Materiali plastici per alimenti: sono nocivi? Quali scegliere? Informazioni e consigli.

Le plastiche sono i materiali più usati per la conservazione degli alimenti. Ma sono tossiche? Quali scegliere? Nell’articolo parleremo delle tipologie più importanti, focalizzandoci sulla sicurezza e su quanto previsto dalle normative attuali.

Materiali plastici per alimenti: sono nocivi? Quali scegliere? Informazioni e consigli

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Sono nocive?
  4. Quali scegliere?
  5. Approfondimenti

Plastiche per alimenti: cosa sono?

Le plastiche per uso alimentare, e gli oggetti da esse derivanti, appartengono ai cosiddetti MOCA (Materiali ed Oggetti a Contatto con gli Alimenti), e ormai non esiste casa che ne sia sprovvista. Stoviglie, utensili, contenitori ed imballaggi di vario genere, infatti, possono essere realizzati con questi materiali, che hanno il vantaggio di essere più pratici ed economici rispetto ad altri, come il vetro e la ceramica.

Dal punto di vista chimico le plastiche sono polimeri, cioè molecole caratterizzate da lunghe catene lineari o ramificate, date dalla ripetizione dei monomeri (le unità strutturali). Le plastiche vengono ottenute attraverso le reazioni di polimerizzazione o, ancora, per fermentazione batterica (nel caso delle cosiddette bioplastiche, derivanti dal mais).

La polimerizzazione, in particolare, viene condotta in presenza di sostanze ausiliarie aventi il compito di innescarla (catalizzatori) e controllarla (trasferitori, estensori e terminatori di catena), nonché di particolari additivi che migliorano le caratteristiche tecnologiche del prodotto finito.

L’allegato I del Regolamento (UE) n° 10/2011 contiene una lista dei monomeri e degli altri materiali di partenza, degli additivi e delle sostanze ausiliarie autorizzate nell’Unione Europea, associati ad un numero compreso tra 1 e 885. Nella lista non viene fatta distinzione tra le diverse categorie, in quanto molte sostanze possono essere usate sia come materiali di partenza, sia come additivi.

Tipologie.

A seconda dei materiali di partenza usati, monomeri o polimeri che siano, e delle condizioni in cui viene fatta avvenire la reazione, si potranno ottenere plastiche dalle caratteristiche e dagli impieghi più disparati.

Una prima suddivisione può essere fatta tra:

  • polimeri termoplastici (che possono essere fusi e rimodellati più volte);
  • polimeri termoindurenti (che sottoposti al calore carbonizzano).

Una seconda suddivisione, invece, si basa sulla struttura chimica (derivati del polietilene e del polistirene, resine melamminiche).

Per maggiori informazioni, vi invitiamo a consultare la tabella successiva, nella quale riportiamo le plastiche per uso alimentare ammesse nell’Unione Europea, le caratteristiche e le condizioni d’uso.

Materiali plastici per alimenti autorizzate nell’UE
Polimeri termoplastici. A questa categoria appartengono le plastiche riciclabili, che possono essere fuse e rimodellate più volte. Vengono classificate attraverso il sistema americano SPI (Society of the Plastic Industry), che ad ogni materiale attribuisce un numero riportato all’interno del simbolo del riciclo (triangolo costituito da tre frecce).
  • 01 - PET (polietilene tereftalato). È uno dei materiali plastici più usati per confezionare gli alimenti. Esso, infatti, è resistente, leggero, trasparente, poco permeabile all’aria, facile da lavorare ed economico. Viene utilizzato per la produzione di bottiglie (66%), tranne i tappi che vengono realizzati in polietilene, e contenitori per alimenti (8%).
  • 02 - HDPE (polietilene ad alta densità). È una plastica resistente agli urti, particolarmente stabile ed inerte, utilizzata per la realizzazione di contenitori per liquidi, come le borracce, ma anche per i sacchetti della spesa.
  • 04 - LDPE (polietilene a bassa densità). Si tratta di una plastica molto leggera, sensibile al calore ma resistente agli agenti chimici, che viene usata per la produzione di sacchetti, imballaggi e pellicole per alimenti.
  • 06 - PS (polistirene o polistirolo). Abbiamo, infine, il polistirolo, una plastica leggera e rigida utilizzata per la realizzazione di vassoi.
Polimeri termoindurenti. Sono le cosiddette plastiche non riciclabili, che possono essere fuse e modellate una sola volta in quanto, se sottoposte nuovamente alla fiamma, carbonizzano.
  • Resine melamminiche. Sono usate per la realizzazione di stoviglie e utensili da cucina, in quanto inodori e resistenti all’acqua, al calore, all’abrasione e agli agenti chimici. Non possono, tuttavia, essere usate nel microonde, in quanto assorbono le radiazioni e si fondono.

Ma le plastiche per uso alimentare sono nocive? Nel paragrafo successivo, affronteremo il discorso relativo alla sicurezza di questi materiali.

Sicurezza dei materiali plastici per alimenti.

I materiali plastici sono pratici ed economici, si sa. Ma sono sicuri? Tra i consumatori, infatti, serpeggia il timore che le plastiche possano trasferire sostanze tossiche agli alimenti con cui vengono a contatto, rappresentando un pericolo per la salute.

Le plastiche, in realtà, non costituiscono un pericolo in quanto tali, perché i polimeri che le compongono - caratterizzati da un peso molecolare elevato (> 1.000 Da) - non vengono assorbiti in caso di ingestione. I potenziali rischi per la salute, invece, sono ascrivibili alla presenza di impurità, monomeri non reagiti o parzialmente reagiti o, ancora, agli additivi a basso peso molecolare, che possono migrare negli alimenti.

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La migrazione è correlata alla natura della plastica e dell’alimento, nonché alla superficie, al tempo ed alla temperatura di contatto, e diviene pericolosa qualora il produttore non rispetti le norme di buona preparazione (NBP) previste dalla legge.

Tra gli alimenti più a rischio abbiamo sicuramente quelli lipidici, come il burro, i formaggi e i salumi, nei quali è frequente la migrazione di additivi lipofili (affini ai grassi) come gli ftalati. Questi ultimi, in particolare, vengono aggiunti alle pellicole in PVC (cloruro di polivinile, numero 03) per aumentarne l’estensibilità e l’elasticità, e il Ministero della Salute ha disposto che la quantità nei MOCA non debba superare il 5%. Nel 2011, inoltre, ci sono state ben 75 segnalazioni per la formaldeide e 18 per la melammina, costituenti le resine melamminiche di stoviglie e utensili.

Il Regolamento (CE) n° 1935/2004, cioè la normativa di riferimento di tutti i MOCA, dispone che i materiali (incluse le plastiche) non debbano rilasciare componenti in quantità tali da mettere in pericolo la salute umana, e non debbano modificare in modo inaccettabile la composizione, il gusto e l’odore degli alimenti. Affinché le plastiche rispettino il principio d’inerzia fissato dal regolamento suddetto, è fondamentale che l’EFSA (European Food Safety Authority) valuti la sicurezza dei materiali di partenza e degli additivi, ed eventualmente conceda l’autorizzazione all’immissione in commercio.

In particolare, tra i dati più importanti che il produttore dovrebbe fornire a questo organismo, vi sono quelli relativi ai test di migrazione, necessari per valutare l’entità del trasferimento di sostanze dalle plastiche agli alimenti.

I test di migrazione si avvalgono dei cosiddetti simulanti alimentari (mezzi di prova con proprietà simili a quelle degli alimenti) che, analogamente ai materiali di partenza e agli additivi, sono riportati nell’allegato I del Regolamento (UE) n° 10/2011.

Nel pieno rispetto delle Norme di Buona Preparazione (NBP), la quantità di sostanze rilasciate dalla plastica non dovrebbe superare i 10mg per dm2 di materiale, corrispondenti a 60mg di sostanza per kg di alimento (Limite di Migrazione Globale, LMB).

In base ai risultati ottenuti dal test di migrazione, il produttore dovrà rilasciare una Dichiarazione di Conformità ad uso Alimentare (DCA), con la quale certifica che la quantità rilasciata è inferiore ai limiti prefissati.

Quali plastiche scegliere, dunque? Informazioni e consigli utili.

Alla luce di quanto visto finora, come riconoscere le plastiche idonee al contatto con gli alimenti? È presto detto: basta controllare l’etichetta! La normativa europea, infatti, dispone che debba comparire la dicitura “per contatto con i prodotti alimentari” o, in alternativa, il simbolo apposito (bicchiere e forchetta); queste indicazioni, tuttavia, non sono obbligatorie qualora l’uso sia inequivocabile (nel caso, ad esempio, degli scolapasta).

Altri simboli stampigliati sul fondo della confezione, inoltre, possono indicare il tipo di plastica utilizzata (01 per il PET, 02 per l’HDPE, 04 per l’LDPE e 06 per il PS), se è riciclabile, ed eventuali indicazioni d’uso (lavabile in lavastoviglie, riponibile in freezer o utilizzabile nel forno a microonde).

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Jessica Zanza ( Farmacista)

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