Fitoterapia.

Cos’è la fitoterapia? Questa guida vi accompagna nel mondo della medicina più antica, quella che utilizza i principi attivi contenuti nelle piante per curare e prevenire i disturbi più svariati.

Fitoterapia

Le origini della fitoterapia.

E’ dalla notte dei tempi che l’uomo si affida alle piante medicinali per alleviare il dolore. Sono stati ritrovati geroglifici che attestano l’uso di medicamenti vegetali nell’Antico Egitto, e lo stesso termine “fitoterapia” deriva dal greco “phyton”, pianta, e “therapeia”, cura. Già Ippocrate, colui a cui è attribuito il giuramento dei medici, individuò rimedi naturali per ogni male conosciuto all’epoca. Indicazioni sull’argomento arrivano anche dai Sumeri, autori di una tavoletta d’argilla risalente a circa 3.000 anni prima di Cristo, e dagli antichi romani. Ma fu a metà ‘800 che un medico francese, Henri Leclerc, portò alla ribalta questa disciplina, pubblicando a fine ‘800 una raccolta medico-scientifica che trattava, per l’appunto, l’uso delle piante medicinali.

Superata nei secoli dalla moderna disciplina che riproduce chimicamente analoghi principi attivi, la fitoterapia ha iniziato a riguadagnare un po’ di dignità scientifica nel 1986, quando in Francia il Ministero della Salute l’ha riconosciuta come branca della medicina ufficiale, alla quale viene affiancata per combattere patologie di lieve gravità, sia acute che croniche. Oggi la fitoterapia utilizza criteri di sperimentazione scientifica, tramite analisi chimica dei vegetali e studi clinici, anche su animali.

I principi su cui si base.

La fitoterapia, così come la conosciamo oggi, deve molto alle prime università del Rinascimento, e in particolare alla Scuola Medica Salernitana, che unì le conoscenze erboristiche greco-romane con quelle orientali (arabe, cinesi, tibetane e indiane).

Il principio fondamentale su cui si basa è semplice: le piante contengono sostanze che, se ben dosate e mescolate tra di loro, possono alleviare diversi disturbi. Naturalmente esistono precisi criteri per scegliere le piante, che devono essere prima di tutto sane e prive di residui chimici dovuti a concimi o disinfestazioni. Possibilmente, le piante devono essere selvatiche, e quindi raccolte nel loro habitat naturale.

Occorre però ricordare il rovescio della medaglia: come le medicine sintetiche –che spesso ricreano in laboratorio i principi attivi delle piante- anche i fitofarmaci possono risultare dannosi se utilizzati male o se associate senza cognizione di causa a farmaci tradizionali. Il consiglio è di ricorrere a rimedi erboristici soltanto per disturbi lievi, e sempre dietro supervisione di esperti, mentre conviene affidarsi al medico di fiducia per le questioni più serie.

Principali soluzioni proposte dalla fitoterapia.

I principi attivi vegetali possono essere estratti e somministrati in diversi modi:

  • Infusi: si utilizzano per sfruttare le proprietà di parti tenere come fiori, foglie, germogli: basta versarci sopra acqua bollente e lasciare in infusione per un tempo variabile (tra i 5 e i 20 minuti, a seconda del tipo di pianta). Si filtra prima di bere.

  • Decotti: questa è la tecnica migliore per trattare parti più dure della pianta, come le radici, la corteccia, i semi. Vanno messi a bagno in acqua fredda, e portati lentamente a ebollizione per 15-30 minuti prima di filtrare e bere.

  • Tisane: ad una pianta medicinale vengono associate altre dalle caratteristiche più blande ma compatibili; si può somministrare come infuso o decotto, a seconda degli ingredienti.

  • Alcoliti: il medicamento è dato da piante essiccate messe a macerare per qualche giorno in un solvente a base di alcool.

  • Idrolati: questa volta il solvente è l’acqua, l’estratto si ottiene infatti dalla distillazione in corrente di vapore.

  • Oleoliti: simili ai due precedenti, ma con solventi a base di olio.

  • Tinture madri francesi: macerando piante fresche triturate in alcool per 3 settimane, agitando spesso, decantando e filtrando a pressione si ottengono le tinture madri, con rapporto pianta-solvente di 1:3

  • Tinture madri tedesche: identiche alle francesi, ma il rapporto pianta-solvente è di 1:2.

  • Tinture officinali: la procedura è la stessa, ma vengono utilizzate piante secche.

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