Iodio: cos'è? A cosa serve? In quali alimenti si trova? Benefici e controindicazioni.

Lo iodio è un oligoelemento fondamentale per il benessere del nostro corpo. Regola la crescita nei bambini, aiuta a controllare il metabolismo e quindi il peso negli adulti. Vediamo in quali alimenti è maggiormente presente e analizziamo i benefici e le controindicazioni di questo oligoelemento per il nostro organismo.

Iodio: cos'è? A cosa serve? In quali alimenti si trova? Benefici e controindicazioni

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. A cosa serve?
  3. Benefici
  4. Fabbisogno
  5. Alimenti
  6. Rischi da carenza
  7. Controindicazioni
  8. Approfondimenti

Cos'è lo iodio?

Suggestivo come pochi, dall’aspetto metallico ma capace di sprigionare meravigliosi vapori viola per riscaldamento, lo iodio è un elemento chimico. Per essere precisi si tratta di un oligoelemento, caratterizzato cioè dal fatto che esso, qualsiasi sia la sua fonte, si riscontra sempre e solo in bassissime quantità (tracce). Appartiene al gruppo degli alogeni (“generatore di sali”): incredibilmente reattivo si combina con ogni altro elemento o composto che incontra, sia esso liquido, solido o aeriforme. La conseguenza di ciò è che, rispetto ad altri oligoelementi, è straordinariamente diffuso. Sebbene non esistano minerali di solo iodio (non si può isolare allo stato puro se non attraverso l’uso di condizioni particolari e drastiche), allo stesso tempo, è estremamente difficile trovare un suolo, una pianta o un corso d’acqua (e quindi un alimento) in cui esso non sia, anche se pur minimamente, rappresentato. Particolarmente abbondante nell’acqua di mare, è presente anche nell’aria che respiriamo. Ma a che serve lo iodio?

L’utilità di questo oligoelemento nel nostro organismo.

Rispetto ad altri oligoelementi, anch’essi importanti ma non sempre strettamente necessari, lo iodio risulta indispensabile per il corretto funzionamento del nostro corpo. Mentre, infatti, la maggior parte dei micronutrienti influenza, migliorandoli, processi biologici che, se anche con qualche difficoltà, continuano a verificarsi anche in loro assenza, un apporto non adeguato di iodio può addirittura compromettere le normali funzioni vitali del nostro organismo. Dalla sua presenza non dipende, infatti, semplicemente l’andamento di qualche reazione ma l’intero funzionamento di una ghiandola. E non si tratta neanche di una ghiandola qualsiasi, ma di uno dei principali regolatori dei processi metabolici del nostro corpo: la tiroide.

Vediamo in che modo.

La tiroide e il suo funzionamento con lo iodio.

Situata alla base del collo, dalla caratteristica forma a farfalla, la tiroide è il principale centro di controllo metabolico dell’organismo. Il suo compito primario è quello di regolare tutti i processi attraverso i quali il nostro corpo ricava energia dagli alimenti: la sintesi proteica, la gluconeogenesi o la mobilizzazione dei grassi dal tessuto adiposo sono solo alcuni esempi. Ha un ruolo fondamentale nella crescita ossea e muscolare. Il suo corretto funzionamento durante la gravidanza è indispensabile per un adeguato sviluppo neurologico del feto. Ma non è tutto. Si è scoperto, infatti, che la tiroide è in grado di intervenire, anche se in maniera indiretta, sull’attività e lo sviluppo di quasi tutti gli organi, i tessuti ed i sistemi del nostro organismo. Questo organo per funzionare ha bisogno di un elemento che proviene dall’esterno: lo iodio. I principali ormoni tiroidei, triiodotironina (T3) e tiroxina (T4), sono, infatti, caratterizzati dalla presenza nella loro struttura di atomi di questo elemento. Questo significa che in assenza di iodio la loro sintesi non può procedere: manca la materia prima. In tal modo, un suo malfunzionamento può alterare la funzionalità del sistema gastrointestinale, del sistema cardiovascolare, del sistema emopoietico, del sistema riproduttivo e del sistema respiratorio.

Dopo aver analizzato il legame che intercorre tra lo iodio e la tiroide vediamo quali sono i benefici di questo elemento sul nostro corpo.

Quali sono i principali benefici di questa sostanza?

Lo iodio aiuta a mantenere in buona salute i nostri organi e a prevenire diverse malattie.Vediamo quali sono i benefici nel dettaglio:

  • Aumenta i livelli di energia nel nostro organismo garantendo il corretto utilizzo delle calorie ed evitando che si trasformino in tessuto adiposo.

  • Fa bene alla pelle, ai capelli e alle unghie assicurandone la lucentezza.

  • Aiuta la normale crescita degli organi riproduttivi.

  • In gravidanza assicura il corretto sviluppo cognitivo del bambino.

  • Riduce il rischio di tumore inducendo la morte programmata delle cellule malate.

  • Rafforza il sistema immunitario.

  • Svolge la funzione di antibiotico ed antibatterico provocando la morte di batteri, funghi, virus, protozoi ed altri microrganismi patogeni.

Il fabbisogno di iodio? Infinitesimale!

Abbiamo detto che affinchè la tiroide funzioni correttamente e con essa tutto il corpo, è necessario garantire un’adeguata e costante dose di iodio. Non c’è però da allarmarsi perchè la quantità che serve è davvero infinitesimale. Non dimentichiamo, infatti, che parliamo di un oligoelemento, presente nelle sue fonti nell’ordine di microgrammi (ossia la milionesima parte di un grammo) inoltre, come abbiamo detto, è necessario che l’apporto sia costante nel tempo e garantito ogni giorno.

In effetti, secondo i LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana), il fabbisogno di iodio stimato per un adulto è di appena 150 microgrammi, arrivando a 200-250 microgrammi solo durante la gravidanza e l’allattamento.

Come possiamo garantire questa quantità?

I cibi che ne contengono di più.

Dire iodio significa dire mare. E’, infatti, nel profondo blu degli oceani che ritroviamo la percentuale più elevata del micronutriente. Di conseguenza, scegliere un’alimentazione che prediliga il consumo di pesci, alghe, crostacei e molluschi rappresenta il modo migliore per garantire al nostro corpo la giusta quantità dell’oligoelemento.

Cibi che contengono iodio

Non sei un amante dei prodotti ittici? Non preoccuparti. Esistono delle alternative. Tutti gli alimenti che provengono dalle zone costiere, infatti, sono naturalmente più ricchi di iodio. L’oligoelemento, trasportato dall’acqua di mare attraverso il suo ciclo riesce ad arricchire il suolo ed i corsi d’acqua delle aree circostanti. In questo modo le piante (cioè, ortaggi) e gli animali (quindi carne), nutrendosi, ricevono più iodio. C’è però da fare una precisazione: l’oligoelemento ha, infatti, una maggiore tendenza a legarsi alle sostanze grasse, di conseguenza non si ritroverà in tutti gli alimenti nella stessa percentuale, ma questa varierà in base alle caratteristiche del prodotto. Per avere un’idea, analizziamo allora la composizione dei diversi alimenti in termini di iodio.

Tabella dello iodio negli alimenti.

Alimento

microgrammi/100 g

sul peso fresco (media)

microgrammi/100 g

sul peso secco(media)

Pesce d’acqua dolce

30

116

Pesce di mare

832

3715

Crostacei

798

3866

Carne

50

-

Latte

47

 

Uova

93

 

Cereali

47

65

Frutta

18

154

Legumi

30

234

Vegetali

29

385

Sale iodato

30 mg per kg di prodotto

 

Come potrai notare, dopo i prodotti della pesca, uova, carne e latte sono gli alimenti da cui maggiormente si può ricevere lo iodio. Percentuali di gran lunga inferiori sono invece presenti negli ortaggi e nei legumi. Certo, questo non vuol dire che dovrai organizzare i tuoi menù con le tabelle nutrizionali alla mano, ma solo che se varierai quanto più possibile la tua alimentazione avrai più possibilità di ricevere tutto quello (e non solo lo iodio) che al tuo corpo serve.

In ogni caso, le principali autorità sanitarie, attraverso un programma di prevenzione, consigliano di sostituire il normale sale da cucina con sale iodato (presente infatti anche in tabella), cioè arricchito con iodio. In questo modo, essendo il sale utilizzato da tutti quotidianamente, il rischio che l’apporto del micronutriente non sia sufficiente dovrebbe essere scongiurato.

Quindi, ti sarai certamente accorto che c’è una particolare attenzione nei confronti della corretta assunzione di iodio. Perchè? Cosa accade quando la quantità non è sufficiente?

La carenza di questa sostanza: conseguenze per la salute.

Lo iodio viene avidamente captato dalla tiroide, che quindi sarà la prima a subire le conseguenze di una sua carenza. I danni a carico della ghiandola possono riguardare la sua stessa struttura o i processi che, attraverso i suoi ormoni, è in grado di influenzare. In aggiunta a ciò, si possono avere una serie di conseguenze non direttamente legate agli effetti della carenza ormonale ma dovuti prettamente ad un ridotto apporto dell’oligoelemento. Diverse ricerche hanno, infatti, dimostrato che in realtà solo una piccola quota di iodio è concentrata nella tiroide. Tutto il resto è distribuito in diversi distretti del corpo (gli occhi, il timo, le ghiandole salivari, il tessuto mammario, le ovaie ed il tessuto cerebrale). Purtroppo si conosce ancora molto poco del ruolo svolto in queste sedi. Ben più documentati sono invece gli effetti a carico della tiroide.

Tra le più conosciute conseguenze di un apporto non adeguato dell’oligoelemento abbiamo:

  • Ritardo psico-fisico nella crescita del feto: un non adeguato apporto di questo nutriente essenziale è causa di gravi condizioni patologiche, soprattutto quando si verifica nelle primissime fasi della crescita. Il momento più delicato è rappresentato, in particolare, dal periodo che riguarda lo sviluppo intrauterino. Durante la gravidanza è indispensabile che la madre assuma sufficienti quantità di iodio per garantire all’embrione prima ed al feto poi, un corretto sviluppo neurologico ed evitare il rischio, ormai accertato, di forme di ritardo psicomotorio in alcuni casi anche molto gravi (cretinismo endemico).

  • Ipotiroidismo: è’ la conseguenza più ovvia della carenza di iodio: la tiroide non funziona e gli ormoni non vengono prodotti. I sintomi sono legati ad un generale rallentamento dei processi metabolici : aumento di peso, sensazione di freddo (la tiroide è uno dei principali responsabili della termoregolazione), pelle secca, intestino pigro, stanchezza cronica, difficoltà nella memoria e depressione.

  • Gozzo: si tratta di una condizione caratterizzata da un’anormale crescita dell tiroide, che così sporge dalla sede in cui si trova apparendo all’esterno come un ingrossamento tondeggiante del collo. Spesso secondario ad un malfunzionamento della tiroide (sia nel senso di una iper che di una ipo-attività), in realtà il gozzo può anche presentarsi in assenza di anomalie della ghiandola. In ogni caso, la causa più frequente di questo tipo di condizione è certamente la deficienza di iodio e la conseguente riduzione dei livelli di ormoni tiroidei circolanti. La tiroide, infatti, per sopperire alla carenza di T3 e T4, viene stimolata a produrre più ormoni ma, non avendo la materia prima a disposizione, si ingrossa. Le maggiori preoccupazioni derivanti dallo sviluppo di gozzo e ipotiroidismo sono legate al fatto che essi rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo di tumori a carico della tiroide.

  • Cancro al seno: diversi studi hanno messo in correlazione la carenza di iodio nella dieta con una maggiore incidenza di alcuni tipi di tumore al seno. E’ stato scoperto, infatti, che non solo gli ormoni tiroidei ma lo stesso iodio tendono a concentrarsi nella ghiandola mammaria più che in altre sedi e che una carenza dell’oligoelemento è associata ad un aumento della formazione di cisti in questo tessuto.

  • Cancro allo stomaco: anche nel tratto digestivo c’è un’alta concentrazione di ormoni tiroidei. Questo fa si che, come accade nella ghiandola mammaria, una carenza di iodio possa indurre lo sviluppo di neoplasie che risultano allo stesso tempo ridotte se l’apporto dell’oligoelemento aumenta.

  • Problemi cardiovascolari: il cuore è uno dei target principali delle azioni della tiroide ed i disturbi cardiovascolari sono forse la più frequente manifestazione della carenza di iodio e della conseguente riduzione dei livelli di ormoni tiroidei.

  • Disfunzioni sessuali: la carenza di iodio porta spesso a disfunzioni di tipo sessuale. La più nota è la maggiore incidenza di casi di infertilità. Studi hanno, infatti, dimostrato che i ridotti livelli di ormoni tiroidei causati da un non sufficiente apporto dell’oligoelemento possono tardare o inibire totalmente l’ovulazione, influire sulle modifiche della parete uterina necessarie per l’attecchimento dell’embrione, determinare con maggiore frequenza il verificarsi di aborti spontanei. Inoltre, come accade per il tessuto mammario si è notata una stretta correlazione tra carenza di iodio e formazione d cisti ovariche (sacche piene di liquido) per la tendenza mostrata dall’oligoelemento di concentrarsi, ancor più che a livello del seno, nelle ovaie. Nei casi più gravi si può andare incontro alla sindrome dell’ovaio policistico cioè, alla formazione di cisti multiple in una o entrambe le ovaie, frequentemente associata a casi di infertilità. Anche lo sviluppo di carcinoma ovarico, secondo alcune ricerche, potrebbe essere correlato allo scarso a di iodio.

  • Sclerosi multipla: la sclerosi multipla (MS) è una malattia autoimmunitaria caratterizzata dalla progressiva distruzione della mielina, il rivestimento delle fibre nervose. Secondo alcuni ricercatori la carenza di iodio avrebbe un ruolo decisivo tanto nell’insorgenza quanto nella progressione della patologia, mentre l’utilizzo di supplementi dell’oligoelemento porterebbe notevoli miglioramenti soprattutto per quanto riguarda la sintomatologia. In realtà non esistono dati certi sull’argomento, ma soprattutto ipotesi basate sul ben documentato coinvolgimento della tiroide nella formazione della mielina (quantomeno durante la vita intrauterina) e sulle evidenze di una minore incidenza della sclerosi multipla in Giappone, dove l’alimentazione, per il notevole utilizzo delle alghe, è notoriamente ricca di iodio.

  • Depressione: la ridotta funzionalità della tiroide determinata da una carenza di iodio porta spesso al manifestarsi di stati ansiosi e depressivi. Gli ormoni tiroidei sembrano, infatti, coinvolti nei processi che portano alla sintesi dei neurotrasmettitori responsabili della stabilizzazione dell’umore (serotonina, noradrenalina, acido gammaaminobutirrico). In realtà pare che ipotiroidismo e depressione influiscano reciprocamente l’uno sull’altro: non solo una diminuita attività della tiroide è accompagnata da riduzione del tono dell’umore ma anche un forte stato depressivo può determinare una minore produzione di ormoni da parte della ghiandola.

Prevenire è meglio che curare: la iodoprofilassi.

La iodoprofilassi è una campagna di prevenzione, promossa in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità e coordinata dall’OSNAMI (Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia). Punto cardine è quello di incentivare il consumo di sale iodato, cioè di sale naturale addizionato di iodio, considerato a livello mondiale uno dei metodi più efficaci per contrastare il problema della carenza iodica. Come al solito c’è un però. L’utilizzo di sale iodato non può essere indiscriminato, in parte per possibili effetti legati ad un eccessivo introito di iodio ma soprattutto per le conseguenze legate ad un consumo non controllato di sale, considerato tra i principali fattori di rischio cardiovascolare. In definitiva, il claim principale della iodoprofilassi è poco sale ma iodato.

Cosa accade, invece, se lo iodio è eccessivo?

Controindicazioni: troppo iodio può causare danni alla tiroide!

Anche l’assunzione di quantità eccessive di iodio può causare danni alla tiroide. Paradossalmente, un abuso dell’oligoelemento può portare ad un quadro clinico simile a quello determinato da una sua carenza. Dopo una prima avida captazione dello iodio da parte della tiroide con conseguente sintesi di notevoli quantità di ormoni, la ghiandola, per un meccanismo di autoregolazione, viene inibita. Questo effetto (detto effetto di Wolff -Chaikoff) ha lo scopo di proteggere il corpo da una iperattività della ghiandola, ovviamente deleteria. Il blocco in realtà dura solo pochi giorni e la tiroide torna a lavorare a ritmi normali (fase di “fuga”). In alcuni casi, però, il meccanismo fallisce e la ghiandola permane in uno stato di blocco, con comparsa di ipotiroidismo e gozzo.

Altra conseguenza dell’eccesso di iodio può essere dovuta al cosiddetto effetto Jod-Basedow. Quando il meccanismo di autoregolazione è assente, cioè quando l’attività della tiroide non viene bloccata dal notevole carico del micronutriente, si verifica un aumento sostenuto della sintesi di ormoni che può sfociare nella comparsa di tireotossicosi. Quest’ultima non è altro che la manifestazione dell’eccessiva attivazione indotta dagli ormoni tiroidei prodotti a dismisura (dimagrimento, tachicardia, insonnia, tremori, ansia, intolleranza al calore).

Quali sono le cause di un eccessivo introito di questa sostanza?

Mentre la carenza può essere legata a cattiva alimentazione, è difficile che mangiando si raggiungano livelli di assunzione così alti da essere considerati preoccupanti. In realtà questa condizione si verifica solo in casi particolari:

  • Trattamenti drastici di zone carenti: si somministrano in modo forzato alte concentrazioni di iodio per sopperire alla mancanza dell’oligoelemento all’intera popolazione di un territorio.

  • Utilizzo di farmaci: l’amiodarone è un farmaco approvato per il trattamento delle aritmie severe, con un contenuto di iodio talmente elevato da renderne disponibile (quindi attiva), alle normali dosi terapeutiche, una quantità pari a 100 volte il fabbisogno stimato per un individuo normale.

  • Utilizzo di integratori: molti prodotti finalizzati alla perdita di peso contengono alghe, fonte altamente concentrata di iodio. L’abuso di questi prodotti o anche un utilizzo normale ma in presenza di problemi di alterata funzionalità latente possono portare ad assunzioni eccessive di iodio.

Se, nonostante un’alimentazione corretta e bilanciata, avvertiamo stanchezza, variazioni nel peso, difficoltà di concentrazione….rivolgiamoci ad un medico. Non tutto è dovuto sempre e solo allo stress, forse lo iodio che assumiamo non basta.

Supervisione: Maria Grazia Cariello Collaboratori:Dott.sa Gabriella Atelli (Laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche)- Dott.sa Francesca Vassallo

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