Lipasi alta, bassa e valori normali

Cosa sono le lipasi e che rapporto hanno con i grassi? Cosa si nasconde dietro i livelli troppo alti o troppo bassi di questi enzimi? Analizziamo quali sono i valori fisiologici e per quali cause essi vengono alterati.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche e tipologie
  2. Valori
    1. Lipasi alta
    2. Lipasi bassa
  3. Che fare?

Cosa sono le lipasi? Definizione e tipologie.

Le lipasi sono enzimi, cioè proteine, che svolgono un’attività ben precisa: idrolizzano, ossia promuovono la rottura dei trigliceridi (grassi), da cui sono così rilasciati glicerolo e acidi grassi.

Le lipasi sono prodotte dal nostro corpo e agiscono lungo il percorso digestivo: bocca, stomaco, intestino, ma anche nel fegato, nel sangue, in cellule specializzate (adipociti, in cui è immagazzinato il grasso) e organelli cellulari (lisosomi).

Esistono diversi tipi di lipasi, classificati in base alla loro localizzazione e bersaglio d’azione. Vediamone insieme i principali:

I valori degli enzimi idrolitici: alti, bassi o nella norma.

Nel sangue circolano gli enzimi idrolitici, le lipasi, per la maggior parte quelli di origine pancreatica, quindi è possibile monitorarne i livelli attraverso analisi su prelievo di sangue venoso.

Il tasso di lipasi non rientra nei parametri controllati “di routine”, ma la sua analisi è richiesta solitamente in caso di sospetta pancreatite (o altre patologie che possono coinvolgere il pancreas), quindi in concomitanza con sintomi quali nausea, acuti dolori addominali, perdita di appetito.

I valori di riferimento delle lipasi nel sangue cambiano nello specifico da laboratorio a laboratorio, ma orientativamente sono:

Ma cosa succede se i valori non corrispondono?

Lipasi alta: le cause.

Valori di poco più alti della norma possono essere correlati a:

Se i valori sono notevolmente alti (dal doppio al quintuplo del valore di riferimento) arrivano poi ad indicare:

Lipasi bassa.

Al contrario, una presenza di lipasi bassa è riscontrabile in casi di:

Livelli particolarmente bassi di lipasi sono spesso uniti ad alti tassi di colesterolo e trigliceridi nel sangue, pressione alta, vene varicose e difficoltà di perdita di peso.

Tutte problematiche quindi connesse al mancato “smaltimento” dei grassi ingeriti.

Amilasi, lipasi e pancreatite acuta.

I livelli di lipasi nel sangue sono spesso monitorati insieme ai livelli di un altro enzima, l’amilasi, prodotta da pancreas, ghiandole salivari paratiroidee, fegato, intestino tenue e reni, e i cui valori di riferimento nel sangue sono 20-110 U.I./L (poiché l’organismo elimina velocemente questo enzima, di solito si controllano anche i suoi valori nelle urine, che nella normalità corrispondono a 30-260 U.I./h).

L’amilasi “digerisce” i carboidrati, in particolare amido e glicogeno (il nostro carboidrato di riserva). Alti livelli di amilasi possono essere dovuti a diverse condizioni:

  • peritonite

  • pancreatite acuta

  • ulcera a carico di intestino o stomaco

  • malattia epatica alcolica

  • colecistite

  • insufficienza renale

  • occlusione intestinale

Tra queste condizioni patologiche, molte sono comuni a quelle viste in caso di lipasi alta.

In particolare, l’analisi combinata dei due enzimi permette di fare una diagnosi certa di pancreatite acuta, in cui i livelli di amilasi tendono a essere il doppio della norma, in concomitanza con livelli di lipasi pari a 5 volte quelli di riferimento.

D’altro canto, se l’amilasi nel sangue è elevata ma i livelli di lipasi sono normali, possono essere esclusi problemi a carico del pancreas.

Livelli alterati di lipasi: che fare?

Quando i livelli di lipasi risultano troppo alti o troppo bassi, il medico svolge indagini per individuare la causa specifica di questa alterazione (pancreatite, insufficienza renale, ecc…) in modo da agire in maniera mirata! Tuttavia ci sono comportamenti che possiamo noi stessi adottare, anche a scopo preventivo, e che contribuiscono alla normalizzazione dei valori delle lipasi.

In caso di lipasi alta…

Oltre allo scrupoloso rispetto della terapia farmacologica prescritta dal medico in caso di diagnosticata pancreatite, colecistite, ecc…, nel caso di “lipasi alta” ci sono delle buone abitudini che agevolano il miglioramento della nostra “sballata” situazione.

Ecco qualche esempio:

In caso di lipasi bassa…

I valori delle nostre lipasi non sono alti ma…troppo bassi! Come possiamo agire?

  1. Come in caso di lipasi alta, anche per lipasi bassa lo stile alimentare deve essere accorto. Bassi livelli di lipasi indicano una vera difficoltà nel digerire i grassi, quindi introduciamone meno possibile (l’ideale è non superare i 20g al giorno)! Una dieta ricca in frutta, verdura e cereali, insieme all’abitudine di scegliere cibi quali yogurt e formaggi a contenuto di grasso ridotto, può essere la giusta risposta!

Approfondisci quali sono i cibi che favoriscono l'utilizzo dei grassi.

Insomma, le lipasi sono un vero e proprio specchio che riflette il rapporto tra il nostro organismo e i grassi! Alterazioni dei loro livelli ci costringono a rivedere la nostra dieta, oltre che a seguire scrupolosamente le indicazioni del medico. In ogni caso, quanto detto è un’ulteriore dimostrazione di come, sebbene i cibi grassi siano tra i più gustosi, il sacrificio di adottare corrette abitudini alimentari venga sempre ripagato: molto grasso è buono, poco grasso è sano!!!

Deficit da lipasi lisosomiale: i rischi.

Cause ereditarie possono far sì che un individuo presenti un deficit a carico della lipasi lisosomiale; questo altera il metabolismo dei grassi, facendo accumulare i trigliceridi nei lisosomi delle cellule di fegato, intestino e altri distretti corporei, portando:

  • ingrossamento di fegato e milza

  • ittero

  • vomito e diarrea

  • anemia

  • abbassamento del tono muscolare

A seconda dell’entità del deficit, la sintomatologia può essere più o meno marcata e presentarsi presto o tardi; nel caso di un esordio precoce delle conseguenze del deficit (praticamente dalla nascita) si ha la malattia di Wolman, mentre la manifestazione tardiva della carenza enzimatica è detta CESD- malattia d’accumulo di esteri del colesterolo (cioè di colesterolo + acidi grassi). L’esordio neonatale purtroppo ha esito letale, mentre per la CESD una dieta molto attenta, quasi totalmente priva di grassi, soprattutto saturi, unita a terapie farmacologiche in continuo aggiornamento, permettono di vivere normalmente.

Supervisione: Maria Grazia Cariello Collaboratori: Dott.sa Francesca Maddaloni (Biologa - Nutrizionista) - Dott.sa Teresa Spadaro