Varicella in gravidanza.

Prendere la varicella in gravidanza è uno degli incubi di molte donne incinte, che durante il periodo di gestazione prendono ogni tipo di precauzione per evitare qualsiasi contatto con persone che in qualche modo possono avere un qualche rapporto con il virus. Sebbene le future mamme facciano bene a cercare di proteggere loro stesse ed il loro bimbo dalla malattia può essere utile fornire alcune importanti informazioni che aiutino a comprendere meglio rischi e conseguenze della varicella in gravidanza.

Varicella in gravidanza

    Indice Articolo:

  1. Cos’è la varicella?
  2. Epidemiologia della malattia in gravidanza
  3. Rischi per il feto nell’arco dei nove mesi
    1. Primo trimestre: i rischi maggiori
    2. Secondo e terzo trimestre
    3. Varicella al momento del parto
  4. Per la madre rare complicanze
  5. Come affrontare la varicella in gravidanza
    1. La prevenzione
    2. Terapia per madre e bambino
  6. Approfondimenti

Innanzitutto, essendo una malattia tipica dell’infanzia è molto difficile che le donne la contraggano durante il periodo della gravidanza, ad ogni modo può essere utile anche sapere che il virus si trasmette soprattutto per contatto diretto umano ed ha un grado di sopravvivenza molto basso in un ambiente sterno, per cui è molto difficile contrarre il virus tramite oggetti a meno che questi non siano stati a fresco contatto con persone infette. Esaminiamo di seguito i rischi per la salute del feto, e in alcuni casi anche per quella della madre strettamente legati alla fase della gestazione in cui si contrae il virus e l’eventuale terapia più indicata.

Possibili conseguenze della varicella nelle fasi della gestazione.

Primo trimestre

  • aborto
  • sindrome da varicella congenita

Secondo e terzo trimestre

  • varicella in utero

  • il bambino può avere l’herpes zoster nei primi anni di vita.

Al momento del parto

  • Incubazione: sviluppo di una forma lieve di varicella che viene trasmessa per via respiratoria
  • Eruzione cutanea: forma di varicella grave che può determinare morte del nascituro
  • Post eruzione: forma lieve o sub-clinica poiché oltre al virus sono stati trasmessi anche gli anticorpi

Cosa è la varicella?

Per capire il perchè dei rischi della varicella in gravidanza cominciamo con il far luce sulle caratteristiche di questa patologia. La varicella è una malattia infettiva che si contrae solitamente in età infantile e appartiene alla cosiddetta classe delle malattie esantematiche. E’ causata dal virus Varicella Zoster (VZV) e i classici sintomi, che consentono di fare diagnosi clinica, sono la comparsa di vesciche pruriginose piene di liquido e febbre alta. Ha un decorso di circa 10 giorni e le vesciche si trasformano man mano in croste. La patologia è molto contagiosa ma di per sé ha un decorso benigno, un po’ più breve nei bambini e un po’ più lungo negli adulti. Può però essere pericolosa e diventare un problema quando la si contrae in alcuni periodi della vita, specialmente in gravidanza perché può avere gravi conseguenze per il nascituro, o per i nascituri in caso di gravidanza gemellare.

La malattia ha un periodo di incubazione di circa 5- 20 giorni, ma il periodo del contagio si concentra da 2- 3 giorni prima della comparsa delle vescicole fino a 5- 6 giorni dopo la loro manifestazione.

Epidemiologia in gravidanza.

In un anno in Italia, circa una cinquantina di donne incinte si ammala di varicella, quindi ogni 10000 donne se ne ammala una. Di queste donne che si ammalano di varicella soltanto il 17% trasmette al feto il virus e di questa percentuale di feti infetti il 7,4% sviluppa dei problemi. Si può quindi dire, a differenza di altre malattie esantematiche quali la rosolia, che la varicella presenti rischi minori per il feto, ma non è un buon motivo per non preoccuparsene.

Rischi per il feto durante le fasi della gravidanza.


I rischi che la varicella in gravidanza può portare al bambino dipendono, come riportato in tabella, dal trimestre in cui viene contratta la malattia. Il contagio può avvenire sia all’interno dell’utero sia al momento del parto. I periodi più pericolosi per il bambino sono la fase iniziale e quella finale, infatti i primi tre mesi sono senza dubbio quelli più delicati dove è molto alto anche il rischio di trasmettere la malattia al feto che in questo periodo è ancora in fase di formazione, motivo per cui la varicella, come altre malattie infettive, può essere pericolosa.

Approfondisci i rischi della rosolia in gravidanza una malattia che può essere molto pericolosa per la salute del nascituro.

Primo trimestre.

Il primo trimestre è il periodo più pericoloso per una donna incinta che contrae la varicella. Durante questo periodo della gravidanza gli organi del feto si stanno iniziando a formare per cui sono molto delicati e sensibili. Se colpite dal virus le cellule fetali possono andare incontro a morte e provocare o la nascita di un bambino con anomalie congenite o, in casi molto gravi, l’aborto. Tra le anomalie congenite, probabilmente legate al meccanismo replicativo del virus, che distrugge le cellule per diffondere la progenie virale, vi sono:

  • lesioni cutanee

  • ipoplasia delle dita, che sono più corte e più piccole del normale

  • lesioni oftalmiche come cataratta o corio retinite o nei casi più gravi cecità determinata dall’atrofia del nervo ottico

  • cicatrici

  • atrofia muscolare

  • ritardo mentale, causato da encefalite virale.

Tutte queste manifestazioni rientrano nella cosiddetta Sindrome da Varicella congenita, un’infezione molto grave dovuta alla localizzazione del virus nel tessuto nervoso del neonato e alla sua replicazione a livello gangliare, che porta, nel 30% dei casi, alla morte del neonato nel giro di alcuni mesi.

Secondo e terzo trimestre.

Durante il secondo trimestre la malattia diventa sempre meno pericolosa per il feto man mano che si va avanti con la gestazione, fino ad arrivare agli ultimi tre mesi in cui un eventuale contrazione del virus non ha in linea di massima nessun effetto dannoso sulla salute del nascituro.

Se la madre contrae la varicella durante questi due periodi, il rischio di trasmissione al feto è minore, e di conseguenza è minore anche il rischio di danni fetali. Il rischio decresce all’aumentare delle settimane di gravidanza, fino a scomparire durante il terzo trimestre. L’unico rischio per il bambino se l’infezione è contratta nel terzo trimestre è quello di sviluppare la varicella in utero, che però verrà combattuta dagli anticorpi materni e quindi il feto potrà avere come conseguenza negli anni successivi alla nascita, la comparsa dell’herpes zoster, il fastidioso herpes che colpisce gli adulti.

Varicella e parto.

La situazione cambia però negli ultimi giorni che precedono il parto ed in quelli immediatamente successivi, in questa fase infatti vi è un alta probabilità che la varicella della madre vanga trasmessa al bambino.

Gli esiti possono essere diversi in base allo stadio della malattia al momento del parto e in particolare:

  • Se il parto avviene durante il periodo di incubazione della varicella, che dura circa 10 giorni, il bambino potrà infettarsi al momento del passaggio nel canale del parto, ma solitamente in questo caso il virus viene trasmesso per via respiratoria dalla mamma al bambino e non attraverso la placenta e quindi sarà presente nel corpo del bambino in misura inferiore dando luogo ad un’infezione facilmente risolvibile.

  • Se il parto avviene in contemporanea con l’eruzione cutanea, il bambino può infettarsi attraverso il sangue e in questo caso, dato che non si avrà il passaggio di anticorpi attraverso la placenta perché ormai il bambino è nato, l’infezione è molto grave e a volte può essere anche mortale.

  • Se il parto avviene dopo l’eruzione cutanea, il bambino è stato “infettato” in utero e insieme al virus ha ricevuto anche gli anticorpi materni per cui non vi sono gravi conseguenze.

Rischi per la madre.

Sebbene le complicazioni della varicella siano rare, durante la gravidanza il sistema immunitario materno è debilitato perché tutto l’organismo si “concentra” sul bambino in formazione. Di conseguenza la mamma potrebbe avere delle patologie, seppur molto rare, che si manifestano come complicanza della varicella e che sono:

  • Encefalite: data la localizzazione del virus nei tessuti nervosi si può avere un’encefalite virale che può degenerare in atassia cerebellare acuta, una patologia grave che colpisce il cervelletto provocando manifestazioni di tipo neurologico – motorio come problemi nel camminare e nel coordinare i movimenti.

  • Polmonite: si tratta di un’infezione polmonare di gravità diversa in base ai soggetti, può essere lieve e facilmente curabile o grave con sintomi come dispnea, cianosi ed emottisi e può in questo caso essere letale.

  • Complicanze emorragiche: si possono avere trombosi arteriosa, cioè la formazione di un coagulo di sangue che occlude l’arteria impedendo il passaggio di sangue, o trombocitopenia acuta cioè l’abbassamento della concentrazione di piastrine a un livello tale da causare frequenti emorragie.

Terapia e prevenzione.

La terapia per la varicella in gravidanza può essere fondamentale, specialmente se si viene a contatto con il virus nel primo mese di gravidanza, quando solitamente poche gestanti sanno di essere in dolce attesa. Ancor più importante risulta la prevenzione della varicella, va infatti ricordato che quando una donna è incinta è preferibile non assumere farmaci. Se però viene contratta la varicella è opportuno che ne parli subito con il proprio ginecologo che deciderà, in base alla fase della gestazione, quale sia la terapia più indicata.
Vediamo come è possibile fare prevenzione e quali terapie abbiamo a disposizione per la madre e il bambino.

Prevenzione.

La migliore strategia per evitare che il bambino possa nascere malato o morire in utero è quella della prevenzione. Solitamente se si contrae la varicella da bambini si è immune alla malattia perché l’organismo ha già sviluppato gli anticorpi. Se però non si è sicuri di aver avuto la varicella è bene fare un dosaggio delle immunoglobuline contro il virus VZV per accertarsene e tale dosaggio può essere fatto sia durante la gravidanza in caso di gravidanza non programmata, intorno all’ottava settimana, sia prima di tentare di rimanere incinta se la gravidanza viene programmata. Nel caso si riscontri che non vi sono gli anticorpi o se si è certi di non aver avuto la varicella la soluzione può essere rappresentata dal vaccino. Il vaccino si somministra in due dosi e ha un’efficacia del 95%.

Terapia per madre e bambino.

Se la gestante viene a contatto con il virus della varicella, o se il bambino contrae la varicella al momento del parto, la terapia più efficace è quella con immunoglobuline mirate contro il virus VZV.

  • Madre: se la madre pensa di essere venuta a contatto con il virus e non ricorda se ha avuto o meno la varicella da bambina deve rivolgersi subito al ginecologo. Il medico eseguirà dapprima un dosaggio degli anticorpi nel sangue e, se lo riterrà necessario, somministrerà alla madre delle immunoglobuline il prima possibile, perché sono efficaci soltanto entro 10 giorni circa dall’esposizione al virus. Se la madre invece non si accorge del contatto con il virus e sviluppa la malattia, è controindicato l’uso dei farmaci antivirali che si somministrano di solito agli adulti perché potrebbero provocare danni al feto. Infine se la madre ha l’eruzione cutanea nei giorni in cui è previsto il parto, si potrà fare un’immunizzazione con gammaglobuline entro 72 ore dalla comparsa dei sintomi per fare in modo che gli anticorpi arrivino al feto tramite la placenta.

  • Bambino: se il bambino nasce durante l’eruzione cutanea della madre può avere una grave forma di varicella. In questo caso la tempestiva somministrazione da parte del pediatra di immunoglobuline contro il virus VZV, entro 72 ore dal parto, potrà ridurre la gravità della malattia. Se nonostante la somministrazione degli anticorpi la patologia è ancora grave, si può procedere al trattamento con antivirali per via endovenosa.

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