Anoressia nervosa: cos’è? Sintomi, cause, terapia e rimedi naturali.

Come si manifesta l’anoressia nervosa? Quali sno le cause che portano a questo rapporto conflittuale con il cibo e col proprio corpo? Come intervenire per evitare conseguenze anche drammatiche? Vista la complessità del disturbo, è fondamentale una diagnosi tempestiva ed una terapia multidisciplinare, che consenta di sostituire le modalità alimentari distruttive, con modalità più sane.Approfondiamo

Anoressia nervosa: cos’è? Sintomi, cause, terapia e rimedi naturali

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Come riconoscerla?
  3. Sintomi
  4. Cause
  5. Quando si manifesta?
  6. Terapie
  7. Prevenzione
  8. Approfondimenti

Cos’è l’anoressia nervosa?

L’Anoressia nervosa (AN) è un disturbo del comportamento alimentare (DCA), caratterizzato da una attenzione ossessiva nei confronti del corpo, visto come inadeguato ed ingombrante e da un rifiuto ostinato ad assumere cibo, con ripercussioni negative sul benessere psicofisico.

Questa patologia si configura come una vera e propria emergenza sanitaria nei Paesi occidentali industrializzati (Europa Occidentale, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, nella Nuova Zelanda, in Sudafrica e in Giappone).

La prevalenza del disturbo: il numero di casi nella popolazione, è stimata intorno allo 0,3%.
L’incidenza (il numero dei nuovi casi nella popolazione in un determinato periodo): 8 casi su 100000 soggetti in un anno. Il disturbo incide per lo più sulla popolazione femminile, infatti, il rapporto tra casi femminili e maschili è di 9:1, anche se, negli ultimi anni, si è registrato un aumento dei casi maschili. La letteratura nazionale, conferma l’andamento internazionale del problema, con una prevalenza dello 0.5-1% della popolazione, soprattutto femminile.

Diagnosi e psicometria: come riconoscere l’anoressia.

Per identificare e riconoscere la presenza di “anoressia nervosa”, è possibile fare riferimento ai criteri diagnostici presenti nel “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, quarta edizione (DSM IV-TR), secondo cui questo disturbo è caratterizzato da:

  • Rifiuto a mantenere il peso corporeo al minimo livello di peso normale per l’età e la statura o al di sopra di esso (si può ad esempio manifestare una perdita di peso che comporta una incapacità a raggiungere quello atteso con la crescita, oppure conduce a perdere peso al di sotto dell’85% previsto per età e statura).

  • Forte paura di ingrassare e di perdere chili, benchè vi sia una situazione di sottopeso.

  • Il soggetto vive il peso e la forma corporea in modo disturbato, a tal punto da incidere sui livelli di autostima, oppure si ha rifiuto di riconosccere e ammettere la gravità delle proprie condizioni.

  • Si presenta amenorrea, cioè una assenza di almeno tre cicli mestruali nelle donne dopo che hanno raggiunto il menarca (prima mestruazione).

Sono presenti due sottotipi di anoressia nervosa:

  • Tipo restrittivo: questa forma di anoressia è caratterizzata dall’assenza di condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso o abuso di lassativi e diuretici) oppure di regolari abbuffate.

  • Tipo bulimico: è invece caratterizzata dalla regolare presenza di abbuffate o di condotte di eliminazione (vomito autoindotto, abuso/uso di lassativi, diuretici o clisteri). Quest’ultimo tipo di disturbo, definito anoressia bulimica è molto diffuso, si stima presente nel 40-50% dei casi, in quanto se la persona persiste in uno stato di malnutrizione, gli spasmi della fame possono diventare così insopportabili e ricorrenti, da fare spezzare la rigida disciplina autoimposta, con la manifestazione di abbuffate. Quest’ultime, assumono per il soggetto la valenza di un atto vergognoso, che deve essere cancellato, liberandosi del cibo ingerito con il vomito autoindotto, con l’assunzione di quantità ingenti di lassativi, oppure con una dieta ancora più rigida. Tutti segnali d’allarme, associati a difficoltà a controllare gli impulsi (presenza di abuso di alcol o droghe, relazioni instabili, condotte autodistruttive) ed a una maggiore refrattarietà nel trattamento. Vi sono persone, poi che manifestano sintomi che rientrano nell’ambito della anoressia nervosa ma non soddisfano tutti i criteri per la diagnosi.

Nel DSM IV TR questa categoria rientra nei “Disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati” (DSA-NAS), mentre l’ICD-10 (International Classification of Diseaseses-10), redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo definisce come Anoressia Nervosa Atipica, caratterizzata da soggetti che presentano segnali anoressici di grado lieve (presenza di tutti i sintomi ma peso nella norma, presenza solo di condotte di compenso o di eliminazione, casi in cui il cibo viene masticato e non digerito) oppure in cui sono assenti uno o più segni (esempio amenorrea o la significativa perdita di peso) ma per il resto presentano un quadro clinico tipico dell’anoressia nervosa.

Per quanto riguarda la psicometria, ovvero gli strumenti testologici per lo studio della anoressia nervosa, in Italia sono disponibili diversi test validati:

  • Test per la valutazione della restrizione alimentare, sono questionari standardizzati utilizzati in ambito clinico, da personale medico (psicologo, psicoterapeuta) specializzato, per valutare la presenza di problemi alimentari, in cui si manifestano condotte di digiuno e dieta restrittiva.

  • Eating Attitude Test (EAT), questionario di screening, ossia strumento diagnostico che consente di rilevare la presenza di segni e sintomi anoressici anche lievi sulla popolazione generale.

  • Eating Inventory Test (EDI), questionario adatto per valutare l’Anoressia Nervosa e attuare un monitoraggio in ambito clinico dei pazienti.

  • Test per la valutazione della perdita di controllo, un questionario standard molto utilizzato dal personale medico specializzato, per indagare la presenza o l’assenza di condotte compensatorie e la loro intensità, utile anche come screening per cogliere segni e sintomi bulimici anche lievi nella popolazione generale, è il “Bulimic investigation Test Edimburgh” (BITE), è un test che mediante due scale valuta la presenza o l’assenza di comportamenti compensatori e la loro intensità e gravità.

Quali sono i sintomi e le conseguenze sul corpo per chi soffre di questa malattia?


I principali segni e sintomi, che possono incidere negativamente sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita dei soggetti anoressici, sono:

  • Problemi metabolici, sono causati dal vomito, dall’abuso di lassativi /diuretici o clisteri, rientrano in questa categoria ipotermia (condizione in cui si ha un rilevante abbassamento della temperatura) e disidratazione, disturbi elettrolitici, (ossia squilibrio negli elettroliti, soprattutto del potassio), che sono sostanze importanti per favorire il buon funzionamento delle cellule, ipoglicemia, ipercolestemiae e aumento di enzimi epatici.

  • Problemi respsiratori, con insufficienza respiratoria e diminuzione del ritmo del respiro.

  • Problemi cardiovascolari, tra cui bradicardia, alterazioni cardiache strutturali, aritmie cardiache.

  • Problemi neurologici, come anomalie nell’EEG (elettroencefalogramma) e convulsioni, compromissione all’attività neurovegetativa, vertigini, alterazione del ritmo sonno/veglia e insonnia.

  • Problemi ematologici, tra cui anemia o deficienza di ferro, leucopenia (diminuzione dei globuli bianchi), trombocitopenia (diminuzione delle piastrine).

  • Problemi renali, come insufficienza renale acuta o cronica, calcolosi, diabete insipido parziale.

  • Problemi endocrini, amenorrea, con assenza del ciclo mestruale per almeno tre mesi consecutivi, aumento del cortisolo (ormone prodotto dal surrene, che influisce sulle funzioni corporee, inibendo quelle non indispensabili per favorire il massimo sostegno all’organismo), alterazione nei livelli di estrogeni e testosterone.

  • Problemi muscoloscheletrici, tra i quali crampi, osteoporosi, fratture da stress.

  • Problemi gastroenterologici, tra cui reflusso gastroesofageo, dilatazione gastrica, gonfiore, stipsi, sindrome del colon irritabile.

  • Problemi cutanei e odontoiatrici, come cute secca, perdita dei capelli, lanugo (sottile peluria che ricopre il corpo), danni alla dentatura a causa del vomito con carie ed erosione dello smalto.

Invece, le patologie psichiatriche solitamente associate all’anoressia nervosa sono:

  • Disturbi dell’umore quali:

    • Presenza di tratti depressivi con tono dell’umore ridotto, senso di colpa, difficoltà di attenzione, compromissione dell’adattamento sociale e lavorativo.

    • Disturbi d’ansia, in particolare il “disturbo ossessivo-compulsivo” (DOC), che si manifesta con la costante preoccupazione rivolta verso il cibo e le sue calorie, dove l’assunzione del cibo avviene seguendo un rituale specifico.

  • Disturbo di abuso o dipendenza da sostanze: è presente maggiormente nei casi in cui il soggetto si abbuffa o elimina il cibo, per una difficoltà nel controllo degli impulsi.

  • Disturbi di personalità: l’anoressia nervosa è associata ai seguenti disturbi:

    • Distubo narcisistico di personalità, in cui si attua una percezione di sè di tipo onnipotente e difficoltà nel coinvolgimento affettivo.

Approfondisci come si manifesta il narcisismo.

    • Distrurbo dipendente di personalità, caratterizzato da eccessiva sottomissione e dipendenza, con bisogno di essere accuditi e paura di rimanere soli, con ricerca ossessiva di sicurezze e conforto.

    • Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità dove è possibile osservare una rigidità nei comportamenti e sentimenti, con tendenza a conformarsi alle regole/abitudini in modo perfezionistico e l’attuazione di comportamenti o pensieri ripetitivi.

Le cause principali del rifiuto del cibo.

Negli anni si sono susseguite diverse teorie che hanno tentato di dare una spiegazione univoca dell’AN, senza però riuscire in modo esaustivo a comprendere la patologia.

Proprio per questo, attualmente si predilige un modello multifattoriale, che permetta di considerare le svariate cause individuali, familiari e socioculturali, che, in presenza di un nucleo patogenico di base, (ad esempio la bassa autostima, sofferenza per il peso, depressione) rappresentano i fattori che aumentano il rischio di manifestare il disturbo (fattori predisponenti), o quelli che lo scatenano (fattori precipitanti), o i fattori che mantengono il disturbo (fattori perpetuanti).

Fattori predisponenti: la manifestazione. 

Individuali:

  • Genere Femminile.
  • Età: il disturbo si presenta soprattutto nella prima giovinezza e nella adolescenza.
  • Predisposizione genetica: si riscontra una maggiore prevalenza del disturbo nei familiari di pazienti con disturbi alimentari, in particolare si è osservato che tra gemelle monozigote vi è una probabilità del 50% di presentare il disturbo e vi è maggiore rischio in presenza di familiarità con alcuni disturbi psichiatrici, quali il disturbo dell’umore, quello ossessivo-compulsivo e l’alcolismo.
  • Anomalie neurotrasmettitoriali e neuroendocrine: in particolare relativamente all’interazione tra l’ormone proteico, prodotto dal tessuto adiposo, “leptina”, che regola il senso di sazietà, con i sistemi neuroendocrini e neurotrasmettitoriali. Infatti, la leptina, in condizioni di scarso apporto energetico, come avviene nell’anoressia, consente al sistema neuroendocrino di adattarsi al digiuno con conseguente soppressione della fame.
  • Vulnerabilità fisica e costituzionale: presenza di familiarità per sovrappeso e obesità, storie ripetute di diete e di oscillazioni ponderali, obesità infantile.
  • Malattie croniche: soprattutto il diabete mellito, la fibrosi cistica, la malattia di Chron, la colite ulcerosa, la sindrome di Turner, le patologie tiroidee.
  • Fattori psicologici: relativi alla presenza di patologie psichiatriche, a tratti della personalità e a problemi psicologici.
  • Patologie psichiatriche, come la presenza di depressione, disturbi d’ansia e disturbi dell’immagine corporea.

 Tratti di personalità: tra cui si riscontrano perfezionismo, con il bisogno di rispondere sempre alle attese sociali e di compiere al meglio le prestazioni richieste. Vediamo nel dettaglio:

  • Aspettative esasperate.

  • Narcisismo e idealizzazione/svalutazione elevata.

  • Tratti ossessivi.

  • Dipendenza dal consenso e dall’ammirazione altrui, con accondiscendenza eccessiva e la necessità di attirare l’attenzione.

Problemi psicologici come:

  • Presenza di una storia di abuso.

  • Scarsa autostima, con senso di inadeguatezza e d’inefficacia.

  • Competitività esasperata e difficoltà interpersonali.

  • Paura di diventare adulti e della sessualità, per cui si manifesta una fissazione alla dipendenza e al controllo tipicamente infanti. Ciò è dovuto a difficoltà nel processo di separazione/ individuazione, che consente di rendersi autonomi dalle figure genitoriali, a causa di un blocco nel processo di identificazione e al tempo stesso di disidentificazione con la figura genitoriale dello stesso sesso.

Familiari:

  • Obesità e alcolismo di uno o entrambi i genitori.

  • Difficoltà di comunicazione, si manifesta una elevata conflittualità familiare, oppure una tendenza ad evitare il conflitto aperto.

  • Vischiosità, scarsa definizione dei ruoli del gruppo familiare, incapacità di riconosce e incoraggiare la distinzione, l’autonomia e la separazione.

  • Alte aspettative genitoriali, richiesta di prestazioni straordinarie, soggezione al mito del successo, elevata competitività.

  • Ipersensibilità alle malattie fisiche ed eccessiva attenzione al corpo.

  • Preoccupazione per il peso o per l’aspetto fisico, proprio e per quello dei figli, con esaltazione della magrezza e asservimento a molteplici diete.

Socioculturali:

  • Esaltazione della magrezza: pressione sociale verso un ideale estetico magro ed eccessiva attenzione alle diete, pregiudizi sull’obesità.

  • Cambiamento sociale del ruolo della donna: ambiguità del ruolo e richieste di prestazioni elevate e spesso inconciliabili.

  • Eccessiva importanza attribuita al successo: con conseguenti attese sociali elevate, aumento della competitività e individualismo.

  • Esaltazione dei disturbi alimentari.

Fattori precipitanti: scatenanti.

Andiamo ad analizzare quali possono essere le cause scatenanti di questo problema:

  • Separazioni e perdite: come allontanamento dalla famiglia, viaggiare da soli, delusioni affettive e lutti.

  • Alterazioni negli equilibri familiari.

  • Esperienze traumatiche: come aborti, abusi fisici o sessuali.

  • Nuove richieste e pressioni ambientali.

  • Aumento di peso: commenti negativi sul peso e sull’aspetto, con conseguenti diete restrittive.

  • Malattia fisica acuta: oppure un trauma accidentale.

  • Minacce alla stima di sè: tra i quali gli insuccessi scolastici e sportivi.

  • Adolescenza e pubertà: in cui i cambiamenti sono vissuti come una minaccia per il controllo di se e della propria vita, per cui si tenta di recuperare il sentimento di dominio e di valore concentrandosi sul corpo e il peso.

Fattori perpetuanti: di mantenimento.

Tra le cause, troviamo anche i fattori di mantenimento della malattia.

Tra essi abbiamo:

  • Guadagni secondari della patologia: consistono negli effetti dovuti al disturbo che possono aumentarlo, come i rinforzi positivi e attenzione dei familiari e/o di altri, evitamento di situazioni sessuali e sociali angosciose con fissazione ad una infanzia prolungata.

  • Effetti conseguenti al digiuno e alla perdita di peso: accentuano la patologia a causa di un feedback negativo, infatti incentivano l’attenzione verso il cibo, il peso e il corpo con la distorsione dell’immagine corporea.

Infine, sono da menzionare tra le cause i fattori iatrogeni, ossia interventi medici che possono favorire lo scatenamento, il mantenimento e l’aggravamento della patologia.

Quando si manifesta l’anorressia?

L’Anoressia, si presenta prevalentemente nell’età adolescenziale. In questo periodo le trasformazioni biologiche, sociali, emotive e psicologiche possono innescare vissuti d’incertezza e smarrimento, che in assenza di un adeguato processo di ricostruzione e riappropriazione del proprio corpo e della propria identità, possono innescare conseguenze gravi e potenzialmente dannose, proprio come avviene nell’anoressia nervosa in cui si attua un conflitto con il proprio corpo, mediante il controllo spietato del cibo.

In ogni caso, attualmente, si riscontrano sempre più casi in cui l’insorgenza risulta posticipata all’età adulta, in particolare durante la fase della menopausa, e in età anziana tra i 65-70 anni, questa forma viene chiamata tardiva.

Le forme “tardive”, presentano sintomi attenuati rispetto alla forma adolescenziale e non raggiungono la stessa drammaticità. Vediamo i tratti comuni e le differenze tra le forme tardive e quelli adolescenziali:

Tratti comuni:

Sono soprattutto relativi all’ossessiva attenzione nei confronti del corpo e dell’immagine, al regime di restrizione alimentare e all’intensa paura di prendere peso. Inoltre, anche in questi casi, la malnutrizione può condurre a gravi danni, come osteoporosi, caduta di capelli, ipotensione, ridotta funzionalità epatica e gastrointestinale, basso tono muscolare.

Differenze:

Sono relative alle cause scatenanti, le quali risultano diametralmente opposte rispetto a quelle presenti nella forma adolescenziale. Infatti, mentre in quest’ultima si presenta spesso la paura della maturazione e dell’assunzione del ruolo e dell’aspetto adulto, nelle forme tardive si manifesta un intenso terrore di perdere tale ruolo. Cosicchè si innescano azioni che mirano a negare la vecchiaia a favore di un aspetto e comportamento eternamente giovanile, mediante l’abbigliamento, la chirurgia estetica e la ricerca di magrezza eccessiva, oggi considerata socialmente come sinonimo di bellezza e validità.

Recentemente, inoltre, si osservano forme di anoressia nervosa con un esordio molto precoce, in particolare tra i 8-9 anni. I bambini di questa età, hanno una paura intensa ad ingrassare, rifiuto ad assumere cibo e grave distorsione della loro immagine, per cui non riescono a riconoscere le reali fattezze (magre) del corpo vedendosi sempre inadeguati e grassi. 

Negli uomini questo disturbo è spesso trascurato, perchè viene considerato come una patologia tipicamente femminile, per cui le stime epidemiologiche e i medici, tendono a concentrarsi solo su questa parte della popolazione. Conseguentemente si crea un ingente ritardo nella diagnosi, infatti, si stima che il tempo trascorso tra la manifestazione del disturbo e la sua diagnosi, sia di sette anni negli uomini contro i quattro delle donne. Recentemente, per colmare questa “disattenzione”, sono state condotte varie ricerche, come quella del reparto di Neuropsichiatria dell’Ospedale San Gerardo di Monza, dal Dott. Bertolini, Dott. Albanese e il Dott. Ceruti, la quale hanno appurato che i fattori predisponenti e scatenanti di tipo familiare e psicologico, oltre che i sintomi manifestati, siano equiparabili tra i due generi. Vi sono fattori, però che incidono maggiormente negli uomini, come quello atletico, l’obesità infantile e la confusione relativa all’identità di genere. Malgrado queste piccole differenze, il disturbo assume le stesse drammatiche sembianze, con un odio spietato nei confronti del proprio corpo e controllo del cibo, attuato per fuggire ai dolori e ai pericoli intollerabili, perseguendo un ideale di perfezione impossibile.

Quali sono le terapie per far fronte a questo problema?

Per il trattamento dell’anoressia nervosa, sono presenti tre livelli di terapia secondo la gravità della patologia: ambulatoriale, ricovero diurno, ricovero globale.

La scelta del tipo d’intervento dipende dai sintomi del soggetto, dalla gravità delle condizioni fisiche e dalla rapidità nel perdere peso, presenza o assenza di complicazioni internistiche o di comorbilità psichiatriche, collaborazione dell’ambiente familiare, durata della malattia, fallimento di altri interventi.

  • Trattamento ambulatoriale, che consiste in un servizio in cui un medico e altri specialisti (psicologi, psicoterapisti, educatori) si occupano delle complicanze somatiche della patologia e favoriscono la possibilità di un intervento psicoterapeutico, facilitando il coinvolgimento della famiglia nel trattamento, con consulenze psicologiche.

  • Ricovero diurno (Day Hospital), è una forma d’intervento simile alla precedente, ma in cui si attua un intervento più intensivo.

  • Ricovero globale, questa forma si utilizza nei casi di emergenza per trattare le complicanze acute di tipo internistico, come aritmie cardiache o importanti squilibri elettrolitici, oppure di tipo psichiatrico, come comportamenti autolesionistici o tentativi di suicidio. In questi casi si può attuare il ricovero coatto (TSO) come indispensabile tentativo di salvavita, per cui si tratta di interventi eccezionali e brevi. Tuttavia, può essere seguito dal trattamento ospedaliero residenziale, in cui si procede al ricovero in reparti con programmi riabilitativi specializzati di tipo multidisciplinare, dove l’attenzione alle condizioni mediche si associa ad un trattamento psicoterapeutico per comprendere i fattori di mantenimento del disturbo.

Questi interventi, si basano sulla collaborazione di equipe multidisciplinari, al fine di potere attuare e considerare tutti gli aspetti del disturbo.

La terapia per guarire dall’anoressia, deve essere articolata su più piani quali:

  • Supporto nutrizionale per colmare le carenze dell’organismo e riportarlo in buone condizioni di salute, motivo per cui spesso si ricorre a farmaci ed integratori ricostituenti.
  • Supporto psicologico: per accompagnare il soggetto, nella scoperta e nell’accettazione delle cause che hanno portato all’anoressia.

Rieducazione alimentare e percorso terapeutico.

Questi interventi vengono fatti per riabituare sia il soggetto che il suo organismo a nutrirsi in modo sano e naturale. I più utilizzati sono:

  • Riabilitazione nutrizionale: prevede un ripristino del peso desiderabile o naturale, stabilito in base alla storia di peso del soggetto e al BMI (Indice di Massa Corporea) per il normopeso, per lo sviluppo di comportamenti alimentari sani. I modelli riabilitativi maggiormante utilizzati mirano ad una rialimentazione graduale e progressiva, associata ad interventi psicoterapeutici per rimuovere i blocchi cognitivo-comportamentali e facilitare l’assunzione del cibo. In presenza di casi refrattari al trattamento e in situazioni di pericolo di vita, possono essere utilizzate cure più invasive e potenzialmente dannose, come la terapia enterale con sondino nasogastrico.

  • Psicoterapia: può essere individuale o di gruppo, con attenzione ai problemi dei singoli. La terapia mira ad individuare i problemi presenti, con intervento sui fattori che possono mantenere e perpetuare il disturbo.

  • Terapia familiare: è consigliata soprattutto in base all’età e alle caratteristiche del paziente, in ogni caso è utile coinvolgere la famiglia, in modo tale che possa essere una risorsa per la guarigione piuttosto che una fonte di ostacolo ad essa.

  • Intervento psicoeducativo: ha come scopo di fornire informazioni esatte sull’anoressia nervosa, sui fattori che consentono lo sviluppo e il mantenimento, sui meccanismi che possono determinare il peso corporeo. Mediante questo intervento si cerca di favorire il cambiamento, grazie allo sdradicamento delle false convinzioni.

  • Riabilitazione psicosociale: mira ad insegnare abilità sociali specifiche per favorire le relazioni e l’inserimento nel tessuto sociale.

Terapia farmacologica.

Ha scopo solo supportivo e non risolutivo nei confronti dell’anoressia nervosa.

I farmaci solitamente utilizzati sono di categorie differenti:

  • Psicofarmaci antidepressivi e ansiolitici (amitriptilina, Risperidone, Clorpromazina, Olanzapine), che si utilizzano per la gestione dei sintomi psicologici concomitanti l’anoressia.
  • Corticosteroidi (Prednisone, Desametasone), come coadiuvante nel trattamento per curare alcuni sintomi conseguenti il disturbo, soprattutto di tipo respiratorio.
  • Terapia ormonale (Megestrol), favorisce l’aumento di appetito e il ripristino del ciclo mestruale.
  • Antistaminici (Ciproeptadina), che agisce stimolando l’appetito.
  • Integratori, soprattutto Vitamina D e Calcio, per curare la decalcificazione delle ossa spesso presente nei pazienti.

In generale è importante prescrivere solo farmaci indispensabili e valutare la reali disponibilità del paziente all’assunzione, soprattutto in presenza di casi che utilizzano condotte di eliminazione basate sul vomito.

Rimedi naturali

Tra i rimedi naturali fitoterapicied omeopatici possiamo citare:

  • L’Artemisia vulgaris, che agisce in caso di amenorrea da carenza estrogenica.
  • L’Avena sativa, che influisce sul sistema endocrino permettendo la secrezione di estrogeni.
  • La Melissa, che incide sul tono d’umore e su stati depressivi.
  • I fiori di bach (in particolare il Walnut, Centaury, Cherry plum).
  • Rimedi omeopatici, tra i quali è spesso consigliata l’Ignatia, utile nelle forme iniziali del disturbo con vomito sia spontaneo che autoindotto.

La guarigione è un percorso alquanto impegnativo, che può avvenire solo dopo che il soggetto abbia preso consapevolezza di essere malato ed abbia manifestato la volontà di stare bene.

Il primo passo è l’accettazione della malattia, è uno degli scogli più duri, poichè l’anoressia, fa entrare in uno stato mentale nel quale il soggetto più si sente magro più si sente forte e sicuro, ed ha una percezione del tutto fuorviata del suo aspetto e delle sue condizioni..

Prevenire è meglio che curare.

La prevenzione dovrebbe iniziare fin dalla prima infanzia, al fine di promuovere una salutare armonia tra il corpo, l’autostima e l’alimentazione. Per questo dovrebbe coinvolgere in modo attivo non solo i bambini, ma anche i genitori e i parenti. Gli obiettivi principali dovrebbero riguardare:

  • Lo sviluppo di una sana abilità nel riconoscere gli stimoli interni, fornendo conoscenze sui meccanismi corporei e sul contenuto/funzione degli alimenti, così da acquisire anche una maggiore consapevolezza del rapporto tra emozioni e corpo.

  • La promozione di un’alimentazione sana ed equilibrata, in quanto consente uno stile di vita salutare, aumenta il benessere sociale e psicofisico, ed evita la comparsa di varie patologie.

  • La formazione di una buona autostima, con l’accettazione di sè e del proprio corpo. Ciò può avvenire mediante l’ambiente di vita dei soggetti, che dovrebbe promuovere e sostenere messaggi più salutari per uno sviluppo armonico del corpo e un adeguato rapporto col cibo.

Approfondisci come si forma l'autostima

  • Promuovere la riflessione sui fattori di rischio e di mantenimento dei problemi alimentari e prestare attenzione alla presenza di segni precoci del disturbo.

Quindi, attuare un intervento preventivo ed informativo è fondamentale, poichè consente una riflessione precoce sulla corporeità e sull’alimentazione.

Anoressia Nervosa: la prognosi.

L’anoressia nervosa ha esiti molto variabili, si può andare incontro a tre diversi destini:

  • Guarigione, vi può essere la remissione completa, oppure parziale, in cui si possono alternare le fasi a causa di una maggiore sensibilità a recidive.

  • Cronicizzazione, può avvenire in forma parziale oppure completa, con maggiore rischio di andare incontro ad un esito fatale.

  • Morte, il tasso di mortalità, nella popolazione generale, è stimato intorno al 5-20% dei casi trattati ed è causato soprattutto per le complicazioni mediche o per suicidio, associato a forme depressive.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Maria Grazia Maggio (Laurea in Scien della formazione/ psicologia) - Dott.sa Roberta de Martino

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