Crosta lattea nei bambini: cause, sintomi, cure e rimedi naturali.

Crosta lattea è il nome popolare dato alla dermatite seborroica quando questa colpisce i neonati; si tratta di una condizione che può creare disagio sia dal punto di vista estetico che pratico, provocando desquamazione delle zone colpite. Ma quali sono le cause, e come tenerla sotto controllo?

Crosta lattea nei bambini: cause, sintomi, cure e rimedi naturali

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Sintomi
  3. Cause
  4. Diagnosi
  5. Terapie
  6. Approfondimenti

Caratteristiche della crosta lattea.

La crosta lattea è una patologia benigna che interessa la cute e colpisce tutte le etnie. Deve il suo nome al fatto che colpisce bambini molto piccoli, in poche parole i lattanti.

Circa il 42% dei lattanti presenta la crosta lattea, quasi 1 bambino su 2.

Essa si presenta:

  • sul cuoio capelluto, la sede più frequente
  • sul viso, in particolare su fronte e palpebre
  • nella cosiddetta “area del pannolino”

L’eruzione cutanea tende a risolversi spontaneamente generalmente dopo i tre mesi

Come si manifesta?

Pur trattandosi di una forma infantile di dermatite seborroica (DS), presenta delle differenze rispetto alla DS che coinvolge gli adolescenti e gli adulti, che ci apprestiamo a descrivere.

Sullo scalpo e sul visetto si manifesta con crosticine o squame giallo- rosse, untuose a causa di un eccesso di sebo sulla pelle, mentre altrove si nota soprattutto l’arrossamento della pelle (eritema). Può causare una temporanea caduta dei capelli laddove vi è la desquamazione.

È importante osservare che di solito il bambino è tranquillo, significa che la crosta lattea non è pruriginosa.

Dermatite seborroica negli adulti.

La dermatite seborroica interessa dall’1% al 5% delle persone, per le quali non c’è mai una guarigione definitiva: la dermatite attraversa delle fasi di remissione, in cui non è presente, e fasi di riacutizzazione.La DS si presenta con maggior frequenza:

  • alla pubertà
  • negli adulti tra i 30 e i 60 anni.
Questa dermopatia è caratterizzata da lesioni eritemato-desquamative: la cute, arrossata per via di un processo infiammatorio, è ricoperta da squame giallastre o anche bianche. Le squame anche qui sono untuose. Le lesioni si localizzano frequentemente:
  • sul cuoio capelluto e sull’attaccatura anteriore dei capelli,

Puoi approfondire come si manifesta la dermatite seborroica del cuoio capelluto.

  • sul volto, in particolare sulla fronte e sulla glabella, a livello delle sopracciglia e delle ciglia, accanto alle ali del naso, nei solchi naso-labiali, e dove spunta la barba,
  • sul padiglione auricolare, nel condotto uditivo esterno e nella regione retroauricolare
  • sul tronco, per la precisione nelle regioni presternale, interscapolare e periombelicale, e nei solchi sottomammari,
  • alle ascelle, all’inguine e nella fessura interglutea;
Tutte aree che hanno in comune una cosa: qui l’attività delle ghiandole sebacee è particolarmente intensa, per cui si avrà una ipersecrezione di sebo.Oltre alla transitoria perdita dei capelli/peli dove la cute è lesa, a peggiorare la qualità della vita interviene spesso e (poco) volentieri il prurito. Le manifestazioni della patologia sono più frequenti nel sesso maschile e nel periodo invernale.La dermatite seborroica può essere concomitante a:
  • una immuno-compromissione, come accade nei pazienti HIV+/AIDS, nei pazienti con linfoma o che hanno ricevuto un trapianto d’organo
  • una patologia neurologica, come la malattia di Parkinson, il Parkinsonismo indotto da neurolettici e la paralisi del nervo faciale
  • un disturbo psichiatrico come la depressione o uno stress emotivo.

 Patogenesi: le cause della dermatite infantile

Attualmente non si sa esattamente il perché si sviluppi la crosta lattea nei bambini.

Tuttavia, è probabile che questa sia determinata da:

  • un meccanismo di ricambio cellulare ancora immaturo, che spiegherebbe la vistosa desquamazione,
  • una iperattività delle ghiandole sebacee, dovuta agli ormoni materni giunti al feto attraverso la placenta. Poiché gli ormoni vengono gradualmente rimossi dal circolo, ciò spiegherebbe perché la crosta lattea tende a risolversi dopo un certo periodo di tempo.
  • colonizzazione fungina: nelle lesioni eritemato-desquamative sono state riscontrate grandi quantità di lieviti del genere Malassezia. Le specie più comunemente identificate sono M. globosa e M. restricta.
Questo lievito si ciba del sebo: secerne una lipasi, un enzima che catalizza la conversione dei trigliceridi in acidi grassi saturi e insaturi. Gli acidi grassi saturi sono il nutrimento della Malassezia; gli acidi grassi insaturi, come gli acidi oleico e arachidonico, sono un sottoprodotto del metabolismo che causa anomalie del differenziamento dei cheratinociti e quindi il cambiamento delle caratteristiche dello strato corneo, lo strato più superficiale dell’epidermide. La funzione di barriera dello strato corneo diventa meno efficace nel contrastare l’ingresso di microrganismi e sostanze dannose, fatto che scatena l’infiammazione. Lo stesso acido arachidonico prodotto dalla Malassezia è fonte di prostaglandine, molecole pro-infiammatorie.

A favore della tesi c’è una buona risposta della cute lesa al trattamento con molecole antifungine. Però, ci sono altri studi, i quali mostrano che la Malassezia colonizza anche la cute di soggetti che non sviluppano la DS, comportandosi come commensali.

Diagnosi.

Sicuramente la cosa migliore da fare è rivolgersi a un/a specialista, che si baserà sulla storia raccontata dai genitori e su quello che vede all’esame clinico della cute.

Il dermatologo si troverà a fare diagnosi differenziale con la dermatite da pannolino, la dermatite atopica, la psoriasi e la tinea capitis.

  • Poiché la crosta lattea tende a manifestarsi anche nelle regioni perineale e glutea, bisogna distinguerla da una dermatite da pannolino. L’irritazione, in questo tipo di dermatite, è causata in parte dalle urine e dalle feci che si accumulano nel pannolino.
  • Per distinguere una dermatite atopica dalla crosta lattea il principale fattore da tenere in considerazione è il tempo di insorgenza: la dermatite atopica compare solitamente dopo i 3 mesi di vita, mentre le lesioni della crosta lattea sono più precoci. La dermatite atopica coinvolge preferenzialmente il mento e le guance, e risparmia l’area del pannolino; inoltre, i bambini sono agitati perché la dermatite atopica dà prurito.
  • La psoriasi ha una localizzazione simile a quella della crosta lattea, tuttavia le lesioni psoriasiche formano placche arrossate dal margine netto, più spesse e contenenti squame di colore biancastro; inoltre la psoriasi può colpire anche gomiti e ginocchia. Dobbiamo però tener presente che la psoriasi nei bambini è un’evenienza rara. Se ci sono dei casi di psoriasi in famiglia è bene farlo sapere al medico, poiché la crosta lattea potrebbe evolversi col tempo in psoriasi.
  • La tinea capitis offre all’osservazione delle chiazze nello scalpo contenenti tanti puntini neri, che sono le estremità spezzate dei capelli. Sebbene anche nella crosta lattea si possa avere perdita dei capelli, questa si presenta in modo diverso. Un’altra importante differenza tra le due è che la crosta lattea non è contagiosa, la tinea capitis sì.

Se il lattante presenta una crosta lattea che ricopre buona parte della superficie cutanea, è fondamentale riferire al medico se ci sono anche sintomi come diarrea e prurito e se c’è un ritardo nella crescita, perché potrebbero essere le manifestazioni di una immunodeficienza (malattia di Leiner).

Cosa fare per contrastare la crosta lattea?

Avendo detto che la crosta lattea è autolimitante, la sua gestione è meno complessa della dermatite seborroica adulta e può essere trattata con rimedi naturali senza ricorrere ai farmaci.

Rimedi Naturali.

La prima cosa da tener presente è che c’è bisogno di un’igiene accurata e frequente.

  • La testa del bambino deve essere lavata quotidianamente con uno shampoo delicato. Mai usare uno shampoo antiforfora per adulti su un neonato: si tratta di prodotti troppo aggressivi per una pelle così giovane
  • Prima del lavaggio si può applicare dell’olio per ammorbidire le squame e facilitarne il distacco. Si può usare un olio di mandorle, oppure di noce, o di calendula, ma i pareri non sono univoci su quanto lasciarlo in posa; alcuni autori sostengono sia sufficiente solo mezz’ora, e altri indicano di lasciare ammorbidire le crosticine tutta la notte. Inoltre secondo un articolo pubblicato su Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine nel 2012, l’uso di oli vegetali può essere controproducente, dato che la Malassezia può degradarli per ricavare energia, producendo quei metaboliti noti per causare l’infiammazione. Gli autori consigliano invece l’uso di un olio minerale indigeribile (come l’olio Johnson’s baby).
  • Le squame vanno rimosse con una spazzola a setole morbide, facendo ben attenzione perché la fontanella anteriore è ancora aperta; mai grattare via le squame con le unghie, provocherebbe delle piccole ferite facilmente infettabili dai batteri.

Trattamento farmacologico.

Il trattamento farmacologico della crosta lattea viene utilizzato solo nei casi più gravi.

È caldamente sconsigliato il fai da te.alcune delle molecole impiegate per cercare di risolvere la sintomatologia senza i consigli del dermatologo danno effetti avversi poco piacevoli.

  • Per contrastare l’infiammazione viene prescritto un corticosteroide per uso topico. Esempi sono il Locoidon (idrocortisone), disponibile sotto forma di crema, e il fluocinolone acetonide, disponibile sotto forma di shampoo e di olio. Tali farmaci sono utili nella fase acuta, ma usati nel lungo periodo determinano un “effetto rimbalzo”, cioè i sintomi si ripresentano e sono più gravi che in precedenza. Si evita di applicare i cortisonici sulla cute del volto perché provocano l’assottigliamento della cute e teleangectasie. I corticosteroidi possono danneggiare il prodotto del concepimento.
  • Per ridurre la concentrazione di Malassezia si ricorre a farmaci come il ketokonazolo (Nizoral) o il ciclopirox, disponibili sotto forma di shampoo e crema; il ketokonazolo può dare una sensazione di bruciore e irritare la cute. Prodotti antiforfora contenenti zinco piritione (Head & Shoulders) e disolfuro di selenio sono anch’essi efficaci. Da alcuni studi risulta che il disolfuro di selenio sia più efficace dello zinco piritione, ma può decolorare i capelli, mentre lo zinco piritione può dare irritazione. Trattandosi di prodotti che seccano la pelle e i capelli, solitamente il loro uso è seguito da un prodotto idratante.
  • Qualora la pelle fosse ricoperta da squame dense che difficilmente vengono via da sole, l’utilizzo di prodotti cheratolitici, a base di catrame minerale o acido salicilico, potrebbe essere utile.
  • Per ammorbidire le croste si può anche applicare un olio, tenendo presente quanto riportato sopra.
  • Per la cute lesa si può usare una crema apposita. Un esempio è LichtenaMed, che contiene il sorbityl furfural palmitato (ARGG27), una molecola che aderisce alle membrane cellulari e qui rimane, per catturare le specie reattive dell’ossigeno prima che possano danneggiare le cellule. Oltre al componente attivo la crema contiene sostanze emollienti e idratanti.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Giada Zanza Laureanda in Medicina e Chirurgia

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