Lavorare troppo fa male. Effetti del troppo lavoro sul corpo e sulla mente.

A volte ci ironizziamo su, eppure lavorare troppo e/o in condizioni errate, ha conseguenze molto serie sulla nostra vita e su quella delle persone che ci circondano. Cerchiamo di capire in che modo un eccesso di lavoro può compromettere la nostra salute fisica, mentale e cosa fare per evitarlo.

Lavorare troppo fa male. Effetti del troppo lavoro sul corpo e sulla mente

    Indice Articolo:

  1. Quando il lavoro è troppo?
  2. Effetti negativi
  3. Stress da lavoro correlato: normativa
  4. Approfondimenti

Quando il lavoro diventa “troppo”

In un periodo storico ed economico in cui la mancanza di lavoro è spesso il problema principale nella vita di giovani e meno giovani, forse sembra una questione poco attuale.

Eppure sono molti i casi in cui le persone fortunate, che un lavoro ce l’hanno, si sentono oberate di lavoro.

La definizione di troppo lavoro può essere oggettiva quando riguarda:

  • la durata del lavoro perché, ad esempio, ci si trova da affrontare turni doppi per la riduzione del personale, o magari a lavorare anche nel week end per sostituire un collega. In questi casi quindi troppo può essere una questione di tempo.
  • L'intensità del lavoro, ovvero quando nell’arco di una giornata lavorativa, ci si trova a dover svolgere attività che normalmente si svolgevano, ad esempio, in 2 giorni.

Poi c’è una percezione soggettiva del troppo lavoro, che riguarda ciascuno di noi e la nostra difficoltà a far fronte ai nostri compiti o alle nostre mansioni, sebbene in orari normali e con una mole di lavoro accettabile.

In questo caso entra in gioco un senso di inadeguatezza e frustrazione, di paura di non essere sufficientemente bravi o efficienti, di non essere all’altezza.

Che sia un problema oggettivo o soggettivo, troppo lavoro, poco tempo per svolgerlo, colpe e responsabilità che possono derivare da un ipotetico errore, sono tutti fattori che provocano un aumento vertiginoso dei livelli di stress lavoro-correlato, nelle persone.

E proprio lo stress è il responsabile degli effetti negativi del troppo lavoro nella vita quotidiana.

Effetti negativi del lavorare troppo.

Un carico di lavoro eccessivo può portare conseguenze negative in diversi ambiti della vita personale:

  • lavorativo
  • comportamentale
  • fisico
  • psichico

Conseguenze lavorative.

I sintomi di disagio legati all’aumento dello stress si possono manifestare prima di tutto, nell’ambito lavorativo stesso.

Se uno di noi, specie lavorando in team, subisce troppa pressione, è possibile che si ritrovi ad essere, anche senza rendersene conto:

  • poco efficiente
  • poco concentrato
  • molto distratto
  • più lento nello svolgere le proprie mansioni.

Questo perché la mente umana è abituata a lavorare con un limitato carico di informazioni da gestire e se i nostri pensieri, durante il lavoro vengono interrotti o distratti dalla paura di sbagliare o di essere criticati, l’attenzione viene meno...

Quando i livelli di stress salgono ulteriormente aumenta la probabilità:

  • di errori
  • di infortuni
  • di litigi con capi e colleghi o magari con clienti o pubblico

Cosa fare: parlare con il superiore diretto o, nei casi di grandi uffici o aziende, con i responsabili sindacali per la sicurezza sul lavoro.

Sembra banale eppure a volte, con il dialogo, si fanno presenti problemi che chi svolge attività differenti, semplicemente non conosce.

 Effetti negativi sui comportamenti.

Un’altra forma in cui l’essere umano esprime il proprio disagio, anche in caso di eccessivo stress lavorativo, è modificando il proprio comportamento verso gli altri: colleghi e responsabili ma anche e soprattutto amici e familiari.

Chi è stressato tende ad essere:

  • nervoso
  • irascibile
  • volubile

Questo comporta grossi disagi nella quotidianità perché spesso chi circonda la persona in difficoltà, non è a conoscenza del suo stato d’animo oppure lo è ma non sa come comportarsi.

Cosa fare: parlare con i familiari! Superare l’imbarazzo o la frustrazione che circonda i disagi lavorativi, non solo aiuta a liberarsi di un peso ma consente di spiegare certi comportamenti ed aiuta i familiari ad essere comprensivi e rispettosi. Parlare con il partner, i figli o un amico, inoltre, può farci vedere le cose da un punto di vista diverso ed aiutarci a trovare soluzioni che da soli spesso non vediamo.

Effetti negativi sulla psiche.

La “sindrome da stress lavorativo” viene inquadrata da molti psicologi del lavoro, come un insieme di manifestazioni di natura psichica che possono comprendere:

  • ansia
  • depressione
  • panico
  • rabbia
  • autocommiserazione

Chiunque si trovi a fronteggiare questo genere di situazione, avrà sicuramente sperimentato alcuni di questi stati d’animo, anche solo in modo passeggero.

Cosa fare: Quando il disagio lavorativo diventa patologico, è fondamentale chiedere aiuto ad un esperto. Il medico del lavoro o il nostro medico di fiducia sono di solito i primi riferimenti. Psicologi e psicanalisti formati con una formazione specifica sulla psicologia del lavoro, diventano figure fondamentali quando la difficoltà psichica diventa importante.

Conseguenza fisiche.

Quando l’eccessivo lavoro provoca l’aumento incontrollato dei livelli di stress di una persona, anche il suo organismo viene messo a dura prova.

Le base biologica di tutto ciò si spiega principalmente con un aumento costante e continuo dei livelli di cortisolo nel sangue, rilevabili anche nella saliva.

Il cortisolo è un ormone, secreto dalle ghiandole surrenali, fondamentale per aumentare lo stato di attenzione, rendere una persona vigile, attenta e concentrata, per far fronte ad un pericolo.

Puoi approfondire i rapporti tra cortisolo e stress.

Questa è la chiave di tutto: il nostro corpo, sotto stress, reagisce come se fosse in pericolo.

Il cuore batte più velocemente, la pressione sanguigna si alza, il sangue affluisce a cervello cuore e muscoli, mentre diminuisce negli organi interni come stomaco e intestino;

Il glucosio, cioè lo zucchero nel sangue aumenta, per darci più energia e le pupille si dilatano per vedere meglio, i polmoni e i bronchi si dilatano per respirare in modo più efficace.

Tutti meccanismi positivi, se protratti per il tempo strettamente necessario ad affrontare un evento stressante o spaventoso.

Nel lungo termine però, tutto cambia.

Il corpo si affatica, gli organi e gli apparati soffrono ed anche riposare e dormire diventa complicato.

Possono comparire, in soggetti predisposti, numerosissime patologie, strettamente connesse allo stress:

  • Ipertensione arteriosa: dovuta alla vasocostrizione prodotta dagli alti livelli di neurotrasmettitori come l’adrenalina, conseguenti proprio alla iperproduzione di cortisolo.
  • Anomalie cardiache (tachicardia e palpitazioni): sempre conseguenza delle modificazioni dei mediatori chimici nervosi. Il cuore infatti batte seguendo gli impulsi che arrivano dal sistema nervoso autonomo e dai mediatori chimici citati prima come l’ adrenalina.
  • Mal di testa frequenti di tipo muscolo tensivo: sotto stress si tende a stare con le spalle strette, il collo ricurvo e si tende a respirare in modo rapido, si tiene una postura particolarmente rigida che può causare dolori alle spalle, al collo ed alla testa.
  • Insonnia: alti livelli di cortisolo ma anche consumo eccessivo di caffeina o sigarette (tipici di chi lavora troppo), inibiscono i meccanismi fisiologici alla base del sonno. In particolare diminuiscono la produzione di melatonina, la sostanza che ricorda al nostro cervello quando è ora di andare a dormire...
  • Iperglicemia e diabete: elevati livelli di cortisolo provocano un aumento dei livelli di glucosio nel sangue e ridotta sensibilità all’insulina, l'ormone che riduce gli zuccheri nel sangue. Come conseguenza, in soggetti predisposti possono comparire iperglicemia e diabete.
  • Gastrite: infiammazione della mucosa dello stomaco da ipersecrezione di succhi gastrici, a seguito di ansia e stress e magari eccessivo consumo di caffè.
  • Colite: infiammazione della mucosa intestinale dovuta a livelli elevati di cortisolo ma anche ad una serie di errati stimoli nervosi sulla mucosa intestinale: non a caso l'intestino viene definito “un secondo cervello”. Molte delle situazioni psicologiche che affrontiamo provocano alterazioni della peristalsi (movimento) intestinale, causando stipsi oppure diarrea.
  • Tic nervosi, dovuti ad alterazioni della comunicazione tra nervi e muscoli, soprattutto facciali, indotta da alti livelli di neurotrasmettitori come adrenalina e noradrenalina.
  • Depressione immunitaria: il cortisolo, infatti, interferisce con enzimi detti fosfolipasi A2, responsabili della risposta infiammatoria. Un corpo sotto stress non reagisce alle infiammazioni ed è molto più suscettibile alle infezioni batteriche e virali.

Cosa fare: nel caso in cui si avvertono segni o sintomi che possono mettere a rischio la nostra sicurezza, quella dei colleghi o quella di chi ci circonda, devono subito essere comunicati al medico aziendale, se esiste, oppure al nostro medico curante.

Molte professioni oggi richiedono certificati di idoneità, che si ottengono sottoponendosi a controlli sanitari periodici obbligatori, previsti anche dal “Testo unico sulla sicurezza” di cui parleremo a breve.

Spesso le visite mediche vengono fatte direttamente in azienda ed eventuali costi sono a carico, almeno in parte, dei datori di lavoro.

Le conseguenze dello stress da lavoro sulla salute sono moltissime e, se all’inizio basta una notte di sonno per cancellarle, con il tempo, le cose cambiano.

C’è un progressivo aumento del malessere e compaiono patologie vere e proprie che costringono il lavoratore a ricorrere a malattia o aspettativa (congedo temporaneo dal lavoro per questioni mediche o psicologiche).

Queste situazioni comportano sofferenza per la persona colpita e per i familiari e rappresentano un costo per l’azienda o la ditta o l’ente pubblico, il rallentamento del lavoro, un maggiore carico lavoro sui colleghi ma a volte anche un accumulo della mole di lavoro di chi si assenta.

Al rientro, lo stress e la quantità di lavoro saranno ancora maggiori e questo innescherà un circolo vizioso da cui risulterà difficile uscire.

Cosa fa la legge italiana per tutelare lavoratori e datori di lavoro?

Aspetti normativi per la gestione dello stress lavoro-correlato

Nel 2008 in Italia è stato introdotto il Decreto Legislativo 81, contenente la normativa sulla sicurezza sul luogo di lavoro.

Successive revisioni hanno portato miglioramenti del vecchio testo che oggi viene comunemente indicato con il nome di “Testo unico sulla sicurezza”.

In esso sono racchiusi molti articoli e commi riguardanti la prevenzione degli infortuni, delle malattie “professionali”, degli incidenti ma anche le regole per la tutela della salute fisica e mentale di ogni persona che lavora.

Il testo è applicato a tutte le aziende e tutti i lavoratori operanti sul territorio italiano.

Diversi articoli del testo unico si riferiscono poi in modo specifico allo stress-lavoro correlato in quanto è evidente che un eccessivo carico di lavoro, oppure di responsabilità può causare un maggior rischio di infortuni ed incidenti e dunque costituire un pericolo per la persona e per la comunità in cui essa svolge il proprio lavoro.

Nel decreto è possibile trovare riferimenti su questioni fondamentali per gestire lo stress da lavoro, come ad esempio:

  • Individuazione delle ore massime di lavoro durante la giornata, in base a settori e tipi di impieghi. Una delle principali cause da stress lavoro-correlato, infatti, è proprio un orario di lavoro eccessivo protratto per periodi prolungati.
  • Pause obbligatorie all'interno dell’orario lavorativo, per mantenere un adeguato livello di attenzione.
  • Visite mediche ed analisi obbligatorie per assicurare l’idoneità psico-fisica al lavoro.
  • Necessità di assistenza psicologica al lavoratore, quando essa viene ritenuta necessaria, specie nelle grandi aziende ed in quelle che operano in settori delicati, come ad esempio l’ambito sanitario o le forze dell’ordine.

E’ possibile trovare il Testo unico sulla sicurezza sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

 

Stress da lavoro e dipendenza da lavoro: due facce della stessa medaglia.

Può apparire strano ma è così: alla base della work addiction, vi è un’errata gestione del lavoro in termini di quantità e di intensità, elementi di cui abbiamo parlato definendo il concetto di troppo lavoro.Quelle che cambia tra la comparsa di stress e quella di dipendenza lavoro-correlata è la componente della gratificazione.Chi lavora molto e riceve adeguate gratificazioni morali ed economiche è portato a lavorare sempre di più per sentirsi più bravo, più potente, più apprezzato, più ricco.Quando ciò viene portato all’estremo, si può andare incontro ad una sorta di dipendenza (“addiction”, in inglese) dal lavoro: il lavoro diventa una sorta di droga a cui è difficile rinunciare.

I sintomi della dipendenza da lavoro sono molto simili a quelli di stress da eccessivo lavoro:

  • Pensiero ossessivo rivolto al lavoro
  • Ansia e stress quando si è al di fuori del lavoro
  • Irritabilità e nervosismo
  • Difficoltà a vivere i rapporti sociali e familiari perché costantemente occupati a pensare al lavoro
  • Insonnia, attacchi di ansia o panico quando non si è al lavoro
  • Insoddisfazione ed inadeguatezza in tutti gli ambiti della vita che non siano strettamente legati al lavoro
  • Abuso di sostanze stimolanti per far fronte alle molte ore di lavoro (12 od oltre)

Le conseguenze della work addiction a livello fisico, si riflettono nell’ elevata produzione di cortisolo e dunque anche le manifestazioni fisiche sono pressoché sovrapponibili a quelle citate nei casi di troppo lavoro.

Prestando attenzione ai sintomi è possibile comprendere come lo stress e la dipendenza da lavoro siano in realtà due facce della stessa medaglia.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Alessandra Cavallari (Medicina e Chirurgia - Laurea in Ostetricia)

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