Ipnosi regressiva: cos’è? Effetti e rischi della terapia.

Hai mai sentito parlare di ipnosi regressiva? Sai a cosa serve e che effetti può avere? La comunità scientifica internazionale è ancora sostanzialmente divisa riguardo all’impiego di questa tecnica... Scopriamo allora che cos’è, quando può essere usata e se ci sono dei rischi nel sottoporsi a tale terapia.

Ipnosi regressiva: cos’è? Effetti e rischi della terapia

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Come si svolge?
  3. Quando farla?
    1. Effetti
  4. Rischi e controindicazioni
  5. Ipnosi fai da te
  6. Approfondimenti

Cos’è l’ipnosi regressiva?

L’ipnosi regressiva è una tecnica utilizzabile nell’ambito della psicoterapia con pazienti adulti, il cui obiettivo è trattare alcuni tipi di disturbi psicologici, come quelli d’ansia e dell’umore (in particolare la depressione). Essa mira, infatti, alla risoluzione dei conflitti psichici attraverso il recupero inconsapevole della causa originaria di questi.

L’idea di base di questa tecnica, che fa principale riferimento ad autori quali B. Weiss, R. Steiner ed R. Moody, è che la patologia psichica insorga proprio a causa dei meccanismi di rimozione riferiti ad esperienze ed eventi percepiti come troppo dolorosi. Secondo tale prospettiva, se la patologia si manifesta in risposta al processo di rimozione, è possibile guarire contrapponendosi proprio alla rimozione, al fine di recuperare questi eventi.

In particolare, i sostenitori dell’ipnosi regressiva ritengono che spesso il processo regressivo possa condurre il paziente ai primi anni o momenti di vita o addirittura a vite precedenti. In base a tale ottica, infatti, il viaggio simbolico interiore può interessare la nascita e la vita intrauterina ma anche le precedenti incarnazioni, in cui si sono potuti verificare eventi traumatici.

Ora cerchiamo di saperne di più: come, con chi e quando ricorrere a questa tecnica?

Per poter comprendere più a fondo le caratteristiche dell’ipnosi regressiva, è bene analizzarla in tutte le sue parti essenziali. Ovviamente, cominciamo dalle modalità di svolgimento: in che modo avviene la “regressione”?

Come si svolgono le sedute?

Al fine di far riaffiorare alla coscienza i traumi non elaborati e le esperienze dolorose da risolvere, il terapeuta che effettua sedute di ipnosi regressiva induce nel paziente una momentanea e controllata alterazione della coscienza (l’ipnosi), durante la quale è possibile fare un simbolico viaggio indietro nel tempo (da qui la parola “regressione”).

Puoi approfondire le tecniche dell'ipnosi.

In termini più concreti, il terapeuta invita il paziente a ridurre al minimo qualsiasi relazione con il mondo esterno, ad abbandonare il controllo del corpo e della mente, lasciandosi andare ad uno stato di torpore e rilassamento profondo.

In tale condizione (che potremmo chiamare di trance), in un certo senso aspaziale e atemporale, il paziente potrà esplorare, sotto la guida del terapeuta, tutto (o quasi) il suo passato, motivo per cui questa tecnica ha un chiaro valore evocativo.

Altro punto fondamentale, se vuoi effettuare questa terapia, è trovare la persona giusta a cui affidarsi. Ma con quale criterio si deve scegliere?

È necessario precisare, innanzitutto, che non tutti gli psicoterapeuti possono, vogliono o sono in grado di condurre sedute di ipnosi regressiva! Esistono, infatti, delle scuole specifiche che formano i professionisti medici all’utilizzo di questa tecnica; gli ipnologi, una volta specializzati, costituiscono una porzione molto ridotta degli operatori della salute mentale.

Ciò significa che, se davvero vuoi provare questa esperienza, dovrai documentarti bene sullo specialista da consultare ed essere disposto, se serve, anche a viaggiare! Non sono pochi, infatti, i pazienti costretti a spostarsi parecchi chilometri per poter fare la loro seduta di ipnosi regressiva.

Dopo aver individuato lo psicoterapeuta più adatto alle tue esigenze, potresti pensare che sia già il momento di procedere con la prima seduta… e invece no! Non funziona proprio così...

Quando sottoporsi a questa tecnica psicoterapica?

Una volta raggiunto il proprio terapista, non è però scontato che si possa fare ipnosi regressiva né tanto meno che si possa iniziare subito. Vuoi sapere perché?

Prima di poter indurre una condizione di trance, lo psicoterapeuta ha l’esigenza di valutare, attraverso una profonda raccolta anamnestica, l’idoneità del paziente a questo tipo di terapia, come in seguito vedremo nel dettaglio, e per fare ciò gli occorre del tempo!

Solo a questo punto, se sarai valutato idoneo, come accade a circa l’80% di coloro che ne fanno richiesta, potrai iniziare il percorso di sedute ipnotiche con una cadenza che solitamente è mensile o quindicinale.

Ma, in concreto, in quali situazioni può essere utile ricorrere a una terapia di questo tipo?

Effetti terapeutici dell’ipnosi regressiva.

Una volta comprese le principali caratteristiche dell’ipnosi regressiva, è interessante capire a cosa può servire una serie di sedute di questo tipo e quali benefici se ne possono ricavare. Scopriamolo!

Come detto sopra, i disturbi d’ansia (specie attacchi di panico) e dell’umore possono essere facilmente trattati con questa tecnica, ma, oltre ad essi, l’ipnosi regressiva può anche occuparsi di:

  • disturbi alimentari (per esempio, l’obesità) e del comportamento alimentare (per esempio, l’anoressia e la bulimia);

Approfondisci quali sono i disturbi alimentari.

  • tabagismo e dipendenza da sostanze;
  • disturbi di somatizzazione, come vomito ricorrente, irregolarità mestruale o disfunzioni erettili, sordità o cecità non legati ad una alterazione organica né simulati;
  • disturbi di conversione, cioè a carico di uno specifico distretto corporeo, come la paralisi di un arto (braccio o gamba) in assenza di una compromissione organica;
  • disturbi psicosomatici come allergie, gastrite, dermatiti di origine psicogena,
  • disturbo post traumatico o acuto da stress, cioè dei disturbi psicologici conseguenti a importanti eventi traumatici e stressanti.

Bisogna anche riconoscere, però, che la terapia ipnotica regressiva può comportare diversi rischi. Vediamo insieme quali sono i più comuni!

I rischi e le controindicazioni dell’essere ipnotizzati.

Come ampiamente descritto nella letteratura scientifica, ci sono delle situazioni in cui l’ipnosi regressiva non può essere applicata: si tratta di tutti quei casi in cui tale tecnica non solo non porterebbe alcun beneficio, ma anzi potrebbe addirittura peggiorare lo stato di salute psichica del paziente. Ma quali sono queste situazioni? E da cosa dipendono tali rischi?

Come già accennato sopra, ciò si verifica in circa il 20% delle persone, per cause che sembrano legate all’intensità dell’esperienza emotiva di questa tecnica psicoterapica. In altre parole, si sostiene che alcune persone potrebbero non riuscire a sostenere in modo adeguato un’esperienza emotivamente tanto intensa!

In particolare, i soggetti a cui l’ipnosi regressiva sarebbe controindicata sono:

  • bambini e adolescenti, poiché non hanno ancora una personalità ben stabile e strutturata;
  • pazienti psicotici, perché soffrono di un alterato confine con la realtà e l’esperienza ipnotica potrebbe alimentare sia il distacco che i deliri conseguenti;
  • chi soffre di disturbi cardiovascolari e donne gravide, perché particolarmente sensibili - anche per questioni meramente organiche e ormonali - a emozioni troppo forti;
  • coloro che assumono psicofarmaci di tipo antiepilettico, perché maggiormente a rischio di alterazioni patologiche dello stato di coscienza;
  • persone con tendenze suicidarie, cioè pazienti gravemente depressi che durante o dopo lo stato ipnotico potrebbero mettere in atto i loro istinti autolesivi.

Alcuni studiosi, inoltre, sostengono che l’ipnosi regressiva non possa essere applicata in sedute di gruppo proprio perché è necessario che l’attenzione del terapista sia costantemente focalizzata sulla reazione individuale alla terapia, in modo da intervenire tempestivamente in caso di necessità. Altri terapisti, invece, sostengono che la seduta possa essere condivisa con un’altra persona significativa.

Insomma, le opinioni al riguardo sono piuttosto contrastanti… e non solo su questo particolare aspetto della terapia! Scopri altri motivi di contrasto nel prossimo approfondimento.

Il disaccordo scientifico sull’utilizzo dell’ipnosi regressiva.

Le controindicazioni dell’ipnosi regressiva rappresentano una questione molto discussa, che principalmente contrappone gli ipnologi a gran parte di altri psicoterapeuti e della comunità scientifica. Per quale motivo esiste un così forte disaccordo?

Vediamo che, in particolare, le critiche sono rivolte:

  • Al metodo e all’applicabilità dell’ipnosi regressiva: gli scienziati che si oppongono all’utilizzo di questa tecnica sostengono che, in realtà, quanto emerso durante lo stato di trance sia dato più da falsi ricordi, prodotti dell’immaginazione e della suggestione indotta dal terapeuta, che da reali ricordi di periodi o vite precedenti. Inoltre, poiché allo stato attuale la stessa reincarnazione non è stata scientificamente dimostrata, tale concetto è da ascrivere ad una sfera di credenze più spirituale che scientifica e, per questo, meno condivisibile dalla comunità.
  • All’efficacia di tale tecnica e il mantenimento dei suoi effetti: mentre la maggior parte delle tecniche psicoterapiche e psicologiche si basano sulla parola e sull’elaborazione consapevole di quanto emerso in seduta, l’ipnosi regressiva opera ad un livello inconsapevole, in una condizione di alterazione dello stato di coscienza che non ha la stessa efficacia nella vita quotidiana. Secondo questa ipotesi, quindi, gli eventuali benefici raggiunti, non sarebbero mantenuti a lungo dal soggetto e la tecnica, quindi, sarebbe da considerarsi inutile.
Alla luce di tutte queste incertezze, diventa necessario riflettere molto sull’eventualità di sottoporsi ad un percorso di terapia ipnotica regressiva, valutandone bene i pro e i contro. Specialmente, aggiungiamo, se si considera il caso particolare che viene descritto nel seguente paragrafo!

È corretto autoindurre lo stato ipnotico?

Dopo la rapida diffusione dell’ipnosi regressiva, sono state elaborate anche delle strategie per utilizzare la tecnica da soli, cioè in assenza di un terapeuta appositamente formato.

L’autoinduzione di uno stato di trance è possibile attraverso l’utilizzo di video e audiovisivi che, facilmente reperibili in commercio, aiuterebbero il soggetto di “regredire” verso vite precedenti in assoluta autonomia. Sebbene sia una pratica molto diffusa, sono numerosissimi gli psicoterapeuti, come ad esempio il dott. A. Bona, che ne sconsigliano vivamente l’utilizzo. Infatti, in assenza di un esperto in questo tipo di tecnica, il soggetto potrebbe incorrere nei rischi sopra descritti.

Inoltre, c’è da aggiungere che una persona non specializzata potrebbe non riconoscere la propria inattitudine a questa tecnica o, ancora peggio, utilizzare l’ipnosi regressiva per secondi fini e scopi illeciti.

Quindi, in definitiva, questa tecnica psicoterapica è da bocciare? O solo da promuovere con riserva? Cerchiamo la risposta nel prossimo paragrafo, che è anche quello conclusivo!

In conclusione, ipnosi regressiva sì o no?

A quanto hai potuto leggere, quello dell’ipnosi regressiva è un discorso tutt’altro che chiaro! Sulla base di tutto ciò che abbiamo detto, ti consigliamo di valutare razionalmente la possibilità di sottoporti a una terapia del genere, consultando per prima cosa uno specialista della psiche con una formazione apposita. Tuttavia, non si può negare che una decisione di questo tipo sia anche fortemente influenzata dalla curiosità per una tecnica forse poco scientifica ma sicuramente suggestiva.

Insomma, si tratta di una scelta molto personale, che però può avere importanti ripercussioni sulla salute mentale e, per questo, non va assolutamente fatta a cuor leggero!

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Vitalba Genna (Psicologa) - Dott.sa Luigia Torrusio

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