Parto in acqua come funziona? Pro e Contro.

Il parto in acqua è una pratica che prevede la nascita del bambino mentre la madre è immersa in una vasca di acqua tiepida, solo in fase di travaglio o anche nella fase espulsiva. Proviamo dunque a fare chiarezza su come funziona, quali sono i vantaggi, gli svantaggi e se esistono rischi per mamma e bambino.

Parto in acqua come funziona? Pro e Contro

    Indice Articolo:

  1. Come funziona?
  2. Pro e contro travaglio
  3. Pro e contro fase espulsiva
  4. E' adatto a tutte?
  5. Rischi
  6. Informazioni utili
  7. Approfondimenti

Come funziona il parto in acqua?

Il parto in acqua prevede la nascita del bebè mentre la sua mamma si trova immersa in una vasca di acqua tiepida, anziché sdraiata sul più classico lettino di sala travaglio o parto.

Esso può essere effettuato in due modi diversi: si può condurre un travaglio in acqua e poi espletare il parto all’asciutto, ovvero nella tradizionale sala parto, oppure la mamma può trascorrere gran parte del travaglio fuori dall’acqua ed entrare in vasca a travaglio già avanzato per poi partorire in acqua.

Pro e contro del travaglio in vasca.

Può essere molto utile e di grande sollievo alla mamma in travaglio di parto, usufruire della vasca e dunque del potere rilassante dell’acqua, per sopportare meglio il dolore intenso delle contrazioni uterine.

I vantaggi sono:

  • Maggiore tranquillità emotiva data dallo scorrere dell’acqua e del suo rumore.
  • Libertà di movimento e possibilità di cambiare spesso posizione, per trovare sollievo durante le contrazioni ed in caso di mal di schiena in travaglio. In acqua il pancione non ha peso e dunque spostarsi o girarsi risulta molto meno faticoso.
  • Possibilità di mantenere la muscolatura più rilassata e dunque sopportare meglio il dolore (più la mamma è in tensione durante la contrazione e più essa risulterà dolorosa).
  • Velocizzare il processo di dilatazione cervicale (necessaria per arrivare alla nascita del piccolo).

Attenzione: Il travaglio di parto, nelle donne che lo affrontano per la prima volta, procede al ritmo di 1 cm o 1,5 cm di dilatazione del collo dell’utero, ogni ora. Un travaglio vero e proprio, può durare da 5 fino a 7-8 ore.

E’ bene precisare subito che questi sono tempi puramente indicativi e che il travaglio di una donna è sempre diverso da quello di un’altra, poiché una mamma è diversa dall’altra ed ogni feto è diverso dall’altro!

Secondo le linee guida per il parto in acqua dell’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS), è sconsigliato prolungare il tempo di permanenza in vasca oltre le 2 ore.

Pertanto sarà compito dell’ostetrica e del ginecologo che seguono la “quasi mamma” in travaglio, stabilire quando è il momento più adatto per entrare ed uscire dalla vasca.

Gli svantaggi del travaglio in acqua sono:

  • Non poter utilizzare l’analgesia epidurale.
  • Non poter effettuare un monitoraggio continuo del benessere fetale mediante cardiotocografia (CTG). Questa metodica, molto utilizzata nel travaglio “tradizionale” valuta il battito cardiaco fetale (BCF) prima, dopo e durante le contrazioni uterine, trascrivendo il segnale su un’apposita carta millimetrata. Ciò consente una valutazione minuto dopo minuto di possibili alterazioni o iniziali segni di sofferenza fetale. Le due sonde che si applicano sulla pancia della mamma durante la CTG, si utilizzano anche in acqua ma non nella modalità continua. Di solito, si ascolta il BCF in modo “intermittente”, soltanto per 2-3 minuti ogni 10-15 minuti di travaglio.

Cosa cambia per la mamma?

Rispetto al travaglio “all’asciutto”, cambiano la percezione del dolore e la durata del travaglio.

L’acqua tiepida, il suo rumore, la possibilità di ondeggiare o dondolarsi nella vasca, dotata di apposite maniglie, consentono alla donna di cambiare frequentemente posizione durante la contrazione.

Questi movimenti liberi aiutano ad affrontare meglio il dolore, restando più rilassate.

La minore contrazione muscolare e tensione, che sono i normali riflessi umani al dolore intenso, creano minore resistenza nei tessuti uterini che si stanno stirando sotto la pressione delle contrazioni.

Il risultato è che di solito, il travaglio in acqua ha una durata inferiore rispetto a quello asciutto.

Non esistono dati statistici nazionali, ma diverse strutture ospedaliere riportano una riduzione dei tempi di travaglio di circa 30 minuti.

Cosa cambia per il bambino?

La condizione di maggiore calma e relax della mamma può favorirne la corretta respirazione, consentendo al feto di essere adeguatamente ossigenato.

Il travaglio di parto.

Per chiarezza e per completezza di informazioni, soprattutto per le lettrici prossime al termine di gravidanza, spieghiamo brevemente cos’è e cosa accade durante il travaglio.

E’ quel periodo in cui, sotto la spinta delle contrazioni uterine, il collo dell’utero (cervice) si appiana e si dilata, per consentire passaggio della testina del piccolo, dall’utero alla vagina e dunque permettere la nascita.

Nelle nullipare (donne che non hanno mai partorito), questo percorso inizia a:

  • Collo dell’utero quasi appianato.

  • Dilatazione di 2-3 cm.

  • Contrazioni regolari e dolorose (2 o 3 ogni 10 minuti), che si protraggono per almeno 2 ore.

Solo se tutti questi fenomeni si verificano per un tempo adeguato, si può parlare di fase “attiva” del travaglio, quella cioè che sicuramente si concluderà con la nascita del bambino.

E solo in travaglio attivo è possibile richiedere l’uso della vasca!

Attenzione: Nelle donne che non hanno mai partorito, chi è già mamma lo sa bene, può accadere che durante la visita ostetrica a termine di gravidanza, si apprezzi un’iniziale dilatazione del collo dell’utero, senza però che la cervice sia appianata o che si manifestino le tanto temute contrazioni.

Ancora può accadere che, pur essendo presente una certa attività contrattile dell’utero, anche dolorosa, rilevabile mediante cardiotocografia, il collo dell’utero sia ancora inalterato e privo di dilatazione (conservato chiuso è il termine specifico).

In entrambi questi casi, si parla di prodromi di travaglio o di periodo prodromico del parto o semplicemente di “Prodromi”: La durata può variare da alcune ore ad uno o due giorni e naturalmente non è possibile, né utile trascorre i prodromi in vasca!

Dopo aver passato in disamina il travaglio in acqua, nel paragrafo successivo ci occuperemo di benefici e svantaggi legati alla fase espulsiva del parto in acqua.

Benefici e svantaggi della fase espulsiva del parto in acqua.

Quando la dilatazione della cervice è completa (circa 10 cm) ed il travaglio è finito è possibile procedere col parto.

Se la mamma si trova già in vasca e se lo desidera, il parto può avvenire in acqua oppure nel più classico lettino, di solito posizionato nelle vicinanza della vasca, oppure nella sala parto vera e propria.

Questo dipende, oltre che dalla volontà materna, soprattutto dalla condizione di benessere fetale!

Se l’ostetrica, soprattutto mediante l’uso del CTG e la valutazione del liquido amniotico, ritiene il nascituro in salute, allora c’è l’ultimo “via libera” al parto in acqua.

Tra i vantaggi del parto in acqua troviamo:

  • Minor rischio di lacerazioni vulvo- vaginali materne per il maggior rilassamento dei tessuti, indotto dall’acqua.
  • Minore possibilità di ricorso all’episiotomia (piccolo taglio dei tessuti materni per semplificare l’uscita della testina).
  • Nascita meno traumatica per il bimbo.

Gli svantaggi del parto in acqua, invece, sono i seguenti:

  • Non può avvenire se la mamma richiede analgesia epidurale.
  • Non è adatto a tutte le nascite.

Se il parto in vasca viene seguito in modo professionale da parte del personale ostetrico/ginecologico, rigorosamente entro i criteri di sicurezza, non vi sono svantaggi per la mamma, né per il feto!

Cosa cambia per la mamma?

Ciò che cambia, dall’acqua all’asciutto ancora una volta è:

  • Il potere rilassante dell’acqua tiepida sui tessuti vaginali e vulvari. Tale condizione facilita lo stiramento della cute materna e riduce molto la possibilità di lacerazioni vaginali ed il ricorso all’episiotomia (piccolo taglio praticato dall’ostetrica, con apposita forbice, sui tessuti perineali materni per facilitare l’uscita della testina e velocizzare la nascita del bebè).
  • Il dolore durante le spinte in fase espulsiva, in acqua può essere percepito come meno intenso.

Cosa cambia per il bambino?

  • Possibilità di passare da un ambiente acquoso (quello del liquido amniotico uterino) ad un ambiente esterno molto simile, ovvero nascere immerso nell’acqua ad una temperatura pressoché identica a quella del corpo materno (circa 36 gradi).
  • L’assenza della forza di gravità, che rende il processo di adattamento all’atmosfera, più lento e meno traumatico, per il sistema respiratorio del neonato.
  • L’attenuazione delle luci e dei suoni normalmente presenti in sala parto che in acqua sono molto attenuati, favorendo un adattamento più dolce del piccolo al mondo esterno.

Il parto in acqua e' adatto a tutte?

Purtroppo no, il parto in acqua non è adatto a tutte le mamme.

La condizione imprescindibile per renderlo sicuro è l’assenza di qualunque segno o sintomo di patologia della gravidanza, del bambino, della mamma, del travaglio o del parto stesso.

Il parto in acqua è considerato dai ginecologi e dai genitori un evento meno medicalizzato rispetto a quello tradizionale.

Questa è anche la ragione per cui, prima di affrontarlo occorre accertarsi che siano rispettate tutte le condizioni di sicurezza e che ci sia uno stato di benessere clinico della mamma e del suo bambino.

Solo per citare alcuni esempi, nella tabella seguente elenchiamo i vari casi in cui non si può partorire in acqua.

Criteri di esclusione al parto in vasca.

Gravidanza a rischio o non fisiologica:

  • Gravidanza gemellare.
  • Feto con basso peso stimato (<2,7 kg).
  • Feto con alto peso stimato alla nascita (>4 kg).
  • Feto pretermine (Meno di 37 settimane di gestazione).
  • Patologie materne precedenti la gravidanza come positività sierologica per HIV (il virus dell’AIDS) od Epatite e molte altre infezioni virali o batteriche, anche della pelle.
  • Diabete gestazionale scompensato.
  • Ipertensione gestazionale o pre-gravidica.
  • Epilessia.
  • Placenta previa (Anomala inserzione della placenta, che può provocare emorragie materne in travaglio o durante il parto).

Puoi approfondire le possibili cause della gravidanza a rischio.

Parto-analgesia o analgesia epidurale:

Se una mamma richiede l’epidurale durante il travaglio l’anestesista applica un catetere epidurale (in condizioni di sterilità) per la sedazione del dolore durante le contrazioni. L’immersione in vasca non è consentita ed è necessario essere nella tradizionale sala parto, al fine di monitorare istantaneamente le condizioni di benessere materno e soprattutto fetale.

Travaglio di parto pre-termine:

Si considera un travaglio in gravidanza a termine quando esso compare tra la fine della 37esima e la 41esima settimana di età gestazionale. In tutti i casi in cui il neonato si appresta a nascere prima di quell’epoca o risulta molto piccolo per età gestazionale e dunque potrebbe soffrire di forme di immaturità cardio-respiratoria, non ci sono le condizioni di sicurezza per un parto in acqua

Presentazioni fetali diverse da quella cefalica:

Se il piccolino, giunge in prossimità della nascita con le natiche, i piedi o il dorso rivolti verso il canale del parto, invece della testa, non è possibile partorire in acqua e spesso neppure partorire spontaneamente. Occorrerà ricorrere al taglio cesareo per una nascita in sicurezza.

Patologie materne o fetali in travaglio:

  • colorazione diversa rispetto a quella consueta trasparente), indicano possibili problemi fetali e dunque non consentono di partorire in acqua in sicurezza.
  • Travaglio indotto con farmaci.
  • Mamma con febbre superiore a 38 gradi.
  • CTG non rassicurante, con attività cardiaca fetale non fisiologica.
  • Attività contrattile uterina patologica: ipertono e/o ipercinesia (contrazioni troppo lunghe o troppo frequenti).

Esistono rischi per la mamma e per il bambino?

Le cronache ci ricordano spesso che nemmeno un evento meraviglioso e gioioso come la nascita di un figlio, è esente da rischi.

Ed anche il parto in acqua può complicarsi: i rischi però, di solito, non sono strettamente legati all’immersione in vasca, quanto piuttosto a situazioni improvvise di alterazione del benessere fetale, di quello materno, di arresto delle contrazioni oppure ad errate valutazioni del personale di sala parto, circa l’opportunità o i tempi di immersione.

E’ sufficiente questo a dire che il parto in acqua è pericoloso? A nostro avviso no.

Esiste la possibilità di far uscire la mamma dalla vasca in tempi molto rapidi con l’aiuto del personale di sala parto, in caso di:

  • Perdita di sangue superiore alla norma.

  • Malessere o aumento della pressione arteriosa.

  • Colorazione improvvisa del liquido amniotico.

  • Alterazioni del battito cardiaco fetale.

Le vasche sono inoltre situate all’interno dei blocchi parto e, talvolta, nelle vicinanze delle sale operatorie.

Le procedure di emergenza sono attuabili in tempi brevi.

Certo è che l’attenzione alla valutazione del rischio è sempre la prima condizione da rispettare per far si che il parto in acqua sia sicuro per il nascituro.

Sarebbe infine opportuno, specie si si sta per affrontare il parto per la prima volta, considerare il percorso di nascita “dolce”, all’interno di una realtà ospedaliera, meglio se medio-grande (con un numero di parti annui superiore a 500) e soprattutto dotata di un servizio di anestesiologia per la mamma ed di rianimazione e terapia intensiva neonatale.

Informazioni utili: caratteristiche della vasca, igiene e costi del parto in acqua.

Ecco, infine, alcune informazioni utili e qualche curiosità sul parto in vasca:

  • Misure della Vasca: Sono variabili in base ai modelli ma oscillano come lunghezza tra i 1,8 e 2 metri, come larghezza tra 1,3 e 1,5 metri mentre l’altezza (e dunque la profondità della vasca) si aggira attorno a 80 o 90 cm, in modo da consentire alla mamma di restare comodamente immersa ma anche potersi sollevare, girare sul fianco o muoversi come desidera. Ogni vasca è dotata di una seduta e di maniglie laterali a cui potersi tenere per cambiare posizione. Alcune vasche hanno un doppio scalino per entrare ed uscire, tutte sono dotate di una porta per facilitare l’accesso, molte hanno poi l’illuminazione integrata ed anche sistema di musicoterapia.

  • Temperatura dell’acqua: Viene mantenuta pressoché costante, durante tutto il percorso nascita, a 36 o 37 gradi. Le oscillazioni sono minime (mai sopra 37 né sotto 36 gradi), poiché potrebbero generare una condizione di “stress” del feto alla nascita, per disperdere calore se l’acqua è troppo calda o trattenerlo se è troppo fredda! Entrambe queste situazioni vanno assolutamente evitate! I termometri possono essere integrati nella vasca o esterni appositamente studiati per essere immersi in acqua.

  • Igiene e pulizia: Tutte le vasche per il parto in acqua sono dotate di sistemi in grado di filtrare continuamente l’acqua e purificarla costantemente da materiali biologici (principalmente liquidi amniotico, urina e sangue), ma anche da agenti batterici (in particolare il batterio “Legionella”) eventualmente presenti nelle condutture dell’acqua. Pertanto, durante travaglio e parto, la mamma si trova immersa nell’acqua pulita ed il piccolo nascerà in un ambiente sano e sicuro. Prima e dopo l’utilizzo, la vasca viene interamente “sanificata” ovvero pulita e disinfettata, secondo specifiche procedure presenti in ogni reparto maternità. Anche nei casi di mancato utilizzo, la routine di pulizia è quotidiana.

  • Costi: Nelle strutture ospedaliere pubbliche del servizio sanitario nazionale, il parto in acqua è gratuito.

Naturalmente se l’ospedale è dotato di una sola vasca, potrete utilizzarla se, al momento del vostro travaglio o parto non sarà già occupata da un’altra mamma!

I costi per questo percorso nascita nelle cliniche private sono invece estremamente variabili e vi saranno forniti telefonicamente dalla struttura che sceglierete.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Alessandra Cavallari (Medicina e Chirurgia - Laurea in Ostetricia) - Dott.sa Francesca Vassallo

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