Cos’è la depressione? Quali sono i sintomi? Come uscirne? Tipi e rimedi

Quando si può dire di essere depressi? Quali sono i segnali che identificano la patologia? Analizziamo le diverse forme del disturbo depressivo e scopriamo cosa fare per evitare che l'abbassamento del tono dell'umore possa condizionare in modo negativo la qualità di vita.

    Indice Articolo:
  1. Cosa è: tipologie
    1. Depressione maggiore
    2. Disturbo bipolare di tipo I
    3. Disturbo bipolare di tipo II
    4. Depressione minore
    1. Depressione reattiva
    2. Depressione mascherata
    3. Atipica
    4. Narcisistica
    1. Depressione fredda
    2. Disturbo ossessivo compulsivo
    3. Depressione Borderline
  2. Situazioni a rischio
  3. Cause
  4. Cure
  5. Rimedi naturali
  6. Terapia farmacologica

La depressione viene spesso definita anche come la patologia del secolo, non solo perchè vi è stato un aumento dei soggetti che ne soffrono ma soprattutto perchè è negli ultimi cinquant'anni che si è incominciato a parlare di questa patologia considerandola come tale, e non come un semplice stato di cattivo umore. Per molto tempo infatti la depressione è stata sottovalutata, essendo un disturbo dell'umore si tendeva a credere che fosse legata alla volontà del soggetto e fosse perciò molto più controllabile di quanto invece non sia sopratutto se raggiunge certi livelli. Fortunatamente oggi si sente parlare molto di più di questa patologia il che rende più facile riconoscerla: ammettere di soffrirne è il miglior modo per iniziare a combatterla.

Cosa è la depressione: sintomi delle diverse tipologie.

La depressione è una patologia complessa che colpisce donne e uomini e risulta difficile sia da diagnosticare che da curare. Secondo il DSM, ovvero il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la depressione rientra nella categoria dei disturbi dell’umore. La definizione di depressione è però molto più complessa e racchiude almeno quattro componenti:

ognuna delle quali riguarda una ben determinata sfera individuale.

E’ importante sapere che la depressione è considerata una malattia a tutti gli effetti e che può essere affrontata e sconfitta. La guarigione è possibile con opportune terapie e soprattutto individuando da causa che è alla base del disturbo depressivo.

La depressione maggiore: la forma più comune.

La depressione maggiore, definita anche endogena e clinicamente unipolare, è il più diffuso tipo di disturbo depressivo. La definizione di disturbo depressivo maggiore si riferisce al fatto che questo tipo di depressione non è conseguente all’uso di farmaci o alla comparsa di patologie ma è correlabile soltanto all’umore.

E’ un tipo di depressione persistente, la cui caratteristica principale è la presenza di umore depresso ogni giorno per almeno due settimane. In questo tipo di depressione il tono dell’umore, che è normalmente sottoposto a variazioni in base agli eventi felici o tristi che ci accadono quotidianamente, perde la sua capacità di variare e rimane costantemente fermo come se avvenissero solo episodi tristi e nessun evento esterno, seppur favorevole, può farlo cambiare.

All’umore depresso e sensazione di tristezza e irritabilità si affiancano sintomi che riguardano cambiamenti nel comportamento quotidiano della persona. La depressione è infatti caratterizzata da un insieme di sintomi che colpiscono contemporaneamente diversi livelli, sulla sfera mentale andando così a compromettere, in modo più o meno grave, qualità di vita di un soggetto, fino a spingerlo nei casi peggiori a compiere gesti estremi come il suicidio, ma anche sulla sfera fisica provocando:

La persona depressa è apatica, non ha energia né volontà, la percezione di sé si abbassa e porta sensi di colpa e svalutazione di se stessi.

Si modifica anche la percezione temporale, la giornata del depresso sembra non finire mai e soprattutto il depresso non vede possibilità di cambiamento nella sua vita.

In questa forma depressiva è caratteristica la variazione della sintomatologia in base ai momenti del giorno, più accentuata al mattino meno accentuata la sera. Il depresso inoltre risulta affetto da astenia e trova difficile prendere qualsiasi decisione o compiere qualsiasi azione.

Frequenti i costanti pensieri di morte, in alcuni casi il disturbo depressivo maggiore può portare alla commissione di atti criminali come uccidere i parenti o le persone vicine per poi togliersi la vita.

Depressione bipolare di tipo I.

Il disturbo bipolare è un tipo di depressione caratterizzato dall’alternanza di episodi maniacali ed episodi di depressione maggiore. Inizia di solito con un episodio depressivo a cui segue un episodio maniacale caratterizzato da eccitamento. Stato depressivo ed episodio maniacale possono essere conseguenti l’uno all’altro o verificarsi a distanza di anni. L’episodio maniacale è caratterizzato da eccessiva loquacità, aumentata tendenza alla distrazione, aumento dell’attività e manie di grandezza accompagnate ad aumento dell’autostima.

Depressione bipolare di tipo II.

In questo tipo di depressione vengono alternati depressione ed episodi ipomaniacali. Per episodio ipomaniacale si intende un periodo in cui l’umore è molto elevato e si accompagna a episodi come le manie di grandezza e l’eccessiva loquacità. Durante questi episodi si ha un aumento dell’autostima e una riduzione del fabbisogno giornaliero di sonno, tanto che chi è affetto da questo disturbo dorme meno di tre ore a notte. A differenza degli episodi depressivi durante gli episodi ipomaniacali caratterizzanti la depressione bipolare di tipo 2, si ha un aumento eccessivo di ogni attività quotidiana. Tuttavia il manifestarsi di questi episodi non compromette l’attività lavorativa o lo stare in società. L’episodio ipomaniacale, per essere definito tale, deve durare minimo quattro giorni.

Depressione distmica o minore.

La depressione minore è caratterizzata da umore depresso nella maggior parte della giornata che può essere influenzato da eventi esterni come una parola di conforto da parte di una persona cara, per questo motivo il decorso è definito continuo o subcontinuo. Per definire che un soggetto soffre di depressione minore i sintomi devono persistere per almeno due anni.

In questo tipo di depressione, definita anche depressione ansiosa o nevrotica, in quanto uno dei sintomi caratteristici è un persistente stato d’ansia, abbiamo come sintomi fisici irrequietezza motoria, astenia, stanchezza e affaticabilità, difficoltà a prendere sonno. A livello psichico invece ci si sente inutili, inadeguati, la mente non riesce a concentrarsi (e questo provoca difficoltà sociali e lavorative), e si tende a dare la colpa agli altri della propria condizione depressa. L’ansia è frequentemente somatizzata e il soggetto accusa dolori fisici per i quali si preoccupa eccessivamente, tendendo così a diventare ipocondriaco cioè preoccupato senza motivo per la propria salute. Anche in questo tipo di depressione si ha riduzione della libido e dell’appetito. Altra caratteristica è l’assenza della variazione dei sintomi durante la giornata. Questa depressione è definita come depressione cronica in quanto non si hanno episodi in cui si acuiscono i sintomi ma questi sono ricorrenti e continui.

Depressione reattiva o psicogena (endoreattiva).

La depressione psicogena è legata al verificarsi di un evento doloroso, come per esempio un lutto, una separazione o la fine di una storia d’amore, o addirittura un problema che riguarda la sfera lavorativa, come per esempio un licenziamento ingiustificato o il dover cambiare lavoro. La caratteristica è che ha una durata e un’intensità maggiore rispetto alla normale reazione che si ha nei confronti di questi eventi. Il sintomo principale è rappresentato dalla tristezza, che si verifica continuamente e viene vissuta in maniera emotiva molto intensa. In questo disturbo depressivo l’autostima non subisce nessun calo e non vi sono sentimenti come sensi di colpa o di non essere adeguati. L’umore subisce variazioni da un giorno all’altro e frequentemente il paziente richiede aiuto ma in maniera indiretta, parlando di situazioni relative a morte e suicidio. Il sonno può essere disturbato o al contrario rappresentare un rifugio per la persona affetta da questo disturbo.

Depressione mascherata.

Caratteristica della depressione mascherata è che i sintomi passano quasi inosservati in quanto non sempre evidenti. E’ possibile fare attenzione a disturbi psichici come indecisione, apatia, ansia e perdita dei sentimenti oltre che a un umore sotto tono, a disturbi psicosomatici come astenia e perdita di vitalità, o disturbi del sonno, e a disturbi psicomotori come agitazione o inibizione. Nonostante i sintomi siano gli stessi della depressione vera e propria non è sempre facile individuarli se non con un’attenta anamnesi da effettuarsi con domande mirate e appropriate. Particolare attenzione è da porre ai disturbi fisici quali mal di testa, lombalgie, costipazione, anoressia, crisi dispnoiche o senso di oppressione.

Atipica.

Questo tipo di depressione è definita atipica perchè presenta, oltre ai sintomi classici, l’aumento di sonno, che si manifesta anche nelle ore diurne, accompagnato ad aumento della fame e quindi tendenza ad ingrassare, in contemporanea si diventa iper sensibili alle critiche mosse dalle altre persone e si ha un calo delle energie. I sintomi peggiorano verso sera e sono di tipo ansioso – fobico.

Narcisistica.

Questo tipo di disturbo depressivo riguarda la personalità di un individuo. La persona affetta da disturbo narcisista è arrogante e superba e ritiene il mondo responsabile dei suoi problemi per cui reagisce con un profondo disprezzo e una grande rabbia nei confronti degli individui. Sono persone che vorrebbero essere continuamente ammirate ed in cui vi è una forte discrepanza tra cosa vorrebbero essere e cosa realmente sono. Gli stati depressivi derivanti da questo disturbo riguardano l’incapacità di avere relazioni non problematiche: il non essere riconosciuti e ammirati professionalmente è in generale senso di insoddisfazione che crea sconforto e senso di fallimento.

Depressione fredda.

Esiste poi un particolare tipo di depressione che viene chiamata depressione fredda e che riguarda la perdita della capacità di provare emozioni. La sensibilità relativa alle emozioni diminuisce, ci si sente estranei e si reagisce in maniera molto blanda agli affetti.

Disturbo ossessivo compulsivo.

Si può avere anche depressione nel cosiddetto disturbo ossessivo compulsivo. Infatti l’aggravarsi di questo disturbo, caratterizzato da ossessioni per le cose più varie dalla paura di morire al non avere chiuso il gas, alla paura di malattie e batteri, può portare ad una sindrome depressiva che a volte può arrivare a causare handicap e invalidità.

Depressione Borderline.

Rientra nei disturbi depressivi della personalità anche la depressione borderline che è un disturbo di relazione, il soggetto non è in grado di avere relazioni di amicizia o amorose che siano stabili per un lungo periodo di tempo. Si associa di solito a eventi infantili traumatici come abusi sessuali.

Situazioni a rischio.

Alcune condizioni particolari legati al sesso o all’età possono portare a stati depressivi. Rientrano in questa categoria le depressioni che avvengono nei periodi premestruali, post parto, dopo aborto spontaneo, in gravidanza o in menopausa, e gli stati depressivi che possono sopravvenire in età difficili quali l’adolescenza e la vecchiaia.

Sindrome premestruale: la depressione premestruale è associata alla cosiddetta sindrome premestruale che presenta, tra gli altri sintomi, anche irritabilità, insicurezza, cambiamenti di umore, crisi di pianto. Questo tipo di depressione è passeggera, avviene in concomitanza del periodo ovulatorio e post ovulatorio e scompare con la comparsa delle mestruazioni.

Depressione in gravidanza e pre parto: anche in gravidanza possono verificarsi fenomeni depressivi, i cui sintomi sono scarso interesse prenatale, nausea e vomito più accentuati, cambiamenti nell’appetito e nell’umore. Questi sintomi non sono facili da diagnosticare poiché si sovrappongono a problematiche che si riscontrano normalmente in gravidanza. La depressione pre parto invece è legata all’ansia del parto e alla paura del dolore fisico. La donna si chiede se sarà in grado di partorire e di sopportare il dolore e può sopraggiungere un senso di dispiacere per la fine della gravidanza in quanto non ci sarà più dipendenza fisica tra madre e figlio.

Depressione post parto: la depressione post parto invece si manifesta dopo il parto e può durare per giorni o anche per un anno, accompagnandosi a volte a situazioni di psicosi. È un tipo di depressione comune che si manifesta con crisi di pianto, irritabilità e stati d’ansia, insieme a disturbi più seri come affaticamento, paura di fare del male al neonato o al contrario disinteresse verso quest’ultimo, insonnia o casi di sonno eccessivo. I fattori che causano questo tipo di depressione sono da ricollegarsi al cambiamento ormonale e allo stress che si verifica durante travaglio e parto.

Aborto spontaneo: si può verificare depressione anche dopo un aborto spontaneo, in questo caso la depressione può durare anni, e persistere anche dopo una gravidanza che è andata a buon fine. L’aver vissuto un aborto infatti scatena sentimenti quali il senso di colpa e il fallimento e le donne si sentono come se la loro femminilità fosse messa in discussione, lasciandosi andare al dolore.

Menopausa: nelle donne dai quarant’anni in su la menopausa può rappresentare una causa di depressione in quanto la donna vede la fine del proprio periodo fertile con la fine del suo essere donna. Spesso la depressione nasce anche dalla convinzione che la propria vita sessuale finisca con la menopausa in quanto viene persa l’identità sessuale. Questo tipo di depressione non raggiunge i livelli delle depressioni psichiatriche ma è comunque un disturbo che va affrontato con un adeguato sostegno.

Depressione infantile e giovanile: la depressione non riguarda soltanto gli adulti ma si può verificare in bambini e adolescenti. Sintomi e tipi di depressioni sono assolutamente sovrapponibili a quelli degli adulti ma risultano più difficili da individuare e diagnosticare in quanto sono più lievi in apparenza. In bambini e adolescenti i fenomeni depressivi hanno una durata limitata che va dai 6 ai 9 mesi, ma vanno comunque curati adeguatamente. I sintomi evidenti possono essere scarsità relazionale con i coetanei, scarso rendimento scolastico e, nei casi più gravi, tentativi di suicidio specialmente nell’età adolescenziale.

Depressione senile: la depressione geriatrica riguarda gli anziani ed è da imputarsi alla condizione di solitudine che spesso affligge queste persone. Invalidità ed handicap con conseguente perdita dell’indipendenza, isolamento da parte della società, solitudine dovuta ad allontanamento dai parenti, malattie e lutti, possono portare gli anziani a soffrire di una depressione i cui sintomi sono mancanza di interesse per la vita, tendenza a piangere senza motivo e malinconia.

Cause e durata dello stato depressivo.

Le cause dei disturbi depressivi non legati a situazioni particolari, sono da imputarsi a diversi fattori:

La depressione può essere legata ad una situazione patologica, come disturbi della tiroide, diabete, Parkinson, disfunzioni ormonali, all’uso di farmaci o a cause genetico – ereditarie che predispongono alla depressione.

La causa più comune di depressione è comunque da imputarsi a fattori psicologici relativi a situazioni familiari, situazioni di eccessivo stress, fattori traumatizzanti, e problemi ad affermarsi in società e relazionarsi con altri individui.

La durata dei fenomeni depressivi varia con il variare della gravità e del tipo di depressione. Per quanto riguarda depressioni lievi o acute legate ad eventi traumatici la durata è intorno alle due settimane. Per quanto riguarda la depressione forte la durata è a lungo termine e può andare dai 6 ai 13 mesi.

Come uscire dalla depressione.

Come uscire dalla depressione e come comportarsi nei confronti del paziente depresso sono problemi assai complessi che necessitano, a seconda del tipo di depressione, di una diversa cura e terapia.

Rimedi naturali ed alimentazione.

Per depressioni lievi o legate a particolari situazioni è possibile guarire da soli cercando di tenere sotto controllo gli stati ansiosi attraverso l’uso di rimedi naturali quali i fiori di Bach, o modificando la dieta a vantaggio di alimenti che possono influire positivamente sul’umore. Secondo alcuni studi ad esempio lo zafferano, è risultato essere molto utile per combattere la depressione in quanto esercita un’azione anti stress, gli omega 3 sono utili specialmente per gli anziani, in quanto sembra abbiano un ruolo nell’interazione con una proteina responsabile di eventi depressivi.

Ai rimedi naturali è possibile associare pratiche di meditazione zen per rilassare corpo e mente oppure delle sedute di psicoterapia.

Terapie mediche e farmacologiche.

Quando ci troviamo di fronte a depressioni più serie, è bene evitare una cura fai da te per evitare ricadute che possono aggravare il problema depressivo. In questo caso la terapia può essere una psicoterapia di tipo cognitivo – comportamentale associata a terapia farmacologica.

La terapia cognitivo – comportamentale prevede un approccio dal punto di vista psicologico basato sulla visione che il paziente ha di sé e dell’ambiente che lo circonda.

La terapia farmacologica prevede l’uso di psicofarmaci antidepressivi che comportano un aumento della sintesi dei neurotrasmettitori come serotonina, noradrenalina e dopamina. Sono però farmaci che hanno notevoli effetti collaterali seppur transitori. Nella depressione ricorrente si può ricorrere alle benzodiazepine.

Esistono anche dei farmaci di nuova generazione come bloccanti della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina, che hanno la stessa efficacia ma minori effetti collaterali.

Un trattamento fisico invece è la terapia elettroconvulsivante che prevede un trattamento bilaterale mediante elettrodi posti ai due lati della testa che applicano una corrente, il famoso elettroshock.

In ogni caso, sia in caso di depressione lieve che grave è importante favorire il recupero della routine quotidiana, aiutando la persona a mantenerla, e cercare di vincere lo stato di inerzia motoria che affligge il paziente coinvolgendolo e non facendosi intimorire da rifiuti iniziali. Non bisogna mai incitare il paziente a sforzarsi o sottovalutare ciò che sta provando o peggio, colpevolizzarlo con frasi “se vuoi puoi guarire o puoi stare meglio”, ma rispettare sempre ciò che prova l’individuo e la sua sofferenza.