Acesulfame k: fa male alla salute? È cancerogeno? Effetti collaterali e controindicazioni.

Che cos'è l'acesulfame K? Fa male alla salute ed è davvero cancerogeno? Quali sono gli effetti collaterali e le controindicazioni all'utilizzo di questo dolcificante sintetico? Proviamo a fare chiarezza.

Acesulfame k: fa male alla salute? È cancerogeno? Effetti collaterali e controindicazioni

    Indice Articolo:

  1. Descrizione e caratteristiche
  2. Potere dolcificante
  3. Utilizzo
  4. Controindicazioni ed effetti collaterali
  5. E' cancerogeno?
  6. Approfondimenti

Che cos’è l’Acesulfame K?

L’Acesulfame K è una molecola di origine sintetica che è stata scoperta casualmente, circa cinquanta anni fa, dal chimico tedesco Karl Clauss. L’acesulfame K si chiama così perché è un “sale di potassio”, ossia la molecola “base”, si lega ad un atomo di potassio (rappresentato col simbolo K, in chimica) tramite una forte attrazione elettrostatica.

L’acesulfame K è un dolcificante (o edulcorante), che è stato introdotto abbastanza recentemente come additivo alimentare.

Caratteristiche di questo dolcificante sintetico: acalorico ed acariogeno.

La struttura molecolare lo rende solubile in acqua, ha caratteristiche dolcificanti, e non viene metabolizzato dall’organismo. È questa un’importante caratteristica che ha spinto i ricercatori a valutare la via seguita dall’acesulfame K nel nostro organismo.

Nella bocca l’acesulfame K stimola i recettori del dolce, facendoci percepire questo gusto.

Una volta ingerito, viene assorbito ed escreto con le urine completamente intatto. Ciò vuol dire che la molecola non viene metabolizzata non solo dai nostri tessuti, ma anche dalla flora batterica presente nel lume dell’apparato digerente: dalla bocca all’intestino.

Il fatto che non venga metabolizzato a livello della bocca lo cataloga come alimento acariogeno ossia non è responsabile della carie dentaria.

  • Calorie. il nostro corpo, non potendo utilizzare l’acesulfame K, non ricava nessun apporto energetico dalla sua ingestione. Dunque il potere calorico è pari a zero.
  • Indice glicemico. Altro attributo importante è quello di non modificare l’indice glicemico. Non essendo una molecola che può essere utilizzata dal nostro organismo, come lo zucchero o l’aspartame ad esempio, per produrre energia, l’acesulfame K non modifica la glicemia e neppure il livello di insulinemia.
  • Resistenza. la molecola di acesulfame presenta una particolare tenacia agli insulti da parte del calore e pel pH (sia acido che basico), il che la rende molto resistente e dunque stabile nel tempo, deteriorandosi molto difficilmente.

Ha però la caratteristica di indurre:

  • Insulinoresistenza: probabilmente con meccanismo indiretto, e non diretto, l’acesulfame K va a stimolare la produzione di insulina da parte del pancreas, proporzionato alla dose ingerita e similmente a una dose identica di glucosio. Il vantaggio è che, essendo il potere dolcificante maggiore dello zucchero normale, le dosi sono più contenute.

Potere dolcificante dell’Acesulfame K.

L’acesulfame K ha proprietà dolcificanti paragonabili a quelli dell’aspartame (altro dolcificante ma di origine proteica) con un potere dolcificante superiore a quello del saccarosio (il comune zucchero bianco alimentare) di circa 200 volte.

Rispetto al sucralosio dolcifica 3 volte meno mentre ha i 2/3 di potere dolcificante della saccarina.

Queste caratteristiche lo rendono un’ottima alternativa allo zucchero bianco, non solo per il potere dolcificante ma anche per quanto riguarda il contenuto calorico: essendo una molecola che non viene utilizzata dall’organismo e che viene eliminata così com’è (o quasi), l’acesulfame K non sviluppa calorie.

Approfondisci le proprietà i vantaggi e gli svantaggi degli altri comuni dolcificanti.

Dove viene utilizzato, e come riconoscerlo sulle etichette?

La sua natura edulcorante e acalorica lo rendono un ingrediente necessario per particolari preparazioni:

  • cibi e bevande ipocaloriche
  • cibi e bevande per diabetici
  • medicinali
  • prodotti per l’igiene orale

Dunque come vediamo, l’acesulfame K può essere utilizzato su larga scala grazie alla stabilità della molecola, che rimanendo stabile in soluzioni acide e basiche e alle alte temperature (fino a 200°C), non si degrada e/o non interagisce con altre sostanze che la circondano creando, magari, composti indesiderati.

Spesso però nella lista degli ingredienti non compare l’intera scritta acesulfame-K, ma questa viene sostituita dalla più generica dicitura edulcoranti cui fanno seguito una serie di sigle.

Quella che indica la presenza dell’a l'acesulfame-K in particolare è (E950).

La sinergia dell’Acesulfame K: come aumenta il potere dolcificante.

In chimica spesso capita di confrontarsi con molecole che si comportano diversamente a seconda delle soluzioni in cui sono disciolte, o addirittura a seconda che siano vicino ad altre molecole che alterano la capacità di interagire con le nostre cellule.

In particolare si nota che una molecola A mischiata ad una molecola B, delle quali la A è quella che deve svolgere l’azione che a noi interessa, interagiscono tra di loro generando una risposta:

  • nulla (le due molecole insieme annullano la loro reattività),
  • neutra (non interagiscono)
  • sinergica (l’una potenzia l’altra).

L’acesulfame K potenzia la sua azione edulcorante quando è somministrato assieme a:

  • sucralosio (un altro edulcorante artificiale)
  • fruttosio, uno zucchero semplice presente nella frutta.

In pratica noi abbiamo che la stessa quantità di Acesulfame K, con una dose identica di fruttosio, danno una percezione del dolce più marcata. Le due molecole si comportano sinergicamente dal punto di vista chimico.

Questa caratteristica gioca a nostro favore:

venendo raddoppiato il potenziale dolcificante, ci consente di utilizzarne meno in termini di quantità, associandolo al fruttosio (per esempio).

Le quantità totali ingerite si riducono drasticamente, sia per gli zuccheri semplici come il glucosio, ma anche per gli edulcoranti sintetici, i quali, come vedremo in seguito, hanno delle dosi massime consigliate.

Controindicazioni ed effetti collaterali: fa davvero male alla salute?

Da quanto detto fin’ora l’Acesulfame K sembrerebbe un ottima soluzione per dolcificare, anche se in maniera artificiale, evitando però i rischi di carie di grasso, glicemia ecc...Vediamo però il rovescio della medagalia.

Molti edulcoranti hanno come effetto indesiderato, quando assunti in dosi elevate, la diarrea.

In particolare quelli sintetici sono “osmoticamente attivi”, vale a dire che riescono a richiamare una certa quantità d’acqua. Non tutto l’acesulfame K ingerito viene espulso con le urine. Parte di esso rimane nel lume intestinale e prosegue il suo cammino fino alla sua espulsione con le feci: quando la quantità contenuta nell’intestino è eccessiva, richiama moltissima acqua, diluendole.

L’altra controindicazione è la capacità di poter dare insulinoresistenza. È questa una particolare patologia per cui le cellule che sono preposte per rispondere alla produzione di insulina (e all’abbassamento della glicemia), diventano tolleranti alla sua concentrazione sanguigna e necessitano di una produzione insulinica maggiore. Questo accade nel diabete senile e nel diabete di tipo 2 (molto frequente nelle persone obese). Insorge generalmente perché si è fatto un abuso di prodotti ricchi di zucchero e l’insulina rilasciata quando si fa un pasto normale, non basta più a far assorbire il poco zucchero presente. Mantenendo i livelli di glicemia più alti della norma.

Fortunatamente la capacità di far produrre insulina da parte dell’acesulfame K è identica a quella del glucosio, ma essendo l’acesulfame K più dolcificante di questo, le dosi giornaliere assunte sono di gran lunga inferiori! (mediamente 200 volte meno). Va comunque tenuto in considerazione nei soggetti geneticamente predisposti o comunque a rischio come le donne in gravidanza (diabete gestazionale).

L’Acesulfame K è cancerogeno?

Essendo una molecola sintetica, ha subito destato sospetto per la sua eventuale tossicità. Gli studi tossicologici ad ora effettuati non hanno riscontrato nessun dato per cui l’acesulfame K possa essere catalogato come molecola cancerogena o addirittura tossica.

Anzi, risulta invece che può essere utilizzata come dolcificante intensivo ad uso alimentare. Nonostante ciò, gli studi vengono messi in discussione ugualmente, ponendo un tetto massimo (consigliato), per il consumo giornaliero di acesulfame K:

  • Europa: 10 mg/ Kg di peso corporeo
  • Stati Uniti: 15 mg/ kg di peso corporeo

I limiti sono molto vicini ad altri dolcificanti sintetici e al ben più conosciuto aspartame.

L’unica evidenza sperimentale da notare è che in cavie gravide da esperimento, alle quali sono state somministrate elevate dosi di acesulfame K, la prole presentava una preferenza per i cibi dolci.

Tirando le somme, possiamo affermare che l’acesulfame K sembra una molecola abbastanza sicura, almeno più dell’aspartame cui spesso viene associato. Tuttavia il fatto che siano stati introdotti dei limiti massimi al suo consumo e che gli studi condotti siano recenti suggerirebbero per prudenza di evitarne o limitarne molto, l’uso in gravidanza, durante la fase di allattamento e per bambini.

E tu, cosa credi sia meglio? Assumere qualche caloria in più e combattere con la carie utilizzando lo zucchero classico o ricorrere all’acesulfame k?

Supervisione: Collaboratore: Dott.re Mario Depau (Biologo)

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