Agricoltura biologica: cos’è? Normativa, pro e contro dei bio alimenti.

Quali sono i principi dell'agricoltura biologica? Davvero queste tecniche di coltivazione sono migliori di quelle classiche? Cosa dice la legge su questi prodotti? Approfondiamo l'argomento, analizzando anche vantaggi e svantaggi dei cibi bio.

Agricoltura biologica: cos’è? Normativa, pro e contro dei bio alimenti

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Principi
  3. Normativa
  4. Pro e contro
  5. Approfondimenti

Cos’è l’agricoltura biologica? Caratteristiche.

L’agricoltura biologica è una metodica di produzione che si propone come fine quello di rispettare il suolo e garantire la biodiversità, e per fare questo si avvale di sostanze naturali, escludendo le molecole sintetizzate dall’uomo.

È un settore in espansione, che sta trovando consensi sempre maggiori nei consumatori. Si trova in netta contrapposizione con l’agricoltura convenzionale, il cui obiettivo è ottenere dalle superfici coltivate il massimo della resa colturale, e per farlo sottopone il suolo e le specie vegetali a un gran numero di stimoli introdotti appositamente: fertilizzanti, erbicidi e pesticidi di sintesi.

L’approccio biologico invece cerca di conservare il biosistema o di restituirlo il più possibile alle condizioni originarie. Il principio è che un ecosistema vive normalmente in un equilibrio dinamico al quale contribuiscono sia le specie viventi che il terreno, l’acqua e l’aria: un ecosistema in salute è capace di resilienza, cioè di contrastare i fattori che disturbano l’equilibrio (come i parassiti) ripristinandolo.

Principi su cui si basa.

Numerose sono le strategie attraverso cui un’azienda, che opera nel biologico, riesce a preservare l’equilibrio:

  • i metodi di coltivazione
  • i criteri di scelta delle specie da coltivare
  • le tecniche di protezione delle colture.

I metodi di coltivazione.

Chi ha le mani in pasta in questo settore sa che il primo fattore da considerare è il suolo. Attraverso l’analisi di campioni si accerta che il terreno, dove si intende coltivare sia adeguatamente dotato di minerali e materia organica, e quali specie di microrganismi lo popolano.

Nell’ agricoltura biologica sono previste delle rotazioni colturali il cui scopo è di evitare l’esaurimento di queste risorse. Le rotazioni devono essere ampie, nel senso che una certa specie agraria viene ricoltivata a distanza di anni, e devono essere stabilite in base ai seguenti fattori:

  • famiglia biologica. Per esempio, solitamente si usa alternare delle colture di vegetali che arricchiscono il terreno di azoto (vedi le leguminose) a colture che invece ne richiedono parecchio (come le graminacee);
  • esigenze nutritive. Esistono specie che non hanno grosse pretese nei confronti del suolo e altre invece molto esigenti;
  • apparato radicale. Le radici delle piante per poter accrescersi sotto terra sgretolano il terreno; più la radice è grossa e sviluppata più questo effetto sarà evidente.

La rotazione delle colture ha un altro effetto benefico, poiché ogni anno si avvicendano specie diverse, diventa più difficile per le piante infestanti ambientarsi e danneggiare le colture.

Una volta programmato il calendario delle semine, in base alla specie agraria che si vuole impiantare e alle caratteristiche del terreno si procederà con la lavorazione più opportuna.

Lavorare il terreno è importante perché:

  • permette di creare un buon letto di semina;
  • favorisce lo sviluppo ottimale delle radici;
  • impedisce il ristagno localizzato dell’acqua;
  • garantisce gli scambi gassosi.

Come garantire sempre e comunque la fertilità del terreno?

Alcuni terreni sono di loro ben dotati di risorse, altri no, oppure a causa di un precedente sfruttamento intensivo sono notevolmente impoveriti. Esistono due modi per migliorare le caratteristiche del suolo:

  • l’utilizzo di fertilizzanti naturali, come il letame compostato (cioè il letame lasciato “maturare”);
  • l’impiego di colture da sovescio. Si tratta di piante, come il trifoglio e l’erba medica, che non sono coltivate per la vendita ma per essere sotterrate: vengono tagliate nella fase di prefioritura e lasciate appassire per qualche giorno, per poi essere interrate.
In questo modo avremo un terriccio ricco di elementi fondamentali per i vegetali, come il fosforo, il potassio e l’azoto. Ma non bisogna strafare, perché sebbene utili possono danneggiare le colture: per esempio, l’azoto in eccesso è responsabile dell’allettamento (ossia le piante si piegano facilmente) e di un maggior rischio di malattie.

Le specie coltivate.

Passiamo ora alle piante. I migliori risultati si ottengono scegliendo le giuste varietà vegetali, le quali:

  • devono adattarsi all’ecosistema. Significa che il tipo di suolo e di clima richiesti da quella specie (caratteristiche pedo-climatiche) devono essere compatibili con la regione in cui si vuole seminare. Per esempio, i cereali crescono in terreni a medio impasto (a metà strada tra il compatto e il poco compatto), argillosi, dunque che trattengono bene l’acqua, e crescono meglio se seminati in autunno;
  • devono mantenere uno standard di qualità costante, e una produttività costante (sebbene non si raggiungano mai i livelli dell’agricoltura intensiva);
  • sono selezionate in base alla loro resistenza alle malattie, ad esempio quelle fungine.

L’irrigazione delle colture.

L’acqua è una risorsa essenziale che va ottimizzata per scongiurare gli sprechi.Ancora una volta, è in base al tipo di suolo e di specie agrarie che si decide il sistema di irrigazione; comunque sia, se possibile è meglio che le irrigazioni siano circoscritte, perché l’eccesso d’acqua fa marcire le colture.Particolare cura va posta nella pulizia delle tubature o dei canali nei quali scorre l’acqua, per evitare che venga contaminata e a sua volta contamini l’ecosistema.

La protezione delle specie agrarie.

Le colture vanno protette da tutto ciò che minaccia il loro sviluppo ottimale, e principali nemici da cui difendersi sono sicuramente:

  • le malerbe, come la senape selvatica (Sinapis arvensis);
  • gli insetti fitofagi, come la cocciniglia e gli afidi (pidocchi delle piante);
  • microrganismi (batteri e funghi);
  • parassiti multicellulari come acari e vermi nematodi.

Le erbe infestanti danneggiano le specie destinate al commercio perché competono per i nutrienti, l’acqua, la luce e anche per lo spazio.

Non solo: se ospitano funghi patogeni questi produrranno micotossine che contribuiranno al danno, ed esse stesse possono produrre sostanze nocive (effetto allelopatico).

  • Lo sviluppo di specifiche piante infestanti dipende dal modo con cui il terreno viene lavorato, se si tratta di una lavorazione superficiale o profonda e il periodo dell’anno nel quale viene condotta.

L’agricoltura biologica vieta tassativamente l’uso di diserbanti, allora si ricorre a metodi preventivi.

Uno di questi è il metodo delle false semine. Si prepara il terreno come se si dovesse seminare con 40-50 giorni d’anticipo: non si semina, ma la lavorazione del terreno fa germinare i semi delle piante infestanti. Queste vengono poi rimosse meccanicamente già ai primi stadi di sviluppo.

Altro accorgimento: se si decide di impiegare un fertilizzante è bene effettuare concimazioni localizzate per sfavorire l’utilizzo di nutrienti da parte delle malerbe.

Eccezioni alla regola

Alcune malerbe possono essere tollerate (finché non si sviluppano troppo) perché ospitano degli insetti utili a proteggere le specie agrarie. Vengono per questo chiamate companion plants. Un esempio di associazione vantaggiosa è quella tra colture orticole e la carota selvatica, ospite di imenotteri (una tipologia di insetti) che controllano la moltiplicazione di coleotteri Popillia japonica.

Gli insetti e i parassiti provocano malattie nelle piante interferendo con i normali processi fisiologici e sottraendo loro la linfa e così via. Si possono prevenire i danni alle colture da reddito nei seguenti modi:

  • avvalendosi di altri piccoli esseri viventi antagonisti delle specie patogene. Gli antagonisti possono essere autoctoni, e quindi vanno valorizzati per garantirne la sopravvivenza, oppure ausiliari, che vengono introdotti appositamente (ma senza stravolgere l’equilibrio).

Piantare nuovi alberi e siepi fa bene all’ecosistema per due motivi:

  • fungono da rifugio per gli antagonisti dei parassiti;
  • contribuiscono a ricreare il paesaggio.

Gli antagonisti comprendono insetti, acari e vermi nematodi.

    • Gli insetti vengono distinti in base al comportamento in predatori (ad esempio le coccinelle) e in parassitoidi (come l’Anagyrus pseudococci), diversi dai parassiti perché questi ultimi non mirano ad uccidere l’ospite.
    • Gli acari sono predatori sia di altri acari che di insetti. Un esempio di acari utili è dato dagli Amblyseius (famiglia dei fitoseidi).
    • I nematodi impiegati per la difesa (come gli Heterorhabditis) trovano un bersaglio prediletto nelle larve d’insetto. Penetrano nel corpo delle larve e completano il loro ciclo di sviluppo, per poi fuoriuscire da ciò che rimane delle larve.
  • Attraverso l’utilizzo di trappole. Le trappole sono costruite in modo da richiamare gli insetti di una determinata specie e catturarli perché non escano più. L’utilizzo dei feromoni (sostanze chimiche che consentono di attirare gli insetti dannosi in trappole) è un modo infallibile per attrarre gli insetti: con i feromoni sessuali si attraggono i maschi, con i feromoni di aggregazione entrambi i sessi. Molto interessanti sono anche i cairomoni: si tratta di molecole che permettono a specie diverse di “comunicare”. Un esempio è il decadienoato di etile emesso dalle pere mature, che richiama entrambi i sessi della famigerata carpocapsa del melo (Cydia pomonella).
  • Privando gli organismi dannosi di un ambiente favorevole. Spesso le piante si ammalano a causa del microclima presente nelle piante stesse. Immaginiamo un albero con un eccesso di fronde: non arrivando abbastanza luce il grado di umidità è sufficiente a scatenare la proliferazione dei patogeni. La potatura degli alberi sfoltisce la chioma migliorando il passaggio dell’aria e l’illuminazione. Inoltre la pianta ci guadagna in vigore perché i nutrienti vengono risparmiati.
Le infezioni si possono propagare anche attraverso le zone di potatura. Per difendere le porte d’ingresso si può usare la cera d’api.

Come ci si comporta quando i mezzi preventivi da soli non bastano e la produzione è a rischio?

Ci si avvale di vari rimedi fitosanitari, i quali hanno in comune l’assenza di rischi ambientali e una tossicità bassa o nulla per gli esseri umani.

Rimedi ad attività insetticida

  • bicarbonato di potassio
  • acidi grassi
  • terra diatomacea (ottenuta dai sedimenti fossili delle alghe)
  • microrganismi: Cydia pomonella granulovirus, Bacillus thuringiensis subsp. Kurstaki etc.
  • olio essenziale di arancio dolce
  • olio di paraffina
  • piretroidi: deltametrina e lambda-cialotrina.

 

Rimedi ad attività acaricida:

  • acidi grassi
  • terra diatomacea
  • zolfo
  • olio di paraffina.

Rimedi ad attività nematocida:

  • microrganismi, come il Bacillus firmus I-1582.

Rimedi ad attività molluschicida

  • fosfato ferrico (ortofosfato di ferro III).

Rimedi ad attività fungicida:

  • bicarbonato di potassio
  • idrossido di calcio
  • oli vegetali: olio di chiodi di garofano, oppure di arancio dolce
  • composti del rame: ossido rameico, idrossido rameoso, solfato rameico tribasico etc.
  • zolfo
  • microrganismi: Bacillus subtilis ceppo QST 713, Pseudomonas chlororaphis etc.

Rimedi ad attività battericida:

  • composti del rame
  • microrganismi: Bacillus amyloliquefaciens subsp. plantarum D747 etc.

Non sono commercializzati come rimedi fitosanitari, ma possono risultare utili in tal senso i corroboranti, sostanze che incrementano la resistenza delle specie agrarie nei confronti degli stimoli dannosi.

Esistono diverse sostanze corroboranti, tra queste ricordiamo:

  • la propoli. Le api la producono elaborando con le secrezioni salivari delle sostanze di natura resinosa raccolte dai tessuti del castagno, del salice, dell’abete rosso, del pioppo e così via. Tra i costituenti della propoli troviamo resine, cere, oli essenziali e polifenoli (flavonoidi, flavononi, flavoni). I polifenoli possiedono proprietà fitostimolanti, favoriscono lo sviluppo delle gemme per citarne una; stimolano le difese della pianta; potenziano l’effetto di certi antiparassitari.
  • la polvere di roccia. Ricavata dalla macinazione di particolari rocce, il suo maggior componente è l’acido silicico. Contiene inoltre % variabili (a seconda della roccia) di magnesio, calcio, ferro, rame, molibdeno. L’acido silicico, aiutato dagli altri elementi, contribuisce a rendere più robusti steli e foglie; la polvere funge da barriera fisica, e poiché assorbe l’umidità asciuga l’esterno dei vegetali riducendo il rischio di crescita dei parassiti.
  • gli oli vegetali. Sono estratti da semi oleosi o da altre parti delle piante, tra quelli usati citiamo l’olio d’oliva, di arachidi, di mais, di cotone. Sembra che questi oli interferiscano con le relazioni tra patogeni e piante.

La normativa sul biologico.

L’attuale regolamento sul biologico è il N. 271/2010 dell’UE, contenente una modifica del regolamento 889/2008, che a sua volta descriveva le modalità di applicazione del N. 834/2007.

Qui presentiamo alcune delle indicazioni che deve seguire chi lavora nel settore biologico.

  • È vietato l’utilizzo degli OGM nell’agricoltura biologica. La soglia di tolleranza per le contaminazioni fortuite da OGM è posta allo 0,9%.

OGM sta per organismi geneticamente modificati.

Si parla di OGM quando:

  • nel genoma di una specie viene introdotto un gene (sequenza di DNA codificante) appartenente a un’altra specie che mai in natura potrebbe incrociarsi con la prima. Un esempio è dato dal trasferimento del gene di uno specifico pesce nelle fragole per aumentare la loro resistenza;

Puoi approfondire i pro ed i contro degli OGM.

  • vengono tolti uno o più geni dal DNA di una specie;
  • il materiale genetico viene trasferito da una specie a una varietà diversa della stessa specie.
Qual è la differenza con le tecniche di miglioramento genico tradizionali? Che non viene realizzato l’accoppiamento tra piante, e la selezione si realizza tramite le caratteristiche genetiche piuttosto che tramite le caratteristiche visibili (fenotipo).
  • I prodotti fitosanitari vanno usati insieme alle misure di prevenzione. Vanno conservati gli elementi che ne giustificano l’utilizzo in vista dei controlli di conformità a cui sono sottoposte le aziende biologiche. I fitosanitari ammessi nell’UE sono indicati nell’allegato II del regolamento N. 889/2008; i corroboranti sono elencati nell’allegato I del D.M. 18354/09. Non tutti i rimedi presentati nelle liste sono utilizzabili in tutti gli Stati membri, quelli elencati in precedenza sono approvati in Italia.
  • I prodotti biologici imballati devono essere riconoscibili grazie al nuovo logo Euro leaf, diventato obbligatorio il 1° luglio 2010. Consiste in una foglia con il contorno formato da stelle su uno sfondo verde.Il logo europeo è accompagnato dalla dicitura agricoltura UE se il prodotto viene dall’Unione o agricoltura non UE in caso contrario e deve apparire il nome del Paese in cui sono state coltivate tutte le materie prime.
  • Associato al logo ci deve essere anche un codice di controllo, che appare così: IT BIO 009, dove IT è il codice ISO assegnato all’Italia; BIO rimanda al biologico; 009 è il numero attribuito dal MiPAAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) al CCPB, l’organismo di controllo e certificazione (OdC) dei prodotti bio.
  • In Italia la legge prevede due indicazioni aggiuntive: prima del codice di controllo va inserita la dicitura ”organismo di controllo autorizzato dal MiPAAF” e il n° di codice che l’OdC attribuisce all’operatore, Operatore controllato n° XXXX. L’operatore è chi ha prodotto o effettuato la preparazione del prodotto biologico.La presenza del logo rappresenta una garanzia per i consumatori. Possono esibirlo soltanto i prodotti:
    • che contengono almeno il 95% di ingredienti agricoli a derivazione biologica;
    • che rispettano le norme del sistema di controllo e certificazione che ogni Stato membro ha approvato.

Non possono esibire il logo, invece:

    • i prodotti con meno del 95% di ingredienti bio. In questo caso è possibile riportare la provenienza dal settore biologico dei singoli alimenti nella lista degli ingredienti;
    • i prodotti in conversione, cioè quei prodotti provenienti da aziende che stanno passando al biologico;
    • le alghe coltivate diverse dalle alghe marine;
    • i prodotti tessili;
    • i cosmetici;
    • il vino, e i derivati quali l’aceto classico e l’aceto balsamico.

Il paradosso del vino.

Nell’Unione Europea la produzione delle uve deve seguire il regolamento che disciplina la coltivazione biologica, ma le lavorazioni successive non sono ancora state discusse nel regolamento. Questo nonostante la prima normativa sul biologico risalga al 1991.Dunque un vino prodotto con uva biologica non può fregiarsi del marchio europeo.

I pro e contro dei cibi bio.

Sicuramente, un punto a favore degli alimenti biologici è che vengono coltivati nel rispetto per l’ambiente. Il progetto di organizzazioni come l’IFOAM (Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica) è di trovare un sistema per rendere il metodo di coltivazione biologica un fenomeno globale: un progetto assai ambizioso, ma che potrebbe salvare intere aree geografiche dalla morte delle specie viventi caratterizzanti e dalla desertificazione.

La produzione di cibi eco-sostenibili può avere un risvolto sociale. Accade spesso, infatti, che un’azienda agricola biologica si proponga di aiutare il recupero o l’inserimento sociale di categorie più deboli, come i portatori di handicap, gli anziani, i tossicodipendenti, i detenuti, gli immigrati/rifugiati.

A questo punto è probabile che vi stiate chiedendo perché nominare per ultimo il beneficio per la salute. È questo il motivo principe che spinge i consumatori a scegliere i cibi bio,

però qui la situazione diventa più complessa.

Ci sono, in effetti, diversi studi che indicano gli alimenti biologici come più sani rispetto ai prodotti dell’agricoltura convenzionale: rispetto a questi ultimi i cibi bio sono risultati poveri di sostanze tossiche e più ricchi di vitamina C, ferro, magnesio, fosforo e polifenoli (nel caso dei polifenoli vanno esclusi il vino, il grano e l’avena).

Tuttavia è stato osservato anche che la qualità dei prodotti bio dipende da diversi fattori, quali:

  • il n° di anni trascorsi dalla conversione al biologico, con la qualità che migliorava col passare del tempo;
  • le condizioni climatiche, che variano di anno in anno;
  • il tipo di specie non agrarie presenti;
  • l’azienda agricola considerata.

Quando in letteratura ci sono molti studi su una particolare tematica, che può avere un risvolto sulla salute delle persone, si fa un’accurata revisione degli studi per capire in quale direzione vadano le evidenze scientifiche. È quello che hanno fatto Smith-Spangler e collaboratori nel loro lavoro pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine nel 2012.Gli autori hanno anzitutto raccolto una grande quantità di studi servendosi di diverse banche dati, come quella del gruppo Cochrane, nei quali venivano comparati i cibi bio e convenzionali.

Di tutti i lavori esaminati hanno incontrato i criteri di inclusione:

  • 17 studi condotti su volontari umani (di cui 6 erano test clinici randomizzati)
  • 223 studi che verificavano i livelli di nutrienti e di contaminanti (pesticidi, batteri, funghi) su ortaggi, cereali e frutta;

Smith-Spangler et al. hanno poi condotto una metanalisi sui dati raccolti.

La metanalisi è un importante strumento statistico che consente la combinazione dei dati di molte ricerche su uno stesso tema e di arrivare a un dato conclusivo che risponda al quesito che ci si è posti. Nel nostro caso il quesito è: assumere cibi biologici fa davvero la differenza per la nostra salute?

Inoltre gli autori non hanno trovato prove forti a sostegno della tesi che gli alimenti bio siano qualitativamente migliori rispetto alle controparti convenzionali.

Dalla revisione è anche emerso che:

  • il rischio di contaminazione da parte del batterio Escherichia coli non variava tra i cibi bio e convenzionali;
  • il rischio di contaminazione da pesticidi era minore del 30% nelle colture biologiche.
Come si può vedere, dunque, il rischio che siano presenti pesticidi non è azzerato. Succede perché i composti usati nell’agricoltura convenzionale viaggiano trasportati dalle correnti per chilometri e possono raggiungere le coltivazioni biologiche all’aperto.Lo stesso vale, purtroppo, per gli inquinanti ambientali.

Gli autori hanno anche precisato i limiti del proprio lavoro: il materiale a disposizione era piuttosto eterogeneo a causa di fattori come il suolo e il clima, le differenze di metodo tra un’azienda e l’altra, e la metodica di studio adottata dai vari gruppi di ricerca.

Comunque sia, i risultati ottenuti da Smith-Spangler et al. dovrebbero farci riflettere: non nel senso che bisognerebbe cestinare il metodo di coltivazione biologico, ma andrebbe privilegiato con lo scopo di migliorare la salute del proprio ecosistema.

I contro di questi alimenti.

Gli alimenti bio sono più costosi dei convenzionali, senza contare che i cibi biologici comprati nei grandi negozi possono non soddisfare le aspettative dei consumatori (per esempio la frutta venduta acerba); quindi sarebbe meglio rivolgersi ai produttori locali, per ovviare a quest’ultimo problema.

Un altro aspetto da non sottovalutare è che mangiare cibi bio non implica poter esagerare con le quantità: per esempio, una marmellata biologica contiene comunque molto zucchero.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Giada Zanza Laureanda in Medicina e Chirurgia

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