Cause della depressione: organiche o psicologiche, ambientali o ormonali.

Non è facile definire le cause della depressione, questo disturbo, infatti, è molto complesso, si tratta di una malattia sistemica di cui è difficile stabilire con certezza l’eziopatologia. Non potendo stabilire se la causa di un umore depresso sia biologica o solo psicologica, probabilmente si deve tenere conto proprio di questa multifattorialità. Analizziamo tutte le possibili cause organiche, fisiche, ormonali o ambientali che possono portare al “male di vivere”.

Cause della depressione: organiche o psicologiche, ambientali o ormonali

    Indice Articolo:

  1. Quali sono?
  2. Fattori organici
  3. Fattori socio-ambientali
  4. Fattori psicologici
  5. Assenza di cause
  6. Approfondimenti

Le cause complesse della depressione.

Considerata l’influenza significativa della depressione sulla salute, una questione interessante è quella relativa alla sua eziopatologia. In altre parole, come mai molte persone sono affette da questo “male di vivere”? E ancora, come mai alcune persone soffrono di una tristezza tanto cronica da essere considerata patologica?

Lo studio dei fattori determinanti e scatenanti la depressione, ha suscitato l’interesse di molti studiosi e ricercatori che, con punti di vista e metodologie differenti, hanno contribuito alla elaborazione di diverse ipotesi riguardanti aspetti biologici, psicologici, sociali e culturali.

Da sempre, le ricerche hanno provato a dimostrare che le cause della depressione, sono legate a fattori biologici e sebbene ormai gran parte di questi studi siano comprovati e condivisi e sia diventato quindi innegabile che esista una certa predisposizione genetica, rimane innegabile la grande incidenza degli elementi psico-sociali sul manifestarsi della patologia. Per questo motivo, si è soliti distinguere ipotesi biologiche da ipotesi psicologiche della depressione.

Cos’è la depressione?

La caratteristica principale di questo disturbo, è una persistente sensazione di tristezza perenne che accompagna chi ne è affetto. La depressione, infatti, consiste in un’alterazione patologica dell’umore cui sono associati apatia, anedonia (mancanza di piacere), assente interesse per le attività in cui il soggetto era solitamente coinvolto, aumento o diminuzione dell’appetito con conseguente problemi di peso, insonnia o ipersonnia, pensieri negativi di solitudine e di inutilità fino ad arrivare, nei casi estremi, a pensieri e/o azioni suicidari. In Europa, la depressione rappresenta una delle principali cause di disabilità, terza solo agli episodi ischemici e ai disturbi cardiovascolari. Tra le patologie psichiatriche, risulta essere, insieme ai disturbi d’ansia, la patologia con maggiore prevalenza e incidenza. In Italia, per esempio, si stima che circa l’11% della popolazione generale soffra di questo disturbo che colpisce prevalentemente le donne oltre i 26 anni. Chiaramente, però, non sono esenti bambini, adolescenti e uomini.

Approfondisci i sintomi della depressione.

Che ruolo hanno i fattori organici nella insorgenza della malattia?

La componente biologica gioca un ruolo molto importante nella manifestazione dei disturbi depressivi. In questo contesto, parlare del ruolo della biologia significa considerare tutto l’insieme delle variabili genetiche, ormonali e immunitarie che nei pazienti affetti da depressione risultano essere alterati.

Vista la complessità di queste disfunzioni biologiche e dello stato delle ricerche, gli studiosi preferiscono parlare di diverse ipotesi:

  • L’ipotesi genetica: si concentra sull’evidenza scientifica secondo cui esiste una predisposizione genetica alla depressione. Tale considerazione è dimostrata anche dal fatto che familiari di persone che hanno sofferto o soffrono di questa patologia risultano essere maggiormente a rischio di sviluppare una sindrome depressiva. Chiaramente, però, si tratta di un rischio e, in quanto tale, non comporta la certezza di una trasmissione genetica.
  • L’ipotesi ormonale: interessa le alterazioni ormonali riscontrate in pazienti affetti da depressione. In particolare, è stato scientificamente evidenziato che in soggetti affetti da depressione i livelli di estrogeni, testosterone e cortisolo siano notevolmente più bassi rispetto ai soggetti “sani”. Infatti, gli assi ormonali maggiormente interessati, sarebbero proprio quelli che, con il coinvolgimento delle ghiandole ipofisarie, ipotalamiche, surrenali e tiroidee, regolano l’umore, la reazione allo stress e il sistema immunitario. Per questo motivo, i pazienti affetti, riportano spesso una maggiore vulnerabilità a patologie del sistema immunitario (a partire dalla semplice influenza) dal momento che quest’ultimo sembra funzionare in misura notevolmente ridotta.
  • L’ipotesi neurotrasmettitoriale: evidente in pazienti affetti da depressione, si manifesta un importante abbassamento dei livelli di serotonina, noradrenalina e dopamina, i neurotrasmettitori preposti alla regolazione del tono dell’umore e della risposta agli stress. Il meccanismo biologico sotteso a questo processo è molto complesso, potremmo sintetizzare dicendo che i neurotrasmettitori si trovano nello spazio sinaptico (cioè nello spazio esistente tra i neuroni) in quantità estremamente ridotte o a causa di un iperfunzionamento degli enzimi che distruggono queste sostanze o perchè questi neurotrasmettitori vengono mantenuti troppo a lungo all’interno del neurone. Lo studio delle alterazioni neurotrasmettitoriali nel quadro clinico depressivo è alla base del funzionamento e della efficacia degli psicofarmaci di tipo antidepressivo. Sembrerebbe, infatti, che questi farmaci vadano ad alleviare il male di vivere delle persone depresse proprio perché intervengono a livello neurotrasmettitoriale restituendo la normale funzionalità sinaptica.

Quando un evento socio-ambientale può portare al “mal di vivere”.

Oltre alla biologia, anche i fattori psicologici e socioambientali hanno un peso importante nella manifestazione della sintomatologia depressiva. Non sono rare, le reazioni depressive a eventi fortemente traumatici che possono coinvolgere contemporaneamente diversi individui, appartenenti a specifiche collettività.

I traumi ambientali cui si fa riferimento, possono essere svariati e possono riguardare, per esempio:

  • Le calamità naturali (terremoti, uragani, alluvioni, etc).
  • Le situazioni di violenza (guerre, stragi, omidici, abusi e maltrattamenti, subire scippi o furti).
  • Le epidemie di malattie.
  • Le crisi economiche (disoccupazione, deprivazioni materiali).

La drammaticità di questi eventi è condivisa e oggettiva e la depressione si configura come una delle possibili reazioni psicologiche di tipo patologico. E’ importante aggiungere che anche il solo fatto di assistere ad eventi tanto traumatici può rendere gli “spettatori” maggiormente vulnerabili, soprattutto se questi soggetti riportano una particolare fragilità emotiva e una predisposizione alla malattia.

Fattori psicologici alla base dello stato depressivo.

Per trauma, non si intende solo un episodio intenso ed acuto come guerre o epidemie ma anche la ripetitività di eventi dolorosi, anche se apparentemente “meno gravi”. Tra questi, rientrano per esempio tutte quelle condizioni che richiedono agli individui un tale svuotamento interiore da poter condurre ad uno stato depressivo.

Si tratta di tutte quelle situazioni di disagio psichico di tipo individuale come:

  • Affrontare bocciature e mancate promozioni.
  • Affrontare un cambiamento lavorativo o scolastico o subire condizioni scolastiche/lavorative poco gradite.
  • Vivere una condizione di solitudine.
  • Cambiare residenza (casa o città).

In queste situazioni, il vissuto depressivo può insorgere perché legato alla delusione di aspettative disattese. In particolare, il soggetto si trova a vivere in una condizione che non ha potuto scegliere e che, pertanto, mortifica le sue aspirazioni e la sua progettualità portando ad un vuoto interiore profondo e doloroso.

Altre situazioni di disagio psichico possono essere di tipo familiare come:

  • Accudire un familiare malato.
  • Vivere situazioni di aborto.
  • Condizioni di infertilità/impotenza.
  • Delusione sentimentale.
  • Affrontare separazioni e divorzi.

In queste situazioni, il soggetto si trova a vivere relazioni intime familiari difficili, conflittuali o luttuose che non permettono una clima familiare supportivo e rilassato.

Il soggetto potrebbe quindi tendere ad una chiusura relazionale e ad un isolamento di tipo depressivo. Per altri versi, fattori ambientali legati alle moderne tendenze ad avere tutto e subito, a non sapere aspettare, a non sapere tollerare la frustrazione, possono condurre facilmente alla sperimentazione di vissuti depressivi legati alla impossibilità di soddisfare tutte le proprie esigenze nei tempi desiderati, anche in assenza di eventi traumatici ben definiti.

Un particolare fattore psicologico: il rapporto con il corpo.Una specifica sfera psicologica significativamente associata all’insorgenza dei disturbi depressivi è quella relativa alla immagine corporea. La percezione del proprio corpo e della propria fisicità influenza l’autostima e di conseguenza, la vulnerabilità individuale o familiare a vissuti depressivi.

Una caratteristica psicologica della depressione è, infatti, l’auto-percezione di inadeguatezza e una bassa stima di sé, queste sensazioni possono riguardare tanto le competenze intellettive quanto i tratti estetici e corporei.

La persona depressa percepisce:

  • Una immagine corporea difettosa o non armoniosa, può percepirsi troppo grassa o con importanti difetti corporei. Chiaramente, non si parla di difetti necessariamente oggettivi, tanto è vero che invitare queste persone ad accettarsi così per come sono o dissentire sulle loro valutazioni non sortisce minimamente l’effetto desiderato consistente nell’alleviare la loro sofferenza.
  • Dispercezione corporea (disturbo da dismorfismo corporeo) in cui prevale, oltre alla percezione di difetti corporei, la mancata accettazione per il proprio corpo e più in generale di sè.

E’ molto difficile stabilire quale possa essere la causa di queste dispercezioni o di questo tipo di depressione a carico somatico, tuttavia, diverse ricerche ne hanno individuato l’origine in contesti familiari caratterizzati da conflitti (spesso non riconosciuti) e relazioni intrafamiliari estremamente problematiche.

La sintomatologia nel ciclo di vita: quando sembra non esserci una causa per essere depresso.

Lo stato depressivo, non si manifesta necessariamente in reazione ad eventi traumatici più o meno gravi. E’ possibile, infatti, che si manifesti in individui e/o famiglie che sembrano vivere in situazioni felici, come se non ci fosse alcun motivo di sofferenza.

La verità è che, trattandosi di complesse questioni psicologiche, è impossibile definire con obiettività quali siano le condizioni più idonee di insorgenza del disturbo. Una conferma di ciò, deriva dal fatto che non tutte le persone che vivono gravi situazioni traumatiche soffrono di depressione.

In tal senso è come se, mentre da un lato sembra esserci una individuale vulnerabilità al disagio psichico, dall’altro esiste anche una individuale capacità a superare con successo gli eventi critici. In psicologia, questa capacità viene chiamata Resilienza. La nascita di un figlio, la separazione da un marito maltrattante, il pensionamento o smettere di fumare possono essere degli esempi di eventi/esperienze che teoricamente non dovrebbero portare alla depressione ma che, come sappiamo dalla cronaca giornaliera, possono essere associati ad un forte disagio.

Saremmo tentati di dire che in queste situazioni non ci sia alcun reale motivo per essere depressi; in realtà però i motivi esistono ma sono solo meno evidenti, più profondi e introspettivi, spesso hanno a che fare con l’adattamento a cambiamenti importanti o con la rassegnazione di fronte a situazioni valutate negativamente. La valutazione cognitiva degli eventi e della propria vita, risulta essere la variabile psicologicamente discrimante tra una buona qualità della vita e un umore depresso, quasi indipendemente dalla natura oggettivamente traumatica e/o drammatica dell’evento scatenante: una persona depressa, infatti, valuta in modo negativo tutto ciò che la circonda, la propria vita e soprattutto sé stesso.

Ricordiamo, inoltre che tutti i fattori sociali, biologici e psicologici sopra trattati potrebbero essere considerati variabili determinanti anche nella manifestazione:

  • Della depressione ansiosa, cioè di quel quadro depressivo che si manifesta con agitazione psicomotoria, irritabilità e tonalità più specificamente caratterizzanti l’ansia e i disturbi ansiosi.
  • Del disturbo bipolare, cioè del disturbo dell’umore caratterizzato dall’alternanza repentina tra stati dell’umore depressivi e maniacali, da tristezza e gioia esagerata.
  • Del disturbo distimico, cioè del disturbo depressivo cronico di durata almeno biennale.

Supervisione: Maria Grazia Cariello - Collaboratori:Dott.sa Vitalba Genna (Psicologa) - Dott.sa Roberta de Martino

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