Clorofilla: proprietà, benefici e controindicazioni.

La clorofilla è un composto vegetale che può essere utile per il benessere delle persone. In questo articolo la esamineremo come integratore alimentare: diamo un’occhiata ai suoi benefici, ai dosaggi e le controindicazioni.

Clorofilla: proprietà, benefici e controindicazioni

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Proprietà e benefici
  3. Controindicazioni
  4. Approfondimenti

La clorofilla: cos’è e dove si trova

La clorofilla è una molecola tipica delle piante e delle alghe, responsabile del loro colore verde. Quando si trova nella sua sede naturale ha la funzione di assorbire le radiazioni solari e quindi la loro energia che viene usata per ottenere, a partire da acqua e biossido di carbonio, glucosio e ossigeno: il primo sarà fonte di nutrimento, il secondo verrà liberato nell’aria. Chiunque faccia una dieta bilanciata assume la clorofilla con gli ortaggi.

Gli spinaci sono la fonte maggiore di clorofilla, seguiti dal prezzemolo e dal crescione.Altre fonti importanti sono la rucola, i fagiolini verdi, i broccoli, gli asparagi, la lattuga e l’alga spirulina.

La clorofilla può essere assunta anche sotto forma di integratore alimentare: in questo caso viene ottenuta per estrazione dalle piante, per la precisione dalle parti verdi.

Essendo insolubile in acqua bisogna estrarla impiegando solventi organici come alcool etilico, acetone o olio d’oliva.

Il problema della clorofilla è la sua stabilità: una volta estratta diventa instabile, difatti una soluzione di clorofilla e etanolo perde in poco tempo il colore verde, scurendosi, se esposta alla luce. Per questa ragione è più comune il suo derivato, la clorofillina.

La clorofillina è una miscela, solubile in acqua, di sali di sodio o potassio creata modificando la struttura della clorofilla, infatti:

  • l’atomo di magnesio del nucleo centrale della molecola viene rimpiazzato con uno di rame
  • la lunga “coda” di fitolo legata al nucleo centrale, che rendeva la molecola liposolubile, viene rimossa.
Le componenti principali della clorofillina sono la clorina rameica e4 e la clorina rameica e6.

Gli integratori di clorofilla e derivati sono disponibili:

  • in forma liquida: i produttori consigliano di assumerne 30 gocce prima di colazione e 30 gocce prima di pranzo
  • in capsule: sono consigliate 1-2 capsule al giorno.

Proprietà e benefici della “molecola del verde”.

In che modo la clorofilla e la clorofillina possono portare beneficio all’organismo?

Grazie agli studi effettuati da diversi autori, sono state evidenziate le loro proprietà.

Proprietà anti-tumorali

Clorofilla e derivati stanno cominciando ad ottenere una discreta attenzione da parte dei gruppi di ricerca sul cancro, che sono sempre alla ricerca di alternative di trattamento. Questi composti potrebbero rivelarsi molto preziosi per due ragioni:

  • l’attività chemio-preventiva
  • il potenziale terapeutico.

L’attività chemio-preventiva: è la capacità di impedire la nascita di un tumore intervenendo sugli agenti che favoriscono l’insorgenza di neoplasie.

Alcuni studi testimoniano la capacità della clorofilla e della clorofillina di formare complessi con cancerogeni: grazie alla costituzione di tali complessi l’assorbimento intestinale di queste molecole è in larga parte impedito, e si riduce così l’effetto trasformante sulle cellule.

Ecco alcuni esempi di molecole:

  • l’aflatossina-B1 (AFB1), sintetizzata da alcuni ceppi di Aspergillus flavus, un fungo microscopico;

L’AFB1 è presente in quantità elevata nel mais, negli arachidi, nel riso e nei fagioli di soia conservati male - come accade nelle regioni caldo-umide dell’Africa e dell’Asia - e la sua assunzione è correlata a un rischio elevato di sviluppare un carcinoma epatocellulare (un tumore maligno del fegato).Per questa ragione, Egner PA e collaboratori hanno studiato gli effetti della clorofillina in un gruppo di 180 adulti sani residenti nel Qidong, Cina, che ingerivano inevitabilmente grandi quantità di aflatossina-B1.

I partecipanti sono stati divisi senza alcuna preferenza in due gruppi:

  • gruppo 1: clorofillina
  • gruppo 2: placebo (sostanza senza alcuna attività);

lo studio è stato effettuato in doppio cieco, vuol dire che né i partecipanti né gli sperimentatori sapevano chi avrebbe ricevuto la clorofillina e chi il placebo.I partecipanti hanno assunto la clorofillina nella quantità di 100 mg, 3 volte al giorno per 4 mesi.

La valutazione dell’effetto è stata fatta misurando la concentrazione, nelle urine, di un addotto al DNA chiamato AFB1-N7-guanina, un marker di danno al codice genetico indotto dalla tossina. Dopo 16 settimane si è visto che il livello di questo marcatore nelle urine era del 55% inferiore in coloro che avevano assunto la clorofillina.

Non si sa, però, se la clorofilla possa essere d’aiuto anche per coloro che non sono così esposti all’AFB1.

  • gli idrocarburi aromatici policiclici, presenti nel fumo di sigaretta e nei prodotti affumicati di origine animale;
  • le ammine eterocicliche che si formano nella carne cotta a temperature elevate;
  • l’eme contenuto nella carne, o meglio: un prodotto del metabolismo dell’eme.

Sesink et al. hanno pubblicato un lavoro nel quale si analizzava la relazione tra la carne rossa e le neoplasie del colon, che sono tra le principali cause di morte nel mondo occidentale.

Si è visto che l’eme presente nella carne veniva convertito nell’intestino tenue in un metabolita citotossico, che a sua volta determinava la perdita delle cellule epiteliali situate sulla superficie della mucosa del colon. Per ripristinare il pool di colociti si attivava una risposta iperproliferativa delle cellule delle cripte intestinali, la quale purtroppo rende più probabile l’insorgenza di mutazioni in porzioni di DNA chiamate oncogeni e geni oncosoppressori.

  • le mutazioni degli oncogeni rendono la cellula indipendente dai fattori di crescita
  • le mutazioni dei geni oncosoppressori consentono alla cellula di moltiplicarsi senza freni.

La conseguenza è l’aumento del rischio che delle cellule si trasformino diventando cancerose.

A seguito di questi risultati gli autori dello studio hanno ipotizzato che l’eme fosse il responsabile del diverso rischio di sviluppo di un tumore del colon associato alle carni rosse e bianche, che rispetto alle prime contengono meno eme.

Poiché il rischio aumenta ulteriormente quando l’eccessivo consumo di carne rossa è accompagnato da uno scarso consumo di ortaggi verdi crudi, J. De Vogel et al. (Carcinogenesis, 2005) hanno indagato per scoprire se l’importanza degli ortaggi consistesse nell’inibire la citotossicità e l’iperproliferazione indotte dall’eme, e ancora, se se gli effetti positivi fossero correlati alla presenza della clorofilla.

L’esperimento, condotto sui ratti, è stato diviso in due parti:

Sono stati formati quattro gruppi, sottoposti a un preciso programma dietetico per 2 settimane:

  • gruppo 1: controllo (nessun tipo di integratore alimentare)
  • gruppo 2: eme (0,5 mmol/kg)
  • gruppo 3: spinaci (contenenti 1,2 mmol/kg circa di clorofilla)
  • gruppo 4: eme + spinaci

Sono stati formati altri quattro gruppi:

  • gruppo 1: controllo
  • gruppo 2: eme
  • gruppo 3: eme + spinaci
  • gruppo 4: eme + clorofilla.

Al termine dei 14 giorni, per ciascun esperimento sono state effettuate le seguenti misurazioni:

  • proliferazione dei colociti. Questa è stata misurata indirettamente, su un prelievo di mucosa del colon, grazie alla % incorporata nel DNA di un analogo sintetico della timidina
  • DNA epiteliale nelle feci. La sua quantità da un’idea sulla % di cellule esfoliate
  • Quantità di eme nelle feci. Misurata per capire quante molecole di eme sono state trasformate nel metabolita citotossico

Citotossicità dell’acqua fecale.

L’acqua fecale è stata preparata in laboratorio a partire dalle feci: è stata poi addizionata a una sospensione di globuli rossi umani, e la citotossicità espressa come % di cellule lisate (cioè distrutte a causa della rottura della membrana). Si è visto che la dieta supplementata con eme comportava:

  • l’aumento del 50% del tasso di replicazione del DNA, e quindi della proliferazione cellulare
  • l’aumento della citotossicità dell’acqua fecale
  • la riduzione della quantità di eme eliminata con le feci, e quindi un aumento del suo metabolismo;
Tali effetti risultavano assenti negli animali la cui dieta era arricchita sia con eme che con spinaci. Poiché i risultati dei gruppo alimentato sia con eme che con clorofilla erano simili a quelli per il gruppo eme + spinaci, si è concluso che il fattore protettivo fosse la clorofilla contenuta nei vegetali; resta da capire se l’attività chemioprotettiva della clorofilla dipenda dalla sua concentrazione. È possibile che la clorofilla possa inibire la creazione del metabolita citotossico, oltre che formando un complesso con l’eme, anche in un’altra maniera: poiché l’eme, per essere trasformato, deve prima essere solubilizzato dagli acidi biliari e altri composti, la clorofilla potrebbe competere per il legame, dato che hanno struttura simile.

Il potenziale terapeutico: rappresenta la possibilità di contrastare una malattia neoplastica ormai in atto. Se gli studi in vivo ne daranno conferma forse sarà possibile l’uso di clorofilla e clorofillina da sole o associate a farmaci anti-tumorali.

In uno studio pubblicato sull’International Journal of Cancer, nel 2009, si è analizzato l’effetto del trattamento con clorofillina su linee cellulari umane di tumore al colon.

Sono state usate 4 linee cellulari:

  • HCT116 (Carcinoma)
  • SW480 (Adenoma)
  • SW48 (Adenocarcinoma)
  • HT29 (Adenocarcinoma)

le quali sono state trattate con concentrazioni crescenti di clorofillina e analizzate dopo 24h. Si è visto che:

  • le cellule HT29 erano le più resistenti al trattamento
  • rispetto al gruppo di controllo (cioè il gruppo che non è stato esposto alla clorofillina) era aumentata la % di cellule cancerose che mostravano caratteristiche dell’apoptosi, la morte cellulare programmata, come la formazione di blebs (protuberanze della membrana cellulare, contenenti al loro interno componenti della cellula, che poi si staccano diventando corpi apoptotici) e la condensazione del nucleo
  • nelle cellule ancora vitali il ciclo cellulare, cioè quella serie di eventi che prepara la cellula alla divisione, subiva un arresto. Nella popolazione HCT116, a mano a mano che aumentava la concentrazione di clorofillina utilizzata, aumentava la % di cellule ferme alla fase S del ciclo (dove S sta per sintesi del DNA)
  • la replicazione del DNA non era possibile per l’inibizione dell’attività enzimatica della ribonucleotide reduttasi, grazie alla quale vengono prodotti i desossiribonucleosidi difosfato (precursori essenziali per la sintesi del DNA). La clorofillina inibiva questa attività sia direttamente che indirettamente, interferendo con la sintesi delle sue subunità R1 e R2
l’arresto del ciclo cellulare era imputabile alla disregolazione di determinati fattori coinvolti nella sua progressione. I ricercatori hanno osservato, tra le altre cose, che la quantità del fattore di trascrizione E2F4 aumentava: quest’ultimo si comporta come un repressore della trascrizione di alcuni geni in RNA. Tra questi ultimi molto probabilmente c’è il gene che codifica per la subunità R2 dell’enzima ribonucleotide reduttasi.

Proprietà anti-ossidanti

È stato dimostrato che la clorofilla ostacola l’azione dei radicali liberi: quanto alla clorofillina, esperimenti in vitro hanno dimostrato che pure essa ha capacità antiossidante, in quanto è in grado di neutralizzare diversi ossidanti.

Inoltre, in un lavoro di Fahey et al. condotto su cellule di epatocarcinoma di topo viene mostrato che la clorofillina è capace di potenziare l’attività degli enzimi di fase II che intervengono nel metabolismo degli xenobiotici, in particolare un suo componente minoritario, l’estere etilico della clorina rameica e4.

La risposta di fase II indotta dalla clorofilla è più debole rispetto a quella indotta dal suo derivato; è però vero che una dieta ricca di ortaggi consente di introdurre più clorofilla, aumentando la potenza dei suoi effetti.

Gli xenobiotici sono molecole estranee all’organismo, che subiscono delle trasformazioni per essere meglio eliminate da questo.

Queste trasformazioni sono ripartite in reazioni

  • di fase I, che hanno lo scopo di inattivare una molecola, ma che purtroppo danno origine, a volte, a metaboliti instabili che danneggiano il DNA e altre molecole fondamentali reagendo con essi
  • di fase II, che inattivano eventuali metaboliti dannosi, e li rendono anche più solubili facilitandone l’escrezione: gli enzimi coinvolti in questa fase proteggono le cellule dagli ossidanti implicati nell’invecchiamento, nella genesi dei tumori e nell’eziologia delle malattie croniche degenerative.

Proprietà anti-age

La clorofilla va citata tra le molecole che rallentano l’invecchiamento. In un gruppo di volontarie sopra i 45 anni che hanno assunto clorofilla per 90 giorni si è osservato:

  • un aumento della sintesi di procollagene
  • una notevole riduzione della formazione di dimeri di timina, un danno al DNA provocato dai raggi ultravioletti
  • riduzione dell’apoptosi dei cheratinociti, anch’essa provocata dai raggi UV
  • riduzione del danno determinato dalle specie reattive dell’ossigeno (ROS), la cui formazione è indotta ancora una volta dagli ultravioletti;

dunque un miglioramento generale dell’elasticità della pelle e dell’aspetto delle rughe. Gli effetti benefici della clorofilla erano dose-dipendenti.

Proprietà anti-odore

La clorofillina viene usata da diverso tempo per ridurre gli odori fecali e urinari nei pazienti geriatrici, che spesso sono incontinenti, o in coloro che hanno subito una ileostomia o una colostomia (due tipi di intervento chirurgico che servono a deviare il materiale fecale verso un’apertura nella parete addominale e una sacca).

I risultati degli studi condotti sinora sono contrastanti.

Controindicazioni ed effetti collaterali.

Occorre sempre avvisare il proprio medico che si vuole assumere o che si stanno assumendo clorofilla e derivati. Questo perché è vero che sono delle sostanze con un buon profilo di sicurezza, nonostante ciò, non essendo stati fatti studi in merito, è meglio evitare l’utilizzo di questi integratori durante la gravidanza e l’allattamento.

È stato riportato che a seguito dell’assunzione possono verificarsi la colorazione verde dell’urina e delle feci e la colorazione gialla o nera della lingua.

Sono stati riferiti casi sporadici di diarrea.

L’assunzione di clorofilla può dare problemi di ipersensibilità alle radiazioni solari. All’interno dell’organismo viene trasformata in diversi metaboliti, tra cui la filloeritrina, della quale è stato dimostrato l’effetto fotosensibilizzante su un campione di bestiame (Campbell WM e collaboratori, 2010).

Occorre perciò tenere conto di questa eventualità e proteggersi adeguatamente con un filtro solare, ed è importante evitare associazioni con altri agenti fotosensibilizzanti, ad esempio:

  • antibiotici come le tetracicline e i fluorochinoloni
  • preparazioni fitoterapiche a base di iperico (erba di San Giovanni).

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Giada Zanza Laureanda in Medicina e Chirurgia

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