Autolesionismo fisico e psicologico: cause e rimedi

L’autolesionismo è un disturbo che si manifesta a livelli fisico e psicologico. Scopriamo insieme le cause e soprattutto i rimedi per affrontare questo fenomeno, che si palesa con tagli, lividi, o stati depressivi e disordini alimentari, particolarmente frequente tra gli adolescenti.

    Indice Articolo:
  1. Cos'è e come si manifesta
  2. Soggetti a rischio
  3. Cause
  4. Rimedi

Cos'è l'autolesionismo e come si manifesta.

Il termine autolesionismo deriva dall’unione di due parole: “auto”, di origine greca, che significa “se stesso” e “ledere”, di origine latina, che vuol dire “danneggiare”.

Dunque si tratta di un disturbo, non sporadico ma che crea dipendenza, in cui il soggetto colpito si procura ferite e lesioni per danneggiare se stesso.

Dal punto di vista medico viene indicato con il termine inglese “Repetitive Self- Harm Syndrome” ovvero “Sindrome da autolesionismo ripetuto”che non va identificata come una malattia mentale ma piuttosto come il sentore di un disturbo psicologico.

Si manifesta in diversi modi: morsi, tagli, bruciature, provocazione volontaria di fratture e vomito.

Normalmente esiste una classificazione sulle varie forme di autolesionismo, fatta in relazione all’entità del danno che ci si provoca e pertanto è possibile fare una distinzione tra:

La forma estrema: il tentativo di suicidio.

Una particolare forma di autolesionismo, quella senza dubbio più evidente e tragica è senza dubbio il tentativo di togliersi la vita.

Come intuibile quindi, l’autolesionismo, si presenta spesso associato ad altri tipi di disturbi, perlopiù di natura psicologica, come la depressione e le crisi d’ansia.

Soggetti a rischio: adolescenti, i più inclini a procurarsi dolore.

A soffrire di autolesionismo sono prevalentemente gli adolescenti, in misura maggiore quelli di sesso femminile. La ragione per cui sono le donne a soffrirne di più è legata, secondo molti, a motivi socio culturali in base ai quali le donne sarebbero educate alla repressione di ogni forma di sfogo fisico e secondo cui gli uomini, invece, sarebbero più naturalmente propensi a dare sfogo ai propri istinti, anche violenti.

Secondo alcuni studi inglesi l’età in cui si manifestano con maggiore frequenza episodi di ritorsione fisica verso se stessi è quella tra i 12 ed i 15 anni, età in cui le ragazze si trovano ad affrontare tutta una serie di cambiamenti anche fisici e sono quindi più sensibili e vulnerabili.

Più raro invece che si manifestino episodi in età infantile sia per i bambini che per le bambine.

Superata la soglia dell’adolescenza invece sembra diminuire il numero dei soggetti di sesso femminile mentre si registra un aumento dei casi nei soggetti di sesso maschile.

Le cause possono essere legate a situazioni di bullismo di cui chi si autolesiona è vittima, di problemi familiari o di una cattiva condotta scolastica. In molti casi risulta essere semplicemente un modo per attirare l’attenzione su di sé.

Ad ogni modo di fronte a qualsiasi tipo di manifestazione autolesiva è bene rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile che saprà più di altri consigliare quali sono le strategie migliori per risolvere il problema.

Vediamo comunque meglio e più nello specifico quali sono le cause che spingono un soggetto a farsi del male.

L’autolesionismo psicologico: procurasi ferite interne.

Tutte le forme fin qui descritte, che sono quelle ufficialmente riconosciute, sebbene abbiano comunque un origine psicologica, manifestano appieno quella che può essere considerata come una delle caratteristiche distintive dell’autolesionismo:l’espressione fisica, la somatizzazione del dolore.

Anche se la dottrina non la riconosce esiste però anche una particolare forma di autolesionismo, quella in cui il soggetto costringe se stesso a sopportare stress e situazioni emotivamente difficili. Esistono ad esempio soggetti che si costringono a guardare video o immagini particolarmente dure e strazianti,(come torture ad animali o perfino a persone) o che semplicemente reiterano comportamenti che li riportano a vivere situazioni di disagio, (storie d’amore o rapporti complessi,ecc...)

Queste forme di autolesionismo, anche se meno diffuse, sono ancora più difficili da identificare in quanto non hanno manifestazioni esterne, ed a lungo andare possono avere conseguenze anche molto serie sulla psiche del soggetto.

Le cause: cosa spinge l’individuo a farsi del male.

Non è possibile indicare con precisione le cause che portano un soggetto a procurarsi da solo danni e ferite fisiche. Nella maggior parte dei casi, infatti, all’origine dell’autolesionismo vi è un insieme di concause che agendo a livello mentale e psicologico inducono l’individuo che ne è colpito ad assumere atteggiamenti scorretti come per l’appunto quello di procurarsi tagli e ferite di varia natura.

Molti studiosi sostengono che le cause dell’autolesionismo sono da ricercarsi nell’incapacità di affrontare situazioni di stress nonché nell’incapacità, che risiede in chi si autolesiona, di comprendere ed esprimere le proprie emozioni. E’ per queste ragioni che facciamo riferimento a particolari situazioni, come quelle elencate sotto, indicandole come possibili cause di comportamenti autolesionisti.

Ovviamente chi assume comportamenti autolesionisti ritrova in questi un sollievo, una soluzione al male che ci si porta dentro: è meglio subire il dolore di un male fisico piuttosto che sottostare al peso di una sofferenza psicologica.

I rimedi: accettarlo e chiedere aiuto è il primo passo per sconfiggere l’autolesionismo.

Il primo fondamentale passo da compiere per sconfiggere l’autolesionismo è ammettere di esserne affetti, confessione da fare prima a se stessi e poi agli altri. Può essere di aiuto ad esempio cercare dei gruppi di sostegno, anche online, dedicati proprio a chi soffre di questo disturbo. Capire di non essere da soli infatti è già molto importante e parlare con chi ha affrontato lo stesso percorso e provato le stesse sensazioni può essere un utile supporto per trovare la forza di ammettere e condividere il proprio problema anche con la famiglia e gli amici.

Oltre ad esprimere il proprio disagio è possibile poi mettere in atto alcuni comportamenti volti a tenere sotto controllo l’autolesionismo, come ad esempio:

Ovviamente questi sono rimedi palliativi ma non risolutori. Per sconfiggere il problema alla radice infatti è sempre meglio ricorrere al supporto di un terapeuta che nei casi più gravi potrà prescrivere una cura farmacologica e un ricovero ospedaliero.

Supervisione: Collaboratori: Dott.sa Dott.sa Elisabetta Tranchese