Antibiotici naturali: quali sono? Alimenti, piante e preparati.

Quello degli antibiotici naturali è un gruppo di sostanze piuttosto eterogeneo che ritroviamo soprattutto nel regno vegetale. Scopriamo quali sono gli alimenti e le piante officinali che li contengono e in che modo possiamo utilizzarli per preservare la nostra salute.

Antibiotici naturali: quali sono? Alimenti, piante e preparati

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Alimenti
  4. Piante officinali
  5. Preparati
  6. Benefici
  7. Approfondimenti

Antibiotici naturali: cosa sono? Principali caratteristiche.

Gli antibiotici naturali sono molecole - soprattutto di origine vegetale - in grado di uccidere o inibire la proliferazione dei batteri patogeni, senza però intaccare la flora batterica buona.

Si tratta di rimedi che possono essere d’aiuto, da soli o in associazione ai farmaci di sintesi, in diverse situazioni. Tra queste annoveriamo:

  • Prevenzione delle infezioni. Alcuni di essi, oltre ad avere un’azione diretta sui batteri, sono infatti in grado di stimolare le difese immunitarie rendendo il nostro organismo meno suscettibile all’azione dei patogeni;

  • Trattamento delle infezioni di grado lieve-moderato, destinate a risolversi in breve tempo;

  • Terapia complementare delle infezioni severe. I principi attivi contenuti in alcune piante agiscono in sinergia con gli antibiotici, potenziandone gli effetti; in questo modo si possono prescrivere dosi inferiori di antibiotico, che si associano ad una minor incidenza di effetti avversi.

  • L’uso di rimedi naturali riduce lo sviluppo di ceppi resistenti agli antibiotici.

La resistenza, purtroppo, è un fenomeno sempre più diffuso che s’instaura come conseguenza di un uso massiccio degli antibiotici, anche per trattare condizioni per i quali non sono richiesti (per esempio in caso di infezioni sostenute da virus). I batteri sopravvissuti all’azione dell’antibiotico, infatti, possono acquisire delle caratteristiche (trasmesse poi alla prole) che renderanno inefficaci le terapie successive, tra cui:

  • Produzione di enzimi che inattivano gli antibiotici;

  • Espressione di trasportatori che espellono il farmaco senza dargli la possibilità di agire;

  • Cambiamenti metabolici in grado di depistare il farmaco (qualora quest’ultimo agisca sul metabolismo batterico).

  • Alcuni fitofarmaci possono essere attivi, oltre che sui batteri, anche su altri microrganismi come funghi e virus. Ciò è di fondamentale importanza se si pensa che, se da un lato, l’uso di antibiotici risolve l’infezione batterica in atto, dall’altro può portare ad altre infezioni, solitamente sostenute da microrganismi commensali, ossia microrganismi (come il fungo Candida albicans) che diventano patogeni quando si abbassano le difese immunitarie o si ha un impoverimento della flora batterica “buona” (proprio come accade in seguito all’uso degli antibiotici di sintesi).

  • Infine, alcuni di essi posseggono proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti che possono facilitare la guarigione delle lesioni infette.

Tipologie di antibiotici naturali.

I rimedi che possono aiutarci a fronteggiare l’attacco da parte dei batteri patogeni (e non solo) sono numerosissimi e per ovvie ragioni ci limiteremo ad esaminare quelli principali. Possiamo suddividere i rimedi antibiotici in due categorie principali: quella degli alimenti e quella delle piante officinali, da cui possiamo ottenere diversi preparati. Prima di addentrarci nei particolari, vi proponiamo un elenco di validi alleati per la lotta alle infezioni!

Tra gli alimenti annoveriamo:

  • Aglio;

  • Cipolla;

  • Zenzero;

  • Cannella;

  • Salvia;

  • Timo;

  • Rosmarino;

  • Rafano;

  • Pompelmo;

  • Curcuma;

Tra le piante officinali più utilizzate vi sono:

  • Aloe;

  • Calendula;

  • Camomilla;

  • Uva ursina;

  • Ortica;

  • Verga d’oro.

  • Infine, sebbene non sia una pianta, in quest’ultima categoria includiamo la propoli che, come vedremo più avanti, possiede un’origine “mista”.

Ma ora veniamo al dunque e passiamo in rassegna questi rimedi!

Alimenti con proprietà antibiotiche.

In questa categoria rientrano prevalentemente ingredienti utilizzati come spezie, le cui proprietà antibiotiche sono conosciute fin dai tempi antichi e sono ampiamente documentate in letteratura scientifica. Vediamoli nel dettaglio!

Aglio (Allium sativum).

L’aglio è una pianta erbacea, appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae, originaria dell’Asia centrale. La parte dell’aglio in cui si concentrano i principi attivi (ossia la droga) è rappresentata dai bulbi, utilizzati sia per insaporire le pietanze, sia a scopo medicamentoso.

I composti attivi dell’aglio - responsabili delle proprietà antibiotiche - sono composti solforati derivanti dall’aminoacido cisteina; possiamo dividerli in due gruppi:

  • S-allilcisteina solfossidi (0,5%-1% nell’aglio fresco) tra i quali ricordiamo l’alliina;

  • γ-glutamil-S-allilcisteina: rappresentano la forma d’immagazzinamento dei solfossidi e vengono scissi per idrolisi durante la germinazione dei bulbi.

Oltre a ciò, il fitocomplesso include anche composti non solforati che sono comunque importanti per le proprietà terapeutiche. In particolare, l’enzima alliinasi è fondamentale per la conversione dell’alliina in allicina, il vero principio antibiotico (Borlinghaus et al., 2014). L’allicina sembrerebbe esplicare le sue proprietà antibiotiche inibendo gli enzimi dei patogeni (tra cui ureasi e proteasi) e la sintesi della placca batterica (Ankri and Mirelman, 1999; Shetty et al., 2013; Ranjbar-Omid et al., 2015).

In particolare:

  • Gli estratti di aglio si sono mostrati attivi nei confronti di diversi ceppi batterici, tra cui: E. coli, S. aureus, S. flexneri, S. pneumoniae, P. mirabilis, L. monocytogenes, S. typhimurium, S. typhi, S. sonnei e S. epidermidis (Gu et al., 2012; Gemerew et al., 2015; Mnayer et al., 2014; Wu et al., 2015).

  • L’allicina si è inoltre dimostrata efficace contro batteri causanti infezioni del cavo orale (come gengiviti e parodontiti) tra cui S. mutans, S.sobrinus, A. oris, P. gingivalis e A. actinomycetemcomitans (Bachrach et al., 2011; Shetty et al, 2013). Azioni confermate anche da diversi studi clinici (Elnima et al., 1983; Bohran-Mojabi et al., 2012; Jain et al., 2015).

  • Sembra molto promettente l’attività degli estratti di aglio nei confronti di ceppi resistenti e non di M. tuberculosis, l’agente eziologico della tubercolosi (Hannan et al., 2011; Viswanathan et al., 2014).

  • L’aglio fresco ha potenziato gli effetti di ceftriaxone e cefotaxima verso il batterio P. aeruginosa (Li et al., 2015).

Effetti avversi dell’aglio.

Il consumo di aglio (sia in quanto tale, sia sottoforma di estratti) non è certamente scevro da reazioni avverse. Tra queste abbiamo:

  • Alitosi, ossìa l’alito cattivo, in quanto i composti solforati in esso contenuti vengono espulsi per via polmonare, quindi con l’espirazione;

  • Disturbi del tratto digerente, tra cui nausea, vomito, acidità di stomaco, reflusso gastroesofageo e diarrea (a causa degli effetti irritanti sulla mucosa gastrointestinale);

  • Allergie, osservate da Koch (1996) in 39 pubblicazioni. Tra quelle più frequenti abbiamo:

    • Dermatite Allergica da Contatto (DAC) in persone esposte all’aglio sul posto di lavoro (Eming et al., 1999);

    • Congiuntivite allergica, rinite o broncospasmo in caso di inalazione o ingestione (Falleroni et al., 1981; Papageorgiou et al., 1983).

  • Interazioni farmacologiche. L’ingestione di aglio fresco è in grado di interagire con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti (Erose et al., 1990; Sunter et al., 1991; Burnham, 1995; Petry, 1995).

Il consumo di aglio è controindicato nei seguenti casi:

  • Pazienti affetti da gastrite, reflusso gastroesofageo e ulcera, in quanto l’aglio può ulteriormente irritare le mucose gastriche;

  • Pazienti in cura con farmaci antipertensivi, anticoagulanti e antiaggreganti, in quanto può potenziarne gli effetti;

  • Gravidanza, in quanto può peggiorare l’acidità di stomaco e il reflusso, condizioni abbastanza frequenti in questo periodo delicato;

  • Allattamento, poiché i principi attivi dell’aglio possono ritrovarsi nel latte materno e scatenare effetti avversi nel lattante (disturbi gastrici, allergie, etc.)

  • Bambini al di sotto dei 3 anni, particolarmente sensibili a quest’alimento.

Cipolla (Allium cepa).

Anche nel caso della cipolla, una pianta erbacea delle Amaryllidaceae, la droga è rappresentata dal bulbo edule che possiede un fitocomplesso molto simile a quello dell’aglio e può essere d’aiuto nel trattamento d’infezioni respiratorie, urinarie e intestinali.

I principi attivi responsabili delle proprietà antibiotiche sono i composti solforati, tra cui abbiamo i derivati metilici e propilici della cisteina solfossido.

Anche in questo caso, le proprietà antibiotiche sono state messe in evidenza da diversi studi. In particolare:

  • Gli estratti di cipolla si sono dimostrati attivi verso diverse specie batteriche, tra cui S. aureus (Adeley and Opiah, 2003; Bakt et al., 2014), Vibrio cholerae (Hannan et al., 2010), S. faecalis, K. pneumoniae, P. aeruginosa, E. coli, Salmonella spp e S. dysenteria (Adeley and Opiah, 2003).

  • In un lavoro di Kim (1997), l’estratto di cipolla ha mostrato proprietà inibenti verso i patogeni responsabili delle parodontiti (P. gingivalis e P. intermedia), le infiammazioni del tessuto che tiene ancorato il dente al tessuto osseo, e della carie (S. sobrinus e S. mutans).

  • In un lavoro di Ramos et al. (2006) un estratto acquoso di cipolla ha esibito proprietà antibatteriche verso ceppi MRSA (S. aureus meticillino-resistente) e H. Pylori (un batterio responsabile di molte forme di gastrite e ulcera), e ha aumentato la suscettibilità degli MRSA agli antibiotici β-lattamici.

  • Lo zwibelane A, un composto ciclico solforato, aumenta la potenza della polimixina B, un antibiotico polipeptidico che agisce alterando la permeabilità delle membrane cellulari fino a provocarne la lisi (il disfacimento)

Reazioni avverse e controindicazioni.

Gli effetti avversi e le controindicazioni sono simili a quelli dell’aglio; inoltre, sono state segnalate interazioni col litio (ne ridurrebbe l’assorbimento intestinale), un farmaco utilizzato in psichiatria nel trattamento del disturbo bipolare.

Pompelmo (Citrus paradisi)

Il pompelmo è il frutto edule di un albero sempreverde - che porta il suo stesso nome - appartenente alla famiglia delle Rutaceae.

Le proprietà antibiotiche del pompelmo (esplicate a livello orale, digerente e urinario) sono dovute a principi attivi che possiamo ritrovare nella polpa e nei semi (ricchi in polifenoli).

In particolare, il succo di questo frutto (ricco in naringina e naringenina, due polifenoli) è stato in grado di

  • Ridurre l’adesione della Salmonella typhimurium alla mucosa intestinale;

  • Inibire la crescita del microrganismo.

Tali azioni sembrano riconducibili alla naringenina, sebbene il meccanismo non sia stato ancora chiarito, e si verificano in presenza di un pH intorno a 3,5 (Yin et al., 2012).

Per quanto riguarda i semi:

  • In uno studio di Cvetic and Vladimir-Knezevic (2004) l’estratto etanolico dei semi è stato testato su dieci ceppi fungini e venti ceppi batterici, risultando particolarmente attivo su Salmonella enteritidis, grazie al contenuto in polifenoli.

  • In uno studio clinico, condotto su 4 pazienti di mezza età, è stata testata l’efficacia dei semi nel trattamento delle infezioni delle vie urinarie. I pazienti sono stati trattati con semi di pompelmo per due settimane, al termine delle quali è stato evidenziato un effetto verso E. coli, Klebsiella spp e S. aureus, i microrganismi patogeni rilevati nelle urine dei pazienti prima del trattamento (Oyelami et al., 2005).

Ma il pompelmo possiede controindicazioni?

Ebbene si! A causa del contenuto in naringina, il pompelmo non può essere assunto se si è in cura con diversi farmaci, tra cui: antiaritmici, antibiotici, antistaminici, ansiolitici, statine (farmaci per il colesterolo alto), antitumorali, antiepilettici, farmaci per la disfunzione erettile, corticosteroidi e calcio-antagonisti (utilizzati per patologie cardiovascolari).

Il motivo risiede nel fatto che la naringina è un potente inibitore del CYP3A4 intestinale, un enzima deputato al metabolismo di molti farmaci. L’inibizione del CYP3A4 determina un accumulo dei farmaci sopracitati, con conseguente raggiungimento di concentrazioni che provocano la comparsa di effetti tossici.

Zenzero (Zingiber officinalis).

Lo zenzero è una pianta erbacea della famiglia delle Zingiberaceae, originaria dell’estremo Oriente. Il rizoma carnoso ed essiccato, utilizzato per la preparazione di pietanze, ha dimostrato di avere numerose proprietà benefiche tra le quali abbiamo, per l’appunto, quelle antibiotiche (esplicate nelle vie digerenti e respiratorie).

Tali proprietà sono ascrivibili soprattutto alla presenza di composti noti come gingeroli e shogaoli (Semwal et al., 2015).

In particolare:

  • Gli estratti di zenzero (per il contenuto in gingeroli) si son dimostrati efficaci nei confronti di patogeni del cavo orale, tra cui P. gingivalis e P. intermedia (Park et al., 2008), S. mutans ed E. faecalis (Giriraju and Yunus, 2013).

  • L’estratto alcoolico di zenzero ha potenziato gli effetti della clorexidina nei confronti di E. coli ed E faecalis (Valera et al., 2015).

  • Lo zingerone, un composto che si forma dai gingeroli in seguito a cottura, è in grado di inibire la formazione del biofilm da parte di P. aeruginosa, una pellicola che protegge il microrganismo dall’azione degli antibiotici. Lo zingerone potenzia anche l’azione dell’antibiotico ciprofloxacina verso P. aeruginosa.

  • In uno studio in vitro di Elunetu et al. (2014) è emersa la sinergia di effetti tra un estratto di zenzero e il miele su ceppi di E. Coli, S. aureus e P. aeruginosa.

Ma vediamo le controindicazioni e i possibili effetti collaterali!

  • Il consumo eccessivo di zenzero è associato a pirosi gastrica (il così detto “bruciore di stomaco) a causa delle proprietà irritanti sulla mucosa.

  • Lo zenzero è controindicato nei seguenti casi:

    • Pazienti affetti da gastrite, ulcera o reflusso gastroesofageo;

    • Pazienti in cura con la sulfaguanidina, un antibiotico somministrato in caso di diarrea infettiva, poiché può aumentarne l’assorbimento intestinale;

    • In gravidanza, così come durante l’allattamento e nell’infanzia, dev’essere assunto sotto stretto controllo medico (ricordiamo che lo zenzero viene utilizzato soprattutto per la nausea, gravidica e non).

Cannella (Cinnamomum verum)

La cannella è una spezia estratta dalla corteccia essiccata di un albero sempreverde originario dello Sri Lanka (ex Ceylon).

Dalla distillazione in corrente di vapore dei giovani rami e delle foglie si ottiene un olio essenziale dotato di proprietà antibiotiche (a livello di cute, cavo orale e tratto digerente) e antiprotozoarie.

L’olio essenziale di cannella è costituito da trans-cinnamaldeide (72,81%), alcool benzilico (12,5%) ed eugenolo (6,57%).

I dati a disposizione sulla cannella riguardano principalmente l’olio essenziale. In particolare:

  • In un lavoro di Yap et al. (2015) l’essenza è risultata attiva verso E. coli, da solo o in associazione alla piperacillina (un antibiotico appartenente alle penicilline).

  • L’essenza di cannella, grazie al contenuto in trans-cinnamaldeide, ha inibito lo sviluppo di diversi ceppi batterici, tra cui S. typhi, S. paratyphi, S. aureus, P. fluorescens, E.coli e B. licheniformis (Naveed et al., 2013).

  • L’olio essenziale si è altresì dimostrato efficace verso Streptococcus pyogenes, un batterio responsabile delle tonsilliti (Sfeir et al., 2013).

  • Bouhdid et al (2010) hanno mostrato le capacità inibenti dell’essenza di cannella (soprattutto grazie alla trans-cinnamaldeide) verso P. aeruginosa (provocandone la morte in seguito ad un danneggiamento della membrana) e S. aureus.

Effetti avversi e controindicazioni.

Come tanti altri rimedi, purtroppo anche la cannella possiede effetti avversi, alcuni dei quali molto gravi. In particolare:

  • A causa del contenuto in trans-cinnamaldeide, la cannella in polvere e l’olio essenziale possono provocare manifestazioni allergiche a carico di cute e mucose, la prima a dosaggi alti, il secondo a dosaggi medi.

  • In alcuni casi possono comparire tachicardia, aumento della peristalsi (motilità) intestinale, della sudorazione e della frequenza respiratoria, seguiti da una fase di depressione centrale, con sonnolenza e riduzione del tono dell’umore (Della Loggia, 1994).

  • Se assunta in alte dosi può irritare la mucosa gastrica e intestinale, e provocare quindi bruciore di stomaco e diarrea.

L’assunzione di cannella è inoltre controindicata nei seguenti casi:

  • Allergie note alla cannella;

  • Gravidanza, in quanto può provocare malformazioni fetali (Capasso-Grandolini, 1996);

  • Durante l’allattamento e nei bambini piccoli a causa dei suoi effetti irritanti;

  • Pazienti affetti da gastrite, ulcera o reflusso gastroesofageo, poiché irrita la mucosa gastrica;

  • Pazienti in cura con i seguenti farmaci: FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), dei quali potenzia l’effetto gastrolesivo; Tetracicline, delle quali riduce l’assorbimento.

Curcuma (C. longa e C. xanthorryza).

Si tratta di piante erbacee originarie dell’Asia meridionale, soprattutto dell’India, appartenenti alla stessa famiglia dello zenzero (le Zingiberaceae). Analogamente allo zenzero, la droga della curcuma è rappresentata dal rizoma, che viene sottoposto a processi di bollitura (30’-45’), essiccamento e polverizzazione, attraverso i quali si ottiene una delle spezie più utilizzate nella cucina asiatica, e utile nel trattamento delle infezioni orali e del tubo digerente.

Le attività biologiche della curcuma, non solo antibiotiche, sono attribuibili ad una classe di composti polifenolici noti come curcuminoidi, dei quali la curcumina (o diferuloilmetano) rappresenta il composto più attivo, e all’olio essenziale.

Le proprietà antibiotiche di questa spezia sono ampiamente documentate e raccolte in una review di Moghadartousi et al. (2014).

Sembrerebbe che tali effetti siano imputabili al contenuto in curcuminoidi. In particolare:

  • L’estratto acquoso della curcuma è risultato attivo verso S. epidermidis, S. aureus, S. pneumoniae ed E. coli (Niamsa et al., 2009).

  • L’estratto metanolico ha inibito lo sviluppo di B. subtilis e S. aureus (Ungphaiboon et al., 2009).

  • In un lavoro di Lawhavinit et al. (2010) è stata esaminata l’attività degli estratti e dei curcuminoidi isolati verso diversi ceppi batterici. Gli estratti si sono mostrati attivi su V. harvey, V. alginolyticus, V. vulnificus, V. parahaemolyticus, V. cholerae, B. subtilis, B. cereus, A. hydrophila, A. agalactiae, S. aureus, S. intermedius, S. epidermidis ed E. tarda. I curcuminoidi isolati, invece, sono risultati attivi su 8 dei ceppi precedenti (eccetto i batteri del genere Vibrio e A. hydrophila).

  • La curcumina è in grado di inibire gli MRSA (Mun et al. 2013) e H. pylori (Kundu et al., 2009).

  • La curcumina è in grado di potenziare gli effetti di diversi antibiotici, tra cui:

    • Cefixima, cefotaxima, cefotaxidina, vancomicina e tetraciclina, più attive verso S. aureus (Moghadam et al., 2009);

    • Ampicillina, norfloxacina e oxacillina verso MRSA (Mun et al., 2013).

Effetti avversi e controindicazioni

Ma vediamo in quali situazioni non può essere utilizzata la curcuma:

  • Come nel caso di tante altre spezie, la sua assunzione può irritare la mucosa gastrica, pertanto è sconsigliato:Nei pazienti affetti da gastrite, ulcera e reflusso gastroesofageo; nelle donne in gravidanza, durante l’allattamento e nella prima infanzia;

  • Poiché è in grado di stimolare la produzione e la secrezione di bile, è sconsigliato l’impiego in pazienti affetti da patologie delle vie biliari, come la litiasi (ossia la presenza di calcoli).

  • Per ovvi motivi è controindicata l’assunzione in caso di allergia nota alla curcuma.

Rafano (Armoracia rusticana).

Il rafano (famiglia delle Cruciferae) è una pianta erbacea originaria dell’Asia e dell’Europa orientale, di cui si utilizza il rizoma (ricco in glicosidi solforati) a scopo alimentare e medicamentoso (ad esso vengono attribuite proprietà antibiotiche esplicate nel cavo orale, nell’intestino e nella cute). In seguito ad incisione del rizoma, il glicoside sinigrina viene convertito dall’enzima mirosinasi in isotiocianato di allile, un composto solforato dotato di proprietà antibiotiche (Kawakashi and Namiki, 1969; Kojima et al., 1973; Chin and Lindsat, 1993; Shahidi, 1994; Masuda et al., 1996).

Ma vediamo le proprietà...

Da un lavoro di Ho-Won et al. (2013) sono emerse le proprietà antibiotiche del rafano. I suoi isotiocianati sono risultati attivi verso:

  • Batteri anaerobi (ossia che vivono in assenza di ossigeno), tra cui F. nucleatum, P. nigrescens e C. perfrigens;

  • Batteri anaerobi facoltativi, tra cui S. mutans, S. sobrinus, L. casei, S. aureus, E. faecalis e A. actinomycetemcomitans.

...e le controindicazioni!

Il consumo di rafano è controindicato in caso di:

  • Allergie note al rafano;

  • Gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia, a causa degli effetti irritanti sulla mucosa gastrica;

  • Pazienti affetti da gastrite, ulcera e reflusso gastroesofageo, sempre per gli effetti gastrolesivi.

Salvia (Salvia officinalis).

La salvia è una pianta erbacea diffusa nel bacino del Mediterraneo, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, di cui si utilizzano le foglie a scopo alimentare e officinale (disinfezione della cute, del cavo orale e del tratto digerente).

Le foglie contengono un mix di composti che contribuiscono alle proprietà antibiotiche di questa spezia, tra cui annoveriamo:

  • Olio essenziale (0,8-2,5%), contenente diversi composti terpenici, tra cui: α e β-tuione (50-60%), α e β-pinene, canfene, β-mircene, α e γ-terpinene, 1,8-cineolo, canfora e acetato di bornile (Pellewer et al., 1990).

  • Acidi fenolici: acido caffeico, acido clorogenico e acido rosmarinico;

  • Diterpeni: metilcarnosato, carnosolo, acido carnosico e picrosalvina (un composto amaro);

  • Triterpeni: acido ursolico e acido oleanolico.

In particolare:

  • L’estratto alcoolico di salvia ha mostrato attività antibatteriche verso B. cereus, dovuti al metilcarnosato (Cumati et al., 2013).

  • In un lavoro di Stefanovic et al. (2012), gli estratti di salvia hanno potenziato l’azione di alcuni antibiotici (amoxicillina e cloramfenicolo) verso S. aureus, B. subtilis, K. pneumoniae, E. clocae e P. mirabilis.

  • I composti fenolici della salvia sono risultati attivi verso S. aureus, E. coli, S. infantis e B. cereus (Generalic et al., 2012).

  • In uno studio di Horiuchi et al. (2007), un estratto di salvia è risultato attivo - grazie ai triterpeni - nei confronti di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, in particolare: l’acido oleanolico verso Enterococchi vancomicino-resistenti, l’acido ursolico verso MRSA. Sempre nello stesso studio si è assistito ad un potenziamento degli effetti della vancomicina verso gli enterococchi, ed un effetto sinergico dei diterpeni (carnosolo e acido carnosico) con la gentamicina.

Ma cosa può comportare l’uso improprio della salvia? 

  • Secondo la commissione E tedesca, l’uso prolungato dell’estratto alcoolico e dell’olio essenziale (per via interna) può portare a convulsioni, a causa del contenuto in tuioni e canfora.

  • Si sconsiglia l’uso in gravidanza (in quanto i tuioni possono provocare malformazioni fetali), durante l’allattamento e nell’infanzia;

  • E’ altresì controindicato l’uso in caso di patologie delle vie biliari, in quanto stimola la produzione e la secrezione di bile.

Timo (Thymus vulgaris).

Il timo è una pianta erbacea perenne a portamento arbustivo, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae ed originaria dell’Europa e dell’Africa. La droga è rappresentata dalle sommità fiorite essiccate.

Ma passiamo alle proprietà di questa spezia!

Le proprietà antibiotiche del timo, utili soprattutto nelle infezioni intestinali, orali e respiratorie, sono dovute principalmente alla sua essenza, sebbene anche i triterpeni e le saponine contribuiscano alla sua efficacia.

Si pensa che le maggiori proprietà antibiotiche siano associate al chemiotipo a timolo (Boruga et al., 2014; Mancini et al., 2015), che contiene dal 30% al 70% di questo composto. Altri componenti importanti sono carvacrolo (3-15%), p-cimolo e terpinene.

In particolare, sembrerebbe attivo verso diversi ceppi (anche resistenti) di E. coli, Staphylococcus spp, Enterococcus spp, Pseudomonas spp (Sienkiewicz et al., 2011) e su H. pylori (Tabak et al., 1996).

Effetti avversi e controindicazioni.

Gli effetti avversi generalmente insorgono quando non si rispettano le dosi consigliate e sono dovute all’olio essenziale, più precisamente a timolo e carvacrolo. Tra i più comuni abbiamo: disturbi gastrici, come nausea e vomito, e cefalea.

Se assunto in dosi eccessive, può portare ad una vera e propria intossicazione caratterizzata da:

  • Depressione del sistema nervoso;

  • Depressione cardio-respiratoria;

  • Epatotossicità.

L’uso in gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia deve avvenire sotto stretto controllo medico.

Rosmarino (Rosmarinus officinalis).

Il rosmarino è un arbusto sempreverde, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae e diffuso nelle regioni mediterranee. La droga è rappresentata dalle foglie, ampiamente utilizzate come spezia e come antisettico intestinale e orale.

Le proprietà antibiotiche del rosmarino sono attribuibili al fitocomplesso in toto, sebbene l’olio essenziale sembri essere il componente più attivo. Si tratta di una miscela di 1,8-cineolo (15-30%), canfora (15-25%), α-pinene (25%) e borneolo (libero ed esterificato)

Dagli studi, che necessitano di ulteriori approfondimenti, è emerso che:

  • L’olio essenziale, grazie alla presenza dell’1,8-cineolo, si è dimostrato attivo verso S. aureus (Honorio et al., 2015).

  • L’estratto etanolico di rosmarino ha mostrato proprietà antimicrobiche e ha potenziato gli effetti della streptomicina, un antibiotico (Araujo et al., 2015).

Controindicazioni ed effetti avversi.

Esattamente come accade col timo, il consumo eccessivo di rosmarino può portare a reazioni avverse anche molto severe. Si possono infatti verificare:

  • Disturbi gastrointestinali e delle vie urinarie;

  • Convulsioni, a causa del contenuto in canfora.

L’uso è pertanto controindicato nei seguenti casi:

  • Pazienti affetti da epilessia, proprio perché contiene la canfora che abbassa la soglia per le convulsioni;

  • Allergie note al rosmarino;

  • Gravidanza (in quanto sembra che sia in grado di aumentare le contrazioni uterine e provocare l’aborto), durante l’allattamento e nell’infanzia.

Piante officinali ad azione antibiotica.

Per completare il nostro quadro sugli antibiotici naturali non ci rimane che occuparci di alcune tra le più utilizzate piante officinali. Vediamole!

Aloe vera (Aloe barbadensis)

L’aloe è una pianta succulenta (famiglia delle Xanthorrhoeaceae) originaria del continente africano. Dalle foglie di questa pianta si ottiene un gel che, privato dei principi antrachinonici, è ampiamente utilizzato come antisettico (di cute e mucose), immunostimolante, antinfiammatorio e cicatrizzante (A.M.Bianchi, Fitoterapia).

Grazie al contenuto in acemannano, un polisaccaride, l’aloe possiede attività antibiotiche rivolte verso diversi ceppi batterici.

In particolare:

  • L’aloe è attiva nei confronti di batteri patogeni del cavo orale (Kriplani et al., 2013), in particolare E. faecalis (Karkare et al., 2015) e S. mutans (Fani Koanteb, 2012).

  • In uno studio clinico di Banu et al. (2012), l’applicazione del gel sulle ulcere infette da ceppi antibiotico-resistenti è stata in grado di ridurre la carica microbica.

  • Cellini et al. (2014) hanno mostrato la capacità del gel di aloe di inibire ceppi antibiotico-resistenti di H. pylori.

Ma il gel di aloe è sicuro?

L’uso esterno del gel di aloe è reputato sicuro, sebbene siano stati osservati alcuni casi di dermatite da contatto o prurito, risultati comunque reversibili (Capasso-Grandolini-Izzo, Fitoterapia: impiego razionale delle droghe vegetali).

L’uso in gravidanza è consentito, sebbene sia sempre buona norma consultare il medico prima dell’impiego.

Camomilla (Matricaria recutita).

La camomilla (famiglia delle Asteraceae o Compositae) è una pianta erbacea diffusa in Europa e Asia, sebbene oggi si usino solo le varietà coltivate. La droga è rappresentata dalle infiorescenze essiccate (i “capolini”), utili in caso di infezioni orali, cutanee e oculari.

Le proprietà antibiotiche sono dovute all’olio essenziale, in particolare all’α-bisabololo (E. Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali) che è risultato attivo soprattutto verso i batteri Gram-positivi.

In particolare:

  • L’estratto di camomilla ha mostrato proprietà anti-H. pylori, del quale ha modificato la morfologia e il metabolismo (Shikov et al., 2008).

  • L’estratto al 25% di camomilla ha inibito E. faecalis (Rahman and Chandra, 2015).

  • L’associazione tra α-bisabololo (0,1%) e tea tree oil (0,05%) ha agito versus S. moorei, un batterio Gram-positivo responsabile dell’alitosi (Forner et al., 2013).

Effetti avversi e controindicazioni.

La camomilla è generalmente ben tollerata. In passato, si sono verificati alcuni casi di allergia dovuta alla contaminazione con camomilla fetida, contenente antecotulide (Hansen et al., 1984).

E’ controindicata l’assunzione in caso di allergie note alle Asteraceae (la famiglia cui appartiene la camomilla).

Calendula (Calendula officinalis).

La calendula è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae, diffusa in Europa, Asia e Africa. Analogamente alla camomilla, la droga della calendula è rappresentata dai capolini essiccati, utilizzati nel trattamento di infezioni a carico di cute e mucose.

I capolini contengono un olio essenziale, ricco in monoterpeni e sesquiterpeni, responsabile delle proprietà antibatteriche versus S. aureus e S. β-emolitico (E. Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali)

Proprietà antibiotiche della calendula.

Le proprietà antibatteriche degli estratti sono state evidenziate in diversi studi clinici.

In particolare:

  • In un lavoro di Khairnar et al., (2013), è stato studiato l’effetto di un estratto di calendula in pazienti con affezioni del cavo orale (parodontiti e gengiviti con sanguinamento o fissurazione). I pazienti che hanno effettuato gli sciacqui con la tintura di calendula (2mL miscelati a 6mL di acqua distillata), due volte al giorno per sei mesi, hanno avuto una riduzione significativa della placca batterica, del sanguinamento e dell’infiammazione, rispetto al gruppo trattato col placebo (8mL di acqua distillata).

  • In uno studio clinico di Faria et al. (2011), è stata paragonata l’attività antiplacca dell’estratto di calendula - rispetto alla clorexidina - in pazienti sottoposti all’estrazione dei molari. Sebbene la clorexidina abbia avuto effetti più marcati, l’estratto di calendula è riuscito comunque a ridurre la carica microbica e l’adesione dei batteri ai tessuti.

Controindicazioni ed effetti avversi.

L’uso esterno della calendula dovrebbe avvenire lontano dall’esposizione solare, in quanto i sesquiterpeni possono sensibilizzare la pelle alle radiazioni solari e portare ad arrossamenti cutanei o alla comparsa di antiestetiche macchie scure.

L’uso della calendula è inoltre controindicato in caso di allergie note alle Asteraceae (la famiglia di appartenenza della calendula).

Uva ursina (Arctostaphylos uva ursi).

L’uva ursina è una pianta erbacea rampicante (famiglia delle Ericaceae) diffusa nell’emisfero settentrionale. La droga è rappresentata dalle foglie, inodori e dal sapore amaro, che vengono utilizzate come antibiotico naturale in caso di infezioni delle vie urinarie, come cistiti (le infezioni acute o croniche della vescica) associate anche ad ingrossamento della prostata o all’uso di cateteri, e uretriti (infiammazioni dell’uretra).

Il principale responsabile delle proprietà antibatteriche di questa pianta è l’arbutina (Frohne 1970-1977; Beaux et al., 1999), un eteroside fenolico (presente intorno al 5-12%) la cui azione viene potenziata dai tannini (15-20%), dal piceoside (o idrossiacetofenone) e dai flavonoidi (che aiutano ad espellere l’urina carica di batteri).

Quando assunta per via orale, l’arbutina giunge nell’intestino dove viene metabolizzata dalla flora batterica. Si ottiene così un composto fenolico (l’idrochinone) che, dopo esser stato assorbito dalla mucosa intestinale, giunge nel fegato dove viene coniugato con acido glucuronico. Il coniugato giunge quindi in vescica dove (forse per via del pH basico o per opera degli stessi patogeni) viene riconvertito in idrochinone, il vero principio antibatterico.

  • Dai test in vitro è emerso che l’idrochinone è attivo (alla concentrazione di 60mg/mL) versus E. coli, S.aureus e P. aeruginosa, nei confronti dei quali ha un effetto batteriostatico (non li uccide ma ne inibisce la proliferazione) che compare dopo 3-4 ore dalla somministrazione (Bruneton - Pharmacognosy, phytochemistry, medicinal plants).

  • In uno studio di Shimizu et al. (2001), un estratto di uva ursina ha potenziato l’azione di alcuni antibiotici (oxacillina e cefmetazone).Tali effetti sembrano riconducibili alla corilagina, un tannino ad azione battericida (ovvero, che uccide i batteri).

L’uva ursina ha effetti avversi? Quando non usarla?

  • Le reazioni avverse di quest’erba si manifestano a causa dell’irritazione gastrica provocata dai tannini, quando utilizzata per periodi prolungati. Tra le manifestazioni più frequenti abbiamo nausea e vomito.

Si consiglia, pertanto, di utilizzarla per 2-3 settimane e di non superare i 5 cicli all’anno (qualora si soffra di infezioni recidivanti).

  • L’assunzione è controindicata in caso di:

    • Patologie gastriche, tra cui gastrite ed ulcera;

    • Gravidanza, durante l’allattamento e bambini di età inferiore ai 12 anni (per mancanza di studi che ne attestino la sicurezza).

Verga d’oro (Solidago virgaurea).

La verga d’oro è una pianta erbacea tipica delle regioni montuose ed incolte, appartenente alla famiglia delle Asteraceae. La droga è rappresentata dalle sommità fiorite ed essiccate, utilizzate nel trattamento complementare delle infezioni urinarie.

Il fitocomplesso della verga d’oro è costituito da una miscela di composti che contribuiscono agli effetti benefici, tra cui ricordiamo: diterpeni del clerodano, flavonoidi e glucosidi (leiocarposide e virgaureoside A).

... e sue controindicazioni.

L’assunzione di prodotti a base di quest’erba è controindicata nei seguenti casi:

  • Pazienti affetti da patologie renali e cardiocircolatorie (per i suoi effetti diuretici);

  • Gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia (a causa della mancanza di studi che ne attestino la sicurezza).

Ortica (Urtica dioica)

L’ortica è una pianta erbacea che cresce nei terreni incolti, appartenente alla famiglia delle Urticaceae e diffusa in Europa e Asia. Oltre ad essere apprezzate in cucina, le foglie d’ortica sono utilizzate anche in cosmesi e nel trattamento delle infezioni urinarie e cutanee.

Il fitocomplesso include una miscela di composti, tra cui:

  • Vitamine (provitamina A, B2, B5, B9, C, K);

  • Sali minerali (potassio e magnesio)

  • Flavonoidi;

  • Tannini;

  • Mucillagini;

  • Olio essenziale.

Ma passiamo alle proprietà!

Le foglie d’ortica hanno mostrato proprietà antibatteriche in diversi studi (Gulcin et al., 2004; Hadizadeh et al., 2009; Modarresi - Chamardemi, 2012, Stanciuc et al., 2012), sebbene non sia stato ancora individuato il principale responsabile di tali azioni.

In uno studio di Salehzadeh et al. (2014), un estratto alcoolico di ortica si è mostrato attivo su 16 ferite infette da MRSA.

Controindicazioni dell’ortica.

I prodotti a base di ortica sono controindicati in caso di:

  • Patologie renali e cardiovascolari, per i suoi effetti diuretici;

  • Gravidanza, durante l’allattamento e nei bambini (per mancanza di dati relativi alla sicurezza).

Mirra (Commiphora myrra).

La mirra (famiglia delle Burseraceae) è un arbusto originario del continente africano da cui si ricava - per incisione della corteccia - un oleo-gommo-resina impiegata principalmente nelle affezioni del cavo orofaringeo (gengiviti, stomatiti, afte, tonsilliti).

L’oleo-gommo-resina è un essudato costituito da tre componenti: un olio essenziale (ricco in furanosesquiterpeni), una gomma (contenente xilosio, arabinosio e galattosio) e una resina (ricca in acido commiforico e commiferina).

Proprietà della mirra.

Dolara et al. (2000) hanno messo in evidenza le proprietà antibatteriche della droga (versus E. coli, S. aureus e P. aeruginosa), dovute ai sesquiterpeni.

Effetti collaterali e controindicazioni.

E’ consigliabile utilizzare la mirra solo per uso esterno, a causa dei pochi dati relativi alla sicurezza della resina.

L’uso della mirra può provocare reazioni allergiche, pertanto è controindicato in caso di allergie note ai suoi componenti.

L’antibiotico naturale delle api: la propoli.

La propoli è una sostanza ottenuta dall’elaborazione delle resine vegetali con il secreto delle ghiandole salivari delle api, che la utilizzano per disinfettare la camera dell’ape regina e le cellette destinate alle larve. Le caratteristiche organolettiche (colore, odore e sapore) e la composizione del fitocomplesso variano in base alla provenienza della resina (solitamente viene prelevata dalle conifere, come il pino e l’abete).

Proprietà della propoli.

Di particolare interesse sono le proprietà antibiotiche di questa sostanza, che sono state documentate in diversi lavori (Grange et al., 1993; Carbajal Mejia, 2014; Nina et al., 2015). Tali azioni sono dovute principalmente a:

  • Flavonoidi: pinocembrina e galangina sono attive verso diversi ceppi batterici, tra cui il complesso KES (Klebsiella, Enterobatteri, Serratia) e gli Streptococchi;

  • Acido benzoico e acido ferulico;

  • Olio essenziale.

In particolare, sembrerebbe che l’azione antibatterica - batteriostatica o battericida a seconda della concentrazione (Focht et al., 1993; Serra et al., 1995) - si esplichi attraverso vari meccanismi, tra cui:

  • Ridotta produzione di acido folico, fondamentale per la replicazione del DNA (Strehl et al., 1994);

  • Danno al nucleo cellulare (l’organulo contenente il DNA), ai mitocondri (gli organuli deputati alla produzione di energia) e alle membrane cellulari (Takaisi-Kikuni et al., 1994; Cushnie et al., 2005).

  • Riduzione dell’adesione batterica ai tessuti (Duarte et al., 2993-2005).

Alla luce di quanto esposto, per cosa possiamo usare la propoli?

La propoli può aiutare a prevenire e contrastare diverse condizioni, tra cui:

  • Infiammazioni del cavo orale e della faringe;

  • Tonsilliti;

  • Sinusiti;

  • Infiammazioni a carico di denti e gengive (gengiviti, parodontiti, ascessi, postumi dell’estrazione dentaria);

  • Lesioni cutanee che potrebbero infettarsi, come ustioni, ferite e piaghe.

Controindicazioni ed effetti collaterali.

Purtroppo, anche la propoli non è priva di reazioni avverse e controindicazioni. In particolare:

  • L’uso prolungato della propoli grezza (sottoforma di spray, dentifricio e collutorio) può far ingiallire i denti;

  • Sono state inoltre osservate dermatite allergica da contatto (sia negli apicoltori, sia nei pazienti che ne facevano uso) e infiammazioni della mucosa orale con ulcerazioni, in seguito al consumo di pastiglie a base di propoli (Capasso - Grandolini - Izzo, Fitoterapia: impiego razionale delle droghe vegetali).

  • L’uso della propoli è controindicato in chi è allergico al veleno d’ape.

Preparati ad azione antibiotica.

L’assunzione di questi antibiotici naturali può avvenire in diverse forme, dipendenti dalla natura del rimedio e dal tessuto bersaglio. Così, i rimedi che abbiamo classificato come alimenti potranno essere ingeriti come tali, mentre quelli che abbiamo classificato come rimedi non alimentari (le varie piante officinali) devono essere assunte sottoforma di estratto. In particolare, possiamo utilizzarli sottoforma di:

  • Estratti estemporanei, come tisane, infusi e decotti;

  • Macerati in acqua, olio, vino o glicerolo;

  • Estratti fluidi, molli o secchi (solitamente in alcool etilico);

  • Oli essenziali, da diluire in opportuno veicolo;

  • Creme, gel e unguenti.

Nel prossimo paragrafo vedremo in che modo usufruire di questi rimedi e per quali affezioni sono più indicati!

Benefici degli antibiotici naturali.

Come abbiamo già anticipato, alimenti e piante officinali possono fornire un valido aiuto nella prevenzione e nel trattamento di infezioni molto comuni e possiamo assumerli per via topica, inalatoria e orale.

Antibiotici cutanei.

Sono diverse le condizioni che richiedono l’uso (preventivo e terapeutico) di questi rimedi, tra queste abbiamo:

  • Infezioni della cute, in particolare le infezioni da P. acnes, un batterio responsabile di alcune forme di acne.

  • Punture d’insetto o lesioni cutanee (come ferite, ulcere, piaghe e ustioni) a rischio d’infezione o già infette (non gravi).

Vediamo quali sono i rimedi più indicati!

Aloe. Il gel estratto dalle foglie di questa pianta può esser d’aiuto in caso di: ustioni, piaghe, punture d’insetto e lesioni post-rasatura, in quanto è dotato di proprietà antimicrobiche, lenitive e cicatrizzanti (utili per accelerare il processo di guarigione delle lesioni stesse). Si consiglia di applicarlo sulle lesioni 1-2 volte/die.

Uso cosmetico dell’aloe.

Il gel di aloe può essere utilizzato anche per migliorare le condizioni cutanee in persone affette da acne, in quanto disinfetta la pelle e, allo stesso tempo, la lenisce e la idrata. Qui di seguito riportiamo la ricetta per preparare una maschera purificante a base di aloe. Vediamo cosa ci occorre:

  • 300mL di yogurt bianco;

  • 100mL di aloe gel;

  • 3gtt di essenza di camomilla;

  • 1mL di estratto fluido di propoli.

Miscelare gli ingredienti, applicare sul viso e lasciare in posa per 30’; quindi, rimuovere con acqua tiepida.

Propoli. Esattamente come il gel di aloe, anche la propoli può esserci d’aiuto in svariate condizioni. In particolare:

  • Possiamo utilizzare la propoli, veicolata in olio d’oliva o olio di mandorle, per disinfettare ferite, piaghe e ustioni. Per preparare l’oleum propolis si miscelano 25g di propoli in polvere con 100mL d’olio.

  • L’estratto fluido può essere incorporato nella cera di jojoba e utilizzato (anche in associazione all’essenza di lavanda o bergamotto) nella disinfezione delle pelli acneiche.

  • L’estratto molle di propoli può essere applicato sulle ferite e sui foruncoli; viene ottenuto facendo evaporare l’alcool dall’estratto fluido (evitando il contatto diretto con la fiamma, per ovvi motivi di sicurezza), fino ad ottenere una massa semisolida.

Calendula. Possiamo utilizzare quest’erba (sottoforma d’infuso o di oleolita) per la disinfezione di piaghe, ulcere, ustioni, punture d’insetto e pelli acneiche.

Infuso di calendula.

Si versano 200mL di acqua bollente su 4g di fiori essiccati, si lascia in infusione per 5’-10’ e si filtra. Si effettuano degli impacchi con delle garze sterili imbevute dell’infuso.

Camomilla. La camomilla può essere utilizzata sottoforma di infuso (la cui preparazione è simile a quello di calendula), di decotto, per la disinfezione delle ferite, delle piaghe e delle ustioni, oppure sottoforma di olio essenziale (da incorporare in opportuno veicolo) per la disinfezione della cute acneica.

Decotto di camomilla.

Aggiungere 10g di capolini essiccati a 200mL di acqua fredda e portare all’ebollizione; quindi far bollire per 1’-2’, lasciare in infusione il tutto per 5’ e filtrare.

  • Pompelmo. L’estratto di semi di pompelmo, un liquido viscoso venduto puro o già diluito, può essere utilizzato per la disinfezione delle pelli acneiche.

  • Aglio. Possiamo utilizzarlo sottoforma di succo, diluito in acqua, per disinfettare abrasioni e punture d’insetto. Il succo può essere preparato utilizzando lo spremi-aglio oppure frullando gli spicchi privati del rivestimento.

  • Cannella. L’olio essenziale di cannella può essere utilizzato per disinfettare la cute abrasa, opportunamente diluito in alcool o olio (2mL di essenza ogni 100mL di veicolo).

  • Ortica. L’infuso di ortica può essere utilizzato, sottoforma di impacchi, per la disinfezione di lesioni cutanee e pelli acneiche. Si utilizzano 2-3g di foglie essiccate ogni 200mL di acqua bollente.

  • Rafano. Il rizoma del rafano può essere utilizzato per preparare un estratto alcoolico utile per la disinfezione delle abrasioni e delle ferite cutanee.

Per preparare l’estratto alcoolico: porre un pezzetto di rizoma lungo 6cm in un vasetto per le conserve e ricoprirlo con alcool etilico al 70%. Lo si lascia macerare per due ore, al termine delle quali lo si filtra. Applicare l’estratto diluito in acqua (in rapporto 1:1) con una garza sterile.

Antibiotici naturali stomatologici.

Le condizioni stomatologiche che possono beneficiare dell’uso di antimicrobici naturali sono differenti: gengiviti, parodontiti, ascessi dentari, postumi post-operatori, afte e mal di gola. Vediamo come trattarle!

Propoli. Dopo averla conosciuta come antisettico cutaneo, vediamo l’utilità stomatologica di questo prodotto dell’alveare:

  • Possiamo usarla come collutorio per avere un effetto antisettico e antinfiammatorio globale, in caso di: gengiviti, parodontiti, ascessi, infezioni post-intervento, afte, ascessi e alitosi. Si solubilizzano circa 20-30 gocce di estratto fluido in mezzo bicchiere d’acqua e si effettuano degli sciacqui o dei gargarismi (in caso di mal di gola associato a tonsilliti e/o faringiti). Per l’igiene orale quotidiana, si consiglia di utilizzare quantità inferiori di estratto (10 gocce possono andar bene). In alternativa, si può succhiare della propoli grezza (1g per 3 volte al giorno, dopo i pasti).

  • Per avere un effetto più localizzato, possiamo ricorrere all’estratto molle da applicare direttamente in situ (su afte, gengive infiammate, ascessi, etc.).

  • In caso di faringite, l’infiammazione della mucosa faringea nota come “mal di gola”, possiamo ingerire il miele alla propoli.

Si miscela un cucchiaino di miele a scelta (purchè non cristallizzato) con qualche goccia di estratto fluido di propoli e lo si ingerisce. Il miele, grazie alla sua viscosità, aderisce alla mucosa e permette alla propoli di agire.

Mirra. 20-30 gocce di estratto fluido di mirra, aggiunti a mezzo bicchiere d’acqua, possono essere utilizzati sottoforma di gargarismi in caso di mal di gola e sottoforma di sciacqui per infezioni batteriche del cavo orale.

Curcuma. Secondo le tradizioni popolari, la curcuma è un ottimo rimedio per il mal di gola.

Come possiamo utilizzarla?

Un rimedio semplicissimo consiste nel miscelare 1 cucchiaio di curcuma in polvere con 100g di miele, da ingerire come tale o da solubilizzare in bevande calde. Si consiglia l’assunzione di:

  • 1/2 cucchiaino ogni ora il primo giorno;

  • 1/2 cucchiaino ogni 2 ore il secondo giorno;

  • 1/2 cucchiaino ogni 3 ore dal terzo giorno in poi.

In alternativa, si può preparare un composto miscelando 120g di miele, 2 cucchiai di zenzero in polvere, 2 cucchiaini di curcuma in polvere, il succo di un limone e un pizzico di pepe nero. Sciogliere un cucchiaino nelle bevande calde..

Rosmarino. Il rosmarino può essere impiegato, sottoforma di sciacqui o gargarismi, nell’igiene orale quotidiana o in caso di mal di gola e gengive infiammate.

A tale scopo possiamo utilizzare l’infuso, preparato aggiungendo 200mL di acqua bollente a circa 3g di foglioline essiccate. Si lascia in infusione per 5’-10’, si filtra e si lascia raffreddare.

Pompelmo. L’estratto di semi di pompelmo può essere impiegato per effettuare degli sciacqui (in caso di gengiviti, afte e interventi chirurgici) o gargarismi (in caso di faringiti e tonsilliti). Solubilizzare 10 gocce di estratto in mezzo bicchiere d’acqua.

Calendula. L’infuso di calendula può essere utilizzato per fare sciacqui o gargarismi in caso di afte, gengiviti, parodontiti, faringiti e tonsilliti.

Timo. Il timo può essere utilizzato per l’igiene orale quotidiana o in caso di stomatiti (infiammazioni varie del cavo orale). Possiamo utilizzarlo:

  • Sottoforma di infuso, con il quale effettuare sciacqui e gargarismi. L’infuso viene ottenuto ponendo 2g di droga in 200mL d’acqua bollente e lasciando il tutto in infusione per 10’-15’.

  • Sottoforma di essenza. In questo caso è molto utile l’associazione con l’essenza di salvia e l’essenza di rosmarino. Addizionare 15 gocce di ciascun olio essenziale a mezzo bicchiere d’acqua tiepida ed effettuare sciacqui o gargarismi.

Salvia. La salvia possiede un’azione analoga al timo, essendo utile per il trattamento di varie affezioni stomatologiche e nella cura dell’igiene orale quotidiana. Per un effetto globale, possiamo effettuare sciacqui o gargarismi col decotto, da utilizzare 3 volte/die.

Decotto di salvia.

La preparazione è molto semplice, basta far bollire 3g di foglioline essiccate in 200mL d’acqua, per 2’-3’, e lasciarle in infusione per 5’-10’. Filtrare e lasciar raffreddare.

Per avere un’azione mirata si possono effettuare delle “spennellature”. Un batuffolo di ovatta, imbevuto di estratto fluido di salvia (da solo o in associazione all’estratto fluido di propoli). viene strofinato nell’area da trattare, 1-3 volte/die.

Rafano. Secondo la medicina popolare, il rafano può esser d’aiuto in caso di mal di gola. Miscelare un cucchiaino di rafano grattuggiato a 3 cucchiai di miele, e assumerne 5 cucchiaini al giorno.

Antibiotici naturali per le infezioni respiratorie.

I rimedi utilizzati per il trattamento di affezioni respiratorie, quali sinusiti e bronchiti, possono essere somministrati per via inalatoria (è il caso degli oli essenziali) oppure per via orale. Vediamone alcuni tra i più importanti.

Cipolla. Il bulbo della cipolla può essere utile in caso di bronchite e sinusite per le sue proprietà antibatteriche e mucolitiche. I principi attivi contenuti nella cipolla aiutano a liberare i bronchi dal muco in eccesso e, allo stesso, tempo svolgono un’azione antibatterica.Secondo la tradizione popolare, la cipolla può essere utilizzata sottoforma di sciroppo (adatto anche per i più piccoli) oppure sottoforma di tintura vinosa.

Per preparare lo sciroppo: unire una cipolla sminuzzata a 125mL di acqua fredda e 3 cucchiai di miele, portare all’ebollizione e filtrare. Volendo si possono addizionare anche un cucchiaino di timo (per aumentare l’effetto mucolitico) o di rafano (per decongestionare le vie respiratorie). Assumere 1 cucchiaio di sciroppo, 3 volte/die.

Per preparare la tintura vinosa: far macerare 50g di cipolla sminuzzata in 1L di vino bianco per 14 giorni; filtrare e spremere i residui di cipolla. Assumere 2 bicchierini di tintura al giorno.

N.B. La tintura dev’essere conservata al riparo dalla luce e dal calore.


Zenzero.
Lo zenzero può essere d’aiuto - in caso di bronchite e altre affezioni respiratorie - sottoforma di decotto.

Decotto di zenzero.

Viene ottenuto facendo bollire mezzo rizoma di zenzero in un pentolino d’acqua per 5’. Filtrare, aggiungere succo di limone e dolcificare a piacere (meglio se con miele).

Antibiotici per le infezioni urinarie.

Questa categoria include erbe, da utilizzare in monoterapia o in associazione, ad azione antibatterica e diuretica. Vediamole!

Uva ursina. L’uva ursina può essere utilizzata - nel trattamento delle cistiti e delle uretriti - sottoforma di:

  • Estratto secco (ES). In commercio esistono capsule contenenti 350mg di ES (titolo minimo in arbutina pari al 3,5%), da assumere con abbondante acqua e lontano dai pasti. Assumere 2 capsule 2 volte/die, durante la fase acuta, oppure 1 capsula 2 volte/die per la prevenzione delle recidive.

  • Infuso, preparato aggiungendo 200mL di acqua bollente a 3g di foglie essiccate. Il tutto viene lasciato in infusione per 5’-10’ e filtrato. Si consiglia l’assunzione di 2 tazze al giorno, lontano dai pasti.

  • Decotto. In questo caso, si lasciano bollire 2g di foglie essiccate in 150mL di acqua per 15’, al termine dei quali si filtra. Si consiglia l’assunzione di 3-4 tazze al giorno.

  • Macerato acquoso. Per ridurre l’estrazione dei tannini (causa di irritazioni gastriche) si può ricorrere alla macerazione a freddo. 2g di foglie essiccate vengono lasciate macerare in 200mL d’acqua per 12 ore, al termine delle quali si filtra e si spremono le foglie. Bere 2 tazze di macerato al giorno.

N.B. Quando si assume l’uva ursina, occorre trattenere le urine il più a lungo possibile per dare modo ai suoi principi attivi di agire. Pertanto, si consiglia di assumere una delle capsule (o tazze) previste prima di andare a dormire, in modo che non si avverta il bisogno di andare in bagno.

Verga d’oro. Le sommità fiorite di quest’erba possono coadiuvare l’azione dell’uva ursina poichè - oltre a possedere proprietà antisettiche - sono dotate anche di proprietà diuretiche che facilitano l’allontanamento dei batteri presenti nelle urine. Si può preparare un infuso dell’erba aggiungendo 150mL di acqua bollente a 4g di droga essiccata, lasciando il tutto in infusione per circa 10’; quindi si filtra. Si consiglia l’assunzione di 3 tazze al giorno, lontano dai pasti.

Ortica. Analogamente alla verga d’oro, l’ortica è indicata nel trattamento delle infezioni urinarie in associazione all’uva ursina. In questo caso, si possono usare:

  • Le foglie essiccate, da cui si ottiene l’infuso: 3g di foglie vengono addizionate a 200mL di acqua bollente, lasciate in infusione per 10’ e filtrate. Si consiglia di berne 1-2 tazze al giorno.
  • L’estratto secco (ES). Esistono capsule contenenti 250mg di ES, da assumersi a stomaco vuoto e con abbondante acqua. La posologia consigliata è di 1-2 caspule/die.

Cipolla. Un rimedio della medicina popolare consiste nel far bollire 6g di cipolla sminuzzata in 500mL d’acqua, fino a farne evaporare la metà. Filtrare, spremere i residui di cipolla e berne una tazza al giorno.

Pompelmo. Può essere altresì d’aiuto assumere 5-6 semi (secchi o freschi) di pompelmo ogni 8 ore.

Antibiotici naturali per i disturbi intestinali.

Ed eccoci, infine, ai rimedi utili per prevenire e contrastare le infezioni intestinali, il cui sintomo caratteristico è la diarrea (ovvero l’emissione di feci liquide con una frequenza superiore a due volte al giorno), spesso associata a crampi addominali. Scopriamo come contrastarle!

Aglio. L’aglio può essere utilizzato come tale, sottoforma di estratto secco oppure sottoforma di tintura. Per la prevenzione della diarrea infettiva, si consiglia di mangiare 2-3 spicchi di aglio al giorno, almeno per 3 settimane; in alternativa 15 gocce di tintura, 2-3 volte/die per 3 settimane.

Per preparare la tintura: tritare 400g di aglio (privato del rivestimento esterno) e porlo a macerare in 250mL di acquavite, grappa o vodka, per due settimane al buio. Filtrare e lasciar riposare per un’altra settimana.

Per il trattamento della diarrea infettiva, si consiglia di mangiare da 5 a 10 spicchi al giorno.

L’estratto secco rappresenta una valida alternativa al consumo dell’aglio fresco, in quanto ci permette di ovviare all’effetto collaterale più comune al suo consumo: l’alito cattivo.

In commercio esistono capsule contenenti 430mg di estratto secco, con un titolo minimo di allicina pari allo 0,3%. Assumere:

  • 1cps, 2 volte/die per la prevenzione;

  • 2 cps, 2 volte/die per il trattamento della diarrea infettiva.

Si consiglia l’assunzione prima dei pasti.

Curcuma. Il latte alla curcuma, noto come golden milk, è un rimedio popolare che può essere utilizzato per prevenire le infezioni intestinali.

Per la sua preparazione ci occorrono:

  • 1/4 di tazza di curcuma in polvere;

  • 1/2 cucchiaino di pepe macinato;

  • 1/2 tazza d’acqua;

  • 1 tazza di latte (vegetale o vaccino);

  • 1 cucchiaino di olio di mandorle;

  • Miele.

  1. Porre la curcuma, il pepe e l’acqua in una pentola e riscaldare alla fiamma fino ad ottenere un composto pastoso, che può essere conservato in frigo per circa un mese;

  2. Miscelare 1/2 cucchiaino di pasta alla curcuma con l’olio di mandorle e con il latte.

  3. Mescolare il tutto alla fiamma, fino ad ottenere una miscela densa.

  4. Dolcificare con miele a piacere.

Propoli. Ebbene si: la propoli può esserci d’aiuto anche in questi casi! Si consiglia l’assunzione di 1g di propoli, in polvere o in granuli (miscelati all’acqua o al miele), 3 volte/die prima dei pasti.

Rosmarino. Le foglioline essiccate del rosmarino possono essere utilizzate per preparare un infuso ad azione antibatterica. Si consiglia di berne una tazza 3 volte/die, prima dei pasti.

Timo. Anche in questo caso, si consiglia l’assunzione dell’infuso (1-2 tazze al giorno), di cui abbiamo già visto la preparazione.

Salvia. Analogamente al timo e al rosmarino, anche con quest’erba possiamo ottenere un infuso da sorseggiare in caso di disturbi intestinali di natura batterica.

Per preparare l’infuso: aggiungere 200mL di acqua bollente a 3g di foglie essiccate e lasciare in infusione (con coperchio) per 5’-10’. Filtrare e bere 1-2 tazze al giorno.

Rafano. Per prevenire questo tipo di disturbi, possiamo ingerire 50g al giorno di rafano fresco grattuggiato.

I contenuti riportati sono solo a titolo informativo e non intendono sostituirsi in alcun modo al parere del medico. Prima di prendere qualsiasi iniziativa, rivolgetevi sempre al vostro specialista della salute.

Supervisione: Maria Grazia Cariello Collaboratori: Dott.sa Jessica Zanza ( Farmacista)

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