Lipasi alta, bassa e valori normali.

Cosa sono le lipasi e che rapporto hanno con i grassi? Cosa si nasconde dietro i livelli troppo alti o troppo bassi di questi enzimi? Analizziamo quali sono i valori fisiologici e per quali cause essi vengono alterati.

Lipasi alta, bassa e valori normali

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche e tipologie
  2. Valori
    1. Lipasi alta
    2. Lipasi bassa
  3. Che fare?
  4. Approfondimenti

Cosa sono le lipasi? Definizione e tipologie.

Le lipasi sono enzimi, cioè proteine, che svolgono un’attività ben precisa: idrolizzano, ossia promuovono la rottura dei trigliceridi (grassi), da cui sono così rilasciati glicerolo e acidi grassi.

Le lipasi sono prodotte dal nostro corpo e agiscono lungo il percorso digestivo: bocca, stomaco, intestino, ma anche nel fegato, nel sangue, in cellule specializzate (adipociti, in cui è immagazzinato il grasso) e organelli cellulari (lisosomi).

Esistono diversi tipi di lipasi, classificati in base alla loro localizzazione e bersaglio d’azione. Vediamone insieme i principali:

  • lipasi linguale e lipasi salivare: cominciano la scissione dei grassi fin dai primi momenti della digestione, cioè in bocca.

  • lipasi gastrica: è presente nel succo gastrico dello stomaco, in cui l’ambiente è molto acido. Nell’adulto digerisce al massimo il 30% dei trigliceridi assunti col pasto, perché sarà la lipasi pancreatica a compiere la maggior parte del lavoro. E’ invece molto operativa nei neonati, insieme alla lipasi linguale, poiché nei piccoli l’enzima pancreatico è scarsamente attivo.

  • lipasi pancreatica: il pancreas è il principale produttore di lipasi. Questo enzima arriva col succo pancreatico nel duodeno, in modo da ottenere gli acidi grassi che sono agevolmente assorbiti dalle pareti intestinali. Il pancreas produce anche una co-lipasi, un’altra proteina che lega la lipasi e ne rende più efficiente l’attività.

  • lipasi ormone-sensibile (HSL): è il fondamentale enzima responsabile della lipolisi, cioè della scissione dei grassi, a partire dalle riserve presenti nelle cellule del tessuto adiposo (questa lipasi è collocata proprio dentro gli adipociti), in modo da mobilitare queste riserve per ottenere energia. Il nome dell’enzima riflette la sua stretta dipendenza da ormoni quali l’adrenalina e la noradrenalina, che lo attivano, e l’insulina che, dopo un pasto, invece ne inibisce l’azione, affinché venga favorita la formazione dei trigliceridi e quindi l’immagazzinamento dei grassi.

  • lipoprotein-lipasi: si trova a livello delle pareti dei capillari e anch’essa risponde alla presenza di certi ormoni. Il nome si riferisce alla specifica azione dell’enzima sui trigliceridi trasportati dalle lipoproteine del sangue, cioè da complessi di proteine + grassi, tra cui le ben note lipoproteine LDL (“low density lipoproteins”-lipoproteine a bassa densità- colesterolo cattivo) e VLDL (“very low density lipoproteins”- lipoproteine a bassissima densità). Esistono<strong > due forme di lipasi lipoproteica:

    • Lipoprotein-lipasi del tessuto adiposo: è attivata dall’insulina, rompe i trigliceridi per ottenere acidi grassi destinati ad essere accumulati negli adipociti (la sua azione è praticamente opposta a quella della lipasi ormone-sensibile).
    • lipoprotein-lipasi del tessuto muscolare scheletrico e cardiaco: è attivata da glucagone e adrenalina (e inibita dall’insulina), interviene sui trigliceridi delle LDL perché vengano idrolizzati e usati a scopo energetico.
  • lipasi epatica: è prodotta dal fegato, e alimenta la rigenerazione delle LDL.

  • lipasi lisosomiale: è detta anche “lipasi acida” e si trova in organelli racchiusi nelle cellule, i lisosomi, che digeriscono diverse molecole, tra cui trigliceridi e colesterolo.

I valori degli enzimi idrolitici: alti, bassi o nella norma.

Nel sangue circolano gli enzimi idrolitici, le lipasi, per la maggior parte quelli di origine pancreatica, quindi è possibile monitorarne i livelli attraverso analisi su prelievo di sangue venoso.

Cause di lipasi alta o bassa

Il tasso di lipasi non rientra nei parametri controllati “di routine”, ma la sua analisi è richiesta solitamente in caso di sospetta pancreatite (o altre patologie che possono coinvolgere il pancreas), quindi in concomitanza con sintomi quali nausea, acuti dolori addominali, perdita di appetito.

I valori di riferimento delle lipasi nel sangue cambiano nello specifico da laboratorio a laboratorio, ma orientativamente sono:

  • sotto i 50 anni ………. 5-58 U.I./L

  • sopra i 50 anni ………. 5-67 U.I./L

Ma cosa succede se i valori non corrispondono?

Lipasi alta: le cause.

Valori di poco più alti della norma possono essere correlati a:

  • infiammazioni delle ghiandole salivari, che portano a una maggiore secrezione dell’enzima;

  • ulcere intestinali soprattutto a livello del duodeno, poiché è in questo tratto che l’enzima svolge maggiormente la sua attività affinché i grassi introdotti con i cibi siano assorbiti;

  • celiachia, in relazione ai problemi di malassorbimento intestinale connessi all’intolleranza al glutine o più in generale fenomeni di malassorbimento (per esempio l’anemia perniciosa nel caso del non assorbimento della vitamina B12);

  • insufficienza renale, che compromette l’escrezione dell’enzima;

  • colecistite, in quanto la formazione di calcoli nella cistifellea o una sua infiammazione possono ostacolare il passaggio di bile e succhi pancreatici, con conseguente infiammazione del pancreas stesso;

  • uso di farmaci, ad esempio antinfiammatori e diuretici, che alterano quindi la permeabilità cellulare, favorendo la fuoriuscita delle lipasi.

Se i valori sono notevolmente alti (dal doppio al quintuplo del valore di riferimento) arrivano poi ad indicare:

  • pancreatite acuta: i valori della lipasi nel sangue aumentano nel giro di ore dopo un attacco caratterizzato da forti dolori addominali, e impiegano circa 4 giorni, o più, a riabbassarsi; inoltre, nella pancreatite acuta, alti livelli di lipasi sono associati anche ad alti livelli di amilasi;

  • altre problematiche legate al pancreas (raramente cancro). In generale, quando il pancreas è danneggiato o infiammato, l’organo diventa più permeabile e cosi un grande quantitativo di lipasi può fuoriuscire e entrare nel sangue;

Lipasi bassa.

Al contrario, una presenza di lipasi bassa è riscontrabile in casi di:

  • pancreatite cronica: livelli di amilasi e lipasi bassi a causa della distruzione delle cellule pancreatiche, che quindi non produrranno più enzima;

  • diabete, in quanto vengono coinvolti i segnali portati dall’insulina, ormone a cui rispondono, come abbiamo visto, diverse lipasi;

  • morbo di Chron, in cui l’attività dell’enzima a livello intestinale è seriamente compromessa dall’infiammazione cronica dell’organo;

  • fibrosi cistica, per la compromessa funzionalità pancreatica.

Livelli particolarmente bassi di lipasi sono spesso uniti ad alti tassi di colesterolo e trigliceridi nel sangue, pressione alta, vene varicose e difficoltà di perdita di peso.

Tutte problematiche quindi connesse al mancato “smaltimento” dei grassi ingeriti.

Amilasi, lipasi e pancreatite acuta.

I livelli di lipasi nel sangue sono spesso monitorati insieme ai livelli di un altro enzima, l’amilasi, prodotta da pancreas, ghiandole salivari paratiroidee, fegato, intestino tenue e reni, e i cui valori di riferimento nel sangue sono 20-110 U.I./L (poiché l’organismo elimina velocemente questo enzima, di solito si controllano anche i suoi valori nelle urine, che nella normalità corrispondono a 30-260 U.I./h).

L’amilasi “digerisce” i carboidrati, in particolare amido e glicogeno (il nostro carboidrato di riserva). Alti livelli di amilasi possono essere dovuti a diverse condizioni:

  • peritonite

  • pancreatite acuta

  • ulcera a carico di intestino o stomaco

  • malattia epatica alcolica

  • colecistite

  • insufficienza renale

  • occlusione intestinale

Tra queste condizioni patologiche, molte sono comuni a quelle viste in caso di lipasi alta.

In particolare, l’analisi combinata dei due enzimi permette di fare una diagnosi certa di pancreatite acuta, in cui i livelli di amilasi tendono a essere il doppio della norma, in concomitanza con livelli di lipasi pari a 5 volte quelli di riferimento.

D’altro canto, se l’amilasi nel sangue è elevata ma i livelli di lipasi sono normali, possono essere esclusi problemi a carico del pancreas.

Livelli alterati di lipasi: che fare?

Quando i livelli di lipasi risultano troppo alti o troppo bassi, il medico svolge indagini per individuare la causa specifica di questa alterazione (pancreatite, insufficienza renale, ecc…) in modo da agire in maniera mirata! Tuttavia ci sono comportamenti che possiamo noi stessi adottare, anche a scopo preventivo, e che contribuiscono alla normalizzazione dei valori delle lipasi.

In caso di lipasi alta…

Oltre allo scrupoloso rispetto della terapia farmacologica prescritta dal medico in caso di diagnosticata pancreatite, colecistite, ecc…, nel caso di “lipasi alta” ci sono delle buone abitudini che agevolano il miglioramento della nostra “sballata” situazione.

Ecco qualche esempio:

  • abolire totalmente il consumo di bevande alcoliche, che danneggiano pancreas e fegato;

  • i livelli alti di lipasi segnalano un’alterata digestione dei grassi, quindi è bene limitarne l’assunzione con la dieta, che deve essere piuttosto ricca in fibre;

  • bere molta acqua (un buon riferimento è quello di 8-10 bicchieri in un giorno), perché la lipasi è idro-solubile, quindi ne favoriamo la diluizione.

In caso di lipasi bassa…

I valori delle nostre lipasi non sono alti ma…troppo bassi! Come possiamo agire?

  • fare esercizio fisico: svolgere un’attività fisica regolare è davvero un’ottima abitudine! Studi dimostrano che l’attività fisica, promuovendo un abbassamento dei livelli di trigliceridi nel sangue e agendo positivamente anche sul colesterolo, finisca col favorire anche un innalzamento dei livelli di lipasi;

  • utilizzare integratori: è possibile trovare in commercio integratori di lipasi, sia di origine animale che vegetale. Spesso questi integratori sono una mix di più enzimi (lipasi+amilasi+pectinasi+…) per agevolare la digestione nel suo complesso, ma è comunque possibile trovare anche integratori esclusivamente di lipasi. La posologia tipica prevede 1-2 compresse una mezz’ora prima dei pasti, per avere una corretta digestione e un aumento dei livelli dell’enzima. Sarebbe invece decisamente rischioso tentare di rifornirsi di lipasi direttamente dal cibo: bisognerebbe consumare alimenti crudi (carne e pesce crudi o al massimo marinati, latte non pastorizzato) o non “lavorati” (ad esempio olio extravergine di oliva non filtrato), alimenti cioè che trattengono acqua e quindi le lipasi in essa disciolte. Sono chiari i pericoli legati al consumo di cibi del genere! Al massimo possiamo concederci qualche frutto tropicale in più, come papaya e avocado, abbastanza forniti di lipasi;

  1. Come in caso di lipasi alta, anche per lipasi bassa lo stile alimentare deve essere accorto. Bassi livelli di lipasi indicano una vera difficoltà nel digerire i grassi, quindi introduciamone meno possibile (l’ideale è non superare i 20g al giorno)! Una dieta ricca in frutta, verdura e cereali, insieme all’abitudine di scegliere cibi quali yogurt e formaggi a contenuto di grasso ridotto, può essere la giusta risposta!

Approfondisci quali sono i cibi che favoriscono l'utilizzo dei grassi.

Insomma, le lipasi sono un vero e proprio specchio che riflette il rapporto tra il nostro organismo e i grassi! Alterazioni dei loro livelli ci costringono a rivedere la nostra dieta, oltre che a seguire scrupolosamente le indicazioni del medico. In ogni caso, quanto detto è un’ulteriore dimostrazione di come, sebbene i cibi grassi siano tra i più gustosi, il sacrificio di adottare corrette abitudini alimentari venga sempre ripagato: molto grasso è buono, poco grasso è sano!!!

Deficit da lipasi lisosomiale: i rischi.

Cause ereditarie possono far sì che un individuo presenti un deficit a carico della lipasi lisosomiale; questo altera il metabolismo dei grassi, facendo accumulare i trigliceridi nei lisosomi delle cellule di fegato, intestino e altri distretti corporei, portando:

  • ingrossamento di fegato e milza

  • ittero

  • vomito e diarrea

  • anemia

  • abbassamento del tono muscolare

A seconda dell’entità del deficit, la sintomatologia può essere più o meno marcata e presentarsi presto o tardi; nel caso di un esordio precoce delle conseguenze del deficit (praticamente dalla nascita) si ha la malattia di Wolman, mentre la manifestazione tardiva della carenza enzimatica è detta CESD- malattia d’accumulo di esteri del colesterolo (cioè di colesterolo + acidi grassi). L’esordio neonatale purtroppo ha esito letale, mentre per la CESD una dieta molto attenta, quasi totalmente priva di grassi, soprattutto saturi, unita a terapie farmacologiche in continuo aggiornamento, permettono di vivere normalmente.

Supervisione: Maria Grazia Cariello Collaboratori: Dott.sa Francesca Maddaloni (Biologa - Nutrizionista) - Dott.sa Teresa Spadaro

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