Pesticidi: cosa sono. Utilizzi, rischi e classificazione..

I pesticidi sono composti utilizzati per distruggere tutti gli organismi potenzialmente nocivi. L’Unione Europea li ha suddivisi in prodotti fitosanitari (veri e propri pesticidi) e biocidi (macrogruppo che non comprende solo pesticidi). Vediamo quali sono i rischi, sia per la salute che per l’ambiente.

Pesticidi: cosa sono. Utilizzi, rischi e classificazione.

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Rischi
  4. Normativa
  5. Cosa fare?
  6. Approfondimenti

Cosa sono i pesticidi?

I pesticidi sono delle sostanze, naturali oppure di sintesi, utilizzate allo scopo di uccidere tutti gli organismi potenzialmente nocivi. Sono quindi introdotti volontariamente dall’uomo nell’ambiente naturale.

Solitamente con questo termine ci si riferisce agli antiparassitari o agli erbicidi utilizzati in agricoltura ma, in realtà, si tratta di sostanze utilizzate anche per eliminare i microrganismi che possono danneggiare gli alimenti nelle loro fasi di produzione e conservazione oppure vettori di numerose malattie.

Come funzionano? Pesticidi naturali e sintetici.

L’azione dei pesticidi, sia di quelli naturali, sia di quelli sintetici, è in generale correlata al principio attivo in essi contenuto.

Il principio attivo è una sostanza di origine naturale o sintetica che esplica l’azione tossica.

Sono poi aggiunte delle sostanze adiuvanti che servono a migliorare la stabilità del pesticida nel tempo e ad ampliare il suo raggio di azione per renderlo più efficace.

Spesso sentite parlare della diatriba tra pesticidi naturali e sintetici e se siete degli appassionati di giardinaggio vi sarete certamente imbattuti in numerose discussioni tra chi afferma che sia necessario implementare l’uso di sostanze naturali perché più ecosostenibili e chi, invece, ritiene che solo le sostanze di sintesi siano le più risolutive.

Effettivamente possiamo affermare che non esistono dei reali pesticidi naturali in quanto, seppure esistano dei derivati vegetali o delle sostanze che possano essere ricavate senza l’intervento di una sintesi chimica queste sono soggette a due tipologie di problemi:

  • Non sono efficienti come le sostanze di sintesi in quanto essendo prive di stabilizzanti hanno una emivita breve;
  • Se ne possono ottenere in piccole quantità e se vanno bene per un piccolo giardino non possono essere usate per appezzamenti colturali estesi.

Qualche esempio?

Si consiglia di lasciare in ammollo dei pomodori in acqua per qualche giorno per ottenere una soluzione maleodorante che, se spruzzata sulle piante, allontanerebbe gli afidi e un gran numero di insetti respinti dall’odore nauseabondo.

La birra attirerebbe le lumache grazie all’aroma del luppolo, una nebulizzazione di peperoncino ucciderebbe gli acari e l’aglio spalmato sulle foglie sarebbe letale per i parassiti.

Tutto vero, ma questi rimedi sarebbero utilizzabili su delle grandi piantagioni di grano o di canne da zucchero? Direi proprio di no.

Quindi anche l’OMS ha riconosciuto la necessità di utilizzare i pesticidi di sintesi per supportare la produzione di derrate alimentari più consistenti, seppure ogni Stato debba legiferare stabilendone i limiti consentiti.

Vediamo quali sono i pesticidi più comuni.

Classificazione dei pesticidi

L’Unione Europea nel regolamento quadro 1107 del 2009 ha regolamentato i pesticidi per definirne usi e limiti e li ha suddivisi in due grandi categorie:

  • Prodotti fitosanitari: sostanze utilizzate per proteggere i vegetali dall’attacco di microrganismi esterni;
  • Biocidi: sostanze destinate alla disinfezione per garantire l’igiene umana, alimentare, vegetale e animale e per proteggere dal deterioramento materiali vari quali legno, liquidi o fluidi, alimenti e ambienti come aria, acqua.

Con il termine pesticidi si è soliti indicare prodotti fitosanitari utilizzati in agricoltura allo scopo di garantire il benessere delle piante coltivate ed evitare che siano oggetto di attacchi da parte di parassiti infestanti. In questo senso è corretto utilizzare i termini ‘pesticida’ e ‘prodotto fitosanitario’ come sinonimi.

Più in generale, però, i pesticidi comprendono anche altre classi di prodotti come i biocidi che servono ad eliminare organismi nocivi quali batteri, muffe, insetti e topi e in tal caso assumono una denominazione specifica a seconda della funzione svolta.

La classificazione dei pesticidi è molto varia in quanto deve tener conto di molteplici fattori ovvero di:

  • Spettro d’azione;
  • Composizione chimica;
  • Attività specifica.

Una classificazione più immediata che aiuta a comprendere meglio ciò di cui stiamo parlando è però la seguente:

  • Prodotti fitosanitari o antiparassitari (pesticidi veri e propri):
    • Insetticidi
    • Acaricidi
    • Fungicidi
    • Molluschicidi
    • Diserbanti (erbicidi)
    • Fitoregolatori
    • Rodenticidi
    • Repellenti
  • Biocidi:
    • Disinfettanti
    • Preservanti
    • Biocidi per il controllo di microrganismi

Dunque è al gruppo dei prodotti fitosanitari che appartengono i pesticidi e ad essi faremoriferimento nelle prossime righe.

Insetticidi, acaricidi e molluschicidi.

Un insetticida è una sostanza, di natura organica o inorganica, tossica per la vita degli insetti.

Il problema degli insetticidi è che, quelli più potenti, sono molto tossici anche per altri esseri viventi come per esempio i molluschi, gli acari o animali infestanti come i roditori.

Ecco perché gli stessi principi attivi usati nei più comuni insetticidi li ritroviamo anche in acaricidi e molluschicidi.

In commercio si trovano insetticidi sotto diverse forme, ovvero polveri, pellet, spray o esche per gli animali masticatori, e sono utilizzati in maniera diversa a seconda dell’utilizzo specifico che si intende farne. I più comuni sono a base di zinco, fosforo, zolfo, cloro e boro.

  • I cloroderivati sono molto famosi non fosse altro perché uno degli insetticidi più discussi di tutti i tempi appartiene proprio a questa famiglia; stiamo parlando del DDT (para -diclorodifeniltricloroetano). E’ il primo insetticida moderno introdotto in Italia negli anni ‘30 per combattere la malaria e da lì il suo utilizzo si è espanso anche a livello agricolo.Quando ne è stata riconosciuta la cancerogenicità è stato vietato il suo uso sui prodotti alimentari nel 1972 negli Stati Uniti e nel 1978 in Italia. L’OMS ha dichiarato che, in piccole dosi e se ‘strettamente’ necessario, se ne può fare tranquillamente uso nei Paesi in cui per esempio è ancora endemica la malaria, non essendoci altri mezzi in grado di agire sugli insetti che la veicolano in maniera altrettanto efficiente.
  • Le polveri di acido borico sono utilizzate a livello domestico per uccidere gli insetti e sembrano essere anche molto efficaci contro scarafaggi e formiche.
  • Gli insetticidi a base di zinco si presentano essenzialmente come polveri di zinco solfato e sono molto utilizzati in agricoltura per proteggere le colture da molti insetti e dalle malattie fungine. In realtà lo zinco trova maggiore applicazione come rodenticida;
  • Il fosforo, soprattutto sottoforma di acido fosforico, è alla base di numerosi prodotti fitosanitari che sono molto tossici e la loro tossicità si esplica a livello di sistema nervoso. Un esempio è il parathion, uno dei primi esteri dell’acido fosforico utilizzato per combattere la mosca della frutta;
  • Lo zolfo è un altro principio attivo usato per realizzare molti insetticidi; lo zolfo puro agisce soprattutto contro afidi e acari.

Possiamo dire che gli insetticidi sul mercato sono tutti di sintesi.

Per saperne di più...

Esistono in natura delle sostanze estratte dai vegetali con azione tossica sugli insetti; ne sono un esempio le piretrine. Si tratta di sostanze estratte dalle piante del genere Chrysanthemum che esplicano sugli insetti un’azione neurotossica con immediata paralisi. Trattandosi di composti che le piante utilizzano per la propria difesa è possibile ricavarle con dei processi estrattivi che però non hanno una resa molto elevata. Perciò si estrae dalle piante la piretrina che è il principio attivo, nella quantità che se ne riesce a ricavare, e la si coniuga con olii o altre sostanze adiuvanti per ottenere i piretroidi, che sono alla base degli insetticidi commerciali.

E’ stato visto però che gli insetti possiedono degli enzimi cellulari ossidativi in grado di inibire l’attività di questi composti per cui l’industria sta studiando delle forme coniugate sempre più efficienti mediante l’utilizzo di alogeni (bromo e cloro) per aumentare l’emivita di questi composti e renderli più resistenti all’ossidazione, pur mantenendo bassa la tossicità per l’uomo e gli animali.

Fungicidi.

Per questo gruppo di pesticidi si parla più scientificamente di ‘anticrittogamici’; rappresentano delle sostanze destinate all’eliminazione di specie appartenente al gruppo dei funghi e, in particolare, delle muffe responsabili di molte contaminazioni alimentari.

I più diffusi e usati sono i derivati di zolfo e i sali di rame.

  • Lo zolfo è molto usato sin dall’antichità. Chiaramente oggi è difficile usare zolfo puro e non trattato e l’industria dispone di molti prodotti, come per esempio i ditiocarbammati, che si prestano molto all’utilizzo in ambito agricolo. I pesticidi a base di zolfo però sono soggetti a una problematica importante, cioè diventano fitotossici ad elevate temperature per cui se ne consiglia l’utilizzo durante la stagione invernale oppure alle prime ore del mattino durante la stagione estiva, di modo che non inducano la morte cellulare nelle stesse piante che dovrebbero proteggere.
  • Il rame è usato soprattutto sottoforma di solfato di rame e si tratta del pesticida più utilizzato, non solo in Italia ma in tutto il mondo. E’ molto conosciuto per la sua capacità di combattere la peronospora della vite ed è, tra l’altro, molto efficace non solo come anticrittogamico ma anche come battericida, ma il suo utilizzo deve essere limitato. Infatti, l’abuso di pesticidi a base di solfato di rame nel corso del tempo ha portato a pericolosi accumuli di rame nel suolo. Il regolamento Ce 473/2002 ha stabilito quali sono le quantità di questa sostanza che possono essere utilizzate per ettaro di coltura.

Diserbanti.

Si tratta di sostanze usate per il controllo delle piante infestanti nei confronti delle quali esplicano un’azione tossica. Possono agire direttamente sull’organo della pianta laddove sono applicati oppure su più organi contemporaneamente grazie al sistema linfatico della pianta che distribuisce la sostanza ad ogni sua parte.

Il grosso problema dell’utilizzo dei diserbanti è che tendono a residuare nell’ambiente più di qualunque altra categoria di pesticida.

  • Atrazina. Uno dei principi attivi più noti alla base dei diserbanti è l’atrazina. Questa sostanza è utilizzata in Italia dagli anni ’50 e vede il suo maggior campo di applicazione sulle colture di mais e sorgo. Attualmente in Italia sarebbe bandita, sebbene le ultime rilevazioni effettuate dagli Organi competenti abbiano ancora ritrovato in qualche coltura dei residui di atrazina. E’ stato bandito per la sua capacità di inquinare altamente le falde acquifere e di indurre processi di cancerogenesi nei consumatori dell’acqua inquinata. Vista la pericolosità di questa sostanza è permesso solo l’utilizzo di alcune sostanze sue derivate sebbene nel rispetto dei limiti di legge.
  • Glifosato. Altro erbicida molto utilizzato è il glifosato, erbicida totale che è stato utilizzato in modo massiccio negli ultimi anni dalle aziende produttrici di OGM. Si tratta, infatti, di una sostanza molto potente che nuoce alla vita dei vegetali. Gli organismi geneticamente modificati, essendo più resistenti, si prestano più facilmente a questo trattamento per il controllo degli infestanti. Al momento non ne è vietato l’uso, né si sa se sia cancerogeno per l’uomo. L’OMS assieme a Greenpeace lo ha classificato tra le sostanze ‘probabilmente cancerogene’ per cui si invitano gli agricoltori a limitarne l’uso. Il problema risiede, infatti, nella sua capacità di accumularsi nel terreno ma anche negli alimenti dopo la raccolta perciò viene facilmente assunto con l’alimentazione.

Vista la pericolosità degli erbicidi e il loro impatto negativo sulla salute umana, la ricerca sta tentando di ottenere delle sostanze che siano meno dannose e, in quest’ottica, sono in corso studi sull’aceto di vino, che secondo delle rilevazioni recenti sarebbe un ottimo erbicida naturale. Il suo effetto va però potenziato per poterne permettere l’applicazione su colture più estese.

Repellenti e rodenticidi.

Un repellente è una sostanza, chimica o naturale, che ha delle caratteristiche tali da respingere organismi indesiderati. Solitamente si tratta di irritanti o di sostanze particolarmente maleodoranti che gli animali evitano accuratamente.

Alcuni repellenti possono essere usati contro i topi e altri animali infestanti; molto diffusi sono i prodotti che hanno alla loro base principi attivi che imitano l’odore dell’urina dei predatori. I topi dovrebbero perciò percepire il pericolo e starne alla larga!

Non sempre i repellenti sono però efficaci e allora più spesso si usano i rodenticidi.

Si tratta di prodotti contenenti di solito sostanze anticoagulanti che inducono nei ratti emorragie interne, oppure di prodotti a base di fosfuro di zinco che agiscono a livello neuronale ed esplicano un’azione tossica anche su reni, cuore e fegato.

Solitamente, tanto i repellenti quanto i rodenticidi, sono tossici per gli organismi infestanti ma non per l’uomo. Bisogna chiaramente evitare di ingerirli o di metterli a contatto con le mucose ma, tranne che nel caso di un utilizzo non consono, non sono riportati fenomeni di tossicità.

Fitoregolatori.

I fitoregolatori sono delle sostanze che, mimando l’azione degli ormoni vegetali, aiutano la pianta a procedere nel suo sviluppo e ad essere qualitativamente più apprezzabile.

Vengono utilizzati per diversi scopi:

  • Favorire la fioritura;
  • Anticipare la maturazione dei frutti, per avere a disposizione prodotti alimentari durante tutto l’anno e non solo secondo stagionalità;
  • Aiutare le piante a reagire a situazioni di stress.

Non essendo sostanze ad azione tossica si potrebbe pensare che i fitoregolatori siano del tutto innocui tanto da non essere classifica tra i pesticidi. Eppure le Autorità, pur non imponendo dei limiti particolari per l’utilizzo di fitoregolatori naturali e derivati (auxine, gibberelline, citochinine, acido abscissico, etilene, brassinosteroidi), invitano comunque gli agricoltori a non abusarne in quanto non sono ancora noti gli effetti che possono avere sull’organismo umano nel lungo periodo.

Sarebbe sempre meglio, perciò, consumare frutta e verdura di stagione e nutrirsi di prodotti che siano il più possibile naturali!

L’EFSA (Autorità Europea della sicurezza alimentare) ha lanciato negli anni ’90 assieme alla FAO l’allarme sull’utilizzo massivo dei pesticidi in tutto il mondo, utilizzo che sta aumentano in maniera indiscriminata e che comporta dei pericoli per l’ambiente e per la salute dell’uomo.

Quali sono i rischi associati ai pesticidi?

Dalla trattazione appena fatta comprendiamo bene che i pesticidi sono fondamentali per la redditività della produzione agricola a livello mondiale, vista anche la crescita continua della popolazione.

Si è però anche dimostrato scientificamente che, se assunti oltre un certo limite, diventano pericolosi per la salute dell’uomo.

Tutti noi, infatti, siamo soggetti quotidianamente all’assunzione di pesticidi in maniera indiretta tramite l’acqua e gli alimenti di cui ci nutriamo.

Effetti dei pesticidi sulla salute umana.

Numerosi pesticidi sono stati etichettati come responsabili dell’insorgenza di numerose patologie a carico dell’uomo. Vediamo alcuni effetti dei pesticidi sulla salute umana:

  • Aumento dell’incidenza del cancro;
  • Aumento dell’incidenza di patologie a carico del sistema endocrino;
  • Effetti neurotossici;
  • Effetto teratogeno: è noto che molti pesticidi possono determinare anomalie nel feto a livello di apparato osseo, cardiovascolare e neuronale;
  • Induzione della sterilità a lungo termine.

Gli effetti nocivi sulla salute umana non si riscontrano soltanto sui consumatori che, indirettamente, consumano prodotti inquinati da pesticidi, ma anche e soprattutto con chi lavora a contatto coi pesticidi perché molti di essi si accumulano nell’organismo anche solo tramite un contatto con la pelle e le mucose.

Effetti dei pesticidi sull’ambiente.

I pesticidi in generale sono stati anche classificati dall’EFSA come fortemente ecotossici.

Analizziamo gli effetti negativi sull’ambiente.

  • Inquinamento dei terreni e delle acque. Il problema dei pesticidi è che essendo utilizzati su piante coltivate inevitabilmente inquinano i terreni e, a causa della dilavazione, operata in particolare dall’acqua piovana, penetrano negli strati più profondi del terreno giungendo alle falde acquifere e venendo scaricati nel mare con conseguenze estremamente negative. Infatti, soprattutto i derivati del fosforo e del potassio, inducono nei mari fenomeni di eutrofizzazione, ovvero essendo nutrimento per le alghe, queste proliferano a dismisura e si accumulano in superficie, inducendo carenza di ossigeno negli strati inferiori delle acque dove muoiono pesci e altri organismi marini utili all’ecosistema.
  • Alterazione degli ecosistemi. Altro problema è quello dell’accumulo nel terreno; la maggior parte dei pesticidi non sono biodegradabili quindi a seguito del loro utilizzo massivo si accumulano nel terreno e restano disponibili per la microflora e la microfauna che se ne nutre oltre i limiti fisiologici. Si riscontrano spesso fenomeni di intossicazione di uccelli e di insetti utili, come ad esempio le api, che servono per tenere lontani i parassiti causando un’alterazione dell’equilibrio ambientale.

Limiti dei fitosanitari: cosa dice la legge?

Dalle ultime rilevazioni statistiche effettuate l’OMS ha riscontrato che in Europa oltre il 60 % dei campi coltivati presenta una concentrazione di pesticidi al di sopra dei limiti tollerabili.

Il regolamento Ce 396/2005 ha introdotto i nuovi limiti di legge che per ciascun prodotto vanno rispettati.

In generale i limiti fissati dalla legge sono i seguenti:

  • Dose giornaliera accettabile (DGA): quantità che, se assunta giornalmente dall’uomo, non determina problemi alla sua salute;
  • Limite massimo residuo (LMR): quantità massima di prodotto fitosanitario che un prodotto immesso in commercio può contenere.

Il Ministero della Salute elabora annualmente le tabelle in cui è possibile visionare i valori limite. Di seguito alcuni esempi.

GLIFOSATO:

  • DGA: 0,5 mg/kg di peso corporeo;
  • LMR: in media 5 mg/Kg di peso corporeo (varia a seconda dell’alimento in esame)

PIRETRINE:

  • DGA:0,3 mg/Kg di peso corporeo
  • LMR: 3 mg/Kg di peso corporeo

ATRAZINA :

  • DGA: 0,1 mg/Kg di peso corporeo;
  • LMR: 0,1 mg/Kg di peso corporeo;

DITIOCARBAMMATO:

  • DGA :0,2 mg/Kg di peso corporeo
  • LMR :0,6 mg/Kg di peso corporeo

Questi valori sono prescritti per ogni prodotto fitosanitario, anche se in molti nutrono dei dubbi sulla loro efficacia e ritengono che le legislazione in merito ai pesticidi e al loro utilizzo sia alquanto lacunosa.

Come fronteggiare la problematica dell’assunzione di pesticidi?

La problematica relativa ai pesticidi è quanto mai attuale, in quanto il commercio dipende dal loro utilizzo. Con l’aumento progressivo della popolazione mondiale è, infatti, necessario implementare quei mezzi di produzione che permettano il sostentamento di miliardi di abitanti.

Gli studi in corso sulla salubrità degli alimenti e sulla tossicità di determinate classi di pesticidi non permettono ancora di stabilire se questi prodotti siano effettivamente tutti cancerogeni o meno e se realmente implichino un rischio per la salute umana. Certo è che alcuni pesticidi tra i più famosi quali il DDT, gli altri derivati del cloro e l’Atrazina, sono stati classificati tra gli Inquinanti Organici Persistenti (POP). I POP implicano una serie di problematiche in quanto:

  • Sono tossici;
  • Persistono nell’ambiente,
  • Si bioaccumulano ovvero entrano nella catena trofica animale a partire dal consumo di vegetali contaminati per arrivare agli animali e all’uomo.

Si sta cercando allora sempre più di sensibilizzare gli agricoltori a limitare l’uso di queste sostanze per evitare di esporre i consumatori a un rischio elevato.

Puoi approfondire come eliminare i pesticidi da frutta e verdura.

Una risposta all’uso di pesticidi: l’agricoltura biologica.

Con il termine ‘agricoltura biologica’ si intende un metodo di coltivazione, regolamentato dal punto di vista legislativo in maniera molto rigorosa, che ha un significato non solo legato alle buone pratiche agricole ma anche a un discorso di ecosostenibilità.

Approfondisci le caratteristiche dell'agricoltura biologica.

Infatti, il suo obiettivo è quello di adottare delle pratiche che evitino lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali (aria, acqua, suolo) per avere una produzione duratura nel tempo.

Il discorso si estende anche agli animali per le aziende agricole che dispongono di spazi utili per allestire degli allevamenti. L’obiettivo sarà in tal caso quello di nutrire gli animali con mangimi biologici, di non somministrare ad essi ormoni, antibiotici o altre sostanze che possano alterare la composizione del latte e delle carni per, di lasciarli pascolare liberamente in ampi spazi prestando attenzione dunque al loro benessere.

Quando si parla di agricoltura biologica ci si riferisce sostanzialmente a delle pratiche agricole che non prevedano l’utilizzo di pesticidi e diserbanti in generale. Per essere più precisi è necessario sottolineare che non si utilizzano delle sostanze chimiche di sintesi per facilitare le crescita delle colture ma sostanze chimiche naturali e pratiche agricole idonee.

Allora gli agricoltori biologici si impegnano nei loro terreni ad utilizzare fertilizzanti naturali, a sottoporre il terreno a rotazione colturale per mantenerne costante la fertilità con metodi tradizionali, a coltivare vegetali secondo stagionalità e ad utilizzare insetti utili quali api, nematodi o acari come predatori dei parassiti più infestanti. E’ permesso l’utilizzo di prodotti fitosanitari qualora sia estremamente necessario ed entro i limiti imposti dalla Legge.

Il problema dell’agricoltura biologica nel nostro Paese risiede nell’indisponibilità di spazi sufficientemente ampi per impedire qualunque tipo di contaminazione.

Legambiente, che periodicamente svolge analisi e ricerche statistiche sugli alimenti biologici, ha evidenziato che in molti cibi etichettati come biologici e coltivati in Italia sono presenti comunque residui di pesticidi, seppure siano piuttosto bassi.

In linea di massima è possibile affermare che gli alimenti biologici sono più sicuri degli alimenti convenzionali anche se dipende dal prodotto e dalle modalità di coltivazione.

Pare che l’Italia sia comunque abbastanza attenta al controllo dei suoi prodotti un po' come tutti i Paesi dell’Unione Europea che sono soggetti a delle norme piuttosto rigide in questo ambito.

Il 97% dei campioni di alimenti sottoposti ad analisi in Europa, seppure non sia privo di residui di fitofarmaci, ne presenta delle quantità compatibili coi limiti di legge. Sono queste le conclusioni a cui è giunta l’EFSA nel suo rapporto annuale più recente. Permane però il problema della contaminazione dei terreni coltivati.

L’EFSA perciò ha dato alcune raccomandazioni ai produttori:

  • Estendere l’applicazione dei regolamenti a piccoli prodotti quali frutti più piccoli, frutti di bosco e tè nel quale negli ultimi anni sono stati rilevati residui di pesticidi piuttosto elevati;
  • Prestare più attenzione ai mangimi utilizzati per gli animali destinati alla produzione di carne per consumo umano;
  • Migliorare la comunicazione tra Paesi legati da relazioni di tipo commerciale per esercitare un maggiore controllo sugli alimenti importati ed esportati.

Quindi il mondo dei pesticidi è molto ampio, e gli abbiamo dato solo una generica occhiata evidenziando le principali problematiche legate alla loro persistenza nell’ambiente e negli alimenti.

Purtroppo noi possiamo fare molto poco per ridurre i rischi per la nostra salute!

Potreste iniziare nel vostro piccolo a consumare prodotti vegetali secondo stagione, di tanto in tanto consumare della frutta biologica e variare gli alimenti di cui vi nutrite.

Variare è, infatti, la regola fondamentale dell’alimentazione; se assieme gli alimenti introduciamo nel nostro organismo anche sostanze indesiderate, variando gli alimenti variamo anche le sostanze a rischio. Ciò è molto importante, in quanto, in tal modo, non esponiamo la nostra salute sempre agli stessi rischi ma diluiamo l’effetto dei prodotti nocivi nel tempo.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Marilena Grassi (Biologa) - Dott.sa Francesca Vassallo

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