Elettrostimolatori: a cosa servono? Benefici e controindicazioni.

A cosa servono gli elettrostimolatori? Quali benefici apportano? Sono pericolosi? Nell’articolo cercheremo di conoscerli meglio, approfondendone caratteristiche, benefici e controindicazioni.

Elettrostimolatori: a cosa servono? Benefici e controindicazioni

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. A cosa servono?
    1. Elettrostimolatori sportivi per la massa
    2. Elettrostimolatori medici per il recupero
    3. Elettrostimolatori estetici per dimagrire
  3. Controindicazioni
  4. Approfondimenti

Cosa sono gli elettrostimolatori?

Gli elettrostimolatori sono dispositivi medici diffusi in ambito terapeutico, estetico e sportivo, in grado di emettere impulsi elettrici. In commercio ne esistono tantissimi modelli, per uso domiciliare o professionale, con un prezzo che varia da qualche centinaia a qualche migliaia di euro per gli elettrostimolatori professionali. Al di là del modello, comunque, tutti questi elettrostimolatori muscolari sono costituiti da un generatore di corrente (fisso o portatile) dotato di display, pulsanti e una o più vie d’uscita per collegare gli elettrodi.

Attualmente realizzati in gomma, che conferisce loro elasticità e massima aderenza alla pelle, gli elettrodi possiedono una faccia rivestita di gel autoadesivo (che riduce la resistenza opposta al passaggio della corrente). Solitamente sono quadrati (5cm x 5cm) per i muscoli piccoli o rettangolari (5cm x 9cm) per i muscoli grandi; gli elettrodi per l’elettrostimolazione facciale, invece, sono più piccoli e circolari. Conservati in frigo prima dell’uso, si applicano sulla cute ben pulita e depilata, per poi essere inumiditi con acqua dopo la rimozione, in modo da reidratare il gel.

Ma come funziona in pratica l’elettrostimolazione muscolare?

Semplice, una volta acceso il dispositivo, la corrente da esso generata attraversa i tessuti passando da un elettrodo all’altro, determinando gli effetti di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

Per i più curiosi, riportiamo alcuni esempi nel seguente approfondimento.

Elettrostimolatori professionali e domiciliari.

Globus Mystim: elettrostimolatore palmare per uso sportivo, estetico e medico. Costa circa 200€ ed è dotato di:

  • 55 programmi (12 sport, 33 fitness, 8 dolore e 2 riabilitazione);

  • correnti EMS e TENS;

  • 0,3-150 Hz di frequenza;

  • 50-450 μs di ampiezza dell’impulso;

  • 120 mA di potenza per canale (480 mA totali).

Globus The Winner: elettrostimolatore palmare per uso prevalentemente sportivo. Costa circa 900€ ed è dotato di:

  • 441 programmi (143 sport, 58 fitness, 60 bellezza, 3 riabilitazione, 12 dolore, 23 microcorrenti, 3 incontinenza, 1 ionoforesi, 84 Action Now, 54 Serial Sequential Stimulation “3S”);

  • correnti TENS e MENS;

  • 0,3-150 Hz di frequenza;

  • 50-450 μs di ampiezza dell’impulso;

  • 120 mA di potenza per canale (480 mA totali).

Globus Fit&Beauty: elettrostimolatore a batterie per uso prevalentemente estetico, benché non manchino i programmi per lo sport e la riabilitazione. Costa circa 1.000€ ed è dotato di:

  • 188 programmi (13 Viso-Pelle G Pulse®, 65 bellezza, 58 fitness, 22 sport, 12 dolore, 3 riabilitazione, 3 incontinenza, 12 microcorrenti);

  • correnti EMS, TENS e MENS;

  • 0,3-150 Hz di frequenza;

  • 40-450 μs di ampiezza dell’impulso;

  • 120 mA di potenza per canale (480 mA totali).

Globus Genesy 3000: elettrostimolatore professionale, alimentabile a rete o batterie, può essere usato come unità fissa o portatile. Le caratteristiche tecniche sono molto simili al Globus The Winner, con la differenza che nel Genesy 3000 vi è un potenziamento delle funzionalità riabilitative e analgesiche, grazie alla possibilità di usare fino ad 8 tipologie di corrente (EMS, MENS, TENS, Kotz, corrente interferenziale, corrente continua, corrente a onde triangolari e trapezoidali); anch’esso, tuttavia, può essere impiegato per migliorare le prestazioni sportive e gli inestetismi. Costa circa 1200€.

 

A cosa servono gli elettrostimolatori? Benefici e applicazioni.

 

Come visto in precedenza, questi dispositivi sono capaci di generare impulsi elettrici i quali, agendo sulle fibre nervose, producono effetti sull’apparato locomotore (muscoli, articolazioni e ossa), sulla pelle e sulle vie del dolore.

Tali effetti possono essere positivi o negativi a seconda di come viene effettuata l’elettrostimolazione; pertanto, almeno le prime volte, è consigliabile rivolgersi allo specialista in modo da apprendere le basi della tecnica (dal programma più adatto al posizionamento degli elettrodi) ed evitare spiacevoli conseguenze (che vedremo più avanti).

Detto questo, vediamo in dettaglio le applicazioni e il modo in cui agiscono!

Elettrostimolatori sportivi per la massa muscolare.

Gli elettrostimolatori sono molto diffusi tra gli sportivi (soprattutto professionisti) che li usano per migliorare le prestazioni, siano esse di endurance o resistance, ed eventualmente fare riabilitazione dopo un infortunio. L’applicazione delle correnti EMS (Electrical Muscle Stimulation), infatti, può aumentare forza, velocità, resistenza o massa muscolare, permettendo di raggiungere gli obiettivi suddetti.

Ma in che modo?

Ciò è possibile perché gli impulsi generati dall’elettrostimolatore sono molto simili a quelli che, in condizioni fisiologiche, il cervello invia al midollo osseo e da qui, attraverso i nervi, ai muscoli scheletrici (responsabili del movimento volontario e della postura). Questi dispositivi dunque, sostituendosi al cervello, stimolano direttamente le fibre nervose che, a loro volta, eccitano le fibre muscolari, portando alla contrazione.

Queste ultime sono cellule di forma allungata e sottile che, riunendosi in fasci, conferiscono ai muscoli scheletrici la tipica striatura; esse, però, non sono tutte uguali, ma differiscono per i tempi di reazione e contrazione, oltre che per un diverso tipo di metabolismo, fatto che incide sul tipo di attività sportiva in cui sono coinvolte.

Vediamole in dettaglio!

  • Fibre di tipo I o fibre rosse, cosiddette in quanto ricche di mioglobina (la proteina che lega l’ossigeno nei muscoli). Queste fibre rivestono notevole importanza negli sport di endurance, come il ciclismo, poiché consentono di sviluppare la resistenza; per contro, rispondono lentamente agli stimoli. Hanno un metabolismo aerobico, cioè lavorano in presenza di ossigeno, come giustificato dall’elevata vascolarizzazione e dalla ricchezza in enzimi ossidativi e mitocondri (gli organuli deputati alla produzione di energia).

  • Fibre di tipo II o fibre bianche, prive di mioglobina. Si distinguono ulteriormente in:

    • IIa: attuano un metabolismo misto (ovvero lavorano sia in presenza di ossigeno, sia in sua assenza) e anch’esse, come le rosse, sono altamente vascolarizzate. Queste fibre possono aumentare sia la forza, sia la resistenza.

    • IIb: sono molto importanti negli sport di resistance, come il sollevamento pesi, poiché consentono di sviluppare la forza; per contro, si affaticano molto facilmente. Attuano un metabolismo anaerobico (lavorano, cioè, in assenza di ossigeno), come giustificato dall’abbondanza di glicogeno (la riserva energetica dei muscoli) ed enzimi glicolitici.

    • IIm: hanno caratteristiche analoghe alle precedenti ma rispondono a frequenze di stimolazione più elevate.

In base a quanto appena visto, quindi, dovremmo stimolare:

  • le fibre rosse, a contrazione lenta ma resistenti alla fatica, per sviluppare resistenza;

  • le fibre bianche, a contrazione rapida ma facilmente affaticabili, per sviluppare forza esplosiva o velocità.

Affinché ciò avvenga, tuttavia, è necessario lavorare su alcuni parametri; vediamoli!

Come usare gli elettrostimolatori per avere muscoli tonici ed allenati.

Vediamo adesso in pratica che programmi scegliere per allenare i muscoli di pancia, gambe e glutei con gli elettrostimolatori.

I parametri da tenere in considerazione sono:

  • Frequenza: indica quanti cicli d’impulsi vengono emessi in un secondo e si misura in Hertz. Essa incide sul tipo di fibre eccitate: infatti, alte frequenze stimolano le fibre bianche, basse frequenze stimolano quelle rosse.

In particolare, la frequenza di stimolazione è di:

  • 10-50 Hz per le I;

  • 50-70 Hz per le IIa;

  • 70-100 Hz per le IIb;

  • 110-120 Hz per le IIm.

  • Ampiezza: è la durata dell’impulso e si misura in microsecondi. Affinché l’elettrostimolazione sia efficace, e porti alla contrazione, lo stimolo dovrebbe possedere una durata minima (la cronassia) che varia in base al distretto considerato.

La cronassia, in particolare, è di:

  • 400 μs per la gamba;

  • 350 μs per la coscia;

  • 300 μs per la parte inferiore del tronco;

  • 250 μs per la parte superiore del tronco;

  • 150 μs per il braccio;

  • 200 μs per l’avambraccio.

  • Intensità: è la quantità di corrente elettrica per unità di tempo e si misura in milliampere. L’intensità dello stimolo influenza il numero di fibre reclutate (più lo stimolo è intenso, maggiore sarà il numero) e varia in base alla tollerabilità del soggetto, stabilita in modo oggettivo (con uno strumento chiamato dinamometro) o soggettivo (si aumenta l’intensità fino alla comparsa del crampo muscolare).

In linea generale, l’intensità varia dai 10 ai 30mA, mentre:

  • valori superiori, al limite della sopportazione ma non dolorosi, vengono usati in programmi di lavoro muscolare particolari;

  • valori inferiori, invece, sono caratteristici delle microcorrenti, confortevoli per il paziente ed usate in ambito medico.

Tutti questi parametri, inoltre, possono rimanere costanti o variare durante l’elettrostimolazione.

. In particolare:

  • la stimolazione continua (nella quale non si hanno variazioni) è usata per le fasi di riscaldamento e defaticamento, e viene condotta a basse frequenze;
  • la stimolazione intermittente è utile, invece, nella fase di allenamento vera e propria, e prevede l’alternarsi di una fase di lavoro (in cui i muscoli si contraggono) e una di recupero (in cui i muscoli si riposano);
  • la stimolazione a modulazione di frequenza è utile per l’allenamento di forza esplosiva, ed è caratterizzata da una variazione della frequenza durante la fase di lavoro;
  • la stimolazione a modulazione d’ampiezza è usata nel fitness, e consiste nel far variare la durata dell’impulso durante la fase di lavoro.

Non solo il tipo di programma, ma anche una buona conoscenza anatomica, è fondamentale per un corretto uso dell’elettrostimolatore: gli elettrodi, infatti, dovrebbero essere posizionati longitudinalmente, a 1/3 della lunghezza muscolare, in modo da stimolare i punti motori.

In corrispondenza di questi ultimi, infatti, è possibile applicare correnti a bassa intensità, poiché l’abbondanza di placche motrici (le giunzioni tra fibre nervose e fibre muscolari, a livello delle quali avviene la trasmissione degli impulsi) li rende particolarmente sensibili.

Ma quali muscoli dovrebbero stimolare gli sportivi?

Ebbene, per quanto riguarda gli arti superiori:

  • il deltoide, che avvolge la spalla ed è importante negli sport in cui si usano molto le braccia;
  • il bicipite brachiale, necessario per la flessione del braccio, che viene elettrostimolato quando si effettuano sforzi intensi e prolungati o quando ci vuole forza esplosiva (nuoto, canottaggio, ginnastica con attrezzi);
  • il tricipite brachiale, che fa estendere il braccio, per cui è fondamentale negli sport in cui tale movimento è compiuto molto spesso, come la pallavolo e il lancio del giavellotto.

Per quanto riguarda gli arti inferiori, invece:

  • il quadricipite femorale, che insieme agli addominali dovrebbe essere stimolato a prescindere dallo sport praticato, poiché è fondamentale sia per il movimento (permette di camminare, correre e saltare), sia per la postura (impedisce alle gambe di piegarsi quando si sta in piedi);
  • il bicipite femorale, che dovrebbe essere elettrostimolato soprattutto quando si praticano sport in cui le ginocchia sono molto sollecitate, in modo da stabilizzarle e proteggerle (ricordiamo, infatti, che questo muscolo flette il ginocchio e lo fa ruotare verso l’esterno);
  • i gemelli o gastrocnemio. Si tratta del muscolo più forte del corpo, il cui allenamento con l’elettrostimolatore è richiesto per gli sport che prevedono un uso massiccio delle gambe (calcio, atletica, corsa di resistenza).

Infine, se l’obiettivo è il tronco:

  • il gran pettorale, molto importante negli sport in cui è necessaria la forza delle braccia, poiché è coinvolto nella rotazione della spalla e nella flessione, adduzione ed elevazione del braccio;
  • il trapezio, che stabilizza la parte superiore del tronco, anch’esso fondamentale in quegli sport che prevedono un uso massiccio delle braccia;
  • il gran dorsale, importante in tutti gli sport ma, soprattutto, in quelli che richiedono adduzione e rotazione interna delle braccia (canottaggio, nuoto, parallele, lanci, etc.);
  • retto addominale, il cui allenamento è indispensabile perché stabilizza il tronco ed è necessario per compiere qualsiasi movimento di forza che coinvolga braccia e gambe.

L’uso in campo medico: elettrostimolatori per il recupero muscolare.

Un altro importante campo di applicazione degli elettrostimolatori, benché meno noto, è quello terapeutico. Essi, infatti, vengono utilizzati con successo nella terapia del dolore e in riabilitazione, sia perché le correnti da essi generate esplicano un effetto analgesico, sia perché consentono di veicolare farmaci che devono agire in profondità (ionoforesi).

Approfondiamo la questione!

Terapia del dolore. Come visto nel primo paragrafo, alcuni elettrostimolatori sono in grado di generare correnti TENS, MENS e interferenziali, che risultano particolarmente utili per ridurre il dolore associato a traumi o malattie neuromuscolari e osteoarticolari. I più curiosi potranno avere maggiori dettagli nel seguente approfondimento.

TENS (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulation): questo tipo di elettrostimolazione agisce direttamente sui nervi che trasportano gli impulsi dolorifici, bloccandone la trasmissione, e aumenta il rilascio di endorfine (peptidi oppioidi dalle note funzioni analgesiche), riducendo in tal modo la percezione del dolore.

MENS: consiste nell’applicazione di microcorrenti che, per via della loro intensità (dell’ordine dei microampere), non vengono percepite dall’uomo; oltre a ridurre il dolore (sia acuto, sia cronico) accelerano la guarigione in caso di ferite e fratture, essendo in grado di stimolare la sintesi di proteine quali il collagene. Può essere associata alla TENS.

Stimolazione a onde interferenziali: usate per ridurre il dolore in caso di artrosi dell’anca e del rachide lombare, nonché delle tendinopatie profonde, ma anche per aumentare il tono dei muscoli profondi ancora innervati.

Tra queste, la TENS è sicuramente la più diffusa e viene usata nel trattamento delle seguenti condizioni:

  • cervicalgia (mal di testa accompagnato da dolori e spasmi della muscolatura cervicale);
  • sindrome del tunnel carpale (dolore e intorpidimento della mano e delle dita);
  • dorsalgia (dolore della regione dorsale);
  • lombalgia (dolore della regione lombare);
  • lombosciatalgia (dolore che, dalla regione lombare, si irradia fino al piede);
  • gonalgia (dolore al ginocchio);
  • metatarsalgia (dolore che coinvolge la pianta del piede);
  • fascite plantare (dolore che interessa il tallone);
  • contratture, strappi muscolari e distorsioni.

Riabilitazione. Quando associati alla fisioterapia, gli elettrostimolatori consentono il recupero del tono e della massa muscolare in tempi più rapidi, in caso di infortunio.

Spesso, in questi casi, si ricorre a correnti particolari, in grado di preservare la massa e la funzionalità dei muscoli denervati (la cui reinnervazione richiede parecchi mesi). Tra queste abbiamo:

  • le correnti a onde rettangolari, triangolari e trapezoidali, le prime utili in caso di denervazione totale, le seconde e le terze per la denervazione parziale;
  • le correnti Kotz, il cui uso è destinato alla stimolazione dei muscoli atrofizzati (che hanno perso, cioè, massa e funzionalità) più profondi.

Elettrostimolatori per dimagrire: l’uso estetico.

Giungiamo, infine, all’ultima area di applicazione degli elettrostimolatori: quella estetica, che vede l’utilizzo di programmi pensati specificamente per la bellezza della persona.

Con alcuni elettrostimolatori, infatti, è possibile modulare sia l’ampiezza, sia la frequenza degli impulsi, permettendo di intervenire su:

  • adiposità localizzata, cioè l’accumulo di grasso in distretti corporei specifici (glutei, pancia e fianchi);

Il razionale d’impiego degli elettrostimolatori per dimagrire si basa sulla capacità della corrente di riscaldare il tessuto adiposo, provocando la rottura degli adipociti e la conseguente fuoriuscita dei grassi di deposito, che vengono drenati dal circolo linfatico. Tale meccanismo, tuttavia, è ancora oggetto di studio.

  • edema degli arti inferiori, ovvero il ristagno dei liquidi conseguente all’insufficienza venosa o linfatica, ma anche ad interventi chirurgici;

Dal momento che la circolazione è influenzata dai muscoli del polpaccio che, contraendosi, stimolano il movimento di sangue e linfa lungo i vasi, l’elettrostimolazione - agendo su tali muscoli - riattiva la circolazione sanguigna e quella linfatica, facilitando il riassorbimento e il drenaggio dei liquidi.

  • cellulite, cioè l’infiammazione del tessuto adiposo associata ad un rallentamento della circolazione sanguigna, che si può manifestare a livello di braccia, addome, fianchi, glutei e cosce;

L’effetto degli elettrostimolatori sulla cellulite è ascrivibile ad un duplice meccanismo:

  • da un lato, il drenaggio dei liquidi in eccesso;
  • dall’altro, invece, la riduzione dell’adiposità localizzata.
  • rughe e smagliature, conseguenti ad una perdita di idratazione, tono ed elasticità cutanei;

L’elettrostimolazione, migliorando la circolazione e il metabolismo cellulare, stimola infatti la sintesi di collagene, elastina e acido ialuronico, esplicando un effetto lifting e antismagliature.

  • rilassamento di seno, braccia e addome, poiché tonificano la muscolatura che sostiene il seno (gran pettorale), nonché i muscoli di braccia (bicipiti e tricipiti) e addome (addominali trasversi), gli elettrostimolatori sono utili anche per tonificare.

Alla luce di quanto visto finora, dunque, gli elettrostimolatori apportano notevoli benefici in diverse situazioni. Ma il loro uso presenta dei contro? La risposta a seguire!

Reazioni avverse e controindicazioni.

Gli elettrostimolatori sono dispositivi sicuri, purché utilizzati con criterio e sotto il controllo dello specialista. L’uso scorretto, infatti, può sovraccaricare muscoli e tendini, provocando dolore e, nei casi più gravi, vere e proprie lesioni; queste spiacevoli conseguenze possono verificarsi per diversi motivi: da una scorretta applicazione degli elettrodi all’uso di correnti troppo intense, ma anche a causa di sedute troppo frequenti.

Quante sedute effettuare, dunque?

Molto dipende dal tipo di programma utilizzato e dagli obiettivi prefissati, infatti:

  • i programmi di riscaldamento e defaticamento, da eseguire prima della fase di lavoro per preparare i muscoli o a fine giornata per rilassarli, possono essere effettuati 2-7 volte alla settimana, anche 2-3 volte al dì, in quanto sono leggeri e non sottopongono a sforzi eccessivi la muscolatura;
  • i programmi di lavoro muscolare dovrebbero essere effettuati 2-3 volte alla settimana, affinché gli effetti positivi si manifestino in maniera graduale e i muscoli abbiano il tempo di riprendersi; quelli più brevi invece, utili ad esempio per lo sviluppo della forza, possono essere ripetuti anche 2-4 volte nella stessa seduta, distanziati di un paio di minuti;
  • i programmi di aerobica, che prevedono un lavoro muscolare più leggero rispetto ai precedenti, possono essere eseguiti anche 4-5 volte alla settimana;
  • i programmi estetici, come quelli per la cellulite, possono essere ripetuti 2-7 volte alla settimana;
  • infine, i programmi TENS contro il dolore, dovrebbero essere effettuati tutti i giorni, fino alla scomparsa del sintomo.

 

Infine, esistono delle controindicazioni?

Ebbene si, non tutti possono usare gli elettrostimolatori!

L’uso è controindicato:

  • in caso di febbre, poiché potrebbero facilitare l’insorgenza di convulsioni;
  • in gravidanza, per i possibili effetti sul feto;
  • nei portatori di pacemaker o placche metalliche, per possibili interferenze;
  • nei pazienti cardiopatici ed epilettici, in quanto potrebbero alterare l’attività cardiaca e facilitare l’insorgenza delle convulsioni;
  • eccezion fatta per la MENS (utilizzata anche per favorire la guarigione dei tessuti) in caso di ferite ed emorragie.

Le informazioni riportate hanno uno scopo puramente illustrativo. Per qualsiasi dubbio o curiosità, rivolgetevi al medico o altro specialista della salute.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Jessica Zanza ( Farmacista)

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