Interazione tra farmaci ed alimenti.

Cosa sono le interazioni tra farmaci ed alimenti? E quali conseguenze comportano? È sempre necessario tener conto di questo particolare aspetto durante una terapia farmacologica, in modo da limitare qualsiasi rischio per il paziente. Vediamo insieme quali sono i cibi e i medicinali coinvolti!

Interazione tra farmaci ed alimenti

    Indice Articolo:

  1. In cosa consiste?
  2. Cibi a rischio
  3. Come si manifesta?
  4. Tipologie
  5. Approfondimenti

Cosa sono le interazioni tra farmaci ed alimenti?

Come dice il nome stesso, le interazioni tra farmaci ed alimenti derivano dall’instaurarsi di una relazione tra un medicinale ed un componente del cibo, sia esso un nutriente o una molecola biologicamente attiva. Tali interazioni possono essere di natura:

  • fisico-chimica;
  • fisiologica;
  • patologica.

Esse diventano clinicamente rilevanti quando alterano la risposta terapeutica del paziente, riducendo l’efficacia di un determinato farmaco o aumentandone la tossicità.

Conoscere le interazioni è di fondamentale importanza, soprattutto quando sono coinvolti soggetti nei quali anche piccole fluttuazioni della risposta potrebbero avere ripercussioni molto gravi. Un esempio? I pazienti oncologici, che assumono farmaci la cui dose terapeutica è molto vicina a quella tossica, o gli anziani, spesso in cura con più farmaci e, quindi, esposti ad un maggior rischio per la salute.

Ma quali sono gli alimenti a cui si dovrebbe prestare più attenzione? Scopriamolo insieme.

Conosciamo meglio i cibi “incriminati”.

Purtroppo, l’elenco dei cibi a rischio interazione è piuttosto lungo e ne include persino alcuni dai comprovati benefici, come frutta e verdura. Queste ultime, infatti, sono particolarmente ricche di composti che, da un lato, contribuiscono a mantenerci in salute nei modi più svariati, ma, dall’altro, possono interferire con l’azione dei farmaci in altrettanti modi!

Per procedere con ordine, nella tabella successiva riportiamo i vari alimenti che interagiscono con i farmaci in base ai composti responsabili di tali interazioni:

Alimenti ricchi di salicilati: i salicilati sono analoghi strutturali dell’acido acetilsalicilico (l’aspirina) che, in alcuni alimenti come le spezie, possono raggiungere concentrazioni molto elevate. Ma in quali cibi abbondano particolarmente?

  • Spezie: origano, menta, timo, dragoncello, rosmarino, aneto, cannella, curcuma, zenzero, paprika e curry.
  • Frutta: arachidi, mandorle, datteri, uva passa, albicocche, fragole, mirtilli, ciliegie, kiwi e agrumi.
  • Verdura: spinaci, cetrioli, pomodori, peperoni, radicchio e cicoria.
  • Miele, soprattutto quello di agrumi e di castagno.
  • Fave, funghi e bevande (tè nero e verde, vino, succhi di frutta).

Alimenti ricchi di potassio:

  • Spezie: coriandolo, prezzemolo, curcuma, paprika e peperoncino.
  • Frutta secca, come albicocche, datteri, prugne e pistacchi, e fresca, come i kiwi e le banane.
  • Verdura: pomodori, spinaci, bietole, zucchine e patate.
  • Legumi: piselli, fagioli, lupini e lenticchie;
  • Crusca e farina di grano.
  • Carne di coregone.

Alimenti ricchi di calcio:

  • Latte e derivati (parmigiano, grana, pecorino e groviera).
  • Spezie: basilico, maggiorana, timo, salvia e origano.
  • Carne di coregone.
Alimenti ricchi di tiramina: la tiramina è una sostanza azotata naturalmente presente in alcuni alimenti o che si forma, come spesso accade, durante la lavorazione e la conservazione degli stessi. Tra le fonti naturali rientrano la frutta secca o molto matura.Per quanto riguarda gli alimenti manipolati, invece, abbiamo:
  • Conserve in salamoia e sott’olio.
  • Soia e salsa di soia.
  • Caviale, pesce in scatola o affumicato.
  • Salumi ed insaccati.
  • Formaggi stagionati e fermentati.
  • Alcolici (birra alla spina, liquori, vino rosso e sherry).
  • Aceto e lievito.
Alimenti ricchi di vitamina K, cioè broccoli, cavolini di Bruxelles, cavolfiore, spinaci e cime di rapa.
Alimenti ricchi di fibra, come cereali integrali, legumi, frutta e verdura.
Alimenti ricchi di furanocumarine, molecole attive presenti nel pompelmo e nelle arance di Siviglia.
Alimenti ricchi di glucosinolati, molecole attive contenute nel crescione, nei broccoli e nel cavolfiore.
Alimenti e bevande ricchi di polifenoli, come frutta, verdura, tè verde e vino.
Alimenti ricchi di carotenoidi, come carote e pomodori.
Bevande alcoliche o leggermente alcoliche.
Bevande contenenti caffeina, come caffè, tè, cioccolata, coca cola, guaranà ed energy drink.

Gli alimenti coinvolti, come hai potuto vedere, sono davvero numerosi! Ma in che modo interagiscono con i farmaci? La risposta a questo ed altri quesiti è nel prossimo paragrafo.

Come si manifestano le interazioni? Vediamo i meccanismi principali.

Come abbiamo anticipato, le interazioni tra farmaci ed alimenti possono compromettere l’esito di una terapia con diversi meccanismi.

Distinguiamo, in particolare, due tipi di interazione:

  • interazioni farmacodinamiche. I composti alimentari sono in grado di mimare o antagonizzare il farmaco, per azione diretta sui suoi recettori o attraverso altre vie. In riferimento agli esempi riportati nel paragrafo precedente, agiscono in questo modo gli alimenti contenenti salicilati, caffeina, tiramina, vitamina K e alcol etilico.
  • Interazioni farmacocinetiche. In questo caso, invece, i composti alimentari possono modificare: il rilascio, l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo o l’escrezione del farmaco, influenzando la frazione che entra effettivamente in circolo (biodisponibilità), quindi, la sicurezza e l’efficacia dello stesso.
Ricordiamo, infatti, che l’aumento della biodisponibilità è associato ad una maggior insorgenza di effetti tossici, mentre la riduzione comporta una perdita di efficacia del farmaco stesso!

Rientrano in questo gruppo gli alimenti ricchi di polifenoli, carotenoidi, glucosinolati, calcio, potassio, ma anche caffeina e alcol etilico (questi ultimi hanno un meccanismo d’interazione misto).

Da ciò deriva, quindi, l’importanza di una corretta informazione del paziente sulle modalità di assunzione: se è vero, infatti, che il cibo può interagire portando a conseguenze negative, lo è anche il fatto che molti farmaci possono irritare le mucose digerenti, rendendo necessaria l’assunzione durante o poco dopo il pasto. Vuoi conoscere maggiori dettagli in proposito? Allora non puoi perderti il seguente approfondimento!

Quando assumere i medicinali?

Quali medicinali vanno assunti a stomaco pieno? E quali, invece, a stomaco vuoto? Di seguito riportiamo le indicazioni su alcuni tra i farmaci più comuni, in base alle linee guida della FDA (Food and Drug Administration).

Medicinali da assumere lontano dai pasti:

  • Bifosfonati. Si assumono la mattina, con abbondante acqua naturale; il paziente non dovrà ingerire alcun alimento prima che siano trascorsi almeno 30 (alendronato e risedronato) o 60 minuti (ibandronato).
  • Sedativi ed ipnotici. Da assumere a due ore di distanza dal pasto serale, in modo che agiscano più in fretta.
  • Antimicobatterici (tranne etambutolo). Si devono prendere un’ora prima o due ore dopo i pasti.
  • Tetracicline. Si assumono un’ora prima o due ore dopo i pasti, avendo l’accortezza di non consumare latte e latticini, per possibili interazioni.
  • Levotiroxina. Da assumere al mattino, almeno 30-60 minuti prima della colazione, perché il cibo potrebbe ridurne l’assorbimento.
  • Glicosidi cardioattivi (digossina). Da prendere un’ora prima o due ore dopo i pasti, soprattutto se ricchi di fibre.
  • ACE-inibitori. Si assumono al mattino, un’ora prima di colazione, poiché il cibo ne riduce l’efficacia.
  • Itraconazolo soluzione. Assumere un’ora prima o due ore dopo i pasti, in quanto il cibo ne promuove l’inattivazione.

Medicinali da assumere durante o dopo i pasti:

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). I FANS, tra cui l’ibuprofene e l’acido acetilsalicilico, dovrebbero essere assunti durante il pasto o poco dopo, in modo da prevenire l’irritazione gastrica.
  • β-bloccanti e diuretici. Da assumere durante i pasti per evitare che abbassino troppo la pressione.
  • Litio. Da assumere durante o alla fine del pasto, per ridurre gli effetti gastrolesivi, con abbondante acqua.
  • Itraconazolo in capsule. Contrariamente alla soluzione, si assume durante o alla fine del pasto, perché ciò migliora la risposta del paziente.
Adesso è tutto molto più chiaro, vero?

I casi più eclatanti di interazione tra farmaci ed alimenti.

A questo punto, vediamo alcuni tra gli esempi più comuni e significativi di interazioni farmaco-alimento: troverai sicuramente delle sorprese!

Medicinali e vegetali.

Gli alimenti vegetali, benché fondamentali per la salute, in quanto ricchi di sali minerali, fibre e principi attivi, sono responsabili di un gran numero di interazioni potenzialmente fatali.

Vediamo come agiscono le diverse sostanze contenute in questi prodotti della terra!

  • Furanocumarine: il pompelmo e le arance di Siviglia contengono dei composti chiamati furanocumarine, in particolare la bergamottina e la diidrossibergamottina, note per essere dei forti inibitori del citocromo P3A4 (Rodriguez-Fragoso et al., 2014). Quest’ultimo è un enzima, presente soprattutto nell’intestino, deputato al metabolismo dei farmaci; la sua inibizione, pertanto, comporta un accumulo degli stessi e l’insorgenza di effetti tossici.
Sai che il pompelmo può alterare il metabolismo di una trentina di farmaci, fino a 24 ore dall’ingestione? Sembra incredibile ma è proprio la verità!
  • Polifenoli: alcuni studi dimostrano che i polifenoli sono in grado di alterare l’assorbimento e il metabolismo dei farmaci, agendo su particolari proteine di trasporto (glicoproteina P e OATP) ed enzimi metabolici (varie isoforme del citocromo P). Tra questi abbiamo:
    • i flavonoidi degli agrumi, del mango e delle mele;
    • le antocianine e le proantocianidine di more, mirtilli e lamponi;
    • il resveratrolo dell’uva nera;
    • le catechine del tè verde.

In linea di massima, i polifenoli si comportano da inibitori del metabolismo e da promotori dell’assorbimento, portando in tal modo all’accumulo dei farmaci e all’insorgenza di effetti tossici (Rodriguez-Fragoso et al., 2014).

  • Glucosinolati: si tratta di composti solforati abbondanti nelle Brassicaceae, come broccoli, cavolfiori e crescione, che portano all’accumulo dei farmaci alterandone il metabolismo; questi effetti sono stati clinicamente documentati solo per i broccoli (Rodriguez-Fragoso et al., 2014).
  • Carotenoidi: si tratta del β-carotene e del licopene, abbondanti nelle carote e nei pomodori, che secondo studi preliminari possono alterare il metabolismo di alcuni farmaci (Rodriguez et al., 2014).
  • Vitamina K: questa vitamina, abbondante nelle Brassicaceae, promuove la coagulazione del sangue, riducendo l’efficacia del warfarin e di altri anticoagulanti.
  • Potassio: il potassio, abbondante in frutta, legumi e cereali, può provocare aritmie quando associato a farmaci che ne aumentano la ritenzione, come alcuni diuretici e i β-bloccanti.
  • Fibre: le fibre sono in grado di intrappolare diversi farmaci, tra cui la digossina e la levotiroxina, riducendone l’assorbimento e portando al fallimento della terapia.
  • Salicilati: i salicilati, abbondanti nelle spezie e nella frutta, potenziano in modo dipendente dalla dose gli effetti dell’acido acetilsalicilico, con il quale presentano analogie strutturali e farmacologiche (antiaggregante piastrinico).

Ora passiamo a un’altra diffusissima categoria di alimenti: il latte e i suoi derivati!

Farmaci e latticini possono coesistere?

I latticini, nelle interazioni con i farmaci, possono avere dei pro e dei contro: vediamoli!

  • Pro: essi possono ridurre gli effetti gastrolesivi di svariati farmaci, come i FANS e il litio.
  • Contro: latte e derivati non dovrebbero essere assunti con alcuni antibiotici (tetracicline e fluorochinoloni), poiché il calcio in essi contenuto può formare dei complessi insolubili, riducendone l’assorbimento.

Come comportarsi, dunque? Occorre semplicemente prestare molta attenzione a questi alimenti quando si intraprende una cura farmacologica!

Attenzione agli alimenti ricchi di tiramina.

La tiramina, sostanza azotata abbondante negli alimenti lavorati e conservati, può portare a gravi crisi ipertensive quando assunta con particolari farmaci, come gli inibitori delle MAO (gli enzimi monoaminoossidasi), il linezolid e gli antimicobatterici.

Una volta giunta nelle terminazioni nervose, infatti, essa vi si introduce e stimola il rilascio di noradrenalina, un neurotrasmettitore che provoca l’aumento della pressione.

Ecco perché, se soffri di ipertensione, non dovresti mai abbassare la guardia a tavola!

Farmaci e bevande a base di caffeina.

A causa del contenuto in caffeina, bevande come tè, caffè, coca cola e cioccolata possono aumentare la tossicità di svariati farmaci, tra i quali:

  • la teofillina (un broncodilatatore), perché attivano gli stessi recettori del farmaco;
  • la clozapina (un antipsicotico), perché ne provocano l’accumulo.

Insomma, caffeina e medicine non vanno molto d’accordo!

No alle bevande alcoliche se assumi medicinali!

Gli alcolici possono interferire con i farmaci a causa sia dell’alcol etilico, sia della tiramina (che si forma durante la fermentazione alcolica). Mentre quest’ultima può provocare bruschi aumenti della pressione, l’alcol etilico può agire in due modi:

  • alterando il metabolismo epatico;
  • potenziando gli effetti dei farmaci attivi sul sistema nervoso.

In caso di terapia farmacologica, allora, sarà meglio rinunciare all’alcol!

Elenco delle interazioni più importanti.

Desideri avere una lista completa e dettagliata su questo interessante argomento? Ti invitiamo a consultare la tabella successiva, nella quale sono riportate le interazioni più importanti tra alimenti e farmaci:

Alcolici: interagiscono con tutti i farmaci.
Alimenti ricchi di fibre: interagiscono con i glicosidi cardioattivi (digossina) e gli ormoni tiroidei (levotiroxina).
Alimenti ricchi di potassio: interagiscono con alcuni antipertensivi (diuretici risparmiatori di potassio e β-bloccanti).
Alimenti ricchi in salicilati: interagiscono con gli antiaggreganti (acido acetilsalicilico).
Alimenti ricchi di tiramina: interagiscono con i farmaci per il Parkinson (MAO inibitori) e gli antibiotici (linezolid).
Alimenti ricchi di vitamina K: interagiscono con gli anticoagulanti (warfarin).
Avocado: interagisce con gli anticoagulanti (warfarin).
Cibi e bevande contenenti caffeina: interagiscono con alcuni antibiotici, psicofarmaci e broncodilatatori.
Fave: interagiscono con i farmaci per il Parkinson (levodopa).
Kiwi: interagiscono con alcuni antidepressivi (SSRI).
Latte e derivati: interagiscono con alcuni antibiotici (tetracicline e fluorochinoloni).
Liquirizia: interagisce con antipertensivi e glicosidi cardioattivi.
Mango: interagisce con alcuni psicofarmaci ed antinfiammatori.
Mela: interagisce con antistaminici e ipocolesterolemizzanti.
Melagrana: interagisce con farmaci attivi sul sistema nervoso (carbamazepina e pentobarbital).
Mirtillo rosso: interagisce con anticoagulanti, antinfiammatori e antipertensivi.
Polpa e succo delle arance di Siviglia: interagisce con antibiotici, farmaci attivi sul cuore e ipocolesterolemizzanti.
Polpa e succo di mandarino: interagisce con ipnotici e sedativi (midazolam).
Polpa e succo di pompelmo: interagisce con una trentina di farmaci, tra cui antistaminici, antivirali, antibiotici, anticolesterolemici, immunosoppressori, antipertensivi, psicofarmaci e antitumorali.
Tè verde: interagisce con antipertensivi, anticoagulanti e psicofarmaci.
Uva nera: interagisce con gli immunosoppressori (ciclosporina).

Noi ti consigliamo, ogni volta che intraprendi una terapia farmacologica, di rivolgerti al tuo medico per qualunque dubbio alimentare.

Quando si tratta di salute è sempre opportuno affidarsi agli esperti, non ti pare?

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Jessica Zanza ( Farmacista) - Dott.sa Luigia Torrusio

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