Dieta genetica: cos’è? Come funziona? Benefici e menù di esempio dell’alimentazione nutrigenomica.

La dieta nutrigenetica è un regime alimentare studiato dai nutrizionisti in relazione al DNA del paziente. Ma come funziona? E quali sono i benefici? Analizziamo le caratteristiche di questa dieta nata in seguito alle più recenti scoperte in campo medico-scientifico.

Dieta genetica: cos’è? Come funziona? Benefici e menù di esempio dell’alimentazione nutrigenomica

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Come funziona
  3. Menù di esempio
  4. Benefici
   
  • Approfondimenti

  • Che cos’è la dieta genetica?

    La dieta genetica é un programma alimentare personalizzato, che viene elaborato in seguito all’analisi del DNA del paziente dal quale viene ricavato il profilo metabolico di una persona la capacità di metabolizzare i nutrienti.. Essa non é altro che l’applicazione pratica di quanto asserito da studi di nutrigenetica e nutrigenomica, due branche della genetica che - soprattutto negli ultimi anni - hanno fatto passi da gigante.

    Il ruolo della nutrigenetica e della nutrigenomica nell’alimentazione personalizzata.

    La nutrigenetica studia in che modo il patrimonio genetico può influenzare la risposta individuale agli alimenti. La variabilità individuale é il motivo per il quale alimenti dai comprovati effetti benefici non facciano bene a tutti, e - viceversa - alimenti dai comprovati effetti nocivi (i così detti “cibi spazzatura”) non facciano male a tutti.

    La nutrigenomica studia in che modo gli alimenti funzionali (alimenti che esplicano effetti benefici sulla salute, al di là degli aspetti nutrizionali) modulano la produzione di enzimi coinvolti nel metabolismo lipidico, glucidico e proteico, grazie alla presenza dei così detti nutraceutici, appartenenti a tre diverse categorie:

    • Micronutrienti: come le vitamine (A, E, D), acidi grassi polinsaturi della serie omega-3 e omega-6 (EPA e DHA di derivazione ittica, GLA e ALA di derivazione vegetale) e acidi grassi monoinsaturi (come l’acido oleico dell’olio d’oliva).

    • Non nutrienti: provitamina A (contenuta in frutta e ortaggi di colore giallo-arancio-rosso), acidi fenolici come il caffeico, il ferulico e il gallico (contenuti in caffé, frutta, vaniglia, etc.), fibre prebiotiche, così dette perché favoriscono la proliferazione della microflora intestinale (tra questi, i fruttooligosaccaridi contenuti nella cipolla, nell’agave e nei cereali integrali) e polifenoli, contenuti in diverse specie vegetali.

    • Probiotici: si tratta di microrganismi “buoni” come i lattobacilli, i bifidobatteri e il lievito di birra.

     

    Come funziona la dieta del DNA?

     

    Come già anticipato, il test del DNA é fondamentale per elaborare questo tipo di regime dietetico.

    Vediamo in cosa consiste.

    Il test si può effettuare direttamente nel laboratorio del centro specializzato, oppure avvalendosi di un kit da utilizzare in casa, che é necessario prenotare per via telefonica o attraverso il sito Internet dell’azienda specializzata.

    Il paziente che deciderà di acquistare il kit troverà, al suo interno, un tampone per la raccolta della saliva (da cui si estrae, appunto, il DNA) e un questionario, attraverso il quale vengono raccolti i dati riguardanti peso, altezza, glicemia, colesterolemia e assetto lipidico, presenza di patologie ed esercizio fisico svolto. Una volta raccolto il campione e compilato il questionario, il tutto dovrà essere inviato al laboratorio dell’azienda che ci ha fornito il kit, che provvederà alle analisi.

    Il genetista analizzerà specifiche sequenze di DNA, contenenti i geni coinvolti nel:

    • Metabolismo lipidico;

    • Metabolismo glucidico;

    • Metabolismo osseo;

    • Stress ossidativo (danno cellulare dovuto all’azione dei radicali liberi);

    • Intolleranze, come quella al lattosio

    Una volta analizzato il DNA, il nutrizionista pianificherà la dieta più appropriata in base ai risultati ottenuti e ai dati relativi al paziente. Quest’ultimo riceverà, oltre allo schema dietetico, un rapporto nel quale vengono indicati gli esiti delle analisi, la cui interpretazione é semplificata dalla presenza di pallini colorati (grigio = funzionalità normale, verde = funzionalità ottimale, giallo = funzionalità intermedia, rosso = funzionalità non ottimale).

    Lo schema dietetico elaborato dal nutrizionista, strettamente dipendente dai risultati delle analisi, contiene le indicazioni riguardanti sia la qualità, sia la quantità degli alimenti concessi, nonché le alternative che permettono al paziente di avere un’alimentazione varia e aumentare, quindi, la compliance (ovvero, l’adesione) al regime dietetico.

    Nonostante la personalizzazione della dieta genetica, il modello alimentare più utilizzato é quello della dieta mediterranea, che si fonda sul consumo di carboidrati integrali, legumi, frutta e verdura, prodotti di derivazione ittica e olio extravergine d’oliva.

    Approfondisci le caratteristiche della dieta mediterranea.

    Il motivo risiede nella capacità, di tale modello, di ridurre la mortalità e la morbilità (ovvero il numero di casi patologici registrati in un certo periodo, in un campione di persone), come mostrato da diversi studi (tra questi, una metanalisi di Sofi et al., 2014, pubblicata su Public Health Nutrition).

    Diversi studi, infatti, dimostrano che la dieta mediterranea sia in grado di ridurre (grazie al contenuto di nutraceutici) il rischio di patologie come:

    • Cancro, soprattutto quello del colon-retto (come si evince da una metanalisi del 2014 di Schwingshackl and Hoffmann);

    • Aterosclerosi (Coni et al., Lipids 2000)

    • Sindrome metabolica, ovvero un insieme di fattori di rischio - associati al sovrappeso e all’obesità - che predispongono a patologie cardiovascolari e al diabete (Kastorini et al., 2011);

    • Patologie cardiovascolari (Guasch-Ferré et al., 2014).

    Un menù tipo di dieta genetica può essere il seguente:

    Colazione:

    • Una bevanda calda, come il thé verde. I polifenoli in esso contenuti (catechine, EGCG, kamferolo, quercetina, rutina) hanno mostrato - in diversi studi - la capacità di modulare il metabolismo lipidico. In particolare, sembrerebbero in grado di aumentare l’attività di un enzima (lipasi ormone sensibile) in grado di demolire i grassi accumulati negli adipociti, e di stimolare la termogenesi, ovvero la produzione di calore a partire dagli acidi grassi saturi.

    • Un alimento ricco in fibre, come cereali integrali, biscotti integrali o una porzione di frutta fresca. Le fibre sono carboidrati complessi che, oltre ad aumentare il senso di sazietà, regolarizzano la glicemia (prevenendo, quindi, gli attacchi di fame improvvisi).

    • Un alimento proteico, come lo yogurt, il latte scremato o i latti vegetali. Tra questi, il latte di soia é particolarmente ricco di polifenoli (come la genisteina e la daidzeina), che sembrerebbero in grado di modulare il metabolismo.

    • Frutta secca, a scelta, ricca in acidi grassi polinsaturi.

    Spuntino di metà mattina: una porzione di frutta fresca o, se si preferisce, centrifugati di frutta e verdura, ricchi in vitamine, fibre e polifenoli.

    Pranzo:

    • Una porzione di verdura cruda, da mangiare come antipasto per riempire lo stomaco e aumentare il senso di sazietà. Meglio se amara, come il radicchio, in modo da ridurre - per via riflessa - l’appetito: i polifenoli contenuti (responsabili del gusto amaro) sono in grado, infatti, di stimolare specifici recettori del gusto e generare la così detta sazietà sensoriale.

    • Piatto glucidico: pasta integrale, pane integrale o cereali integrali;

    • Piatto proteico: pesce, carni bianche, legumi.

    • In alternativa ai due punti precedenti, piatto unico: per esempio pasta integrale e fagioli.

    • Condimento con poco sale, sostituito da spezie, e olio extravergine d’oliva. Diversi studi (Coni et al., Lipids 2000; Guasch-Ferré et al., 2014) mostrano come il consumo di olio extravergine d’oliva riduca l’ossidazione delle LDL (quindi, prevenga l’aterosclerosi) e il rischio di patologie cardiovascolari. Ciò sembrerebbe attribuibile al contenuto di acido oleico e di un polifenolo, l’oleuropeina.

    Merenda: una porzione di frutta fresca o un centrifugato;

    Cena: segue uno schema simile al pranzo, con preferenza per gli alimenti proteici.

     

    Benefici della dieta genetica.

    Sebbene non vi siano evidenze schiaccianti sulla sua efficacia, la dieta genetica - unita all’adozione di uno stile di vita sano che includa l’attività fisica - può aiutare a raggiungere dei buoni risultati. Tra questi:

    • Contrastare il sovrappeso;

    • Mantenere la glicemia e la lipidemia nella norma;

    • Aumentare il senso di sazietà;

    • Ridurre gli attacchi di fame improvvisi;

    • Ritardare l’invecchiamento;

    • Prevenire patologie come il diabete, l’osteoporosi, l’aterosclerosi, l’infarto e l’ictus;

    • Fronteggiare intolleranze alimentari.

    N.B. Quanto riportato é solo a titolo informativo. Prima di prendere qualsiasi iniziativa, consultate sempre il vostro specialista della salute.

    Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori: Dott.sa Jessica Zanza ( Farmacista) - Dott.sa Francesca Vassallo

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