene siano necessarie indagini più approfondite per confermarne l’efficacia.

In particolare:
  • in uno studio di Grube et al. (2013), condotto in doppio-cieco, è stata valutata l’efficacia dimagrante di un complesso di fibre di nopal (Litramine IQP G-002AS), in centoventicinque pazienti obesi (indice di massa corporea pari a 29,6Kg/m2). I volontari sono stati randomizzati in due gruppi: quello trattato con fibre di nopal (3g/die) e quello trattato col placebo, per dodici settimane, in associazione ad una dieta ipocalorica e all’esercizio fisico. Alla fine dello studio, il nopal ha portato a variazioni significative del peso (- 3,8Kg versus -1,4 Kg), senza causare effetti indesiderati.
  • Uebelack et al. (2014) hanno valutato la capacità del nopal di ridurre l’assorbimento dei grassi, in venti pazienti obesi (indice di massa corporea compreso tra 25 e 30Kg/m2). Lo studio, condotto in doppio-cieco, è stato organizzato come segue:
    • la prima settimana è stata dedicata allo screening e alla scelta dei volontari idonei;
    • durante la seconda settimana, i volontari hanno consumato una dieta standardizzata (contenente il 35% di grassi) e il placebo;
    • durante la terza settimana, i pazienti sono stati randomizzati in due gruppi, quello che ha assunto il placebo (A) e quello trattato con due tavolette a pasto di nopal (B);
    • ha fatto seguito una settimana di wash-out, durante la quale non vi è stato alcun trattamento;
    • nella quinta settimana, i volontari hanno nuovamente consumato la dieta standardizzata (35% di grassi) e il placebo;
    • nell’ultima settimana, infine, si sono invertiti i trattamenti (il gruppo A ha assunto il nopal, il gruppo B ha assunto il placebo).
Dallo studio è emerso che - le fibre di nopal - aumentano significativamente l’escrezione dei grassi (+15,79% versus +4,56%).

Effetti avversi e controindicazioni.

Il nopal è generalmente ben tollerato, benché talvolta possa provocare diarrea. L’impiego dovrebbe avvenire sotto stretto controllo medico, nei seguenti casi:

  • in gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia;
  • nei pazienti diabetici, perché potrebbe potenziare l’azione degli ipoglicemizzanti.

Si consiglia, inoltre, di assumerlo a distanza dai farmaci, in quanto potrebbe ridurne l’assorbimento e comprometterne l’efficacia.

Posologia e modalità d’assunzione.

Il nopal viene assunto sottoforma di estratto secco, mezz’ora prima dei pasti e con abbondante acqua. La dose giornaliera non dovrebbe superare i 2-4g/die.

Una volta raggiunto il peso ideale, potreste associare il nopal al glucomannano, per mantenere gli effetti ottenuti.

Glucomannano.

Il glucomannano è una fibra estratta dalle radici del konjac (Amorphophallus konjac, Araceae), ed è costituito da lunghe catene di D-glucosio e D-mannosio.

Questo polisaccaride è in grado di adsorbire una quantità d’acqua fino a cinquanta volte il suo peso, dando origine ad un gel capace di: aumentare il senso di sazietà, ridurre l’assorbimento intestinale di lipidi e carboidrati, e promuoverne l’escrezione fecale (Keithley et al., 2013).

Benché gli effetti ipoglicemizzanti e ipolipidemizzanti siano stati dimostrati, purtroppo, non possiamo dire lo stesso per gli effetti sulla perdita di peso (Keithley and Swanson, 2005; Vasques et al., 2008; Zalewski and Szajewska, 2015).

Puoi approfondire le caratteristiche del glucomannano.

Effetti avversi e controindicazioni.

Alle dosi consigliate, l’uso del glucomannano non è associato a reazioni avverse particolari. Esattamente come il nopal, l’uso dovrebbe avvenire sotto stretto controllo medico nei pazienti diabetici, nelle donne in gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia; inoltre, si raccomanda l’assunzione lontano dai farmaci, in modo da non comprometterne l’assorbimento e l’efficacia.

Posologia e modalità d’assunzione.

Si consiglia l’assunzione di 1-2g di glucomannano, mezz’ora prima dei pasti principali e con abbondante acqua.

Per potenziarne l’effetto saziante e, al contempo, agire sugli accumuli adiposi, potreste associarlo a nopal, baccello di fagiolo e matè.

Faseolus vulgaris (Leguminosae)

Ebbene si, anche i comuni fagioli possono aiutarci nella lotta al sovrappeso! Il baccello, infatti, contiene la faseolamina: una glicoproteina in grado di modulare il metabolismo glucidico, l’appetito e il peso corporeo (de Guveia et al., 2014).

Come riportato da Carai et al. (2009), infatti, la faseolamina:
  • inibisce le α-amilasi, gli enzimi che scindono gli amidi in glucosio. Il glucosio in eccesso, quindi, non viene assorbito e non provoca i picchi ematici responsabili dell’accumulo adiposo;
  • possiede proprietà emoagglutinanti, ovvero è capace di stimolare la secrezione intestinale di ormoni (colecistochinina e ormone glutatione-simile), che riducono l’appetito agendo su particolari aree cerebrali (l’ipotalamo).

Dai dati presenti in letteratura, emergono le potenzialità dimagranti degli estratti di baccello, sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti.

Celleno et al. (2007) hanno valutato gli effetti dimagranti della faseolamina, in uno studio in doppio-cieco che ha coinvolto sessanta pazienti in sovrappeso (5-10Kg in eccesso). I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi: quello trattato con 445mg di faseolamina e 0,5mg di cromo picolinato (una tavoletta prima di un pasto ricco in carboidrati), e quello trattato col placebo. Dopo un mese di trattamento, la faseolamina ha prodotto variazioni significative di:
  • peso corporeo (-2,93Kg versus -0,35Kg);
  • indice di massa corporea, che è passato da 25,9 a 24,9Kg/m2;
  • massa grassa (-10,45% versus -0,16%);
  • girovita (da 2,93 a 1,48cm versus da 0,46 a 0,11cm).

Effetti avversi e controindicazioni.

Gli estratti di baccello sono generalmente ben tollerati, benché l’uso protratto nel tempo possa irritare il tratto digerente, provocando la comparsa di: nausea, mal di stomaco e irregolarità intestinale. L’assunzione è controindicata in gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia (per mancanza di dati sulla sicurezza), e dovrebbe avvenire sotto stretto controllo medico nei pazienti diabetici, in quanto potrebbe potenziare gli effetti dei farmaci ipoglicemizzanti.

Posologia e modalità d’assunzione.

Il baccello viene assunto sottoforma di estratto secco: 260-520mg, 2 volte/die, prima dei pasti.

Se siete in sovrappeso e a rischio di diabete, il baccello di fagiolo potrebbe fare al caso vostro!

Droghe drenanti e diuretiche.

Come abbiamo accennato, questi rimedi possono essere utili qualora il paziente non riesca ad eliminare i liquidi in eccesso, i quali contribuiscono ad aumentare il peso corporeo. Vediamoli!

Ananas comosus (Bromeliaceae)

Il gambo d’ananas, un’erba originaria dell’America centro-meridionale, è ricco in bromelina: un insieme di enzimi dalle comprovate proprietà digestive, antinfiammatorie e drenanti (Alternative Medicine Review, 2010).

Queste proprietà sono particolarmente utili in caso di cellulite: l’infiammazione del tessuto adiposo conseguente ad un rallentamento della circolazione cutanea. La bromelina, infatti:
  • inibisce la sintesi dei mediatori dell’infiammazione, quali prostaglandine, bradichinina e sostanza P, responsabili dell’accumulo sottocutaneo dei liquidi;
  • digerisce le proteine accumulatesi negli interstizi, anch’esse responsabili della ritenzione idrica.
In questo modo, riduce l’infiammazione dei cuscinetti adiposi, facilita il riassorbimento dei liquidi e la loro eliminazione.

Effetti avversi e controindicazioni.

L’assunzione degli estratti d’ananas non è priva di rischi, dal momento che potrebbe provocare:

  • reazioni allergiche, nei soggetti sensibili;
  • disturbi del tratto digerente, quali nausea, vomito e diarrea, poiché la bromelina irrita le mucose gastrointestinali;
  • contrazioni uterine e flusso mestruale abbondante, in quanto aumenta la fluidità del sangue.

Si sconsiglia, pertanto, l’assunzione nei seguenti casi:

  • in gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia, per la mancanza di dati sulla sicurezza;
  • allergie note all’ananas;
  • gastrite ed ulcera, non necessariamente in fase attiva;
  • pazienti in terapia con anticoagulanti, per possibili interazioni farmacologiche.

Posologia e modalità d’assunzione.

Si consiglia di assumere 500mg di bromelina, una volta al giorno e lontano dai pasti (in modo che possa agire sulle proteine responsabili della ritenzione idrica).

Per contrastare l’adiposità e la cellulite, potreste assumerla insieme al matè.

Hyeracium pilosella (Asteraceae)

La pilosella, un’erba che cresce in prossimità delle rocce, deve le sue proprietà diuretiche ai polifenoli (acido clorogenico, acido caffeico e umbelliferone) contenuti nelle parti aeree (Stanojevic et al., 2009).

Effetti avversi e controindicazioni.

In letteratura, non sono riportati effetti avversi associati all’impiego di quest’erba.

Si consiglia cautela, tuttavia:

  • nei pazienti in cura con diuretici, perché potrebbe potenziarne gli effetti;
  • nei pazienti con disturbi del fegato e delle vie biliari, in quanto sembra che possa stimolare la produzione e la secrezione di bile.

Posologia e modalità d’assunzione.

La pilosella può essere assunta sottoforma di:

  • estratto secco, titolato al 6,5% di acidi fenolici (calcolati come acido clorogenico). Si consiglia l’assunzione di 240mg di estratto, quattro volte al giorno e lontano dai pasti;
  • infuso della pianta fresca, ottenuto lasciando in infusione 10g di pilosella in 100mL di acqua bollente, per 10’. Si consigliano tre o quattro tazze d’infuso al giorno.
In caso di un aumento di peso recente, potreste associarla al Citrus e al thè di Giava.

Ortosiphon stamineus (Lamiaceae)

Meglio conosciuto come thè di Giava, questo cespuglio originario del sud-est asiatico, favorisce la diuresi grazie al contenuto in metossiflavoni e sali di potassio, concentrati nelle foglie (Abdelwahab et al., 2010).

Effetti avversi e controindicazioni.

Il thè di Giava è ben tollerato, benché l’impiego sia controindicato in gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia (per mancanza di dati sulla sicurezza), e in pazienti in cura con diuretici, calcio-antagonisti e glicosidi cardioattivi, per possibili interazioni farmacologiche.

Posologia e modalità d’assunzione.

L’Ortosiphon può essere assunto sottoforma d’infuso: aggiungete 150mL di acqua bollente ad un cucchiaino di foglie essiccate, lasciate in infusione per 5’ e bevetene due tazze al giorno, lontano dai pasti.

Il thè di Giava è particolarmente efficace quando associato al thè verde, per eliminare i grassi profondi, o al Citrus, per agire sugli accumuli recenti.

Attività fisica per bruciare i grassi in eccesso e rassodare il corpo.

Per concludere ricordiamo che chiunque intenda dimagrire non può pretendere di ottenere risultati buoni e duraturi, senza svolgere un’attività fisica costante: spesso e volentieri, infatti, i grassi si accumulano perché mangiamo molto più di quanto bruciamo con le normali attività. Che fare, quindi, per potenziare i risultati ottenuti con la dieta?

Innanzitutto, c’è da dire che la frequenza e l’intensità dell’esercizio fisico dipendono dalla fase in cui ci troviamo (ovvero, se dobbiamo perdere peso o mantenere i risultati) e dall’entità del sovrappeso (quindi, se dobbiamo perdere solo qualche chilo oppure se la situazione è un po’ più complicata). In linea generale:

  • se ci troviamo nella fase attiva del dimagrimento e se dobbiamo perdere molto peso, saranno necessarie almeno cinque ore settimanali di attività fisica, adeguatamente distribuite nell’arco dei sette giorni e, all’interno di una stessa giornata, in diverse sessioni, in modo da ottimizzare i risultati; invece, se ci troviamo nella fase di mantenimento, potranno essere sufficienti anche la metà delle ore (Mohamed et al., 2016);
  • se i chili da perdere sono veramente tanti, è consigliabile rivolgersi ad un istruttore, il quale non solo organizzerà un allenamento altamente personalizzato, ma potrà seguirci passo per passo durante il nostro percorso. Al contrario, chi si trova in una condizione di lieve sovrappeso, potrà allenarsi tranquillamente con gli esercizi da noi proposti nel box di approfondimento. Un consiglio? Se ne avete la possibilità, svolgeteli all’aria aperta e in compagnia, in modo da rendere l’allenamento più piacevole!

Corsa.

La corsa non dovrebbe mai mancare in un allenamento per la perdita di peso, in quanto consente di ridurre l’adiposità globale (a livello di cosce, glutei, pancia, fianchi e braccia) e rassodare al contempo le zone coinvolte. Si può effettuare sia come riscaldamento, prima degli esercizi a corpo libero, sia come unico allenamento, e i risultati ottenuti dipendono dalla sua intensità e durata. Gli esperti consigliano di effettuare più sessioni alla settimana, ad esempio quattro della durata di trenta minuti ciascuna, a ritmo intermedio (quindi non troppo veloce o troppo lento), in modo da bruciare più velocemente i grassi.

N.B. I neofiti potrebbero iniziare con sessioni più soft, ed aumentare gradualmente l’intensità e la durata della corsa.

Esercizi a corpo libero. Ce ne sono tantissimi, e si tratta di esercizi che possono essere eseguiti senza l’utilizzo di attrezzi ginnici e stando comodamente a casa. Vediamone alcuni!

  • Esercizi per le braccia e il petto. Utili soprattutto per le donne, proponiamo i push-up facilitati: si parte inginocchiati, con le mani poggiate a terra (leggermente più larghe delle spalle), le braccia tese e le ginocchia ravvicinate; spostando il vostro peso in avanti, flettete le braccia fino a toccare il pavimento col petto; estendete le braccia e tornate alla posizione di partenza. Fatene almeno due serie da trenta.
  • Esercizi per la pancia. Proponiamo i crunch inversi, che consentono di allenare i muscoli addominali. Sdraiatevi a terra, alzate le gambe ed intrecciatele; quindi, sollevate il busto di qualche centimetro, tenendo le dita poggiate ai lati del capo, e tornate alla posizione di partenza. Fatene almeno tre serie da venti.
  • Esercizi per i fianchi. Sdraiatevi a terra, su un lato, sollevate e riabbassate la gamba ben tesa. Possono bastare tre serie da venti per arto.
  • Esercizi per glutei e cosce. Tra i più diffusi vi sono gli affondi sagittali, che coinvolgono il grande gluteo, il quadricipite e il bicipite femorali. Come si procede? Si parte in piedi e con le gambe ravvicinate; si esegue un passo in avanti, si piega il ginocchio a 90°, si mantiene la posizione per qualche secondo e poi si torna alla posizione di partenza. Sono sufficienti tre serie da venti.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Jessica Zanza ( Farmacista)

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