Metodo Montessori: principi, obiettivi e risultati del sistema educativo.

Il metodo Montessori è un approccio educativo che pone il bambino al centro e si propone di favorire lo sviluppo delle sue abilità cognitive, emotive/sociali e fisiche. Tale metodo, che può essere applicato sia nelle scuole che a casa, presenta delle caratteristiche peculiari che potrete scoprire nell’articolo.

Metodo Montessori: principi, obiettivi e risultati del sistema educativo

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Principi e risultati
    1. Rapporto bambino insegnante
    2. Composizione della classe
    3. Ambiente di lavoro
    4. Materiali
  3. Bambini con difficoltà nell'apprendimento
  4. Sistema educativo a casa
  5. Approfondimenti

Caratteristiche del metodo Montessori.

Il metodo Montessori è un approccio pedagogico che nasce dall’attenta osservazione dei bambini. Parte da due presupposti:

  • i bambini hanno delle abilità innate;
  • attraversano dei periodi di sensibilità (anche detti finestre di opportunità), nei quali sono naturalmente portati a fare proprie delle competenze.

Per cui il metodo nasce con lo scopo di aiutare i bambini a fare da soli, di facilitare lo sviluppo di queste abilità.

Il metodo nasce più di cento anni fa dalle esperienze e dalle idee di Maria Montessori, una tra le prime donne a laurearsi in Medicina. La dottoressa sviluppò anzitutto un sistema che permettesse l’apprendimento nei bambini con disturbi psichici, che all’epoca venivano nominati in modo poco lusinghiero ed emarginati. Quando vide che essi ottenevano buoni risultati, apportò delle modifiche al metodo per poterlo applicare con i bambini normali; i primi beneficiari del metodo furono dei bambini con difficoltà economiche, e da allora l’approccio di Maria Montessori ha fatto davvero tanta strada, diffondendosi in tutto il mondo.

Personaggi come Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, e i signori Sergey Brin e Larry Page, creatori di Google, hanno ricevuto un’educazione basata sul metodo Montessori.

Una giornata in una scuola montessoriana: principi, obiettivi e risultati

Le case dei bambini – questo il nome delle scuole Montessori - hanno rappresentato (e sono tuttora!) una grossa novità rispetto alle scuole tradizionali. L’approccio educativo montessoriano è definito:

  • dal rapporto tra bambino ed insegnante;
  • dalla composizione della classe;
  • dall’ambiente in cui i bambini lavorano;
  • dai materiali usati per l’apprendimento.

Rapporto tra bambino ed insegnante.

Se andiamo indietro con la memoria la mente ci restituirà un’immagine di noi in classe, che guardiamo la maestra mentre ci parla dalla cattedra. Nelle classiche lezioni frontali l’insegnante, l’adulto, è il centro di tutto: è la persona che dispensa il sapere mentre gli allievi ascoltano.

Tutto questo viene accantonato nella logica montessoriana, ed il bambino, colui o colei che deve imparare, sta al centro.

Ogni bambino viene visto come un individuo unico, che ha un suo modo ed i suoi tempi per apprendere le informazioni. L’insegnante non è più il protagonista della storia, ma rimane fondamentale.

È suo, infatti, il compito di preparare l’ambiente scolastico in modo che lo sviluppo psico-fisico del bambino avvenga naturalmente e adeguatamente.

Il maestro guida i bambini verso lezioni, e quindi sfide, sempre più complesse. Non svela le soluzioni, piuttosto dà consigli e suggerimenti che aiutano l’allievo a risolvere da solo gli esercizi.

Inoltre l’insegnante deve avere ottime doti di osservazione. Osservando gli alunni capisce per cosa è più portato ognuno e può comprendere l’indole di ciascun bambino. Conoscere l’indole di un bambino è più importante di quanto non si creda: per esempio, alcuni bambini, per carattere, insistono su un esercizio che non riescono a risolvere con tenacia; altri possono arrendersi alla prima difficoltà. Una volta che la maestra li avrà identificati lavorerà per incoraggiarli a non arrendersi, ben sapendo che per sviluppare le proprie abilità ci vogliono costanza ed impegno, non solo talento.

Composizione della classe.

Oltre ad essere ovviamente miste, le classi montessoriane sono tipicamente formate da bambini di età diverse. Si tratta dunque di una riproduzione della vita reale nell’ambiente scolastico, infatti, nella vita di tutti i giorni noi ci interfacciamo e lavoriamo con persone non necessariamente coetanee.

Da ciò ricavano un vantaggio:

  • i bambini più piccoli, perché hanno modo di osservare gli alunni più grandi ed esperti e chiedere consigli;
  • i bambini più grandi, che, grazie al ruolo di mentore, possono consolidare le conoscenze già apprese insegnando ai piccoli.

Tra i bambini si crea del cameratismo. Essi vengono educati al rispetto della diversità, dei sentimenti e della dignità dei loro compagni di viaggio. La libertà del singolo viene incoraggiata nella misura in cui non nuoce alle altre persone.

Ambiente di lavoro degli allievi.

Le aule in cui stanno questi bambini sono sprovviste dei banchi e della cattedra a cui siamo abituati: i bambini lavorano su dei tavoli oppure accanto al materiale poggiato per terra.

All’interno dell’aula è tutto fatto a misura di bambino: le mensole, gli scaffali e gli armadietti su cui è depositato il materiale, i tavoli e le sedie; ciò fa sì che gli alunni non si sentano fuori posto, ed incoraggia l’esplorazione e la scelta autonoma dei materiali di lavoro.

Ai bambini viene insegnato a prendersi cura dei propri spazi: passano l’aspirapolvere, spolverano, accudiscono eventuali piante ed animali. Se la scuola dispone di un servizio mensa i bambini avranno anche una piccola cucina e una sala da pranzo, dunque a turno baderanno alla tavola e laveranno le piccole stoviglie.

Materiali usati per l’apprendimento.

Esistono vari tipi di materiali. Ognuno insegna un’abilità diversa, ed è realizzato in modo da essere appetibile, così che il bambino sia invogliato a lavorarci sopra.

Esempi di strumenti usati.

I materiali utilizzati cambiano a seconda dell’età, e quindi delle necessità degli allievi.

I bambini più piccoli hanno bisogno di imparare le sequenze motorie necessarie a vestirsi: abbottonare, allacciare e così via. Esiste perciò del materiale dedicato.Altra cosa importante nei bambini piccoli è l’educazione sensoriale (vista, udito, tatto...): secondo Maria Montessori “percezioni chiare e distinte sono una solida base per le facoltà superiori dell’intelligenza”.

Ecco che allora troveremo dei bambini impegnati a ordinare dei cartoncini colorati per formare delle scale cromatiche, oppure ad ordinare sulla base del suono dei cilindri pieni di sabbia, riso, fagioli…I bambini più grandicelli hanno bisogno di imparare a scrivere, leggere e le basi dell’aritmetica.

Per la scrittura esistono dei modellini tridimensionali di lettere chiamate alfabeto mobile, che i bambini possono usare per formare parole da ricopiare.Concetti astratti come i numeri possono essere insegnati grazie a oggetti concreti, per esempio perline colorate, che danno un’idea visiva delle quantità.

Tutti i materiali ideati dalla Montessori hanno in comune il cosiddetto controllo dell’errore: significa che il bambino è in grado di riconoscere da solo l’errore e di correggersi senza aiuti. Se così non fosse non potrebbe avvenire l’apprendimento spontaneo.

Grazie all’uso di questi materiali i bambini apprendono la preziosa arte del ragionamento, per mezzo del quale mettiamo insieme le informazioni che conosciamo per risolvere i problemi, e perché no, per fare qualche importante scoperta.

Il bambino sceglie il materiale su cui desidera lavorare, ci lavora per un tempo accettabile senza interruzioni – in modo che impari a concentrarsi su ciò che sta facendo – ripete l’esercizio fino a che non ha imparato a risolverlo. A quel punto il concetto insito nell’esercizio sarà stato appreso, ed il bambino potrà passare a qualcosa di sempre più complesso.

Mentre è alle prese con il materiale può chiedere suggerimenti ai bambini più grandi e all’insegnante. È importante che quest’ultimo non corregga, altrimenti viene meno lo scopo dell’esercizio.

Presenza delle scuole Montessori nel mondo.

Maria Montessori viaggiò molto, nel corso della sua esistenza, e altrettanto fece il suo metodo educativo: nel mondo esistono circa sessantamila scuole Montessori, molte delle quali le troviamo nei paesi anglofoni (Gran Bretagna e USA), nei Paesi Bassi, in India, in Giappone…Curiosamente in Italia ve sono meno di centocinquanta. Si tratta soprattutto di scuole materne, sono assai rare le scuole secondarie (medie e superiori).

Purtroppo la gran parte delle scuole montessoriane sono private. Se volessimo azzardare un’ipotesi per spiegare la poca fortuna del metodo in Italia, dovremmo sforzarci di comprendere il contesto storico nel quale la Montessori ha lavorato: il periodo della dominazione fascista dell’Italia. Le idee della Montessori si trovarono in forte contrapposizione con il fascismo, poiché questo non aveva alcun interesse a promuovere l’originalità del singolo individuo.Un’altra possibile motivazione di questo scarso successo potrebbe essere di tipo economico. Era un periodo difficile per l’economia italiana, produrre i materiali adatti e formare il personale specializzato ha sicuramente un costo.Attualmente il problema dei costi si potrebbe superare grazie all’avvento delle stampanti 3D, per mezzo delle quali si potrebbero creare i materiali.

Abbiamo quindi visto che cosa renda tale approccio così diverso rispetto a quello tradizionale. Giustamente c’è chi si è chiesto se queste differenze avessero poi un riscontro in termini di risultati.

In uno studio pubblicato nel 2006 su Science sono state confrontate le capacità scolastiche e sociali dei bambini Montessori rispetto agli altri. I bambini educati con il metodo Montessori hanno ottenuto i risultati migliori in tutte le valutazioni.

Sono stati scelti bambini appartenenti a due gruppi di età, 5 anni e 12 anni.

I bambini arruolati, sia quelli della scuola Montessori che quelli della scuola con insegnamento tradizionale, facevano parte di famiglie con situazione economica simile: questo perché è stato visto che i risultati dei bambini dipendevano in parte dal reddito familiare.Sono stati condotti dei test per valutare le abilità cognitive/accademiche e sociali/comportamentali di questi bambini.Le autrici della ricerca hanno osservato che:

  • i bambini Montessori di 5 anni erano più preparati in matematica e più bravi nella lettura rispetto ai bambini del gruppo di controllo (insegnamento tradizionale). Dal punto di vista del comportamento erano più propensi a ragionare in termini di correttezza e giustizia, e si comportavano in maniera meno rude con i compagni di gioco;
  • i bambini Montessori di 12 anni, rispetto al gruppo di controllo, scrivevano testi più creativi, con frasi dalla struttura più sofisticata; soddisfatti della vita in classe mostravano un maggior senso della comunità, ed erano più assertivi (l’assertività è la capacità di affermare quello che si pensa senza che il prossimo si senta aggredito o offeso).

Il metodo applicato ai bambini con difficoltà nell’apprendimento.

Sinora abbiamo considerato l’approccio montessoriano applicato a bambini senza problemi ad imparare. Ma all’interno di una scuola possiamo trovare anche allievi con difficoltà nell’apprendimento ed esigenze particolari. Ci concentreremo adesso su due tipologie di allievi:

  • bambini con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA);
  • bambini con disturbi dello spettro autistico.

Metodo Montessori e DSA.

I disturbi specifici dell’apprendimento comprendono la:

  • dislessia, la difficoltà nella lettura;
  • disgrafia, la difficoltà a scrivere;
  • disortografia, caratterizzata dall’omissione, sostituzione o inversione delle lettere;
  • discalculia, la difficoltà a comprendere i numeri e ad eseguire dei calcoli.

Non si tratta di malattie, ma di condizioni che sono presenti dalla nascita in persone con un’intelligenza normale. Sono purtroppo responsabili della mancanza di autostima e di motivazione, e quindi del disinteresse per le materie scolastiche, negli allievi che presentano uno o più di questi disturbi.

In che modo il metodo Montessori può essere d’aiuto a questi bambini?

  • Il metodo considera ogni bambino un caso a sé, dunque ognuno sarà incoraggiato a costruirsi uno stile di apprendimento utile a compensare le sue difficoltà;
  • il bambino con DSA ha modo di imparare rispettando i suoi tempi, per cui non starà in ansia perché si sente indietro rispetto ai suoi compagni;
  • i materiali forniti permettono l’autocorrezione dell’errore, in questo modo il bambino non vivrà l’errore come qualcosa di umiliante.

Una ricerca condotta nel 2013 ha impiegato diversi materiali specifici per l’apprendimento dell’aritmetica (regoli colorati, materiale per le frazioni, rettangoli del decanomio per le tabelline etc.) nei bambini con difficoltà matematiche.

Lo studio, condotto su bambini di età diverse, è durato circa 9 settimane.

I bambini sono stati divisi in un gruppo sperimentale e uno di controllo.Al termine della ricerca è risultato che nel gruppo sperimentale:

  • vi era una maggiore percentuale di bambini che aveva ottenuto una valutazione sufficiente nei test;
  • vi era un miglioramento nelle prove di calcolo, sia scritto che a mente.
Infine in questi bambini era migliorato l’approccio nei confronti di questa disciplina.

Sebbene questo studio non sia perfetto – per esempio a causa del n° di partecipanti, assai ridotto – e non sia definitivo, l’analisi generale dei dati ottenuti ha permesso di ipotizzare che ci sia un’efficacia reale nell’uso dei materiali ideati dalla Montessori.

Metodo Montessori e autismo.

Di primo acchito verrebbe da pensare che i bambini con autismo non possano beneficiare in alcun modo dell’approccio educativo montessoriano. Questi bambini sono caratterizzati da una scarsa interazione con il mondo circostante: se non hanno qualcuno disposto ad aiutarli, essi non esplorano l’ambiente, non fanno esperienza e per questo non apprendono.

Mentre descrivevamo le caratteristiche del metodo abbiamo, però, parlato anche dell’importanza della costruzione di un ambiente adeguato per il lavoro degli allievi.

I bambini con autismo entrano facilmente in crisi, a causa della difficoltà ad adattarsi a cambiamenti ed imprevisti anche di piccola entità. Organizzando gli spazi e le attività senza lasciare nessun dettaglio al caso, riduciamo le probabilità che l’allievo autistico si senta spaesato e spaventato e permettiamo lo sviluppo delle sue potenzialità.

Altra conseguenza fondamentale di una predisposizione minuziosa dell’ambiente è che si facilita l’autonomia dell’alunno con autismo.

L’aula scolastica deve comprendere una postazione dedicata al bambino. Tale postazione di lavoro deve essere appartata: non perché l’alunno viene considerato una forma di disturbo, ma perché i bambini con autismo hanno delle capacità di concentrazione e attenzione piuttosto esigue, in questo modo si riducono al minimo le distrazioni.

Il tavolo di lavoro viene organizzato per rendere chiaro all’allievo:

  • che lavoro deve fare;
  • come deve eseguirlo;
  • quando il lavoro è terminato;
  • cosa c’è da fare dopo.

Posizionando la postazione di fronte al muro si può usare quest’ultimo per appendere dei cartelli con indicazioni utili che risulteranno proprio di fronte agli occhi del bambino.

Ovviamente il bambino non può e non deve passare tutto il suo tempo isolato, bisogna insegnargli gradualmente a stare insieme ai suoi coetanei. Anche gli spazi in condivisione con gli altri bambini vanno strutturati cercando il più possibile di evitare che il bambino si distragga.

Il metodo Montessori viene in aiuto anche aiutando l’alunno autistico a gestire le sue emozioni.

All’interno dell’aula si può organizzare un piccolo spazio di “decompressione”, nel quale il bambino con autismo può recarsi quando sta perdendo il controllo a causa di una forte rabbia o perché si sente sotto pressione.

Un’idea simpatica può essere decorare una sedia in modo che ricordi una spiaggia tropicale, con su la scritta “prenditi una pausa”. Qui il bambino si siede e segue delle istruzioni preparate in precedenza, per esempio “chiudi gli occhi”, “respira profondamente” etc. Una linea colorata che congiunge il suo posto allo spazio di decompressione lo aiuterà ad arrivarci autonomamente.

Come utilizzare il sistema educativo montessori a casa.

Il mestiere di genitore è uno dei più complessi al mondo: deve essere una guida per un essere vivente che sta crescendo e che deve imparare tutto.

Il metodo Montessori può essere un valido strumento educativo anche a casa. I genitori possono avvalersene per insegnare al proprio figlio l’indipendenza e la collaborazione, ma anche per aiutarlo a sviluppare la sua creatività e a gestire le sue emozioni.

Il bambino e le faccende domestiche.

Insegnare ai più piccoli a cavarsela in casa permette loro di acquisire delle abilità motorie che saranno utili quando vivranno per conto loro, ma ha anche una valenza psicologica: questi bambini si sentono parte effettiva della realtà familiare, si sentono importanti perché scoprono di essere competenti, dunque stanno meglio emotivamente rispetto ai loro coetanei ai quali non viene dato modo di misurarsi con queste prove.

Il discorso delle faccende domestiche è valido per entrambi i sessi. Purtroppo, sono ancora molte le famiglie in cui si ritiene che solo alle bambine debba essere insegnato ad aiutare in casa. Questo modo di pensare danneggia i bambini per due ragioni:

  • i figli maschi non imparano mai ad essere veramente autonomi;
  • si generano delle disuguaglianze che persistono nell’età adulta, poiché si consolida la convinzione errata che si debba essere serviti anche nella vita lavorativa o di coppia.

I lavoretti da assegnare al bambino devono essere coerenti con le sue capacità, le quali si diversificano man mano che cresce; nel box potrete trovare alcuni esempi.

Lavoretti 2-3 anni:

  • riordinare i propri giochi
  • riempire la ciotola del proprio animale domestico.

Lavoretti 4-5 anni:

  • rifare il letto
  • pulire la tavola
  • prepararsi un piccolo spuntino
  • cominciare a lavare le stoviglie.

Lavoretti 6-7 anni:

  • piegare e sistemare biancheria e asciugamani
  • togliere le erbacce dal giardino
  • pelare le patate e tagliare gli ortaggi.

Lavoretti 8-9nni:

  • spolverare
  • lavare a mano un suo capo d’abbigliamento
  • portare a passeggio il cane.

Lavoretti 10-11 anni:

  • pulire il bagno
  • pulire la cucina
  • cucinarsi un piatto semplice.

Lavoretti 12 anni:

  • stirare
  • fare la spesa
  • preparare un dolce da solo.
Nota bene: per un bambino sarà ancora più facile occuparsi dei suoi spazi, se questi saranno a misura di bambino!

All’inizio il bambino avrà bisogno della supervisione di un genitore; in seguito imparerà a farcela da solo e avrete un aiutante affidabile che lavorerà con voi.

Il bambino ed il gioco secondo il metodo montessoriano.

Il gioco è importante tanto quanto lo studio. Quando i bambini giocano possono liberare dalle briglie la fantasia, sperimentare e inventare moltissime storie. Coltivare la creatività di un bambino significa coltivare la sua intelligenza, perché è anche grazie alla creatività che riusciamo a risolvere i problemi che ci troviamo davanti.

Per questa ragione un bambino dovrà avere un suo spazio personale, di dimensioni accettabili, in cui poter giocare come si deve. Anche questa occasione può essere sfruttata per far imparare una lezione al bambino:

  • il rispetto degli spazi altrui. Lo spazio di gioco ha dei limiti ben precisi, stabiliti perché non è l’unico abitante della casa;
  • il rispetto dell’ordine, ossia deve rimettere a posto i suoi giochi, disegni e così via quando sente di essere stanco. Ovviamente, il bambino sarà più invogliato ad essere ordinato, se riceve il buon esempio;
  • l’importanza dell’organizzazione e della concentrazione. Quando si comincia un’attività è normale avere mille idee che ci frullano in testa. Ma se non si costruisce uno schema, e si salta da un’attività all’altra non appena sopraggiunge una difficoltà, non si approderà a nulla di buono.

Il bambino, l’autostima e le emozioni.

L’autostima è la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, ed è qualcosa che va coltivato sin dall’infanzia.

Puoi approfondire cos'è e come si sviluppa l'autostima nei bambini.

I genitori giocano un ruolo molto importante nella costruzione dell’autostima dei propri figli; per far sì che crescano sicuri e sereni ci sono degli errori che andrebbero evitati:

  • le critiche distruttive. Ricolleghiamoci all’apprendimento delle faccende domestiche: se il bambino fa qualcosa di sbagliato non è una buona idea esclamare: “Questo è un errore da cretino!” o simili. Il bambino non sa disgiungere la critica del gesto dalla critica alla sua persona. Per questo rinuncerà a riprovare, e ad imparare quell’attività;
  • le lodi eccessive, all’estremo opposto delle critiche distruttive e ugualmente dannose;
  • le menzogne. Tralasciando le bugie dette a fin di bene – ad esempio “Bellissimo disegno, tesoro!” – in genere i genitori mentono ai figli per farli stare buoni. È assai meglio dire un chiaro no, corredato da una spiegazione sincera.

Altro discorso molto importante è quello dell’emotività. Insegnare il proprio figlio a padroneggiare le sue emozioni ne farà un adulto capace di vivere in armonia con se stesso e con gli altri.

La rabbia è uno stato d’animo che i bambini sperimentano assai spesso. Possono essere arrabbiati a causa di una situazione scolastica o sociale frustrante, perché non possono avere quello che vogliono, perché hanno paura. Il punto è che persino la rabbia può insegnarci qualcosa, se impariamo a gestirla nel modo corretto.

Il genitore può educare il bambino a dominarla utilizzando il cestino della rabbia. Nulla di astruso: può anche trattarsi di una scatola di scarpe, che il bambino può decorare per sentirla veramente sua.

Il cestino della rabbia va risposto in un luogo facilmente accessibile. Il bambino potrà usarlo in due modi:

  • lasciando all’interno un oggetto che simboleggia il suo stato d’animo;
  • urlandoci dentro (se vivete in un condominio potrebbe essere difficile da attuare).

Questo sfogo iniziale serve a farlo tornare ragionevole. A quel punto dovrà raccontare per filo e per segno cosa ha scatenato la sua rabbia.

Quando le avrà assegnato un nome e un volto potrà finalmente sbarazzarsene.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Giada Zanza laureanda in Medicina e Chirurgia

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