Anoressia e bulimia: cosa sono? Come uscirne? Cause e conseguenze.

Sai cosa sono l’anoressia e la bulimia? Esse fanno parte delle cosiddette patologie del benessere, ovvero disturbi che si manifestano solo in società ricche, sebbene poi colpiscano anche le fasce più basse della popolazione. Vediamo insieme quali sono le cause di tali gravi disordini alimentari e come è possibile uscirne senza incorrere in severe conseguenze per la salute!

Anoressia e bulimia: cosa sono? Come uscirne? Cause e conseguenze

    Indice Articolo:

  1. Cosa sono?
  2. Cause
  3. Conseguenze
  4. Rimedi
  5. Approfondimenti

Cosa sono anoressia e bulimia? Analogie e differenze.

Oggi quasi tutti conoscono l’anoressia e la bulimia, i disturbi del comportamento alimentare più comuni e noti.

A differenza dei disturbi alimentari (come la celiachia, le intolleranze e le allergie alimentari), questi hanno origine psicologica e, perciò, ad occuparsene è principalmente il settore della psicologia e della psichiatria (mentre dei disturbi alimentari si interessa per lo più la medicina).

Spesso, nel linguaggio popolare si tende a confondere l’anoressia con la bulimia; in realtà, pur avendo delle analogie, si tratta di disturbi ben distinti. Infatti, possiamo dire che entrambi:

  • interessano il rapporto con il cibo (ecco perché vengono definiti disturbi del comportamento alimentare);

  • sono caratterizzati dal timore di ingrassare;

  • sono accompagnati da un profondo senso di inadeguatezza e di insicurezza.

Tra le due sintomatologie, però, vi sono delle differenze importanti. Secondo il DSM IV Tr, il manuale statistico diagnostico dei disturbi mentali, il paziente affetto da “anoressia nervosa” (è questa l’espressione scientifica), oltre ad avere una intensa paura di prendere peso:

  • rifiuta il cibo fino ad assumere una condizione oggettiva di sottopeso;

  • ha una percezione distorta di sé e del proprio corpo (si vede molto più grasso di quanto è realmente, anche quando è estremamente sottopeso);

  • (se donna) non ha il ciclo mestruale per almeno tre cicli consecutivi (amenorrea).

Il paziente bulimico, invece:

  • Manifesta frequenti abbuffate, cioè almeno due volte a settimana e per almeno tre mesi consecutivi mangia, in un definito arco di tempo (per esempio qualche ora), una quantità di cibo nettamente superiore a quella che altre persone non affette da questo disturbo mangerebbero nello stesso periodo e nello stesso contesto. Le abbuffate, inoltre, sono caratterizzate da un’evidente sensazione di perdita di controllo da parte del soggetto bulimico;

  • Previene l’aumento di peso (tanto temuto) con comportamenti compensatori come il vomito, l’abuso di lassativi, l’eccessivo esercizio fisico, etc.

  • Ha una stima di sé strettamente dipendente dalla forma e dal peso corporei.

A parte le differenze cliniche, però, non è raro che anoressia e bulimia diventino due facce della stessa medaglia e che pazienti precedentemente anoressici divengano poi bulimici o viceversa. Capita, così, che soggetti anoressici ad un certo punto non riescano più a sopportare il rigido regime alimentare che si impongono e comincino perciò a cadere in sporadiche abbuffate, seguite da comportamenti punitivi, e che, al contrario, bulimici che si puniscono con lunghi periodi di digiuno post-abbuffate sfocino, poi, nell’anoressia. I comportamenti anoressici e bulimici, infatti, si basano entrambi – come abbiamo detto – sulla paura intensa di ingrassare.

Ma quando insorgono con più frequenza questi disturbi? 

A che età è più alto il rischio di “disordini alimentari”.

Anoressia e bulimia, purtroppo, possono manifestarsi in qualsiasi momento della vita di un individuo!

Per molto tempo si è pensato che bambini e neonati ne fossero esenti, ma il gruppo di ricerca italiano condotto dal prof. Ammaniti e dalla prof.ssa Lucarelli ha dimostrato come sia possibile parlare anche di anoressia infantile. Gli studiosi, infatti, fanno riferimento ad un sistema diagnostico creato appositamente per bambini molto piccoli (classificazione: 0-3 anni), dove è contemplata la possibilità di un rifiuto psicologico del cibo anche in età neonatale. Solitamente – spiegano i ricercatori – tale rifiuto è strettamente associato alla qualità della relazione che il bambino intrattiene con la madre, prima fonte di nutrimento e di contatto: relazioni poco supportive, per esempio con madri depresse o a loro volte anoressiche, sembrerebbero essere un fattore di rischio importante per l’insorgenza di comportamenti alimentari disfunzionali nel bambino.

Tuttavia, il periodo in cui vi è la più alta manifestazione di questi disturbi è sicuramente l’adolescenza (e la tarda adolescenza), età di profondi cambiamenti fisici e psichici nell’individuo. Anoressia e bulimia, infatti, sono più diffuse tra soggetti dai tredici ai trent’anni, anche se gli adulti non ne sono sicuramente esenti.

Rispetto al genere, le donne sembrerebbero essere maggiormente a rischio rispetto agli uomini, anche se ultimamente i cambiamenti della società, delle mode e dei canoni di bellezza stanno pian piano livellando le differenze tra i due sessi.

Ma, a prescindere dall’età in cui si manifestano, anoressia e bulimia sono dei disturbi gravi? Scopriamolo insieme valutando quali sono le conseguenze!

Approfondisci quali sono i disturbi alimentari.

 Le cause di questi disturbi: perché ci si ammala? 

Innanzitutto, è bene sottolineare che non esistono cause singole di anoressia o bulimia, dal momento che nessun problema psicologico si può pensare come causato da un unico fattore!

Anzi, disturbi complessi come quelli del comportamento alimentare sono senza dubbio l’esito di diverse difficoltà, individuali, familiari e collettive insieme.

Per molto tempo si è pensato che le cause dell’anoressia e della bulimia siano le mode proposte dai mass media, caratterizzate dall’elogio del magro, della pancia piatta e dei corpi longilinei. Sicuramente la TV e la moda hanno una influenza nelle menti dei ragazzi, ma non si può certo dare la colpa al piccolo schermo se dei giovani muoiono perché troppo magri! Un po’ semplicistico, non ti pare?

Qual è la verità, invece? È stato dimostrato che i disturbi del comportamento alimentare siano un modo patologico di esprimere una sofferenza ben più profonda di quella legata ad un ventre non piatto, infatti, spesso la vera sofferenza fa riferimento a conflitti o situazioni familiari dolorosi. Con il rifiuto del cibo, l’adolescente in realtà rifiuta di crescere, quasi a voler fermare un tempo che non può scorrere, pena lo sconvolgimento di equilibri familiari dolorosamente raggiunti.

In altri casi, rifiutare il cibo significa non voler assumere il corpo e l’età di un adulto perché ciò può apparire pericoloso o minaccioso.

Nel caso della bulimia, invece, abbuffarsi e poi vomitare potrebbe simboleggiare una voglia di godere dei beni della vita (il cibo) ma anche la sensazione di non esserne degni (il vomito).

Possono essere molte altre, poi, le interpretazioni psicologiche dei disturbi del comportamento alimentare ed è impossibile generalizzare più di tanto perché ogni malattia ha la sua storia.

A quali conseguenze vanno incontro i soggetti anoressici e bulimici?

Anche se può sembrare strano, anoressia e bulimia sono delle vere e proprie minacce per la salute di molti individui, e non parliamo solo del benessere psichico, ma anche di quello fisico e della stessa sopravvivenza!

È stato riscontrato che tali disturbi hanno degli effetti fisiologici importanti sul corpo, legati o all’eccessivo e repentino dimagrimento (nel caso dell’anoressia) o alla troppa attività gastrica (nel caso delle abbuffate bulimiche). Tra le principali conseguenze fisiche ci sono, ad esempio:

  • Ingiallimento dei denti, dovuto all’eccessiva presenza di succhi gastrici in seguito a vomiti o a digiuni prolungati.

  • Indebolimento di unghie e cuoio capelluto, con conseguenti perdite di capelli (spesso a chiazze), a causa delle basse quantità di ferro e calcio presenti nel corpo.

  • Colorito della pelle costantemente pallido e spento, causato dalle insufficienti risorse energetiche dell’organismo.

  • Disfunzioni intestinali, poiché i digiuni prolungati rallentano esageratamente il metabolismo.

  • Frequenti insorgenze di intolleranze alimentari, dato che la mancata assunzione di determinati cibi può portare l’organismo a considerarli nocivi.

Ma la cosa più grave è sicuramente l’alterazione significativa dei valori ematici (potassio, glicemia, etc.), i quali possono provocare svenimenti, stati di coma e addirittura la morte! Ebbene sì, da un (apparentemente banale) desiderio di dimagrire può prendere il via un’escalation patologica di comportamenti che, nell’ipotesi peggiore, sono in grado di condurre alla morte. Chiaramente, non bisogna creare allarmismi! Ciò non si riferisce ad una semplice e salutare dieta dimagrante della durata di qualche mese, ma a regimi dietetici molto restrittivi e rigidi, con apporti calorici giornalieri paragonabili a quelli di insetti e un’ossessione spropositata per il corpo, oltre a una patologica percezione di sé.

Dal punto di vista psicologico, invece, una conseguenza frequente di bulimia e anoressia è l’isolamento dei pazienti che, un po’ per vergogna del loro problema e un po’ perché non possono sottostare alle normali abitudini della convivialità sociale (scansionata spesso da pasti e cibi), tendono ad isolarsi.

Ora, però, cerchiamo di capire se esiste una via d’uscita: è possibile liberarsi di anoressia e bulimia? 

Come uscire da anoressia e bulimia.

Per i soggetti anoressici e bulimici, la sola soluzione è farsi aiutare da uno psicologo! Infatti, i disturbi del comportamento alimentare sono tra quelli più trattati in psicoterapia. Si può intervenire in vari modi e la scelta dipende dal tipo di paziente e dalla gravità della malattia.

Innanzitutto, però, è importante precisare che nei casi di grave sottopeso, in cui è a rischio la vita del paziente, la prima cosa da fare è ricoverare la persona in un centro specializzato dove, con le dovute precauzioni, si provvederà al ripristino di un peso almeno accettabile.

È impensabile, infatti, un trattamento psicoterapico o psicologico con pazienti gravemente sottopeso e a rischio di vita: oltre alla questione etica e di emergenza sanitaria, sarebbe anche uno sforzo inutile, dal momento che in certe gravi condizioni il paziente riesce con fatica a trovare le energie per il funzionamento degli organi vitali, figuriamoci per un lavoro psichico impegnativo!

Superata questa urgenza, gli interventi psicologici possono essere di tipo:

  • Individuale, ad esempio le sedute di psicoanalisi e di terapia cognitivo-comportamentale, che servono rispettivamente a comprendere e lavorare sull’origine inconscia del disturbo o ad intervenire sui pensieri che stanno alla base del comportamento alimentare patologico.

  • Familiare, cioè dei colloqui psicologici in cui sono presenti tutti i membri della famiglia e che hanno lo scopo di comprendere il significato relazionale del sintomo anoressico/bulimico all’interno del nucleo famigliare. Una volta scoperto ciò, si lavora per modificare le relazioni che rinforzano il sintomo.

Indipendentemente dal tipo di approccio, comunque, la cosa più importante, ma anche più difficile, è proprio quella di riuscire a far ammettere al soggetto di avere un problema.

Una volta che egli ha raggiunto tale consapevolezza e ha manifestato volontà di uscirne, è necessario intervenire con una terapia multidisciplinare, per cui occorre rivolgersi ad uno specialista che aiuti ad uscire dal grave disturbo. Non conosci nessun professionista specializzato? Non preoccuparti, puoi rivolgerti al medico di famiglia o ai servizi di psicologia della USL del tuo territorio.

Naturalmente, i tempi di recupero dipendono da quanto grave sia stata la manifestazione della patologia, anche se spesso, in realtà, i soggetti che ne hanno sofferto portano per tutta la vita retaggi dell’anoressia o della bulimia.

Considerazioni.

L’articolo, ormai, è quasi terminato, ma manca ancora qualcosa. Vediamo, dunque, perché è così difficile accorgersi di questi disturbi e come si può intervenire prima che sia troppo tardi!

Anoressia e bulimia sono patologie tanto pericolose quanto insidiose: la cronaca passata ha narrato storie di genitori rimasti all’oscuro dei disordini alimentari dei propri figli adolescenti e che si sono accorti del disturbo quando questo era ormai ad uno stadio molto avanzato.

Diversamente da come si può pensare, non si tratta di genitori distratti o assenti ma di pazienti che riescono a sviluppare una fortissima abilità nel mentire per rifuggire situazioni, a loro sentire pericolose, senza far nascere dubbi e sospetti. Infatti, uno dei principali problemi di queste malattie, almeno fino a qualche anno fa, quando se ne parlava meno, era proprio la difficoltà di individuare un soggetto malato prima che le manifestazioni fisiche diventassero palesi. Ciò avviene con molta più evidenza nell’anoressia, in cui vi è un dimagrimento oggettivo, che nella bulimia dove invece le variazioni di peso del soggetto possono essere del tutto impercettibili.

Oggi per fortuna, in seguito a diverse campagne di sensibilizzazione grazie alle quali questi disturbi sono stati ufficialmente riconosciuti ed accettati come patologie, vi è una maggiore conoscenza di anoressia e bulimia. Entrambe sono, quindi, più facili da identificare sia per i soggetti che ne soffrono sia per amici e parenti che li circondano, i quali hanno anche a disposizione una serie di associazioni nate per insegnare ad aiutare gli interessati.

Il nostro consiglio? Osservare con attenzione i cambiamenti del tuo corpo e di quello delle persone che ti stanno accanto. Solo così, infatti, si potrà intervenire tempestivamente ed evitare danni irreparabili!

Supervisione: Maria Grazia Cariello Collaboratori: Dott.sa Vitalba Genna (Psicologa )- Dott.sa Luigia Torrusio

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