Pressoterapia: funziona contro la cellulite? Benefici e controindicazioni.

La pressoterapia, è una tecnica utilizzata in medicina estetica, per il trattamento di condizioni, quali: cellulite, insufficienza venosa e linfedema. Cerchiamo di capire come funziona, quali sono i benefici che può apportare e i rischi associati al suo impiego.

Pressoterapia: funziona contro la cellulite? Benefici e controindicazioni

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Come funziona?
  3. Benefici
  4. Macchinari
  5. Durata e costi
  6. Controindicazioni ed effetti collaterali
  7. Approfondimenti

Cos’è la pressoterapia? Caratteristiche principali.

La pressoterapia, altresì nota come pressomassaggio, è un trattamento che riveste un ruolo di spicco nel trattamento degli edemi: gonfiori che possono manifestarsi negli arti, nei glutei e nell’addome, come conseguenza di disturbi della circolazione sanguigna e linfatica. Ma in cosa consiste, di preciso? Ebbene, si tratta di un massaggio realizzato con l’ausilio di un macchinario, in grado di riattivare la circolazione e facilitare il drenaggio dei liquidi in eccesso.

Come funziona, il pressomassaggio?

Al paziente viene fatto indossare un gambale, il quale contiene delle sacche poste in serie. In seguito all’accensione del macchinario, queste si riempiono d’aria e comprimono l’arto, in base al programma impostato, il macchinario può attuare diversi tipi di compressione, tra quelle ritenute più efficaci vi è la modalità sequenziale, caratterizzata dal fatto che le sacche si gonfiano consecutivamente, in direzione centripeta (dal piede verso l’anca), e si sgonfiano contemporaneamente, una volta che l’ultima ha raggiunto la pressione impostata.

Il massaggio così effettuato porterà:

  • Ad un aumento del flusso emo-linfatico, dovuto alla compressione dei vasi, a cui conseguirà il drenaggio dei liquidi stessi.

  • Al riassorbimento dell’edema, grazie al drenaggio dei liquidi e al ripristino degli scambi tra sistema sanguigno e linfatico.

In condizioni normali, i liquidi filtrati dai capillari sanguigni vengono riassorbiti da quelli linfatici, divenendo linfa. Alcune condizioni, come l’insufficienza venosa, possono alterare l’equilibrio tra filtrazione e riassorbimento, provocando un accumulo di liquidi nell’interstizio.
  • Alla produzione di fattori endoteliali protettivi, come quelli antitrombotici e profibrinolitici; ciò è un fatto di notevole importanza qualora l’edema sia associato ad insufficienza venosa e alle sue complicanze.

I benefici del trattamento pressoterapico: non solo contro la cellulite.

 Come abbiamo anticipato, la pressoterapia è indicata nel trattamento di varie condizioni edematose, alla cui base vi è una compromissione del sistema circolatorio sanguigno, linfatico o di entrambi.

Tra le più importanti, annoveriamo:

  • Linfodema: è una patologia dovuta ad un alterato drenaggio della linfa, che può conseguire all’asportazione dei linfonodi (per la diagnosi e la cura del cancro), all’ostruzione linfatica (causata da parassiti o dalla radioterapia) o ad immobilizzazione prolungata degli arti, come accade in caso d’infortunio o di persone allettate. La patologia evolve in più stadi: esordisce con l’edema molle che, se non trattato, può estendersi ed indurirsi, fino ad arrivare alla deformazione e alla perdita di funzionalità dell’arto (elefantiasi). La pressoterapia risulta molto utile nei primi stadi (stadio II, caratterizzato da edema molle, e stadio III, caratterizzato da edema duro) e viene preceduta dal linfodrenaggio, in modo da potenziarne gli effetti.

Il linfodrenaggio è un massaggio manuale, effettuato dallo specialista, con lo scopo di favorire:
  • Il riassorbimento dell’edema, attraverso la pressione ritmica dell’area gonfia, col palmo della mano.
  • Il drenaggio della linfa, attraverso le manovre di richiamo. Si tratta di massaggi effettuati dalle estremità degli arti fino alle stazioni linfonodali poplitee (nell’incavo del ginocchio), inguinali e sovraclavicolari.

Il linfodrenaggio può essere effettuato utilizzando gel, oli o fanghi d’alga, ad azione drenante.

Approfondisci benefici e controindicazioni del linfodrenaggio.

Al termine della seduta, si applica un bendaggio compressivo, in modo da mantenere gli effetti ottenuti fino alla seduta successiva.

  • Lipodema: si tratta di un accumulo anomalo di grassi, nel tessuto sottocutaneo, dovuto ad alterazioni endocrine e metaboliche. Questa condizione è caratterizzata da edema, a livello di glutei e arti inferiori, eventualmente accompagnato da linfedema (nel qual caso sono coinvolti anche piedi e caviglie) e distribuzione anomala dell’adipe (lipodistrofia).

In questi casi, la pressoterapia è indicata per favorire il drenaggio, non solo dei liquidi, ma anche dei grassi mobilitati con la cavitazione.

La cavitazione  è una tecnica che consente la riduzione mirata del grasso corporeo, in regioni quali: glutei, addome, interno ed esterno coscia. Si basa sulla capacità degli ultrasuoni di ridurre gli accumuli adiposi, grazie ad un aumento della temperatura nella zona interessata.

Puoi approfondire cos'è la cavitazione estetica.

  • Cellulite: è una vera e propria condizione patologica, legata a problemi della circolazione sanguigna. Fattori di varia natura, quali ormoni e uno stile di vita scorretto, possono rallentare il flusso ematico e favorire un danno alle pareti dei capillari, portando all’accumulo di liquidi e proteine nel tessuto sottocutaneo (cellulite edematosa). Se non si interviene in tempo, la cellulite progredisce allo stadio fibro-sclerotico, caratterizzato dalla presenza di noduli adiposi, duri e dolenti.

Anche in questo caso, la pressoterapia, aiuta a riassorbire l’edema soprattutto quando preceduta dal massaggio manuale (con gel, oli e fanghi d’alga), e facilitare il drenaggio dei grassi, mobilitati dalla cavitazione, negli stadi più avanzati.

  • Insufficienza venosa: si tratta di una condizione caratterizzata dall’incapacità del sangue di fare ritorno al cuore. La pressoterapia aiuta a contrastare i sintomi tipici, quali: gonfiore, pesantezza e formicolio, e prevenire le complicanze (vene varicose, ulcere venose, tromboflebiti, trombosi venosa profonda). Anche in questo caso, la tecnica può essere associata a:

    • Massaggio manuale, da effettuare prima della seduta.

    • Utilizzo di prodotti drenanti, sia per uso orale, sia per uso topico.

    • Impiego di calze elastiche, necessarie per mantenere la riduzione di volume ottenuta col pressomassaggio.

L’efficacia del pressomassaggio, nel trattamento delle condizioni sopra citate, è strettamente correlata alle caratteristiche del macchinario utilizzato.

Quali sono i macchinari esistenti per la terapia del massaggio?

I macchinari per il pressomassaggio, hanno subito notevoli cambiamenti nel corso degli anni, con un miglioramento della tecnica e la possibilità di personalizzarla in base alle necessità del paziente.

Le novità riguardano:

  • I terminali, ossia le guaine da applicare negli arti e nell’addome. I più recenti si adattano facilmente alle zone da trattare, grazie alla presenza di chiusure ed estensori (che ne regolano la circonferenza) e alla possibilità di utilizzare due terminali separati per arto (ad esempio, per mano e braccio), in modo da ovviare ad eventuali problemi di lunghezza.

  • Le sacche, che hanno le seguenti caratteristiche e possono essere:

    • Parzialmente sovrapposte, ciò rende il massaggio più omogeneo e si evita il classico effetto ad “arto a collana”, in cui si alternano zone gonfie a zone con volume normale.

    • Comunicanti, in modo da impedire variazioni di pressione al loro interno e quindi ristagni e reflussi.

    • Numerose, soprattutto nei macchinari professionali. Ciò permette di frammentare meglio l’edema e semplificarne il riassorbimento.

    • Sostituibili individualmente, in seguito ad usura, evitando sprechi di denaro.

  • La durata inferiore dei cicli (30’’- 60’’), che permette di effettuare un numero elevato di massaggi, nel corso della seduta. Ricordiamo che un ciclo è dato dalla somma dei tempi di riempimento e di svuotamento delle sacche.

  • La possibilità di effettuare più tipi di trattamento con lo stesso macchinario.

Ovviamente, ciò che più incide sulla qualità della prestazione ottenuta è l’uso a cui è destinato il macchinario: la pressoterapia, infatti, può essere effettuata sia con macchinari per uso professionale, sia con quelli per uso domiciliare. Ma ora vediamo alcuni dei modelli più diffusi, soffermandoci sulle caratteristiche più importanti.

Le apparecchiature di tipo professionale.

Si tratta di macchinari destinati prevalentemente all’uso ambulatoriale, che consentono di ottenere risultati eccellenti, grazie all’elevato numero di sacche, alla durata molto breve dei cicli, alla presenza di terminali separabili e alla possibilità di associare più trattamenti.

Tra questi abbiamo:

  • FP 50: è un macchinario di piccole dimensioni, adatto per le visite a domicilio, che può essere utilizzato per il trattamento di patologie, quali: linfedema, insufficienza venosa, ulcere venose, edemi post-traumatici e decorso post-operatorio (dopo legatura delle vene perforanti o stripping della safena).

Tra le caratteristiche salienti abbiamo:
  • Distribuzione a settori comunicanti, che consente di mantenere una pressione costante all’interno delle sacche.
  • Durata totale del ciclo di 30’’ (24’’ di compressione e 6’’ di decompressione).
  • Fascia addominale a due settori (quindi, due sacche).
  • Terminale separato per l’arto inferiore (gambale e piede) a sei settori.
  • Gambaletto sottoginocchio a sei settori.
  • Bracciale a sei settori.
  • Possibilità di trattare due arti contemporaneamente, oppure gli arti inferiori e l’addome.
  • FP 250: è un macchinario per uso ambulatoriale che differisce dal precedente per:

    • Numero di settori, sono otto, sia per l’arto inferiore, sia per quello superiore.

    • Terminale separato per l’arto superiore (braccio e mano).

    • Scelta tra l’apparecchio Standard, dotato di manometro analogico, o quello Digital, dotato di manometro digitale.

  • FP 1000: è un apparecchio di ultima generazione, particolarmente indicato per la terapia del linfedema. Differisce dal precedente per la presenza di terminali a dodici settori, di fondamentale importanza per trattare la zona del braccio.

  • Mesis 3 in 1: è utilizzato nei centri estetici per il trattamento degli inestetismi della cellulite, che permette di agire:

    • Sull’edema, grazie al pressomassaggio.

    • Sugli accumuli adiposi, grazie agli infrarossi.

    • Sulla tonicità muscolare, grazie all’elettrostimolazione.

L’apparecchio attua una compressione sequenziale, ed è dotato di terminali a due settori (addome, arti superiori e inferiori).

I macchinari per uso domiciliare.

Benché non siano efficienti come quelli professionali, questi apparecchi possono risultare particolarmente utili nei seguenti casi:

  • Condizioni di lieve entità, come i primissimi stadi dell’insufficienza venosa, del linfedema e della cellulite.

  • Terapia di mantenimento, in pazienti che hanno già effettuato le sedute d’urto dallo specialista.

  • Persone allettate o con problemi di deambulazione.

Vediamo alcuni dei macchinari più diffusi:

  • FP miny: si tratta di un apparecchio semplice da utilizzare, particolarmente adatto in caso di ritenzione idrica e sensazione di gambe pesanti. Disponibile a prezzi modici (circa 450€), il macchinario è dotato di:

    • Terminali, per braccia e gambe, a tre settori.

    • Ciclo della durata di 60’’ (molto buono, considerando che altri apparecchi per uso domiciliare hanno cicli di 3’- 4’).

    • Istruzioni riportate sulla faccia superiore dell’unità di base.

  • FP4 penny: saliamo leggermente di qualità, in quanto abbiamo a che fare con un apparecchio dotato di terminali (per arti superiori e inferiori) a quattro settori, che può essere utilizzato anche nel decorso post-operatorio.

  • FP4/6: si tratta di un apparecchio che può essere utilizzato in caso di edemi di varia natura, venosa o linfatica, ed è particolarmente utile per chi pratica allenamenti sportivi molto intensi.

  • FP4/8: è macchinario a cavallo tra quelli domiciliari e quelli professionali, in quanto:

    • E’ dotato di terminali (per arti superiori e inferiori) ad otto settori e di una fascia addominale a due settori.

    • E’ possibile scegliere tra l’apparecchio con cicli di 60’’ o 30’’ (quest’ultimo è particolarmente indicato in caso di edema dell’arto superiore).

E’ molto efficace nel trattamento del linfedema e altre condizioni di grado moderato.

Informazioni pratiche: durata e costi del trattamento.

Per poter essere efficace (come molte altre tecniche), dev’essere praticata da personale altamente qualificato o, nel caso venga eseguita a domicilio, da persone correttamente istruite dallo specialista.

Benché i miglioramenti si notino fin da subito, tuttavia, una sola seduta non è sufficiente per ottenere dei risultati duraturi, la durata del trattamento varia da persona a persona, in base alla patologia trattata e alla sua severità, pertanto è opportuno tenere in considerazione:

  • I cicli: generalmente si effettuano cicli da 12 sedute, in numero di 2-3 alla settimana, è fondamentale che, tra una seduta e l’altra, il paziente applichi dei bendaggi o indossi delle calze elastiche, in modo da mantenere la riduzione di volume ottenuta col pressomassaggio.

  • La durata: le sedute hanno una durata media di 30’ e un prezzo che varia dai 30€ ai 60€, in base all’estensione dell’edema e alla notorietà dello specialista, in ogni caso, il prezzo tende a scendere qualora si associno più trattamenti (ad esempio, pressoterapia e cavitazione).

Solitamente si effettuano più cicli, durante il primo anno (fase d’urto), seguiti dalle sedute di mantenimento.

In caso di linfedema:
  • La fase d’urto, consiste in 3-4 cicli annuali, da 20-24 sedute ciascuno (due alla settimana, per 10-12 settimane). Il paziente dovrà effettuare dei bendaggi compressivi, tra una seduta e l’altra, ed utilizzare un tutore elastico tra un ciclo e l’altro.
  • Nella fase di mantenimento, invece, il paziente dovrebbe effettuare una seduta giornaliera con macchinario domiciliare.

Abbiamo visto, quindi, che la pressoterapia può apportare dei benefici concreti in svariate condizioni.

Controindicazioni ed effetti collaterali della pressoterapia.

La pressoterapia, può essere considerata una tecnica sicura, se eseguita dallo specialista o eseguita sotto stretto controllo. La comparsa di reazioni avverse è molto limitata, complice l’impiego di macchinari sempre più efficienti, ed è legata a due fattori:

  • Impiego del pressomassaggio in monoterapia: come abbiamo visto, il pressomassaggio viene associato ad altri trattamenti, quali: linfodrenaggio, bendaggi compressivi e calze elastiche, in modo da migliorarne gli effetti e renderli duraturi. Se venisse impiegata da sola, infatti, la pressoterapia causerebbe:

    • Ripristino dell’edema, la tecnica, infatti, promuove soprattutto il drenaggio dei liquidi interstiziali e non delle proteine in essi contenute; da ciò ne consegue che queste richiamano altri liquidi che, accumulandosi, ripristinano il gonfiore.

    • Indurimento dell’area trattata, le proteine interstiziali avviano un processo infiammatorio che può culminare nella fibrosi e nell’indurimento del tessuto.

    • Diffusione dell’edema, a causa della rapidità del drenaggio, si può formare un “collare” edematoso alla radice dell’arto inferiore, che può diffondersi ai genitali, all’addome o all’arto controlaterale (se l’arto compresso è il destro, l’edema si può diffondere al sinistro).

  • Impiego di elevate pressioni d’esercizio: la pressione è un parametro da scegliere in maniera accurata, sia per garantire gli effetti terapeutici, sia per ridurre al minimo la comparsa di effetti quali:

    • Dolore agli arti e alterazione della loro sensibilità (parestesie).

    • Aumento transitorio dei livelli ematici di enzimi, quali aldolasi e creatinfosfochinasi, dovuto all’assenza di perfusione ematica dei muscoli (ischemia muscolare).

In linea generale, valori di pressione intorno ai 40mm di mercurio sono sufficienti per assicurare un buon risultato; solo in alcuni casi si ricorre a pressioni più elevate, ad esempio:

Linfedema avanzato:
  • 50-60mm di mercurio.
Linfedema fibro-sclerotico:
  • 80-90 mm di mercurio, in quanto sono necessarie pressioni più elevate per far spostare i liquidi nel tessuto indurito.

Purtroppo, nonostante i vari benefici, non tutti possono ricorrere al pressomassaggio! Esistono, infatti, dei casi in cui la tecnica è controindicata.

Vediamo di cosa si tratta:

  • Controindicazioni assolute: si tratta di condizioni che escludono tassativamente il ricorso al pressomassaggio; tra queste abbiamo:

    • Insufficienza cardiaca, poiché il riassorbimento dei liquidi porta ad un sovraccarico del cuore e nei casi più gravi, all’infarto.

    • Ipertensione non stabilizzata dai farmaci, in quanto la tecnica può portare a crisi ipertensive.

    • Trombosi venosa recente, a causa del rischio di embolia polmonare (l’ostruzione delle arterie polmonari dovuta a trombi formantisi nelle vene).

  • Controindicazioni relative: il pressomassaggio è sconsigliato nei seguenti casi:

    • Patologie cutanee infettive, in quanto l’aumento della portata linfatica può aumentare la disseminazione dei microrganismi e non infettive, come neoplasie e dermatiti.

    • Arteriopatie, in quanto la pressione applicata può provocare ischemia cutanea.

    • Infiammazioni venose acute, come le tromboflebiti, per aumentato rischio di occlusione venosa.

    • Gravidanza, l’impiego dev’essere valutato caso per caso, ed è solo il ginecologo che può stabilire l’idoneità della paziente alla terapia.

In realtà, benché l’impiego della pressoterapia sia fortemente dibattuto, essa può apportare notevoli benefici alla futura mamma, infatti:
  • Allevia la sensazione di gambe pesanti, dovuta al progesterone (che dilata le vene degli arti inferiori) e alla compressione dei vasi addominali, causata dal feto.
  • Riduce il rischio di trombosi venosa profonda, frequente negli ultimi tre mesi.

Si possono effettuare 1-3 sedute alla settimana, condotte a basse pressioni (30mm di mercurio) e alternate all’uso di calze elastiche. 

Quanto riportato è solo a titolo informativo e non intende sostituire il parere del medico. Prima di prendere qualsiasi iniziativa, rivolgetevi sempre allo specialista.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Jessica Zanza ( Farmacista) - Dott.sa Roberta de Martino

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