Gravidanza a rischio: primi sintomi, prevenzione e diritti sul lavoro.

Con quali sintomi si presenta una gravidanza a rischio? Quali le cause ed i fattori che rendono un periodo cosi particolare della vita di una donna ancora più delicato? Vediamo se è possibile prevenire i rischi per la gestazione, per la madre e per il nascituro e quali sono i diritti per le donne lavoratrici in caso di complicazioni della gravidanza.

Gravidanza a rischio: primi sintomi, prevenzione e diritti sul lavoro

    Indice Articolo:

  1. Quando è considerata a rischio?
  2. Cause preesistenti la gravidanza
  3. Fattori di rischio
  4. Patologie della gravidanza
  5. Primi sintomi
  6. Prevenzione
  7. I diritti delle lavoratrici
  8. Approfondimenti

Quando una gravidanza è considerata a rischio?

Non è facile dare una definizione di gravidanza a rischio in quanto il concetto può racchiudere varie situazioni.

In generale una gravidanza ha necessità di maggiori attenzioni quando si verificano delle condizioni di potenziale pericolo per il proseguimento della gravidanza stessa, per la madre o per il feto.

Più nel dettaglio, possiamo parlare di rischio quando sussiste uno di questi fattori:

  • patologia materna preesistente la gravidanza che può complicarla

  • patologia legata alla gravidanza

Accanto a queste evenienze se ne può verificare un’altra che, di per se, non è considerata patologica, ma necessita di maggiore attenzione durante i nove mesi: la gravidanza gemellare.

Patologie materne preesistenti che creano dei pericoli per la gestazione.

Talvolta la futura mamma soffre di una patologia già prima del concepimento.

Cause preesistenti che rendono la gravidanza a rischio

Con il costante miglioramento della medicina, oggi è possibile tenere a bada delle patologie sistemiche che prima potevano addirittura precludere la strada verso un figlio. Spesso sono patologie con cui la donna impara a convivere bene e che vengano tenute sotto controllo con esami e medicine, prescritte dallo specialista.

Le più frequenti sono:

  • ipertensione: la donna ipertesa deve fare particolarmente attenzione in gravidanza in quanto ha un rischio maggiore di sviluppare una patologia della gravidanza, la gestosi, che può diventare rischiosa per lei e il nascituro se non riconosciuta e trattata in tempo;

  • diabete: le donne che hanno il diabete possono avere gravidanze complicate da feti macrosomi (peso alla nascita superiore ai 4000 gr.), polidramnios (quantità di liquido amniotico superiore alla norma), parto pretermine;

  • patologie respiratorie (asma bronchiale, bronchite, tubercolosi polmonare, linfangioleiomiomatosi): la gravidanza apporta delle modifiche anche a livello respiratorio, sia dal punto di vista anatomico (aumento dello spazio toracico, diaframma più alto) che dal punto di vista ormonale (gli ormoni della gravidanza possono avere effetti sugli atti respiratori rendendoli più profondi, con aumento della ventilazione), quindi se esiste già una patologia respiratoria può essere aggravata da questo stato;

  • patologie cardiache (prolasso della valvola mitrale, altre patologie valvolari, cardiopatie congenite, miocardiopatie, aritmie): il cuore è sottoposto ad uno sforzo maggiore in gravidanza, quindi tutte le patologie preesistenti possono aggravarsi

  • patologie renali (nefropatie croniche, insufficienza renale, trapianto reni, rene policistico, nefropatie congenite): anche i reni sono sottoposti ad un grande lavoro in gravidanza, per cui anche in questo caso patologie preesistenti possono modificarsi e a volte anche aggravarsi;

  • malattie autoimmuni (Lupus eritematoso sistemico, sindrome da anticorpi antifosfolipidi, artrite reumatoide, miastenia, tiroiditi): in base al tipo di patologia e alla sua progressione, la gravidanza può favorire il peggioramento della malattia, per cui sarebbe sempre bene parlare al proprio specialista prima del concepimento, anche per capire gli effetti dei medicinali sul feto;

  • infezioni: le infezioni possono essere pericolose in quanto possono passare dalla madre al feto. In base al tipo di infezione, il feto può incorrere in patologie o aborto, nelle prime settimane;

  • malattie neurologiche (emicrania, epilessia, tumori cerebrali, sclerosi multipla, disturbi del movimento): la gravidanza può alterare il decorso di alcune malattie neurologiche materne, specie se è necessario sospendere i farmaci che tengono a bada i sintomi e che in gravidanza possono diventare pericolosi per il feto.

Fattori di rischio.

Esistono poi dei fattori che non sono patologici, ma potenzialmente possono causare dei problemi nel proseguimento della gravidanza o al momento del parto. Vediamone alcuni:

Fattori che possono portare una gravidanza a rischio

Età: l’età della mamma può contribuire in qualche modo ad aumentare il rischio legato alla gravidanza. Infatti, una gravida con età inferiore a 20 anni corre più rischio di sviluppare la gestosi, specie se è alla prima gravidanza, in quanto è più probabile che si crei un difetto della placentazione che è il motivo alla base dello sviluppo della malattia; nel caso opposto, le gravide con più di 35- 40 anni hanno un rischio aumentato di concepire un bimbo con anomalie genetiche (Es. Sindrome di Down), in quanto è più probabile che si verifichino problemi al momento del riarrangiamento cromosomico nelle prime fasi di divisione del prodotto del concepimento.

Costituzione fisica: una donna con un bacino molto piccolo può incorrere in problemi durante la gravidanza:

  • ha un rischio maggiore di parto pretermine in quanto uno spazio più stretto del normale può non riuscire a contenere l’aumento di peso del feto, specie nelle ultime settimane di gravidanza

  • ha un rischio maggiore di distocie (ossia una anomalia che impedisce il proseguimento naturale del travaglio) in quanto se il feto è più grande dello spazio che deve attraversare potrebbe bloccarsi e richiedere l’intervento di manovre urgenti per farlo nascere;

Inoltre una donna con un peso inferiore a 45 kg ha un maggiore rischio di avere un figlio sottopeso a causa della scarsa disponibilità di nutrienti materni; al contrario una donna obesa o gravemente obesa ha un rischio alto di sviluppare diabete gestazionale a causa dello scompenso glicemico che si può creare e questo comporta anche un rischio maggiore di partorire un figlio macrosoma, con peso alla nascita superiore a 4000 gr.

Alterazioni dell’apparato genitale: alcune patologie legate ad alterazioni dell’apparato genitale femminile possono aumentare il rischio della gravidanza in corso:

  • utero setto o subsetto (presenza di un setto uterino che può interferire con l’instaurarsi della gravidanza),

  • utero bicorne (due corpi uterini divisi), che causa un aumento del rischio di aborto spontaneo e parto prematuro per l’impossibilità del corpo uterino di aumentare liberamente di volume per accogliere il feto,

  • alterazioni della statica pelvica (lassità dei muscoli del pavimento pelvico), se i muscoli del pavimento pelvico non sono abbastanza forti da contenere l’aumento di volume dell’utero possono causare problemi al proseguimento della gravidanza,

  • incontinenza cervicale (una cervice debole può causare parto pretermine in quanto non riesce a contenere il peso dell’utero gravidico),

  • presenza di grandi fibromi che possono interferire con lo spazio disponibile per la crescita del feto.

Contatto con sostanze pericolose: vivere o lavorare in un ambiente con sostanze nocive può causare malformazioni fetali o un aborto precoce. Tra queste ricordiamo: radiazioni, piombo, mercurio, arsenico, diossina, cadmio, nichel.

Patologie legate alla gravidanza che la rendono a rischio.

Esistono poi delle situazioni che si generano nel corso della gravidanza che possono metterne a rischio la prosecuzione e quindi necessitano di misure speciali per salvaguardarla.

Cause di gravidanza a rischio legate alla stessa gravidanza

Queste possono essere:

  • Minaccia d’aborto: le prime settimane sono le più delicate in quanto il prodotto del concepimento deve impiantarsi nell’utero e cominciare gli scambi con il circolo materno, costituendo pian piano la placenta. In alcuni casi però (carenza di progesterone, sforzi eccessivi, anomalie del prodotto del concepimento, etc) si creano dei piccoli distacchi che possono aumentare il rischio di aborto.

  • Preeclampsia, eclampsia: anche se non si soffre di ipertensione, in gravidanza si può incorrere in un rialzo pressorio, con la formazione di edemi agli arti inferiori e proteine nelle urine. Questa triade è il sintomo principale della gestosi, una patologia che deve essere riconosciuta in tempo e tenuta sotto stretto controllo, in quanto può peggiorare e creare rischi per il feto e la madre

  • Diabete gestazionale: è una forma di diabete che compare in gravidanza in donne anche non diabetiche, ma che possono avere una predisposizione a svilupparlo. In questo caso i valori glicemici devono essere tenuti sotto controllo e i rischi sono il parto pretermine e un feto con peso superiore ai 4000 gr alla nascita

Puoi approfondire le cause e le terapie del diabete in gravidanza

  • Ipertensione gravidica: è una forma di ipertensione che compare in gravidanza anche senza necessariamente edemi e proteinuria come nel caso della gestosi, ma va ugualmente tenuta sotto controllo dallo specialista.

  • Placenta previa: la placenta può inserirsi in basso, coprendo parzialmente o interamente il canale cervicale. In questo caso la donna deve avere qualche attenzione in più, evitando di stancarsi troppo e di fare sforzi in quanto delle contrazioni precoci potrebbero portare a sanguinamenti anomali.

Quali sono i primi sintomi?

La sintomatologia dipende ovviamente dalla causa e dalla patologia che si instaura.

Nel caso in cui la mamma soffra già di un disturbo precedente alla gravidanza, sarà più semplice gestire i nove mesi dell’attesa in quanto lo specialista saprà indicare la strada migliore e anche eventuali farmaci compatibili con la gestazione.

Se invece si presenta una delle patologie legate alla gravidanza, bisogna prestare molta attenzione ai primi sintomi e riconoscerli in tempo.

Nel caso della gestosi, abbiamo visto che i tre sintomi principali sono:

  • rialzo pressorio superiore a 90/140 mm hg

  • edemi diffusi, specie agli arti inferiori

  • proteine nelle urine

Quindi se la futura mamma dovesse notare un gonfiore eccessivo o una ritenzione di liquidi, può recarsi dallo specialista che effettuerà i controlli del caso, misurando la pressione più volte in una settimana e prescrivendo un esame delle urine.

In caso di minaccia d’aborto, il sintomo più evidente è la perdita di sangue. In realtà all’inizio della gravidanza qualche leggera macchietta può anche essere normale, ma una perdita di colore rosso vivo, specie se abbondante, deve farci sempre mettere in allarme.

Approfondisci le cause di perdite nelle varie fasi della gravidanza.

Un altro sintomo della minaccia d’aborto è il dolore, che in genere è localizzato al basso ventre ed è simile a quello che comunemente le donne provano quando hanno le mestruazioni. Il dolore non è però sempre presente o altre volte è localizzato alla schiena o può essere scambiato per un normale dolore addominale.

Ad ogni modo, se sono presenti questi due sintomi, è bene rivolgersi ad un medico che possa accertare ecograficamente o con un prelievo di sangue il buon andamento della gravidanza.

Il diabete gestazionale o l’ipertensione in genere vengono scoperti casualmente durante un controllo di routine della gravidanza.

Da un prelievo di sangue per il controllo della glicemia possono uscire dei valori alterati che possono far sospettare una anomalia.

Valori glicemici alterati se:

  • il valore della glicemia ad un controllo di routine è compreso tra 92 e 126 mg/dl

  • il valore della glicemia a digiuno è superiore a 126 mg/dl in due momenti della giornata

  • il valore della glicemia è pari o superiore a 200 mg/dl in qualunque momento della giornata confermato da un altro dosaggio superiore a 126 mg/dl a digiuno

Il diabete in genere non dà una franca sintomatologia, ma i disturbi che possono mettere in allarme sono:

  • aumento della sete

  • aumento della frequenza della minzione

  • disturbi della vista

  • infezioni ricorrenti (cistiti, infezioni da candida)

L’ipertensione gravidica, come abbiamo detto, viene di solito riscontrata durante una visita di controllo. Anche in questo caso, i sintomi possono non essere presenti o essere lievi e transitori.

Ad ogni modo, il sintomo più frequente che spinge una donna gravida a rivolgersi al proprio specialista è il mal di testa.

Un mal di testa costante, con o senza disturbi della vista, deve sempre indurre la gestante ad un controllo pressorio. Valori superiori a 90/140 mmhg hanno bisogno di un monitoraggio più stretto e di terapia se lo specialista lo ritiene necessario, in quanto se la pressione dovesse superare i 120/160 mmhg, la madre può rischiare convulsioni e altri disturbi neurologici.

Puoi approfondire i rimedi per il mal di testa in gravidanza.

E’ possibile prevenire una gravidanza a rischio?

La prevenzione è fondamentale quando la futura mamma ha già dei disturbi che possono essere complicati dalla gravidanza. E’ infatti opportuno rivolgersi allo specialista per scegliere la strada per portare avanti la gestazione nel migliore dei modi, senza mettere in pericolo la salute di madre e figlio.

In tutti gli altri casi, esistono delle piccole “regole” da poter seguire per evitare di incorrere in problemi durante la gravidanza.

Eccone alcune:

  • Assumere acido folico, se possibile, già prima della gravidanza. Questo aiuterà a ridurre il rischio di malformazioni del sistema nervoso fetale.

  • Evitare luoghi a rischio di infezioni (asili, ospedali), specie nel primo trimestre e in particolar modo se la mamma non è protetta contro alcune malattie (rosolia, varicella, etc..).

  • Se la mamma non è protetta, è consigliato eseguire il vaccino per la rosolia ed aspettare almeno un mese prima di concepire.

  • Eliminare l’alcool e il fumo di sigaretta, possono favorire un non corretto sviluppo fetale e far nascere il bimbo sottopeso.

  • Fare attenzione al tipo di alimentazione, se la mamma non è protetta contro la toxoplasmosi che, se contratta durante la gravidanza, può arrivare al prodotto del concepimento e danneggiarlo.

Approfondisci i rischi della toxoplasmosi in gravidanza.

  • Evitare di assumere farmaci, se non sotto stretto controllo medico. Alcuni farmaci infatti possono avere un effetto teratogeno, ossia possono provocare difetti congeniti al feto.

  • Controllare la pressione in gravidanza può aiutare a riconoscere in tempo l’ipertensione gravidica, specie se c’è familiarità per la malattia.

  • Evitare luoghi a rischio di radiazioni o sostanze tossiche che possono danneggiare il feto.

  • Per la diagnosi precoce di alcune patologie genetiche esistono due test da poter eseguire: il tri test, dalla 15 alla 17 settimana di gestazione che abbina un prelievo di sangue materno ad una ecografia per la valutazione del rischio di avere un feto con problemi genetici.

  • L’amniocentesi, che si effettua dalla 18 alla 20 settimana circa, che consiste nell’aspirazione di un campione di liquido amniotico che viene analizzato per la valutazione del dna fetale. Se effettuata correttamente, da la certezza dell’assenza o della presenza di malattie genetiche (es. Sindrome di Down) fetali. E’ consigliata alle donne con età superiore a 35 anni.

  • Ridurre lo stress, infatti alcuni studi hanno provato che uno stress intenso o una forte paura possono mettere a rischio il benessere e la salute del feto.

I diritti delle lavoratrici con gravidanza a rischio.

Diritti lavoratrici per la gravidanza a rischio

Nel caso in cui la futura mamma sia una lavoratrice dipendente (occupata, disoccupata, sospesa, badante, colf, lavoratrice agricola), può chiedere l’astensione anticipata dal lavoro (rispetto al canonico settimo mese di gestazione) in questi casi:

  • in caso di gravi complicazioni della gravidanza,

  • nel caso in cui esista una condizione di salute che può essere aggravata dalla gravidanza,

  • nel caso in cui il datore di lavoro o l’Ispettorato del lavoro appurino che il luogo di lavoro non è consono per una gestante e la stessa non possa essere spostata ad altra mansione meno pericolosa.

L’astensione anticipata vale sia per le donne che lavorano nell’ambito del pubblico sia per coloro che lavorano in aziende private.

La domanda va presentata, accompagnata da un certificato medico, alla sede della propria Asl di appartenenza.

Se il certificato è redatto da un medico ginecologo che non lavora nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale, dunque un libero professionista, la donna deve ugualmente recarsi presso l’Ufficio competente della propria Asl di appartenenza per far si che la condizione venga riconosciuta anche da un professionista del sistema pubblico.

Se invece la donna si rivolge direttamente ad un medico della struttura pubblica (es. Consultorio), non ha necessità di ulteriori accertamenti.

Il certificato deve contenere:

  1. attestazione stato di gravidanza

  2. data presunta del parto

  3. la diagnosi delle complicanze o dello stato di salute della madre

  4. la durata della prognosi e il termine della stessa

  5. eventuale dichiarazione del datore di lavoro che indica il lavoro stesso come sconsigliato ad una donna in gravidanza

  6. l’impossibilità da parte del datore di lavoro di spostare la donna su altre mansioni

 La stessa Asl si occuperà di inviare una copia del documento, per via telematica, all’INPS, mentre sarà cura della futura mamma portare una copia al proprio datore di lavoro e presentare all’INPS la richiesta della retribuzione sostitutiva, rispetto al suo stipendio.

La retribuzione è la stessa che si percepisce in caso di astensione obbligatoria dal settimo mese, ossia l’80 % dello stipendio.

La domanda ha validità retroattiva, nel senso che vale dal giorno in cui viene consegnata, anche se il via libera viene dato successivamente, dopo i controlli di rito.

Da quel momento in poi, decade l’astensione per malattia e comincia l’astensione anticipata per gravidanza e quindi la donna non sarà più costretta, se non per motivi di salute, a restare a casa in attesa della visita fiscale da parte del medico competente.

In genere la retribuzione viene anticipata dal datore di lavoro, che poi riceverà un conguaglio dall’INPS.

Solo in alcuni casi, il pagamento arriva direttamente dall’INPS:

  • colf e badanti

  • lavoratrici stagionali

  • lavoratrici disoccupate o sospese

  • lavoratrici agricole dipendenti

  • lavoratrici dello spettacolo con contratto a termine o a prestazione.

In questi casi, ci si recherà all’INPS con la seguente documentazione:

  • documento di riconoscimento

  • codice fiscale

  • coordinate bancarie in caso di accredito con bonifico

  • coordinate di un conto postale nel caso non sia in possesso di un conto corrente bancario

Supervisione: Maria Grazia Cariello Collaboratori: Dott.sa Laura Lombardo (laurea in ostetricia)

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