Empatia: cos’è? Tipi, test e disturbi.

Il termine ‘empatia’ significa ‘mettersi nei panni dell’altro’ ed indica uno stato mentale per cui un individuo riesce a comprendere quali sono le emozioni di chi lo circonda. Solitamente una persona empatica è anche molto sensibile e tende a vivere i problemi degli altri in un modo più amplificato del normale. Ma conosciamo davvero l’empatia fino in fondo? E cosa ne sappiamo realmente? Scopriamolo insieme nelle prossime righe.

Empatia: cos’è? Tipi, test e disturbi

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Quando nasce?
  4. Pro e contro dell’empatia
  5. Disturbi
  6. Approfondimenti

Cos’è l’empatia? L’interpretazione degli psicologi.

Il termine empatia deriva dal greco, e tradotto letteralmente significherebbe “ dentro il sentimento”, comunemente viene usato per indicare persone molto sensibili che riescono ad immedesimarsi e sentire come propri i sentimenti di un terzo.

Gli psicologi in realtà hanno delle difficoltà a dare una definizione precisa della parola ‘empatia’. Sono comunque tutti abbastanza concordi nel definirlo come un fenomeno complesso che consiste per l’appunto nell’avvertire nel proprio intimo le emozioni dell’altro vivendole a propria volta, in maniera spesso anche molto profonda.

La psicologia spiega l’empatia da una parte come una capacità di condividere con qualcuno le sue emozioni e dall’altra come la comprensione del suo punto di vista.

In ogni caso essere empatici vuol dire stabilire un legame con gli altri, anche molto forte, e ciò sarebbe alla base della tessitura delle relazioni interpersonali.

Molti psicologi dicono che se non ci fosse empatia le relazioni interpersonali non esisterebbero e ciò sarebbe dimostrato dal fatto che coloro che non sono soggetti particolarmente empatici e che non riescono a condividere esperienze emozionali con gli altri, sono anche molto soli e hanno pochi amici.

Ad ogni modo secondo le varie scuole di pensiero esistono differenti tipologie di empatia. Vediamole insieme.

Tipi di empatia: i vari modi di sentire l’altro.

Naturalmente una condizione cosi complessa come l’empatia che secondo molti sarebbe proprio il nostro modo di entrare in contatto con gli altri non poteva non subire delle classificazioni. In realtà più che di diversi tipi di empatia si tratta di diverse sfumature di questa condizione, che poi possono essere più o meno sviluppate rendendo un soggetto più o meno empatico alle diverse situazioni/condizioni. In particolare possiamo distinguere:

Differenze tra empatia e simpatia.

Molto spesso si confondono tra loro i significati di simpatia ed empatia considerandoli quasi dei sinonimi, ma in realtà si tratta di due concetti abbastanza diversi, infatti:

  • empatia vuol dire comprendere a fondo le emozioni
  • simpatia significa provare le sue stesse emozioni.
In realtà la distinzione è un po border line in quanto si deve capire che sicuramente per poter entrare in relazione con l’altro è necessario capirlo ma anche riuscire a provare ciò che prova lui! Per quanto il discorso sia complesso gli psicologi sottolineano questa differenza ritenendo che l’empatia sia qualcosa di più profondo della simpatia e che la simpatia di solito è alla base della nascita di un rapporto, d’amore o d’amicizia, e si trasforma in empatia non appena quest’ultimo diventa più intenso e coinvolgente.

Empatia affettiva.

Gli studi di alcuni psicologi americani hanno dimostrato che alla base dell’empatia c’è una componente affettiva molto forte. L’empatia affettiva consiste nel vivere gli stati d’animo degli altri in maniera consapevole, sapendo cioè che l’altro è un’entità diversa da sé e che, per qualche motivo, gli siamo particolarmente legati.

Si tratta di quel sentimento che ci permette di condividere con gli altri gioie e dolori e di viverli come se li stessimo vivendo in prima persona, manifestando una sensazione di gioia o dolore. Effettivamente, questa tipologia di empatia sarebbe generata dalla porzione insulare del cervello che è quella che si occupa della generazione delle sensazioni corporee sulla base di stimoli provenienti dall’ambiente esterno.

Empatia cognitiva.

Alcuni ritengono che non sia corretto effettuare una distinzione tra empatia affettiva e cognitiva in quanto come abbiamo detto, in ogni caso, alla base dell’empatia ci sarebbe un lavoro da parte del nostro sistema nervoso. Però, la maggior parte degli psicologi ritiene che l’empatia cognitiva sia un caso a parte in quanto rientrerebbe nella famosa ‘teoria della mente’ per cui un soggetto sarebbe in grado di entrare nello stato mentale di chi gli sta di fronte e di comprenderlo pienamente.

Pare che, mentre l’empatia affettiva sia dovuta all’attività della corteccia insulare, quella cognitiva sia localizzata nella corteccia prefrontale e cingolata.

Il tutto è stato verificato scientificamente grazie a delle risonanze magnetiche condotte nell’ambito di vari studi tra cui quello del 2011 dei ricercatori Menon e Uddin.

Empatia di coppia.

L’empatia in amore è un aspetto fondamentale senza il quale non sarebbe possibile stabilire una relazione duratura. Così come nell’amicizia, anche in amore è necessario creare un canale più profondo mediante il quale comprendere l’altro ed entrare in relazione con esso.

Se c’è empatia prima che ci sia amore vuol dire che c’è più possibilità di crescita reciproca. E’ questo secondo gli psicologi è un aspetto fondamentale, alla base di ogni rapporto che voglia essere duraturo nel tempo.

Quando poi subentra l’amore l’empatia si trasforma in qualcosa di più profondo per cui, pur restando due persone e due menti distinte, due soggetti decidono di fondere il proprio essere e di condividerlo totalmente.

Empatia estetica.

L’empatia nell’ambito estetico, sebbene si possa pensare che non c’entri assolutamente nulla, svolge in realtà un ruolo fondamentale.

Nel ‘900 si diffuse una corrente di pensiero, ovvero quella dei ‘filosofi empatisti’, che riteneva che l’empatia con un’opera d’arte rappresenta la principale fonte di godimento dell’uomo da un punto di vista estetico.

Secondo questi filosofi, gli uomini, in quanto animali empatici, hanno la capacità di entrare in comunicazione con un’opera d’arte inerte. Questa corrente di pensiero ha incuriosito moltissimo gli psicologi che hanno deciso di approfondire questo studio effettuando delle ricerche proprio a livello del sistema nervoso dell’uomo quando quest’ultimo veniva posto di fronte ad un’opera d’arte che egli reputava bella.

Il risultato è stato che, a livello della corteccia cerebrale, la vista di un bel quadro, ad esempio, attiva la porzione motoria del cervello che evoca sensazioni di benessere.

Gli studi sono ancora in corso in quanto il discorso è abbastanza misterioso e complesso ma è possibile anche ampliarlo, ai giorni nostri, a un piacere estetico di qualunque natura, che possa essere un bel viso, una persona che noi reputiamo bella nel suo complesso estetico o un bel colore di capelli e così via. Probabilmente, proprio questo tipo di empatia e le emozioni che essa stessa è in grado di suscitare, sarebbero alla base dei fenomeni dell’innamoramento.

Lavorare meglio? Basta essere empatici!

Altro argomento abbastanza scottante è quello dell’empatia sul posto di lavoro, in un’epoca come la nostra in cui il lavoro scarseggia e spesso ci si deve adattare a ricoprire dei ruoli non proprio desiderati. Gli psicologi del lavoro affermano che essere empatici sul luogo di lavoro aiuta a svolgerlo meglio, creando attorno a sè un clima di cordialità e solidarietà.

Se empatia vuol dire mettersi nei panni dell’altro, provare empatia nei confronti dei propri colleghi vuol dire comprenderne le necessità e mettere a disposizione degli altri la propria professionalità qualora lo richiedano dei momenti di difficoltà. Bisogna necessariamente non considerare il lavoro come una realtà individuale ma di collaborazione totale e di condivisione di obiettivi comuni perchè solo in tal modo si svolge bene il proprio lavoro e si aiuta la propria azienda o il proprio progetto a progredire.

Anche se del proprio lavoro non si è pienamente soddisfatti, è stato dimostrato come un buon clima in ufficio possa aiutare a sentire meno il peso di questa insoddisfazione, dando la carica per garantire sempre un buon operato. In tutto ciò, spesso svolge un ruolo cruciale il datore di lavoro che, per rendere i propri dipendenti più empatici e collaborativi, dovrebbe cercare di non elogiare le qualità dell’uno e sminuire quelle dell’altro, dovrebbe promuovere la comunicazione favorendo ad esempio il lavoro nell’ambito di progetti di gruppo e valutare che i soggetti che assume nella propria azienda abbiano delle buone capacità comunicative e di relazione.

Quando nasce l’empatia?

Gli psicologi hanno dimostrato che l’empatia nell’uomo è una capacità innata e perciò ne sono dotati anche i bambini.

In particolare, però sembra che questi ultimi non siano empatici nei confronti di chiunque ma, dapprima, nei confronti delle persone con cui vengono a contatto ovvero, primi tra tutti, i genitori. I bambini avvertono subito lo stato d’animo della propria mamma o del proprio papà soprattutto quando sono tristi e tesi, dunque risentono tantissimo anche del loro rapporto di coppia. Sicuramente l’empatia nei bambini sarà anche rivolta ad altri bambini e al mondo esterno nel momento in cui inizieranno ad esplorare il mondo e a stringere le prime relazioni interpersonali ma gli psicologi sono tutti concordi nell’affermare che, affinché un bambino sviluppi empatia in modo corretto e non patologico nei confronti dell’altro, devono avere davanti ai propri occhi dei buoni esempi di empatia.

Ed ecco perchè sarebbe bene che i bambini crescessero in un ambiente familiare sereno, nel quale i genitori cercano il più possibile di limitare le discussioni creando un clima armonico. I genitori, infatti, sono i primi responsabili della strutturazione dell’io dei propri figli e devono insegnare loro come vivere e come stabilire un’empatia col mondo esterno. I genitori stessi possono aiutare i bambini a sviluppare le proprie emozioni raccontando loro delle storie, chiedendo loro qual è lo stato d’animo che provano, ad esempio, dopo una gita o un’uscita con gli amici, e portandoli il più possibile a contatto con gli altri, aiutandoli così ad esternare le proprie emozioni e a condividerle con il prossimo.

I rapporti empatici con gli animali.

E’ stato scientificamente dimostrato che i meccanismi alla base della generazione dell’empatia sono rivolti a tutti gli esseri viventi e non solo all’uomo.Ecco spiegato il motivo per cui molte persone amano gli animali e riescono a stabilire un rapporto molto speciale con questi ultimi.In realtà, tutto dipende molto dalla sensibilità di una persona e dalla sua capacità di entrare in relazione con un mondo molto lontano da quello propriamente umano.

Certo è che la scienza è riuscita a dimostrare che la stessa empatia provata dagli uomini è presente anche negli animali e si manifesta con dei meccanismi molto simili.Studi fatti sull’attività cerebrale delle scimmie negli anni ‘90 presso l’Università di Parma hanno dimostrato che nel cervello degli animali si generano dei movimenti neuronali ogni qualvolta un uomo compia un’azione. In particolare, si attivano i neuroni della stessa corteccia insulare e pre-frontale che si attivano anche nell’uomo e questa sarebbe la dimostrazione che gli animali provano le stesse emozioni che sta provando un umano con il quale siano entrati in relazione.

Questo è un aspetto fondamentale che regola il rapporto tra uomo e animale da compagnia proprio perchè un uomo potrebbe inconsciamente decidere di allevare in casa un cucciolo di cane perchè magari quest’ultimo è in grado di condividere con lui le proprie emozioni!

Essere empatici è un bene o un male? Pro e contro dell’empatia.

Abbiamo detto che l’empatia è un meccanismo alla base delle relazioni interpersonali.

Ciò però non vuol dire, però, che essa rappresenti sempre un vantaggio.

A volte, infatti, essere troppo empatici può giocare brutti scherzi!

In generale, le persone empatiche sono quelle più sensibili e meno egoiste o narcise, ovvero coloro che sono in grado di comprendere così a fondo le emozioni dell’altro tanto da lasciarsi trasportare eccessivamente da esse fino ad annullare se stesso.

Allora lo stato d’animo negativo di una persona molto vicina a noi può influenzare negativamente la nostra giornata, così come un evento triste può renderci altrettanto tristi e incapaci di reagire.

Quindi, essere empatici è molto importante perchè l’uomo è un animale empatico che per vivere ha bisogno degli altri per definizione, ma è anche vero che la propria empatia va tenuta a bada!

Soprattutto nelle relazioni di coppia o di amicizia molto stretta è necessario mantenere sempre separate le proprie personalità, rendendosi conto che la relazione non implica l’annullamento o l’esclusiva dell’altro.

E’ necessario pensare a questo perchè altrimenti l’empatia, invece di rappresentare un bel momento di condivisione delle emozioni comuni, si trasformerebbe in un’arma a doppio taglio che ci impedirebbe di vivere serenamente la nostra vita e il nostro rapporto con gli altri.

Quanto sei empatico?  Il test dell’empatia.

Esiste un vero e proprio test che è possibile effettuare per valutare il proprio livello di empatia. Questo test è stato elaborato dai ricercatori dell’Università di Cambridge e si tratta più che altro di un’analisi di immagini e di flussi di parole sulla base del primo impatto di colui che si sta sottoponendo al test.Il risultato del test al di sotto dei valori medi che dimostra una scarsa capacità empatica, in realtà, non deve allarmare il soggetto che lo ha riscontrato ma deve rappresentare un buon punto di partenza per aiutarlo ad allenare la propria empatia.

Disturbi dell’empatia: fisiologia o egoismo?

Gli psicologi hanno dimostrato che, in certe condizioni, alcuni soggetti mostrano una compromissione della sfera dell’empatia.

Allora può accadere che si sia incapaci di sentire cosa prova l’altro oppure di sentirlo in maniera eccessiva. Sembra che, in entrambi i casi, non esista un difetto oppure un mancato funzionamento delle zone della corteccia cerebrale preposte all’empatia ma che alla base di queste problematiche ci sia semplicemente una disattenzione verso l’altro.

Ciò accade quando si hanno per esempio dei disturbi d’ansia oppure quando si vive una situazione di particolare stress.

Nei soggetti che vivono queste condizioni di disagio è compromessa la capacità di percepire il proprio stato emotivo e gli psicologi affermano, ed è ormai un dato di fatto, che per poter comprendere stati d’animo di persone estranee è necessario prima essere concentrati su sé stessi. Dunque è sufficiente risolvere queste problematiche per riuscire a recuperare la propria capacità di entrare in rapporto con gli altri.

Esiste poi un’altra corrente di pensiero che ritiene che la mancanza di empatia sia una vera e propria patologia. Esisterebbe, secondo alcuni studiosi, una scala di empatia che va dal livello 0 al livello 6.

Il livello 0 è quello patologico dei soggetti antisociali, assolutamente incapaci di provare empatia per gli altri ed è il livello associato ai criminali. Il livello 6 è quello opposto e configura la situazione patologica di chi prova empatia in modo eccessivo. Sembra che in questi casi si possa riscontrare una lesione della corteccia prefrontale che comprometterebbe la funzione dei neuroni deputati all’empatia.

Si può imparare ad essere empatici?

Effettivamente gli psicologi e gli scienziati hanno dimostrato che l’empatia è un sentimento che va allenato e che si impara nel tempo.

Abbiamo già parlato dell’empatia nei bambini e abbiamo detto che si tratta di una capacità innata che va aiutata dai genitori ad emergere e svilupparsi.

Il primo punto dunque per lo sviluppo dell’empatia è la socializzazione che permette al bambino di imparare a stare con l’altro, che l’altro esiste e che ha un pensiero importante quanto il suo.

L’allenamento dell’empatia poi procede da sé dall’infanzia all’adolescenza, fino ad arrivare all’età adulta, fasi della vita durante le quali gli studiosi sono concordi nel consigliare la lettura per facilitare questo compito.

Sembra, infatti, che la lettura e soprattutto quella di storie e romanzi d’amore, aiuti particolarmente a sviluppare non solo l’immaginazione ma anche l’empatia nonchè l’immedesimazione nell’altro.

Leggere quindi è un altro buon consiglio utile a patto che la lettura non diventi motivo di isolamento e di estraniazione dal mondo.

E voi quanto siete empatici?

Pensate di avere ancora molta strada da fare o siete a buon punto?

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Marilena Grassi (Biologa)

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