Fichi d'india: proprietà cosmetiche, terapeutiche, nutritive e calorie

Molti ne conoscono le proprietà terapeutiche ed estetiche, altri non sanno neppure come si mangiano! I fichi d’india sono frutti con poche calorie ma ricchi di proprietà nutritive, fanno bene allo stomaco ed anche alla bellezza di pelle e capelli. 

    Indice Articolo:
  1. Valori nutrizionali e calorie
  2. Proprieta terapeutiche
  3. Controindicazioni
  4. Proprietà cosmetiche 
  5. Come mangiarli?
  6. I fichi d'india in cucina

Fichi d’india: valori nutrizionali e calorie.

Frutti dalla polpa morbida e succosa, anche in relazione al grado di maturazione, i fichi d’india si caratterizzano di un sapore dolce e gradevolmente acidulo. In base al colore se ne distinguono tre tipologie: Sulfurea, tipicamente gialla e più diffusa rispetto alle altre, Muscaredda, dalla polpa bianca e Sanguigna, la qualità rossa, forse la più conosciuta.

I fichi d’india sono frutti poco calorici: contano solo 53 Kcal per 100 grammi e, poichè un solo fico, senza buccia, pesa soltanto 70 grammi, allora le calorie per frutto si riducono a 37!

L’acqua costituisce ben l’83% della parte edibile  e i carboidrati, essenzialmente zuccheri solubili, ammontano a 13 gr. del totale.

Come per molti frutti la componente proteica e i grassi sono pari a zero, mentre abbonda la fibra insolubile (4.9 g) rispetto a quella solubile (0.13 gr.). Particolarmente importante è la presenza di sali minerali tra i quali spiccano il potassio (190 gr.), il calcio (30 gr.) e il fosforo (25 gr.); in minore concentrazione invece il ferro e il sodio. Per quanto riguarda le vitamine, in maggiori quantità troviamo la vitamina C (18 mg), seguono, in concentrazioni più basse la vitamina a, la niacina, la tiamina e riboflavina.

Le  proprietà terapeutiche di questi frutti.

Le proprietà benefiche del fico d’india, note fin dall’antichità, sono state comprovate tanto da diventare curative, terapeutiche.

Fichi d’india lassativi o astringenti?

Ai fichi d’india viene attribuito un potere astringente: essi, infatti vengono usati per combattere la diarrea perchè le caratteristiche igroscopiche, li rendono capaci di trattenere l’acqua.

Ma in realtà alcuni ne hanno registrato un leggero effetto lassativo se consumati con moderazione. In effetti va specificato che il frutto acerbo si comporta da astringente, ma se consumato maturo si comporta come un blando lassativo. Tuttavia anche in quest’ultimo caso, i semi che contengono molta lignina, possono provocare stipsi. I fichi d’india, quindi si comportano più precisamente come regolatori intestinali e sembra abbiano anche qualche ruolo nel prevenire la proliferazione dei parassiti intestinali.

Un aiuto naturale a controllare il colesterolo: il ruolo delle betalaine.

I fichi d’india sono utili nell’eliminazione dei calcoli renali  grazie alla loro potente azione diuretica, attività da attribuirsi alle betalaine, pigmenti che danno al frutto una colorazione giallo- arancio (betaxantine) o rossa ( betacianine). Queste sostanze hanno anche altri effetti benefici. Proteggono i globuli rossi dalla loro distruzione (emolisi) e legano le LDL, molecole deputate al trasporto del colesterolo in circolo, prevenendone così l’ossidazione e, quindi il conseguente depositarsi sulle pareti interne dei vasi sanguigni.

A molti potrebbe interessare anche il fatto che il consumo abituale di fichi d’india ha un effetto ipocolesterolemizzante: le betalaine, insieme alla taurina, aumentando la secrezione di acidi biliari, richiamano più colesterolo, dal quale derivano, dal sangue al fegato dove è richiesto per la sintesi di altri acidi biliari.

Per quanto riguarda il fegato, poi, i benefici delle betaline si esplicano sia in modo indiretto che in modo diretto: indirettamente, attraverso l’eliminazione delle tossine aumentando la diuresi; direttamente, attivando vie enzimatiche preposte alla detossificazione di sostanze xenobiotiche.

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Fichi d’india in gravidanza e allattamento.

Mangiati a fine pasto, i fichi d’india, possono avere una blanda azione lassativa, che può risultare utile per contrastare gli episodi di stipsi che caratterizzano alcuni periodi della gravidanza. Ma è bene non esagerare: questi frutti sono tra i pochi prodotti vegetali che contengono taurina, una sostanza ampiamente presente nelle bevande gassate e soprattutto nei drinks energizzanti. La taurina svolge ruoli importanti nella sintesi degli acidi biliari, nella contrazione muscolare e nella funzionalità cellulare a vari livelli, ma compete con l’assorbimento del calcio che nella gravidanza e nell’allattamento ha un ruolo cruciale rispettivamente, per la corretto sviluppo tissutale dell’embrione, prima, e del feto poi  e per la produzione del latte nell’allattamento.

In caso di diabete vanno mangiati con moderazione.

Avendo un indice glicemico (riferito alla capacità di innalzare il livello di glicemia nel sangue), pari a 13 per 100 grammi di alimento, i fichi si collocano tra quei frutti ben tollerati dal paziente diabetico ma se consumati con moderazione. Nei casi di iperglicemia la frutta più consigliata, però, è quella con indice glicemico compreso tra 7 e 10, come fragole, pesche, albicocche, mele, pere, more, arance..... I fichi d’india non sono esclusi dalla dieta ma se si sceglie di mangiarli si dovrà dimezzare le dosi rispetto ai precedenti

Meglio evitarli se si soffre di colite.

Non adatti in caso di colite, perchè questi frutti contengono fibra insolubile che può peggiorare stadi di stipsi  e, solo in parte, fibra solubile (presente nelle pale della pianta sotto forma di mucillagini) che invece forma con l’acqua una sostanza gelificante, cioè simile ad un gel, che nell’intestino aiuta il transito delle feci. In generale, in presenza di alimenti ricchi di fibre, come quelle dei fichi d’india e dei semi legnosi, è necessario bere molta acqua per evitare che la formazione di un tappo a livello intestinale.

I fichi d’india fanno dimagrire o fanno ingrassare?

Essendo poco calorici e privi di grassi non fanno certo ingrassare: la frutta è sempre da considerarsi un alimento “innocuo” sotto questo punto di vista, ma la moderazione e il buon senso sono le regole di sempre. Infatti, qualsiasi cibo, va assunto con equilibrio, cioè non in quantità smisurate. Questo vale anche per i fichi d’india che, nelle giuste proporzioni, vengono inseriti nelle diete grazie ad alcune caratteristiche di questi preziosi frutti. Una di queste è la capacità di funzionare da “spezza fame”: il fico d’india allevia l’acidità di stomaco che spesso viene avvertita come fame nervosa, grazie alla presenza delle fibre nella polpa, evitando così, l’introito di alimenti calorici.  Inoltre le fibre tengono sotto controllo la glicemia perchè consentono il rilascio graduale di zuccheri nel sangue, che altrimenti verrebbero subito captati, trasformati in grassi e accumulati nel tessuto adiposo.

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Validi alleati contro ritenzione idrica e  cellulite.

Non solo non fanno ingrassare, ma sono validi alleati nella lotta contro la cellulite. Questo in virtù degli effetti diuretici di questi frutti, che si esplicano fondamentalmente grazie all’abbondanza di acqua, all’altissima concentrazione di potassio, il minerale più abbondante del fico d’india e alla carenza di sodio, presente in bassissime quantità. Il loro consumo, associato ad una dieta ipocalorica e iposodica, permette di perdere chili efficacemente e con risultati evidenti sulla ritenzione idrica. A prova di ciò, uno studio francese ha dimostrato che il fico d’india può aiutare a dimagrire grazie all’azione diuretica e antiossidante del suo estratto. Questo è stato testato prima su topi de laboratorio e poi su un numero considerevole di donne rilevando un’efficacia nel coadiuvare la perdita di peso.

Controindicazioni ed effetti collaterali.

Tranne le raccomandazioni viste sopra in caso di colite e diabete i fichi d’india non presentano particolari controindicazioni se non per il fatto che mangiarne troppi può provocare stitichezza. Questo sempre per la presenza di fibre vegetali che se da un lato forniscono tanti benefici all’organismo, dall’altro se l’introito è massivo, possono formare nell’intestino grasso, dei “tappi” occlusivi che impediscono la defecazione. Inoltre i semi sono particolarmente duri (a causa della lignina) e irritanti, quindi questi frutti vanno evitati in presenza di patologie intestinali.

Le proprietà cosmetiche dei fichi d’india per la bellezza di pelle e capelli.

Non tutti lo sanno, ma , come altri frutti, anche i fichi d’india vengono utilizzati per la produzione di prodotti di bellezza. In particolare, vengono utilizzati per produrre creme umettanti, cioè capaci di trattenere l’acqua prevenendo la disidratazione della pelle. Questo in virtù delle proprietà igroscopiche del fico d’india, ossia la capacità di catturare e trattenere le molecole d’acqua.

Il fico d’india in cosmesi
Praticamente tutte le parti dell’Opuntia, la pianta del  fico d’india, vengono utilizzate per la produzione di cosmetici. Le “pale”, quelle che sembrano  foglie e sulle quali dimorano i frutti, contengono sali minerali ,vitamina E e C che conferiscono ai cosmetici che ne derivano  proprietà rispettivamente emollienti e anti-infiammatorie.

I semi di fichi d’india, invece, vengono utilizzati per produrre l’omonimo olio, attraverso la spremitura a freddo. Essendo molto raro e dispendioso da produrre è anche abbastanza costoso, ma è particolarmente adatto per il trattamento di pelle secca e screpolata e capelli aridi.

L’uso della pianta spazia anche ad usi diversi in cosmetica,: gli aztechi già lo sapevano, la pianta può essere utilizzata per allevare la cocciniglia un insetto che produce naturalmente un colorante rosso vivo ampiamente utilizzato per la produzione di rossetti, ombretti e cosmetici vari.

Come si mangiano? Qualche consiglio per non pungersi.

Il frutto va mangiato fresco, meglio se appena raccolto, quando giunge a completa maturazione, tipicamente a settembre. Ma attenzione alle spine che molto facilmente attraversano la pelle! La raccolta avviene con guanti di gomma o con specifiche strumentazioni che permettono di raggiungere anche i frutti più alti. Per sbucciarli, poi, basta seguire poche semplici mosse: tenendo fermo il frutto con una forchetta si tagliano con il coltello, in senso trasversale le due estremità, quindi si incide la buccia longitudinalmente  e, tenendola da un’estremità, si fa rotolare la polpa con l’aiuto della forchetta fino a separarla completamente dell’involucro. Può aiutare immergere preventivamente i fichi d’india in acqua fredda, per togliere parte delle spine.

Fichi d’india in cucina: non solo dolci!

Può essere consumato così com’è, ma si presta bene anche per la preparazione di marmellate, creme, liquori, o in fantasiose insalate. Ma chi ha mai provato a farne un risotto? La ricetta è molto semplice: basta tritare una cipolla e farla rosolare con un filo d’olio in una casseruola per poi aggiungere la polpa di due fichi d’india precedentemente liberata dei semi. Quindi si aggiunge il riso e si fa sfumare con un pò di prosecco (o vino bianco in alternativa). Si continua la cottura aggiungendo brodo vegetale e, a piacere, erbe aromatiche e infine, si manteca con un fiocco di burro e formaggio grattugiato.

Marmellata di fichi d’india
Non si trova ovunque nonostante la sua ricchezza in sapore e proprietà (forse per il  prezzo dei frutti che si aggira intorno a 3 euro al chilo),  ma la si può realizzare facilmente a casa. Dopo aver sbucciato con cura i fichi d’india, la polpa va tagliata a tocchetti e, in una casseruola portata ad ebollizione. Ottenuta una poltiglia densa, questa va passata al setaccio per eliminare tutti i semi, quindi di nuovo sul fuoco si aggiunge succo di limone e zucchero (circa 500 grammi per un chilo di fichi) e continuare la cottura. Quando il composto è sodo si travasa in barattoli di vetro che vanno pastorizzati per permetterne una conservazione più lunga.

Viste le innumerevoli proprietà di questi frutti dall'apparenza spinosa ma dal cuore tenero non ti resta che decidere come inserirli nelle tue abitudini alimentari...

Preferisci gustare il frutto al naturale come spuntino oppure hai qualche preparazione più complessa da consigliare? Faccelo sapere nei commenti.

Supervisione: Collaboratore: Dott.ssa Valentina Coviello (Biologa)